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FA – Football Addicted #48! “Il Manchester City torna rossonero: la storia di una maglia iconica”

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Il City tratterrà Bernardo Silva

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DELLA NUOVA MAGLIA DA TRASFERTA DEL MANCHESTER CITY. SARÀ ROSSONERA E CELEBRERÀ LE VITTORIE DEL PASSATO.

Con la nuova stagione alle porte, le ultime amichevoli estive sono l’occasione perfetta per molti clubs per presentare ai propri tifosi le maglie che verranno utilizzate nel corso della nuova annata calcistica.

Kit di gara a volte futuristici, a volte più classici, pieni di colori e trame particolari o semplici e lineari. Come quelli che si rifanno a vecchie maglie del passato.

Iconiche, nostalgiche, intramontabili.

Come la nuova maglia da trasferta del Manchester City per la stagione 2022/23.

Gli Sky Blues, a distanza di dieci anni dall’ultima volta, torneranno, infatti, a indossare i colori rossoneri.

A ricordo di un’epoca lontana. Tra le più gloriose nella storia del club.

UN LANCIO… SPAZIALE!

Acquistato per essere il diamante più prezioso nel lussuoso atelier di Pep Guardiola, Erling Braut Haaland non poteva che essere il volto della campagna che ha presentato ai milioni di tifosi del Manchester City nel Mondo la maglia away per la prossima stagione.

Una divisa a strisce rosso e nere sul davanti, con il logo del club e quelli di produttore e main sponsors pitturati di un giallo tendente all’oro.

Sul retro la maglia è invece interamente nera, con la sola nave, simbolo del club, riproposta in giallo nella zona del collo.

Un kit d’impatto, prodotto da Puma, e che il City utilizzerà per la prima volta nella notte italiana tra il 20 e il 21 luglio, quando la squadra di Guardiola scenderà in campo all’NRG Stadium di Houston, per l’amichevole pre-stagionale contro i messicani del Club America.

E proprio la città di Houston è stata scelta come sede in cui girare il video di presentazione della nuova divisa, già pubblicato nelle scorse ore sui vari canali social dei Citizens.

Alle 22:56 del 20 luglio 1969 (orario EDT, ndr) Neil Armstrong fu il primo uomo a camminare sulla luna, seguito poi dal collega Buzz Aldrin, in quella che fu la giornata che vide compiere il leggendario “piccolo passo per l’uomo, ma gigantesco balzo per l’umanità”.

Per festeggiare l’anniversario di questo evento storico, il Manchester City ha deciso allora di visitare il centro della NASA a Houston e di girare qui il filmato per il lancio della nuova maglia rossonera, quella che – guarda caso – fu indossata per la prima volta proprio nel 1969. Un’annata da ricordare!

PARTICOLARITÀ

“Per la prima volta le strisce saranno oblique. Abbiamo voluto rendere omaggio ai tre fiumi presenti nel logo del club e creare un design unico”.

Ha spiegato Marco Mueller, Senior Head of Production Line Management Teamsport Apparel per Puma.

Come mai accaduto prima in passato, le strisce rosso e nere sulla maglia del City saranno infatti diagonali, a ricordo dei tre fiumi – l’Irwell, l’Irk e il Medlock – che attraversano la città di Manchester.

Queste linee oblique, a differenza delle classiche fasce verticali, danno poi un aspetto più moderno a una maglia che ha forti collegamenti con il passato.

Una libera rivisitazione che Puma ha voluto dare di un kit storico e iconico, come quello indossato per la prima volta dagli Sky Blues nel 1969 e mantenuto poi nelle stagioni successive.

Quelle che segnarono il trionfo del Manchester City di Joe Mercer in campo nazionale e internazionale, grazie al talento dei vari Francis Lee, Mike Summerbee e Colin Bell in campo.

E proprio a Colin Bell è dedicata anche la prima maglia che i ragazzi di Guardiola vestiranno il prossimo anno. Azzurra, con inserti color vinaccia su collo e maniche e una corona d’oro stampata all’interno del colletto, in onore di “Colin the King of the Kippax”.

CHI EBBE L’IDEA?

Prima dell’arrivo della proprietà saudita, dei titoli targati Roberto Mancini e Manuel Pellegrini e dell’era di trionfi nel segno di Pep Guardiola, il Manchester City ha vissuto la sua epoca più gloriosa a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del Novecento.

In quell’epoca ad allenare la squadra era Joe Mercer, accompagnato dal fido assistente Malcolm Allison (successore poi proprio di Mercer sulla panchina del City, ndr).

