QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI DUE SETTIMANE, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DELLA PREMIER LEAGUE. 

Un’altra straordinaria stagione di Premier League inglese si è chiusa nello scorso weekend e questa quinta puntata di ‘FA – Football Addicted’ non può quindi che essere dedicata al film della stagione. Come ogni anno, il campionato più seguito a livello mondiale ha regalato numerose storie e infine emozioni.

Noi abbiamo provato a riassumere qui quelle che, a nostro avviso, non possono non essere sottolineate. Nel bene e nel male, perché anche all’interno di quelli che sembrano solamente amari insuccessi molto spesso si nascondono insegnamenti utili.

Ecco la ‘Top e Flop del Diez’. Ovviamente in dieci punti.

1. LA MIGLIORE

Doveroso partire dai vincitori. Dal Manchester City di Pep Guardiola.

Gli Sky Blues sono infatti stati indubbiamente i dominatori di questa stagione di Premier League (e non solo). Miglior attacco del campionato con 83 goals. Miglior difesa con solamente 32 reti subite. Squadra con il maggior numero di vittorie: 27. Squadra con il minor numero di sconfitte: 6 (al pari del Manchester United). Vincitrice del torneo con 86 punti. +12 sul secondo posto (occupato dal Manchester United).

Numeri che disegnano quella che all’apparenza pare essere stata una stagione semplicemente perfetta, ma che invece alle loro spalle nascondono una realtà leggermente diversa.

Il Manchester City la Premier League 2020/2021 l’ha vinta infatti reinventandosi. E questo forse dà ancora più prestigio a un trionfo meritato.

I Citizens che domenica scorsa all’Etihad Stadium hanno alzato al cielo la loro settima Premier League (nonché il nono titolo di Campioni d’Inghilterra, ndr) sono infatti gli stessi che prima di Natale sembravano smarriti e irriconoscibili.

Sconfitti per 5-2 dal Leicester il 27 settembre 2020 (mai in carriera Pep Guardiola aveva subito 5 goals in un match, ndr). Battuti per 2-0 dal Tottenham due mesi dopo e scivolati così al nono posto in classifica. Continui cambi di modulo e interpreti. Risultati altalenanti.

Dal 19 dicembre la svolta. L’1-0 targato Raheem Sterling contro il Southampton ha infatti dato inizio a una striscia di 15 vittorie consecutive in campionato, che hanno finito col portare il Manchester City al primo posto solitario in classifica. Mai più abbandonato una volta conquistato.

Saliti in vetta alla Premier League grazie al 4-0 sul Crystal Palace il 17 gennaio, i Citizens hanno poi tirato dritti fino al traguardo. Una rinascita di squadra. Mai come quest’anno i trionfi del Manchester City di Guardiola sono arrivati infatti attraverso l’evoluzione e la crescita del gruppo.

Ilkay Gündogan l’uomo più rappresentativo del cambio di passo. La scelta di Guardiola di iniziare a rinunciare con continuità allo schieramento di una prima punta pura in campo (solitamente Sterling o Gabriel Jesus) a favore di un attacco a tre molto più dinamico e utile a valorizzare gli inserimenti in area di rigore senza palla dei centrocampisti è stata una delle maggiori chiavi tattiche della stagione. E Ilkay Gündogan ne è stato il giocatore a beneficiarne maggiormente.

11 dei 13 goals che lo hanno reso il miglior marcatore del Manchester City in Premier League in questa stagione sono infatti arrivati nelle già citate 15 vittorie consecutive, nelle quali il tedesco ha mostrato il suo volto migliore da quando è arrivato nel campionato inglese. Un vero e proprio cambio di passo che ha finito con l’esaltare il lato di forza di questo ultimo Manchester City: il movimento continuo.

2. LA PEGGIORE

Dalla testa, alla coda. La squadra peggiore di questa stagione di Premier League è stata senza dubbio lo Sheffield United. Miglior sorpresa della scorsa annata, quando da neopromossa chiuse il campionato al nono posto a soli cinque punti da un posizionamento valido per l’Europa League, le Blades in questo 2020/21 hanno mostrato la faccia opposta. Quindici sconfitte e due pareggi nelle prime 17 giornate. La prima vittoria, per 1-0 sul Newcastle, è arrivata solamente il 12 gennaio.

