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Calcio e dintorni

FA – Football Addicted #41! “Il Nottingham Forest è tornato”

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Nottingham

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DELLO STORICO RITORNO IN PREMIER LEAGUE DEL NOTTINGHAM FOREST.

1999-2022.

23 lunghissimi anni d’attesa.

Pianti. Applausi. Un po’ di sole, tanta pioggia e parecchie birre versate.

Il Nottingham Forest è tornato! È di nuovo in Premier League!

DAL CAOS ALLA LUCE

“Dunque per primo fu Caos”, narra Esiodo al verso 116 della sua Teogonia.

“Da Caos nacquero Erebo e nera Notte.

Da Notte provennero Etere e Giorno”.

 

Un primordiale vuoto infinito, al quale han fatto seguito i principi dell’oscurità.

Solo dopo sono arrivati anche i principi della luce, a completamento di un viaggio partito dall’oblio più nero e terminato nella luce più splendente.

È quanto è accaduto anche al Nottingham Forest in questi 23 anni.

Infiniti, come il vuoto rappresentato dal dio Caos.

Bui, come l’oscurità di cui si nutrono i divini Erebo e Notte.

Finalmente luminosi, come la luce accesa sul mondo dalle divinità Etere e Giorno.

Il Nottingham Forest ha vissuto tutto questo negli ultimi 23 anni. Quelli che lo hanno visto cadere dalla Premier League alla seconda divisione del calcio inglese, per poi sprofondare addirittura in terza, in League One.

Poi la risalita dall’Inferno al Purgatorio, dove il club è rimasto per 14 lunghi anni in Championship, prima di riuscire a ottenere finalmente le chiavi per aprire le porte del Paradiso: la Premier League.

DA UN WEMBLEY A UN ALTRO

Il prestigioso pass per il ritorno in massima divisione il Nottingham Forest lo ha strappato in occasione della finale dei play-offs di Championship vissuta lo scorso 29 maggio a Londra.

Una data che i tifosi dei Garibaldi Reds non dimenticheranno mai.

Erano 30 anni che il Forest non tornava a Wembley, dove aveva giocato per l’ultima volta nel 1992 (nell’originale impianto caratterizzato dalla presenza delle Twin Towers), in occasione della finale di League Cup persa per 1-0 contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson (goal di Brian McClair, ndr). Era uno degli ultimi Forest di Brian Clough, con un giovane Roy Keane a centrocampo e un certo Teddy Sheringham in attacco. Giocatori che da lì a qualche anno avrebbero poi scritto pagine indimenticabili della storia dei Red Devils.

Per i Tricky Trees quella di domenica scorsa è stata dunque la prima apparizione sotto al moderno arco di Wembley (inaugurato nel 2007, ndr) ed è stata subito una prima vincente.

I Rossi di Nottingham hanno infatti superato per 1-0 l’Huddersfield Town, conquistandosi così coppa e promozione.

VITTORIA TRA LE POLEMICHE

Una gara abbastanza equilibrata, in cui il Forest ha creato di più e l’Huddersfield si è aggiudicato il diritto di lamentarsi.

La partita è stata decisa dall’autogoal di Levi Colwill, sfortunato e un po’ maldestro nel tentativo di anticipare Ryan Yates, pronto a sfruttare un cross di James Garner al 43’ del primo tempo.

In quella che sarà ricordata anche come l’ultima gara in carriera diretta da Jon Moss (fischietto di Sunderland ritiratosi a 51 anni, ndr), a influire pesantemente sul risultato sono state un paio di decisioni arbitrali sbagliate. Entrambe ai danni dell’Huddersfield Town.

Al 73’ Jack Colback tocca in area Harry Toffolo, facendolo finire a terra.

Moss estrae il cartellino giallo per simulazione e il VAR non cambia la sua decisione, nonostante al replay l’improvvido tocco di Colback sembra esserci eccome.

Decisione presa. Moss pone fine a ogni protesta segnalando un fuorigioco e facendo riprendere l’azione.

Polemiche che si riaccendono però pochi minuti dopo, quando all’83’ Max Lowe colpisce da tergo sulla gamba Lewis O’Brien in area.