Big Mal, come lo chiamavano i tifosi, era arrivato nel club nel 1965, ovvero pochi anni dopo aver appeso gli scarpini al chiodo.

Tra gli anni ’40 e ’60 si era fatto conoscere in campo come difensore di Charlton Athletic, West Ham United (con cui collezionò oltre 200 presenze, ndr) e Romford, per poi decidere di intraprendere la carriera da allenatore.

Prima un’esperienza al Bath City, poi un breve intermezzo al Toronto City e un ritorno in Inghilterra al Plymouth Argyle, seguito dall’approdo al Manchester City, in qualità di assistente di Mercer.

Fu qui che Allison conquistò i maggiori successi in carriera, legando fortemente il proprio nome a quello degli Sky Blues di Manchester (dopo l’addio nel 1973, tornò alla guida del club per un’altra stagione, nel 1979/80, ndr), anche grazie a un’idea entrata nella storia del club.

Oltre che ottimo assistente e allenatore (considerato innovatore all’epoca per i suoi metodi d’allenamento, ndr), Malcolm Allison fu, infatti, anche “l’inventore” della maglia rossonera in casa City.

ESSENZA AC MILAN

Vincitore del titolo di First Division nella stagione 1967/68 (secondo campionato vinto dal club nella sua storia, 31 anni dopo il primo successo, ndr), il Manchester City nel 1968/69 aveva come obiettivo quello di ben figurare in Coppa dei Campioni, pronto a confrontarsi con i migliori clubs del continente.

Dopo aver dominato in campo nazionale, Allison si era infatti convinto che la squadra allenata da lui e Mercer avrebbe potuto “terrorizzare l’Europa” e per questo decise di fare vestire una nuova maglia ai giocatori nei matches in trasferta. Una divisa rossonera!

A ispirarlo fu il Milan di Nereo Rocco, che nel 1967/68 aveva vinto la Serie A e, soprattutto, la Coppa delle Coppe (la prima nella storia del club, ndr), grazie alla vittoria per 2-0 sull’Amburgo (con il leggendario Ule Seeler in campo, ndr) al De Kuip di Rotterdam.

Era il Milan di Gianni Rivera e Pierino Prati. Di Giovanni Trapattoni e Kurt Hamrin (autore di una doppietta al De Kuip, ndr). Un Milan ricco di campioni e che in quegli anni si sarebbe imposto come il club più forte al Mondo.

Un valido motivo per copiarne la maglietta, sulla scia di quanto fatto già da Don Revie, famoso, anche, per aver reso il Leeds United blancos come il Real Madrid.

Questione di prestigio!

IL PRIMO TRIONFO IN ROSSONERO

Il Manchester City indossò per la prima volta una maglia a strisce rosso e nere il 5 ottobre 1968. L’occasione fu la partita di campionato a Goodison Park contro l’Everton e il debutto della nuova maglia non andò come desiderato.

Gli Sky Blues persero 2-0 e i tifosi non accolsero il nuovo kit nel migliore dei modi, poco convinti dalla nuova colorazione.

Un sentimento che mutò però completamente nel giro di pochi mesi, quando il kit rossonero iniziò a essere uno dei più amati dai supporters del City.

Clamorosamente eliminati al primo turno della Coppa dei Campioni dai turchi del Fenerbahce, i Citizens si concentrarono allora sulle coppe nazionali, in particolare sulla FA Cup, competizione in cui raggiunsero la finale.

Il 26 aprile 1969 la squadra di Mercer e Allison scese in campo a Wembley contro il Leicester City davanti a una folla di 100.000 persone e lo fece indossando la maglia rossonera.

Un kit che quel giorno diventò iconico.

Il City vinse infatti la finale per 1-0, grazie alla rete del suo numero 10, Neil Young, e alzò al cielo la sua quarta FA Cup.

Dai rossoneri ai Rossoneri, caso volle che il Milan un mese dopo vinse la Coppa dei Campioni al Santiago Bernabeu di Madrid, imponendosi per 4-1 sull’Ajax di un certo Johan Cruijff.

Che fosse la maglia a strisce rosso e nere a portare fortuna?

AMULETO

Visto il successo ottenuto nel 1969, il Manchester City decise di continuare a indossare la maglia rossonera anche nelle due finali raggiunte la stagione successiva.

Una sorta di amuleto portafortuna. E i risultati lo confermarono.

Il 7 marzo 1970 gli Sky Blues vinsero, infatti, la Coppa di Lega, battendo 2-1 il West Bromwich Albion in finale ai tempi supplementari, con i goals di Mike Doyle e Glyn Pardoe.