29 le sconfitte totali subite, più di chiunque altro. 7 solamente le vittorie (con Fulham e WBA che con 5 a testa hanno fatto però addirittura peggio, ndr). 2 i pareggi (anche qui nessuno ne ha fatti meno). I soli 20 goals segnati hanno poi regalato anche il poco invidiabile primato di peggior attacco del campionato. E con distacco.

Una stagione disastrosa sotto tutti i punti di vista insomma. E i soli 23 punti conquistati in classifica ne sono la naturale dimostrazione (l’unica soddisfazione è essere riusciti a fare meglio dei 21 punti ottenuti dal Norwich lo scorso anno, grazie alla vittoria sul Burnley di domenica, ndr).

Gli infortuni di giocatori importanti, sul campo e nello spogliatoio, come Sander Berger e Billy Sharp. Le continue deludenti performances di Oliver Norwood, uomo che lo scorso anno era stato invece tra i migliori in rosa. Il complicato adattamento (mai avvenuto del tutto) di Oliver Burke e Rhian Brewster, acquisti cari e sui quali le Blades avevano puntato molto la scorsa estate.

Aaron Ramsdale e David McGoldrick le uniche note positive. Il portiere ex Bournemouth (altro caro acquisto estivo, ndr) è riuscito a mostrare ottime qualità personali tra i pali, nonostante i tanti goals subiti. L’attaccante irlandese si è confermato invece miglior bomber della squadra. Ben 8 dei 20 goals totali dello Sheffield United sono infatti stati segnati da lui.

La risoluzione del contratto di Chris Wilder dopo 27 giornate e la sua sostituzione in panchina con Paul Heckingbottom è stata poi la ciliegina più amara in cima a una torta di per sé già indigesta.

Leggenda delle Blades, nonché uomo capace di riportare lo Sheffield United dalla League One al nono posto in Premier League, Wilder è stato rimosso dal suo ruolo di condottiero quando la truppa era ormai già diretta a passo spedito verso la retrocessione in Championship e quindi quando si poteva già iniziare a programmare una nuova ripartenza con lui. L’uomo che in questi anni è riuscito a regalare ai tifosi di Sheffield la miglior versione forse mai vista dello United.

3. LA SORPRESA

West Ham United. La grande sorpresa di questa stagione di Premier League non può che essere il West Ham United. Squadra capace di realizzare l’esatto opposto di quanto fatto dal sopra citato Sheffield United, passando dal deludentissimo 16° posto (con soli 39 punti) del 2019/2020 al 6° posto (con 65 punti) di quest’anno.

Un vero e proprio ribaltone che ha permesso agli Hammers di fissare il nuovo record nella storia del club per maggior numero di punti realizzati in una singola stagione di Premier League (65 appunto), nonché di raggiungere il miglior piazzamento in campionato (il 6° posto), dopo la quinta piazza conquistata nell’ormai lontana annata 1998/99.

Numeri che sono valsi anche l’accesso alla prossima Europa League, con il West Ham che per trovare la l’ultima esperienza europea fino a poche ore fa doveva risalire alla stagione 2006/07, quando venne eliminato al primo turno dell’allora Coppa UEFA dal Palermo.

Un risultato straordinario, dunque, con David Moyes in grado quest’anno di tirare fuori dai propri giocatori più del massimo.

Anche nel caso del West Ham, il decisivo cambio di passo è arrivato a gennaio ed è coinciso soprattutto con l’arrivo in maglia Hammers di Jesse Lingard. Non si può infatti nascondere che l’attaccante in prestito dal Manchester United sia stato il colpo di mercato dell’anno.

Dal suo approdo al London Stadium, l’inglese è infatti riuscito ad aggiungere una considerevole quantità di goals (9) e assists (5) a una squadra che già nella prima parte di campionato aveva dimostrato una buona crescita.

Tomas Soucek l’altro volto della stagione per gli Hammers. 10 i goals realizzati dal centrocampista ex Slavia Praga (arrivato la scorsa estate per oltre 16 milioni, ndr), di cui 5 nella prima fase del campionato. Vero e proprio trascinatore.

Declan Rice, Michail Antonio, Jarrod Bowen, Aaron Cresswell, Vladimir Coufal e Said Benrahma gli altri leaders tecnici di questo West Ham. Capitan Mark Noble quello caratteriale, con una menzione speciale poi per Pablo Fornals, autore dei primi due goals nel 3-0 sul Southampton dell’ultima di campionato che è valso il ritorno in Europa.