Anche in questo caso Moss sceglie di non concedere alcun rigore e ancora una volta il VAR resta conforme alla scelta presa dal direttore di gara, facendo – giustamente – infuriare Carlos Corberan e tutto l’Huddersfield Town.

Al 90’ c’è spazio anche per un ultimo sussulto di paura per il Forest, quando Brice Samba, il portiere eroe della semifinale vinta contro lo Sheffield United grazie ai suoi tre rigori parati, è costretto a lasciare il campo per un infortunio.

Al suo posto entra Ethan Horvath, il quale riesce a mantenere la propria porta inviolata per tutti e sei i minuti di recupero, fino al triplice fischio che fa esplodere di gioia i 37.000 tifosi dei Reds presenti nell’ala ovest di Wembley.

L’attesa è finita. Il Nottingham Forest può finalmente pronunciare le parole Premier League!

TEST DI COOPER SUPERATO!

Se il prossimo anno il Nottingham Forest sarà il club più antico tra i venti di Premier League ai cancelletti di partenza, la maggior parte dei meriti vanno giustamente dati a Steve Cooper.

Il gallese di Pontypridd è il volto del Forest finalmente capace di tornare in massima divisione. L’uomo che in pochi mesi ha cambiato il destino di questo club glorioso.

Terminata la scorsa stagione al diciassettesimo posto, a soli nove punti di vantaggio sulla zona retrocessione, i Tricky Trees quest’anno avevano iniziato ancora peggio.

Cominciato il campionato 2021/22 sotto la guida tecnica di Chris Hughton, il Forest aveva raccolto solamente un punto nelle prime sette giornate di campionato, caratterizzate da sei sconfitte e un solo pareggio.

La peggiore partenza negli ultimi 108 anni di storia del club.

A settembre il manager irlandese fu quindi esonerato e al suo posto fu scelto proprio Steve Cooper, con il viceallenatore Steven Raid chiamato a guidare la squadra ad interim per una sola partita, contro l’Huddersfield Town il 18 settembre (subito prima vittoria, ndr).

Dalla nona giornata di campionato il timone della barca fu poi affidato interamente nelle mani di Cooper. Il turning point della stagione del Forest.

In 38 gare di Championship, Cooper ha conquistato 22 vittorie, 10 pareggi e 6 sconfitte con i Reds, portando la squadra dal ventitreesimo al quarto posto finale in campionato, alle sole spalle di Fulham, Bournemouth e Huddersfield Town.

Una media di due punti a partita, alla quale va poi aggiunta l’ottima cavalcata in FA Cup, dove il Forest ha eliminato top clubs di Premier League come Arsenal e Leicester City, storici rivali, prima di essere fermato dal Wolverhampton Wanderers di Bruno Lage.

È così che i Rossi di Nottingham sono tornati a giocarsi le proprie possibilità nella post-season, disputando la loro prima finale play-offs di sempre.

Una gara che Steve Cooper aveva invece già vissuto lo scorso anno, quando il suo Swansea City fu sconfitto a Wembley dal Brentford di Thomas Frank.

DA WREXHAM A NOTTINGHAM

“Sono onorato di far parte del viaggio che ci ha riportati in Premier League”.

“Abbiamo ricordato al Mondo quanto speciale e grande sia questo club”.

Con queste dichiarazioni Steve Cooper ha celebrato la risalita del Nottingham Forest in massima divisione, dove anche lui ora è pronto a vivere la sua prima esperienza.

Apprezzato da tutti i giocatori per la sua gentilezza e umanità, il gallese ha iniziato la propria esperienza da allenatore nelle giovanili del Wrexham, lasciate poi per entrare a far parte dell’Academy del Liverpool.

A 27 anni ha ottenuto il suo patentino UEFA, diventando uno dei più giovani a riuscirci.

Accettato poi un contratto per allenare la Nazionale U16 dell’Inghilterra, nel 2017 ha condotto l’U17 dei Tre Leoni alla conquista della Coppa del Mondo, dimostrando ancora una volta di essere un eccellente valorizzatore di giovani talenti.