Poche settimane dopo, il 29 marzo, i Citizens fecero loro invece la Coppa delle Coppe. Anche in questo caso il risultato fu 2-1, ma a farne le spese furono i polacchi del Gornik Zabrze, piegati dalle reti di Neil Young e Francis Lee allo stadio Prater di Vienna.

In entrambe le finali il Manchester City indossò l’ormai consolidato kit rossonero, alimentando così la leggenda che lo vedeva ormai come un kit portafortuna all’interno del club.

RICORDO POSITIVO

Dopo essere stato indossato per tre volte in tre finali vinte, come è logico immaginarsi, la maglia rossonera diventò una delle più amate dai tifosi del Manchester City, e non solo.

Ad apprezzarla furono anche diversi giocatori ritrovatisi a indossarla in quegli anni.

Tutto grazie a un’idea di Allison, come raccontato al sito ufficiale del City da Tommy Booth, uno dei leader di quella squadra vincente.

“L’idea di indossare un kit rossonero fu senza dubbio di Malcolm. Aveva visto il favoloso Milan di fine anni ’60 indossare quella maglia e Mal ci disse subito che quei colori erano incredibilmente belli. Il Milan in quegli anni vinse anche una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni, indossando il rossonero in finale. Mal ci disse: ‘la indosseremo anche noi’. E così fu”.

Ad avere uno ottimo ricordo di quel kit composto da maglia rossonera, pantaloncini e calzettoni neri, è anche un’altra leggenda del club come Mike Summerbee.

“Amavamo quella divisa. Per noi divenne anche una sorta di portafortuna. Indossare quel kit ti faceva sembrare più grande di quello che eri realmente e penso che ci donasse molto. Riusciva anche a incutere un po’ di timore negli avversari”.

RIPROPOSIZIONI FORTUNATE

Diventata ormai una maglia iconica, la divisa rossonera è stata riproposta a varie riprese negli anni dal Manchester City e in diverse occasioni è riuscita ad alimentare la sua leggenda di portafortuna.

A partire dalla stagione 1999/2000, quando Le Coq Sportif produsse una terza maglia rossonera per il City in quella che fu l’annata che segnò il ritorno del club in Premier League.

L’azienda francese replicò poi l’esperimento nel 2008, creando una maglia da trasferta a strisce rosso e nere, con inserti bianchi. Anche in questo caso la stagione fu a suo modo storica, in quanto coincise con l’acquisto del club da parte della compagnia d’investimenti di Abu Dhabi ADUG, ovvero l’inizio della nuova era saudita per il Manchester City. Un’era ricca di successi.

Il più memorabile fu quello ottenuto nella stagione 2011/12, quando, grazie a un leggendario goal di Sergio Aguero al 93’ e 20’’ dell’ultima giornata di campionato contro il Queens Park Rangers all’Etihad, il City tornò a conquistare il titolo di Campione d’Inghilterra a 44 anni di distanza dall’ultima volta.

Nel corso di quella magica annata, gli Sky Blues vestirono come divisa da trasferta una maglia rossonera prodotta da Umbro. Ancora una volta portafortuna!

ALTRI KIT ROSSONERI

Oltre che annate vincenti, i kit rossoneri in casa Manchester City hanno però vissuto anche stagioni meno brillanti, senza successi.

Nel 1972 gli Sky Blues continuarono a indossare la maglia a strisce vestita nel glorioso 1970, ma con delle modifiche.

Il logo fu spostato al centro della divisa e venne cambiato.

Fu abbandonato, infatti, il vecchio stemma medievale della città di Manchester, a favore di un’immagine più semplice.

Una barca e una rosa rossa (a rappresentanza dell’House of Lancaster, ndr), contornate da dei cerchi contenenti il nome del club. Un logo molto simile a quello attuale.

Nel 1981 l’iconica maglia rossonera fu, invece, indossata nella semifinale di FA Cup vinta contro l’Ipswich Town (coppa persa poi all’ultimo atto contro il Tottenham Hotspur, ndr), e nel 1985 in occasione dalla finale di Full Members’ Cup giocata a Wembley e persa per 5-4 dal Manchester City di Billy McNeill contro il Chelsea.

L’anno successivo i Citizens continuarono a utilizzare gli stessi colori, in una veste grafica però inedita.

Le strisce vennero infatti abbandonate a favore di una trama a scacchi, prodotta ancora una volta da Umbro. Un kit che non lasciò però un buon ricordo, visto che il club retrocedette in Second Division.