4. LA DELUSIONE

Restiamo a Londra, ma ci spostiamo nel nord della capitale dove, tra Tottenham Hotspur e Arsenal ci sarebbe l’imbarazzo della scelta per decretare la squadra delusione di questa Premier League.

Sebbene a finire fuori da ogni posto valevole per l’Europa siano stati i Gunners, finendo alle spalle dei “cugini” per la quinta stagione consecutiva, la nostra scelta è ricaduta sul Tottenham.

La qualificazione in extremis alla prossima Conference League non può infatti cancellare una stagione estremamente deludente per gli Spurs.

Dopo i massicci investimenti della scorsa estate, con gli arrivi di talenti come Sergio Reguilon, Gareth Bale, Pierre-Emile Højbjerg e la riconferma di Giovani Lo Celso e con la possibilità di iniziare la stagione con Jose Mourinho in panchina, il campionato del Tottenham si è trasformato troppo presto in un incubo.

Dal primo posto in classifica conquistato alla nona giornata e lasciato alla tredicesima, al settimo posto finale.

Una corsa a gambero, che con il passare delle giornate ha finito col distruggere quanto di buono era stato realizzato nei mesi iniziali.

Il delitto più grave compiuto dagli Spurs è quello di non essere riusciti a sfruttare la miglior annata a livello individuale dei suoi due migliori giocatori, ovvero Harry Kane e Heung-min Son (sull’inglese torneremo in seguito, ndr). La coppia 10-7 ha infatti funzionato alla perfezione, e nella seconda parte di stagione ha anche accolto un Gareth Bale tornato finalmente sui suoi livelli d’eccellenza, ma non è stata sorretta da una squadra in grado di tenerne il passo.

Ed è stata forse questa la notizia inaspettata, vista la grande qualità che il Tottenham può vantare in rosa.

Solamente Højbjerg e – a tratti – Lucas Moura sono riusciti a regalare grandi prestazioni all’ambiente Spurs, con l’esonero di Mourinho e la promozione al suo posto di Ryan Mason che non è riuscita a dare quella scossa alla squadra che il presidente Daniel Levy forse si aspettava.

Troppe le sconfitte: 12. Troppe poche le vittorie: 18. Una stagione da dimenticare in fretta. Una squadra da ricreare con intelligenza, e molto probabilmente con un Kane in meno.

Certo, la conquista della Coppa di Lega persa contro il Manchester City in finale avrebbe regalato sicuramente maggiori sorrisi – e un tanto atteso trofeo – a un club che negli ultimi anni aveva imparato a farsi conoscere come uno dei migliori d’Inghilterra, ma non avrebbe comunque cancellato un’annata profondamente al di sotto delle aspettative.

5. IL MIGLIOR GIOCATORE

Sappiamo già che finiremo con lo scontentare qualcuno e che molti non saranno forse d’accordo. Da Ruben Dias a Bruno Fernandes, tanti di voi vorrebbero trovare in questo spazio il nome di uno dei due portoghesi, ma a nostro avviso il titolo di ‘Miglior Giocatore della Stagione 2020/2021’ non può che andare a Harry Kane.

Le candidature di Dias e Fernandes sono sicuramente tra le più autorevoli, ma nessun calciatore ha totalizzato i numeri raggiunti da Kane quest’anno (e non ci riferiamo solamente a giocatori di questa stagione!).

Capocannoniere con 23 goals. Miglior assist-man del campionato con 14 assistenze. Mai in carriera era stato coinvolto direttamente in 37 reti in Premier League. Mai nessun altro, a sola eccezione di Andy Cole nel 1993/94, era stato in grado di vincere entrambe le classifiche nella stessa stagione.

È diventato inoltre il terzo giocatore in grado di vincere per tre o più volte il Golden Boot, ovvero il premio assegnato al miglior marcatore della stagione. Gli altri due? Un certo Alan Shearer – massimo realizzatore della storia della Premier League con 260 goals e anche lui vincitore del premio per tre volte – e Thierry Henry – unico per ora in grado di vincere questa classifica in ben quattro occasioni. Entrambi, tra l’altro, primi due calciatori a essere stati inseriti nelle scorse settimane nella neonata Hall of Fame della Premier League.

Tutto ciò Kane è riuscito a farlo nella stagione in cui il suo Tottenham è crollato e in cui dai compagni – Son escluso – non è arrivato il sostegno necessario a inanellare numeri ancora maggiori.