Dal 2019 al 2021 ha allenato lo Swansea City, portandolo per ben due volte ai play-offs, prima di firmare con il Nottingham Forest lo scorso settembre.

Una carriera costruita nel tempo e che ora a 42 anni lo vedrà sedere per la prima volta sulla panchina di un club di Premier League. Quello che lui stesso ha reso tale.

I PROTAGONISTI

Sottolineato lo straordinario lavoro fatto da Cooper in questi mesi, è giusto ricordare ora quali siano stati i giocatori che più di tutti hanno dato un sapore dolce a questa indimenticabile stagione del Forest.

Partiamo dal gallese Brennan Johnson, senza alcun dubbio l’MVP dell’anno in casa Reds, nonché il figlio dell’ex attaccante giamaicano David Johnson, cresciuto nelle giovanili del Manchester United (vi ricordate la Class of ’92 tanto cara ad Alex Ferguson?) e protagonista tra gli anni Novanta e Duemila in Championship (allora First Division, ndr) con le maglie di Nottingham Forest, Ipswich Town, Burnley, Sheffield Wednesday e FC Bury.

Brennan è un trequartista di 21 anni che si è formato nelle giovanili del Forest, prima di mostrare a tutto il Regno Unito le proprie eccellenti qualità nel corso dell’ultima annata.

Con 18 goals e 9 assists, tra regular season e play-offs, è stata indiscutibilmente la forza trainante che ha riportato Nottingham in Premier League.

La EFL gli ha riconosciuto questi meriti nominandolo “Giovane dell’Anno in Championship” al termine della stagione regolare, permettendogli così di battere la concorrenza di altri due grandi talenti come Fabio Carvalho (nuovo acquisto del Liverpool dopo la promozione conquistata con il Fulham, ndr) e il compagno di squadra Djed Spence.

Ecco, Djed Spence. Un altro grande protagonista della stagione dei Reds.

Il terzino inglese, in prestito dal Middlesbrough, si è contraddistinto con 5 assists nel corso del campionato, risultando per tutta la stagione uno degli intoccabili all’interno dello scacchiere tattico di Cooper.

Seguito con attenzione dal Tottenham Hotspur, oltre che da Borussia Dortmund, Roma, Newcastle United e Brentford, la sua volontà sarebbe quella di giocarsi una stagione di Premier League con il Nottingham Forest, dove si è trovato benissimo.

A decidere del suo futuro sarà però il Middlesbrough, con il giocatore che nel frattempo ha fatto parlare di sé al termine della finale vinta a Wembley per il divertente scambio di battute social avute con Neil Warnock, ex allenatore dell’Huddersfield Town tra il 1993 e il 1995.

Nell’esaltante calcio offensivo giocato dalla squadra di Cooper, non va poi dimenticato il ruolo ricoperto da James Garner.

In prestito dal Manchester United, questo ragazzo di 21 anni ha unito 4 goals a 8 assists nella sua seconda esperienza in Championship in carriera.

Ha giocato 41 partite, restando in campo per oltre 3.300 minuti. Praticamente sempre presente.

Nella finale contro l’Huddersfield è stato uno dei migliori in campo, creando le migliori occasioni da goal per il Forest.

Un giovane di bellissime prospettive.

A chiudere l’elenco dei giocatori migliori della stagione dei Reds sono poi i nomi di Joe Worrall e Ryan Yates, inseriti entrambi (insieme al già nominato Djed Spence) nella “Squadra dell’Anno” dell’ultima Championship.

Un difensore, Worrall, e un attaccante, Yates, cresciuti nelle giovanili del Forest e per i quali questa promozione ha un sapore ancora più speciale.

QUANDO TUTTO HA AVUTO INIZIO

Con la promozione conquistata sul campo lo scorso fine settimana, il Forest si è assicurato un guadagno di circa 170 milioni di sterline, oltre che il proprio successo sportivo più importante nel nuovo millennio.

Il periodo d’oro del club risale però agli anni Settanta, quando il genio di Brian Clough e Peter Taylor trasformò Nottingham nelle città regina d’Europa.