Sempre l’azienda inglese di abbigliamento produsse poi una nuova versione della maglia rossonera nel 1994. Le strisce verticali vennero reintrodotte, ma ad altezza spalle vennero inserite delle parti in tessuto bianco, sulle quali venne posta una trama a retina di color nero. Una versione che fu utilizzata fino al 1996.

Nel 2003 a cimentarsi nella creazione di un nuovo kit rossonero per il City fu invece Reebok, il quale realizzò una maglia away da far utilizzare al club nelle partite in trasferta di Coppa UEFA.

TRIBUTI A NEIL YOUNG

Nel corso degli anni diversi sono stati i tributi che società e tifosi hanno dedicato alla FA Cup vinta nel 1969 e in particolare all’autore del goal partita: Neil Young.

Scomparso il 3 febbraio 2011, a causa di un tumore terminale diagnosticatogli qualche mese prima, l’ex centrocampista offensivo inglese è sempre rimasto nel cuore di chi ha vissuto e vive il mondo Manchester City.

Una dimostrazione si è avuta il 18 gennaio del 2011, quando, in occasione del match di replay valido per il terzo turno di FA Cup contro il Leicester City, gli Sky Blues indossarono per le foto di rito pre-partita una maglia rossonera identica a quella del 1969, con un richiamo proprio a Neil Young sul retro della divisa (l’ex giocatore stava combattendo contro la malattia in quel periodo, ndr).

Un chiaro tributo al suo celebre goal segnato proprio contro le Foxes nella finale di FA Cup e che fece seguito a quanto già visto nove giorni prima in occasione del primo match pareggiato per 2-2 contro il Leicester, quando oltre 4.000 tifosi del Manchester City si presentarono allo stadio indossando sciarpe rosso e nere (il City vincerà poi quella FA Cup battendo 1-0 in finale lo Stoke City e tornando ad alzare la Coppa d’Inghilterra per la prima volta da quel lontano 1969, ndr).

Soffermandosi su un episodio più recente, anche nel 2019 i Citizens di Pep Guardiola hanno reso omaggio a quello storico trionfo arrivato a compiere 50 anni.

Pronti ad affrontare il Watford in finale di FA Cup, gli Sky Blues si presentarono in campo con un kit rossonero prodotto da Nike e svestito solamente pochi istanti prima del fischio d’inizio di una partita vinta poi con un largo 6-1.

Il miglior modo di festeggiare una storica ricorrenza.

PORTAFORTUNA PER L’EUROPA

Legatosi alla Storia del Manchester City partendo dall’idea di un uomo visionario, il kit rossonero tornerà ora ad accompagnare in campo gli Sky Blues a distanza di dieci anni dall’ultima volta.

Nel 2012 portò in dote una storica Premier League vinta.

Nel 2022/23 la speranza per i Citizens è che questa maglia portafortuna possa portare invece a un successo europeo: il più desiderato.

Dopo essersi sempre fermato a un passo dalla vittoria nelle ultime due stagioni, il Manchester City quest’anno proverà in ogni modo a fare sua quella Champions League che ancora manca nella bacheca del club e che tanto ha alimentato i sogni dei tifosi.

E cosa c’è di meglio di dare la caccia alla coppa dalle grandi orecchie se non scendendo in campo con un kit rossonero? Prendendo ancora una volta ispirazione da quel Milan che proprio in Europa quei colori li ha resi celebri?

Il City sogna e il prossimo giugno spera di potersi trovare in campo a Istanbul, nell’atto finale della Champions League 2022/23.

Magari proprio con il kit rossonero addosso. Sperando che possa portare fortuna ancora in un’altra finale.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

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Calcio e dintorni

Gelbison, la promessa di De Sanzo: “Daremo il massimo per salvarci”

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Juve Stabia

In una recente intervista rilasciata a SalernoSport24, Fabio De Sanzo ha parlato della sua nuova avventura in Serie C, alla guida della Gelbison. Il tecnico di Castrovillari, dopo l’esperienza alla Paganese, è ritornato ad essere protagonista nella terza serie professionistica italiana. Contro ogni aspettativa di inizio stagione, l’ex Acireale ha condotto la formazione di Vallo della Lucania in zona play-off. L’allenatore calabrese, però, vola basso: l’imperativo è la salvezza dei rossoblù.

L’intervista a Fabio De Sanzo

  • Cosa ha detto sin dal primo giorno al gruppo per portarli ad ottenere quattro successi di fila?