Una nota di merito in più per un attaccante straordinario e che ora pare aver raggiunto quella maturità necessaria per essere a tutti gli effetti il vero leader tecnico della propria squadra. Qualunque essa sia.

6. IL MIGLIOR GIOVANE

Già citato in precedenza come una valida alternativa a Kane per la conquista del premio di ‘Giocatore della Stagione’, Ruben Dias per noi è il ‘Miglior Giovane della Premier League 2020/21’.

Anche in questo caso avremmo potuto far ricadere la nostra scelta su diversi nomi, come quello di Phil Foden, di Mason Greenwood, di Marcus Rashford, di Mason Mount, o anche di Eberechi Eze, autore di una bellissima prima stagione in Premier League con la maglia del Crystal Palace. E non avremmo di certo sbagliato.

Tutti questi giovani, e molti altri ancora, sono infatti stati fondamentali per le rispettive squadre, ma forse nessuno lo è stato quanto Ruben Dias.

Trasferitosi dal Benfica al Manchester City lo scorso settembre per 68 milioni di euro circa, il ventiquattrenne portoghese è stato l’uomo in grado di cambiare il volto difensivo degli Sky Blues.

Per Pep Guardiola è stato quello che Virgil van Dijk è stato per Jurgen Klopp immediatamente dopo il suo acquisto da parte del Liverpool.

Ha dato solidità a un reparto che in passato non era mai riuscito a trovare veramente una continuità di rendimento con giocatori come John Stones, Aymeric Laporte e a suo tempo Nicolas Otamendi.

Lo ha fatto alla sua prima esperienza nel calcio inglese, dimostrando subito grande maturità per un ragazzo che ha compiuto 24 anni solamente poche settimane fa.

Ha dato qualità, serenità e forza a un centrocampo più libero ora di preoccuparsi sempre maggiormente della fase offensiva e meno di quella difensiva, sapendo che tanto alle spalle c’è un vero muro capace di bloccare gli avversari prima che questi ultimi possano arrivare difronte a Ederson (non è un caso che il portiere brasiliano abbia collezionato il maggior numero di clean sheets: 19).

Insomma, un premio per Ruben Dias non poteva mancare.

7. MIGLIOR ALLENATORE

Passiamo ora a quella che in Italia sarebbe la ‘Panchina d’Oro’ e assegniamo il nostro personale premio di ‘Miglior Allenatore della Premier League 2020/21’ a David Moyes.

Diversi motivi che hanno portato a questa scelta li abbiamo già elencati nel paragrafo dedicato al West Ham United e il maggior merito di David Moyes resta quello di essere riuscito a far esprimere i propri calciatori addirittura oltre le proprie qualità individuali (anche Pep Guardiola e Thomas Tuchel hanno fatto un eccellente lavoro, ma i loro Manchester City e Chelsea dispongono di una qualità di rosa decisamente superiore).

Ha esaltato la vena realizzativa di Antonio e Lingard, integrandoli alla perfezione in uno spesso utilizzato 4-2-3-1 – e all’occasione pure in un 3-4-2-1 – capace di esaltare al contempo le qualità di Soucek in mezzo al campo e di Coufal e Cresswell sulle fasce.

Moyes quest’anno è poi riuscito a trovare la chiave giusta per dare equilibrio e stabilità a un ambiente che nelle passate stagioni aveva vissuto soprattutto momenti di depressione e paura. Equilibrio e stabilità che è riuscito a mantenere in tutte le fasi della stagione, contenendo gli entusiasmi quando tra febbraio e aprile tutto l’ambiente Hammers sognava addirittura un possibile piazzamento Champions e dando continua fiducia quando invece a due giornate dal termine pure il sogno Europa League sembrava destinato a svanire.

Il West Ham United “messo in campo” dal manager scozzese quest’anno è poi stato per lunghi tratti una delle squadre più divertenti e belle da veder giocare.

Una stagione da applausi quindi per colui che un tempo era stato indicato da Sir Alex Ferguson come suo erede al Manchester United per continuare a portare trofei a Old Trafford (non andò così, ndr), visti gli eccellenti risultati che in carriera era riuscito a raggiungere con l’Everton.

8. GOAL DELLA STAGIONE

C’è chi ancora sta cercando di capire come abbia fatto a realizzare una rete così in un match di certo non banale. Stiamo parlando di Erik Lamela e della rabona con la quale ha trafitto Bernd Leno nel North London Derby tra Arsenal e Tottenham del 14 marzo scorso.