Ma facciamo un passo indietro e procediamo con ordine, per capire meglio cosa sia davvero il Nottingham Forest.

La fondazione del club risale al 1865, quando un gruppo di 15 giocatori di shinty (sport celtico progenitore dell’hockey su prato, originario della Scozia, ndr) accettarono la proposta di formare una squadra di calcio proveniente da un certo J.S. Scrimshaw.

La riunione si tenne al pub Clinton Arms, in Shakespeare Street, dove ancora oggi è possibile trovare una targa celebrativa a ricordo di quello storico evento.

Come colore per le proprie maglie fu scelto immediatamente il Garibaldi Red, un rosso che ricordava le camicie indossate da Giuseppe Garibaldi e dai suoi uomini durante l’unificazione d’Italia (la storia dei garibaldini era molto in voga all’epoca in Inghilterra, ndr).

Il primo match fu giocato il 22 marzo 1866, quando il neonato Forest scese in campo contro l’altra squadra della città di Nottingham, il Notts County. La partita terminò 0-0.

I Reds iniziarono poi la propria attività professionistica nel 1889, con l’ingresso nella Football Alliance.

I PRIMI SUCCESSI

Diviso tra la Football Alliance e la First Division per una decina d’anni, il primo successo arrivò nella stagione 1897/98, con la conquista della FA Cup (3-1 in finale contro il Derby County, ndr).

Successo che fu poi ripetuto nel 1959, quando il 2-1 sul Luton Town valse la vittoria della seconda, e per ora ultima, FA Cup al Forest.

Nel mezzo tanti decenni caratterizzati da retrocessioni e promozioni, tra la First, la Second e la Third Division.

GLI ANNI D’ORO

A cambiare la storia del club furono poi Brian Clough e Peter Taylor, personalità delle quali non si può non parlare in un pezzo dedicato al Forest.

Arrivati nel club di Nottingham nel 1975, nel giro di due anni conquistarono la promozione in First Division, dando inizio a un cammino leggendario.

Al primo anno in massima serie, il Forest di Clough e Taylor conquistò subito il titolo di Campione d’Inghilterra (il primo e unico nella storia del club), oltre che la prima Coppa di Lega, contro il Liverpool.

Un evento clamoroso, visto che i Reds di Liverpool in quegli anni erano la formazione di calcio più forte al Mondo.

Un’egemonia che fu spezzata in pochissimo tempo dai Reds di Nottingham (dalle parti di Anfield, per esorcizzare e non nominarne direttamente il nome, il Forest iniziò a essere chiamato addirittura that team dai tifosi del Liverpool).

Le due formazioni l’anno successivo si ritrovarono l’una contro l’altra ai sedicesimi di Coppa dei Campioni (attuale Champions League) e contro ogni pronostico i ragazzi di Clough eliminarono dalla competizione la banda capeggiata dagli scozzesi Sir Kenny Dalglish e Graeme Souness.

Il Forest si spinse poi fino in finale, dove vinse 1-0 contro il Malmoe all’Olympiastadion di Monaco di Baviera, grazie a una rete di Trevor Francis (ricordato per essere stato il primo calciatore costato un milione di sterline in Inghilterra).

Nel 1979 il Nottingham Forest diventò così Campione d’Europa, unendo a questo storico trionfo anche la conquista di un’altra Coppa di Lega (questa volta contro il Southampton) e di un Community Shield (contro l’Ipswich Town), oltre che un secondo posto in campionato.

La stagione 1979/80 fu invece quella della vittoria della Supercoppa europea contro il Barcellona e soprattutto della seconda Coppa dei Campioni vinta contro l’Amburgo dello straordinario Kevin Keegan al Santiago Bernabeu di Madrid, con una rete di John Robertson.

Un back-to-back leggendario.

In soli cinque anni dall’arrivo di Clough e Taylor (nato e cresciuto a Nottingham e storico assistente di Clough per nove anni, a partire dall’esperienza comune all’Hartlepool United, ndr), il Forest passò da essere un club di Second Division a essere un club con due Coppe dei Campioni, un titolo di First Division, due Coppe di Lega e un Community Shield in bacheca.