«C’era già una buona base di partenza anche perché mister Esposito ha lavorato bene. Ho trovato una squadra organizzata, una squadra importante. Ho inculcato un po’ di coraggio, di forza. Tra il suo metodo e il mio vi sono delle differenze però, ripeto, la base importante l’ha creata già lui, altrimenti sarebbe stato difficile lavorare così».

  • Quali sono le differenze di metodo?

«Lui predilige il possesso palla, la manovra, mentre io preferisco la verticalizzazione e l’aggressione alla palla».

  • Chi la sta impressionando della sua rosa?

«È un continuo conoscersi, anche perché sono passati due mesi dal mio arrivo e tanti giocatori non li conoscevo bene, se non Gilli e Cargnelutti su tutti. Però ci sono altre situazioni importanti. Ci auguriamo la crescita di giocatori come SaneKyeremateng e Graziani. Il reparto difensivo è quello che mi ha impressionato di più».

  • Una battuta d’arresto che può starci contro un avversario ostico come il Catanzaro. Da dove deve ripartire la Gelbison?

«Dalla convinzione dei primi 60’, dove abbiamo cercato di giocare non dico alla pari, ma all’altezza del Catanzaro. Secondo me, i primi 60’ sono stati giocati bene, con intensità, voglia, coraggio, però poi, alla lunga, la qualità sia di squadra che dei singoli del Catanzaro è prevalsa. È pur vero che stiamo parlando di una squadra costruita per vincere questa categoria ormai da anni. Il divario era molto ampio, ma onestamente sono orgoglioso dei miei ragazzi per come si sono comportati».

  • In cosa può migliorare la squadra?

«C’è sempre da migliorare. In convinzione soprattutto, nelle qualità che ognuno di noi ha e che deve sempre dimostrare, nell’orgoglio, nella caparbietà di credere in quello che stiamo facendo. Perché, in tutta onestà, in queste otto-nove partite con me in panchina, forse solo col Monterosi abbiamo toppato la prestazione. Dobbiamo migliorare nell’autoconvinzione, essere bravi e avere tanta umiltà».

  • Quando è stato scelto dal presidente, qual è stata la sua prima impressione? Cosa vi siete detti?

«Mi ha fatto tanto piacere, perché vuol dire che la scorsa stagione ha premiato la Gelbison ma anche l’Acireale, squadra che ha lottato per salire in C sotto la mia gestione. Approdare in terza serie con una diretta concorrente dell’anno precedente fa solo piacere. Vuol dire che il lavoro è stato apprezzato. Col presidente ci siamo detti che dobbiamo lottare per arrivare alla salvezza con le unghie e con i denti».

  • Qual è l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo è uno: arrivare salvi all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato».

  • Si sente di promettere qualcosa ai tifosi?

«Le aspettative, alla partenza, davano la Gelbison tra le vittime predestinate alla retrocessione. La mia promessa è quella di mettercela tutta per salvarci».

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Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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L’esito degli esami per Mazzocchi: c’è distorsione

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Durante il ritiro della Nazionale, Pasquale Mazzocchi, terzino della Salernitana, ha dovuto abbandonare anzitempo l’allenamento per un problema al ginocchio destro.
Rientrato a Salerno, Mazzocchi si è subito sottoposto agli esami di rito, che hanno evidenziato una distorsione con interessamento del legamento.

Lo stop, indicativamente, sarà dalle 3 alle 6 settimane, una tegola decisamente pesante per Nicola e la sua Salernitana, per i quali Mazzocchi rappresenta un pilastro fondamentale.

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Calcio e dintorni

La Russa si espone su San Siro e presenta il suo piano per il “doppio stadio”

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San Siro

Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, è tornato a parlare sul progetto del nuovo stadio di Milano, che dovrebbe vedere la demolizione di San Siro.

La Russa si è dichiarato totalmente contrario a tale demolizione, infatti pare che stia discutendo con il Sindaco Sala per cercare una soluzione che scongiuri ciò.

Ecco le parole, riportate da Daniele Mari su Twitter:

Al sindaco Sala, il piano economico che mi sono permesso di sottoporre prevede un risparmio di 500 milioni, il costo della demolizione, che si somma al risparmio di danni ambientali enormi”.

“Anzi c’è un vantaggio a mantenere come è esattamente lo stadio di San Siro e costruire accanto, come avviene in tante città europee e sudamericane, un altro stadio“.

“Il progetto dei due stadi è conveniente, assolutamente necessario e utile. Quando all’estero si parla di Milano le cose che si conoscono sono tre: il Duomo, la Scala e lo stadio San Siro. Continuo a ripetere che vi è compatibilità assoluta”.

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