Cambio campo di Gareth Bale, appoggio al volo di Reguilon a centro area per Lucas Moura, scarico del brasiliano per Lamela e colpo da biliardo del ‘Coco’. Rabona nell’angolino basso alla sinistra di Leno, con tunnel incorporato ai danni di Thomas Partney.

Inutile aggiungere tante altre parole, l’espressione di genuina incredulità di Reguilon dopo il goal del compagno vale più di mille spiegazioni.

Per noi questo non può che essere il ‘Goal della Premier League 2020/21’, sebbene non vi nascondiamo che un’altra splendida rete ci abbia fatto pensare un po’ più del dovuto.

Quale? Il geniale pallonetto pensato, provato e realizzato da Edinson Cavani in Manchester United-Fulham.

Un ‘cantonanesco’ goal da 40 metri (con quel 7 sulla schiena il pensiero finisce subito all’irripetibile cucchiaio di King Eric contro il Sunderland nel 1996, ndr) che per noi alla fine vale però solamente il secondo posto in classifica.

9. BEST MOMENT

Il premio ‘Best Moment della Premier League 2020/21’ lo vogliamo assegnare invece a quel momento che più di tutti ha regalato universalmente emozioni nel corso di questa stagione: il goal di Alisson Becker in WBA-Liverpool al 95’ (valido per il 2-3 finale, ndr)

Capita raramente di veder segnare un portiere, tanto che nella storia della Premier League solamente 5 sono stati gli estremi difensori capaci di fare ciò prima di Alisson: Peter Schmeichel, Brad Friedel, Paul Robinson, Tim Howard e Asmir Begovich.

Alisson è però stato il primo portiere nella storia della Premier League a segnare di testa e il suo goal è stato anche il primo a risultare decisivo nella conquista di tre punti da parte della propria squadra. Un vero e proprio goal vittoria insomma. E se il Liverpool il prossimo anno giocherà ancora in Champions League lo deve anche a questa storica marcatura del proprio numero uno.

Il goal di Alisson, a nostro avviso, è però il ‘Best Moment’ di questa stagione per motivi che superano il singolo gesto tecnico (seppur sia giusto sottolineare la bellezza del suo colpo di testa).

Il brasiliano quest’anno ha vissuto forse una delle stagioni più difficili a livello di prestazioni sul campo. Tanti gli errori, spesso in momenti delicati di gare decisive. Tante le insicurezze mostrate. Frutto anche di un’instabilità proveniente sicuramente da situazioni personali extra campo.

A livello umano Alisson ha infatti vissuto il momento probabilmente peggiore della sua vita, ovvero la scomparsa del padre a soli 57 anni.

Ecco allora che il goal del brasiliano si è trasformato nel momento del riscatto personale.

Il caloroso abbraccio dei compagni subito dopo la rete. L’emozionante ricordo del padre da parte dello stesso Alisson nell’intervista post-partita a Sky Sports UK (forse una delle più belle di sempre mai rilasciate da un calciatore).

Indiscutibilmente il ‘Best Moment’.

10. PREMIO ‘FA – FOOTBALL ADDICTED’: LE MENZIONI SPECIALI

Numerose sono le storie ancora da raccontare e nate dalla stagione di Premier League appena conclusa. Impossibile elencarle tutte in questo pezzo.

Per questo abbiamo deciso di dedicare l’ultimo punto dei nostri ‘Top e Flop del Diez’ a quelle squadre e quegli uomini che a nostro avviso non possono assolutamente non essere citati.

Il premio ‘FA – Football Addicted’ lo dedichiamo dunque alle menzioni speciali.

  • LEEDS UNITED: neopromosso, il Leeds United ha chiuso la sua storica stagione di ritorno in Premier League al 9° posto in classifica. 59 i punti conquistati. Per trovare una neopromossa che ha fatto meglio bisogna risalire ai 66 punti dell’Ipswich Town 2000/01. Unica squadra in questo campionato capace di restare imbattuta in casa nelle gare contro le ‘big six’ (a Elland Road: pareggi contro Manchester City, Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester United e vittoria contro il Tottenham). Prima neopromossa a riuscirci dal Birmingham City 2009/10. Se si aggiunge poi che i Peacocks sono stati la squadra più imprevedibile e divertente da vedere nel corso di tutto il campionato, che Patrick Bamford con i suoi 17 goals è stato autore di un’eccellente Premier League, che il gioco mostrato è stato tra i migliori visti negli ultimi anni, è impossibile non sottolineare come la stagione del Leeds United di Marcelo Bielsa sia stata da incorniciare.