Un qualcosa di irripetibile.

Due figure indimenticabili.

Tanto da essere immortalate insieme in una statua collocata nel centro di Nottingham.

Sia a Clough che a Taylor è poi stata dedicata una stand al City Ground e all’allenatore inglese è stata intitolata anche una strada che collega Nottingham a Derby (altro grande club con cui ha fatto la storia, ndr): la Brian Clough Way (esiste anche il Brian Clough Trophy, trofeo simbolico che viene conteso da Nottingham Forest e Derby County ogni volta che i due clubs di incontrano in campionato o in coppa).

ULTIMI SUCCESSI E DECLINO

Salutato Peter Taylor nel 1982, quando il nativo di Nottingham decise di tentare un’esperienza solitaria al Derby County (dove nella stagione 1971/72 aveva già vinto un titolo d’Inghilterra con Clough, ndr), il Forest continuò a essere allenato da Clough fino al 1993.

Sotto la guida dell’ex formidabile attaccante del Middlesbrough e con Stuart Pearce (altra leggenda del club, ndr) in campo, i Reds conquistarono altre due Coppe di Lega contro Luton Town e Oldham Athletic, nel 1989 e nel 1990, oltre che due Full Members’ Cup contro Everton e Southampton, nel 1989 e nel 1992.

Ultimi trofei di un club che nel 1993 chiuse con la retrocessione dalla neonata Premier League alla First Division (attuale Championship), ma soprattutto l’addio di Brian Clough.

Gli anni successivi furono un susseguirsi di promozioni e retrocessioni tra la prima e la seconda divisione, con il Forest di Ron Atkinson che nel 1999 salutò per l’ultima volta la Premier League, con una vittoria per 1-0 (goal di Chris Bart-Williams) al City Ground contro gli storici rivali del Leicester City, allenato all’epoca da Martin O’Neill, leggenda dei Reds di Clough.

Destino beffardo.

A seguire 23 anni di oblio, con la fragorosa caduta in League One, tra il 2005 e il 2008, periodo in cui il Nottingham Forest diventò la prima squadra vincitrice di una Coppa dei Campioni a militare nel proprio campionato nazionale di terza categoria.

Incredibile, per una società che solo dieci anni prima aveva partecipato alla sua ultima cavalcata europea.

Il campionato del 1995 il Forest lo terminò infatti al terzo posto, alle spalle del Blackburn Rovers campione e del Manchester United, conquistandosi così il diritto di partecipare alla Coppa UEFA (attuale Europa League, ndr) l’anno successivo.

Il Bayern Monaco lo eliminò poi dalla competizione ai quarti di finale.

UNA LUNGA ATTESA

Negli ultimi 30 anni il Nottingham Forest ha visto oltre 23 allenatori alternarsi alla guida tecnica della squadra e diversi passaggi di proprietà.

Acquistato il club nel 1999, l’imprenditore inglese Nigel Doughty lo rimise in vendita nel 2011, dopo anni di insuccessi e dissidi con i tifosi.

A causa della sua prematura scomparsa per un problema cardiaco avvenuta prima della cessione del club, il Forest finì in mano alle banche, prima di essere acquistato dall’uomo d’affari kuwaitiano Fawaz Al-Hasawi nel dicembre del 2012.

Promesso di voler riportare il club in Premier League e poi in Champions League, la sua gestione fu invece disastrosa, tanto che ancora oggi i tifosi gli riconoscono come merito maggiore quello di aver regalato due nuovi maxi-schermo al City Ground, come ricorda un fan del Forest in un interessante documentario realizzato da Copa 90.

Nel 2017 il club passò nuovamente di mano. Ad acquistarlo questa volta fu l’imprenditore e politico greco Evangelos Marinakis, già proprietario dell’Olympiacos in patria e tutt’oggi proprietario del Nottingham Forest neopromosso.

CURIOSITÀ

L’attuale logo del Nottingham Forest è stato creato da David Lewis, un docente di arti grafiche che nel 1973 vinse un concorso indetto dal club e il cui scopo era proprio quello di trovare un nuovo badge per la società (gli fu riconosciuto anche un premio di 25 sterline, come riportato dal libro The Beautiful Badge).

Il logo è formato da alcune semplici linee rosse.

Una forma il contorno di un albero, a rappresentazione della vicina Foresta di Sherwood (celebre per le storie collegate alla figura di Robin Hood).

Altre, sottostanti, riproducono le onde del fiume Trent, sul quale affaccia anche il City Ground.

Oltre al nome Forest, negli anni sono state aggiunte anche un paio di stelle, a ricordo delle due Coppe dei Campioni vinte (o per chi vuole anche delle due FA Cup).

Prima della creazione di questo logo, il club si era servito invece di un riadattamento dell’antico stemma medievale della città.

Città che, nel corso della sua storia, ha visto il Forest giocare per 56 stagioni in prima divisione, per 57 in seconda e per 5 in terza, non conoscendo invece mai l’aria della quarta serie.

Anni di gioie e dolori accompagnati per larga parte da un coro ormai iconico: il Mull of Kintyre.

Paul McCartney e gli Wings resero famosa questa canzone nel 1977 e dal 1978 la stessa fu adottata dai tifosi dei Reds per accompagnare con le proprie voci le partite della squadra dagli spalti. Quegli stessi tifosi che ora stanno già riscaldando le ugole per poterla finalmente ricantare presto in tutti gli stadi della Premier League.

Perché, come dice Helena Doughty, una supporter dei Tricky Trees:

“Il Nottingham Forest è la miglior chiesa possibile. Ogni sabato andiamo a pregare il dio del calcio, a cantare un sacco di cori ridicoli e a sperare in cose che potrebbero succedere oppure no. Perché il Nottingham Forest è una famiglia”.

E noi le crediamo.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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Calcio e dintorni

Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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L’esito degli esami per Mazzocchi: c’è distorsione

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Durante il ritiro della Nazionale, Pasquale Mazzocchi, terzino della Salernitana, ha dovuto abbandonare anzitempo l’allenamento per un problema al ginocchio destro.
Rientrato a Salerno, Mazzocchi si è subito sottoposto agli esami di rito, che hanno evidenziato una distorsione con interessamento del legamento.

Lo stop, indicativamente, sarà dalle 3 alle 6 settimane, una tegola decisamente pesante per Nicola e la sua Salernitana, per i quali Mazzocchi rappresenta un pilastro fondamentale.

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La Russa si espone su San Siro e presenta il suo piano per il “doppio stadio”

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San Siro

Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, è tornato a parlare sul progetto del nuovo stadio di Milano, che dovrebbe vedere la demolizione di San Siro.

La Russa si è dichiarato totalmente contrario a tale demolizione, infatti pare che stia discutendo con il Sindaco Sala per cercare una soluzione che scongiuri ciò.

Ecco le parole, riportate da Daniele Mari su Twitter:

Al sindaco Sala, il piano economico che mi sono permesso di sottoporre prevede un risparmio di 500 milioni, il costo della demolizione, che si somma al risparmio di danni ambientali enormi”.

“Anzi c’è un vantaggio a mantenere come è esattamente lo stadio di San Siro e costruire accanto, come avviene in tante città europee e sudamericane, un altro stadio“.

“Il progetto dei due stadi è conveniente, assolutamente necessario e utile. Quando all’estero si parla di Milano le cose che si conoscono sono tre: il Duomo, la Scala e lo stadio San Siro. Continuo a ripetere che vi è compatibilità assoluta”.

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Le nazionali rinunciano alla fascia OneLove, sarà sostituita da “No discrimination”

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IFAB

Il Mondiale che è iniziato ieri continua a far parlare più di sé fuori che dentro il campo. Tutti sappiamo cosa è successo per la costruzione degli stadi, con i diritti umani calpestati, e tutti stiamo continuando a vedere un evoluzione dell’orrendo. Tante le proteste delle nazionali e delle persone, ma si è parlato in particolar modo della posizione del Qatar nei confronti della comunità LGBTQ+. Khalid Salman è l’ambasciatore del Mondiale e, come riportato dalla Gazzetta dello Sport, qualche giorno fa ha dichiarato alla tv tedesca Zdf: “L’omosessualità? È haram (cioè vietata dalla fede islamica) perché è un disturbo della mente”. Una frase che nel 2022, dopo tutte le battaglie combattute da parte della comunità LGBTQ+ in questi anni per non essere più discriminati, fa discutere e non poco. Diverse nazionali hanno protestato e richiesto di partecipare con la fascia del capitano arcobaleno, ma anche la FIFA si è messa in mezzo.