 

  • LEICESTER CITY: la delusione di aver mancato per il secondo anno consecutivo la qualificazione alla Champions League all’ultima giornata, dopo essere stata la squadra che più a lungo è rimasta nelle prime quattro posizioni (242 giorni) quest’anno, non può cancellare la straordinaria stagione del Leicester. Anzi, il fatto che ci si sorprenda che le Foxes non saranno nella massima competizione europea dimostra quanto di meraviglioso fatto da Claudio Ranieri prima e Brendan Rodgers poi nei pressi del King Power Stadium. Il maggior numero di punti accumulati in campionato rispetto alla scorsa stagione (66 > 62) e la storica conquista della prima FA Cup ne sono la recente dimostrazione. Il Leicester di Rodgers ormai deve essere considerata senza ombra di dubbio una big della Premier League. Una nuova dimensione conquistata e meritata.

 

  • MANCHESTER UNITED: seconda forza del campionato per tutto il corso della stagione – e il comodo secondo posto finale ne è la conferma – i Red Devils di Ole Gunnar Solskjaer sono riusciti nell’impresa di restare imbattuti in trasferta nel corso di tutta questa Premier League (12 vittorie e 7 pareggi, ndr). Dopo il Preston North End del 1888/89 e i due Arsenal del 2001/02 e del 2003/04, il Manchester United è la quarta formazione a riuscire in questa impresa nella storia della prima divisione del calcio inglese. Non male.

  • SERGIO AGUERO: il simbolo dell’ultimo decennio di Premier League ha giocato la sua ultima partita in questo campionato e lo ha fatto regalandosi una doppietta e mettendo a referto un nuovo record. Con 184 goals, il Kun è diventato il giocatore ad aver segnato più reti con una singola maglia in Premier League. Superate le 183 marcature di Wayne Rooney con il Manchester United. Dal suo arrivo al Manchester City l’argentino ha conquistato tutto ciò che si poteva conquistare in Inghilterra, battendo anche record di squadra e personali. La già citata doppietta all’Everton di domenica il saluto perfetto. Aguero non poteva progettare di congedarsi dal calcio inglese in un modo migliore, così come gli amanti del football d’oltremanica non potevano sognare un addio più bello.

 

  • ROY HODGSON: dopo quasi quattro anni alla guida del Crystal Palace e oltre 45 anni trascorsi in panchina, il natio di Croydon ha annunciato il suo addio alle Eagles e il suo – forse momentaneo – ritiro da allenatore (nonostante i 73 anni, non saremmo sorpresi di rivedere Hodgson tornare in panchina nel prossimo futuro). Nel corso della sua straordinaria carriera ha allenato squadre come Blackburn Rovers, Liverpool e Fulham. In Italia è conosciuto per aver guidato Inter e Udinese.  In Svezia e Danimarca per aver vinto molti trofei con Halmstad,  Malmö  e Copenhagen. È stato CT della Nazionale inglese. Ma soprattutto ha avuto la possibilità di essere il manager della squadra che tifava da bambino: proprio quel Crystal Palace dal quale si è appena congedato e che negli ultimi anni ha aiutato ad affermarsi come una delle più solide realtà di metà classifica in Premier League. Amato da tutti per il suo modo passionale, ma allo stesso tempo signorile, di vivere il calcio, Hodgson è sicuramente un uomo di sport che mancherà molto al football inglese (così come Nuno Espirito Santo, che ha salutato a sua volta il Wolverhampton, ndr).

 

  • WES MORGAN & CHRISTIAN FUCHS: protagonisti assoluti nell’anno della conquista della Premier League sotto la guida di Claudio Ranieri. Gregari in campo, ma decisivi leaders di spogliatoio, nell’annata che ha portato alla vittoria in FA Cup con Brendan Rodgers in panchina. Wes Morgan e Christian Fuchs lasciano il Leicester City da assolute leggende del club. Il mondo Foxes non dimenticherà mai quanto fatto dal giamaicano e dall’austriaco, così come il mondo del calcio non dimenticherà i sensazionali traguardi raggiunti dai loro Leicester. Non potevamo non citarli.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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Fonte immagine in evidenza: profilo Facebook ufficiale Premier League