INGHILTERRA E GALLES COSTRETTE A RINUNCIARE ALL’ARCOBALENO

Come riportato da Sky Tg 24, le due nazionali hanno rinunciato insieme alla fascia OneLove dopo le pressioni ricevute dal massimo organo mondiale di calcio. La FIFA avrebbe infatti minacciato le due nazionali con una possibile sanzione disciplinare (cartellino giallo) per i capitani solo per aver indossato la fascia. Al comunicato fatto da Galles Inghilterrache vi riporteremo subito sotto, si sono aggiunte le nazionali di Germania, Svizzera Paesi Bassi (Olanda).

IL COMUNICATO

Il comunicato inizia con le “minacce” ricevute: “La FIFA è stata molto chiara nel dire che imporrà sanzioni sportive se i nostri capitani indosseranno le fasce al braccio sul campo di gioco. Come federazioni nazionali, non possiamo mettere i nostri giocatori in una posizione in cui potrebbero incorrere in sanzioni sportive, comprese le ammonizioni, quindi abbiamo chiesto ai capitani di non tentare di indossare la fascia al braccio durante le partite della Coppa del Mondo FIFA”.

Le Federazioni in questione si sono anche dichiarate disponibili nel: “Pagare le multe che normalmente si applicano alle violazioni del regolamento del kit”.

Infine il comunicato si conclude: “Siamo molto frustrati dalla decisione, che riteniamo senza precedenti: abbiamo scritto alla FIFA a settembre per informarla del nostro desiderio di indossare la fascia OneLove per sostenere attivamente l’inclusione nel calcio, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta”.

FIFA, QUANDO I SOLDI VALGONO TROPPO

Nel lontano 2010 è iniziato questo scempio. In lizza per il Mondiale c’erano diversi paesi, dagli Stati Uniti alla Spagna ed il Portogallo, ma i bookmakers, come riporta la Gazzetta dello Sport, davano presenti anche Qatar e Russia. I due paesi erano criticati per problemi logistici nel giocare un Mondiale, partite ogni 3 giorni circa con distanze lunghe, ma soprattutto per le questioni di diritti civili e umani.

LE PAROLE DI BLATTER E DI INFANTINO

Quando fu scelto il Qatar si parlò di scandalo e corruzione, con Blatter (ai tempi Presidente FIFA) che due settimane fa ha dichiarato: “Grazie ai quattro voti di Platini e della sua squadra, il Mondiale è andato in Qatar invece che negli Stati Uniti, è la verità. E’ un Paese troppo piccolo, per il quale la Coppa del Mondo è troppo grande”. Secondo Blatter fu Sarkozy, l’allora presidente della Francia, a fare pressioni su Platini per far si che i voti andassero al Qatar. “Sei mesi dopo, il Qatar ha acquistato aerei da combattimento dalla Francia per un valore di 14,6 milioni di dollari, ovviamente era una questione di soldi“. 

L’idea era quella di far seguire gli Stati Uniti alla Russia per un passaggio di testimone tra due Nazioni da sempre in conflitto. La realtà dei fatti è che ancora una volta, dietro al mondo del calcio, avvengono cose discutibili a livelli più alti.

Sono arrivate anche le dichiarazioni del presidente dell’UEFA, Gianni Infantino: “Ho parlato con la massima autorità del paese e mi è stato confermato che tutti sono i benvenuti. Se qualcuno dice il contrario, beh, non è l’opinione del Paese e non è certamente l’opinione della FIFA“. Pertanto, la fascia OneLove sarà rimpiazzata con No discrimination.

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