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FA – Football Addicted #51! "La Premier League compie 30 anni"

Calcio e dintorni

FA – Football Addicted #51! “La Premier League compie 30 anni: come è nata e come è cresciuta?”

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Quando si giocano i big match della Premier League 23/24

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DEL TRENTESIMO COMPLEANNO DELLA PREMIER LEAGUE: DALLA NASCITA AI GIORNI NOSTRI.

1992-2022.

Quella iniziata da un paio di settimane è la trentesima edizione della Premier League, da quando il massimo campionato inglese ha assunto questo nome.

Due parole che non hanno bisogno di presentazioni. Un marchio, ormai, tra i più conosciuti al Mondo.

La Premier League compie 30 anni e questo episodio di rientro di “FA – Football Addicted” non potevamo, dunque, che dedicarlo a lei.

Alla regina delle coppe nazionali. Al campionato, oggi, più spettacolare e competitivo.

30 anni da celebrare e da ripercorrere insieme, partendo dal momento in cui tutto ha avuto inizio.

Come è nata la Premier League? E come è cresciuta in questi tre decenni?

SOLDI E POTERE

Il calcio inglese che salutava gli anni Settanta e Ottanta non versava nelle migliori condizioni di salute.

Il noto movimento dell’hooliganismo aveva infatti afflitto pesantemente il football d’oltremanica in quei decenni e la maggior parte degli stadi era rappresentata da strutture vecchie, pericolose e talvolta fatiscenti.

Gli anni Ottanta in particolare furono quelli dell’incendio dello stadio di Bradford, della strage belga dell’Heysel, provocata dagli hooligans inglesi, e del disastro di Hillsborough, causato dall’incapacità da parte di organizzatori e autorità di gestire la sicurezza delle persone presenti nell’impianto.

Furono gli anni del pugno di ferro usato dal Primo Ministro inglese, Margaret Thatcher, contro la violenza dei tifosi e del Taylor Report, un rapporto che cambiò per sempre il calcio inglese dopo i già citati fatti avvenuti a Sheffield nel 1989.

Furono gli anni in cui la Football Association e la Football League si contendevano il potere del calcio inglese, creando spesso malcontento all’interno dei clubs più ricchi, sempre più convinti di poter ricavare molti più soldi dalla vendita della propria immagine.

Soldi e potere. Alla nascita della Premier League ci fu soprattutto questo.

ÉLITE E RIVOLUZIONE

Negli anni Ottanta le autorità sportive inglesi credevano fermamente che la trasmissione di un maggior numero di partite in televisione avrebbe finito con il disincentivare la presenza di pubblico negli stadi e che ciò avrebbe portato a una cospicua perdita di guadagni ai diversi clubs.

All’epoca la prima fonte di reddito per ogni società derivava, infatti, dalla vendita dei biglietti delle singole partite e in tv venivano trasmesse solo poche gare dell’allora campionato di First Division.

I già citati problemi legati al dilagare dell’hooliganismo e gli stadi da modernizzare avevano poi contribuito a creare l’idea che il calcio dovesse iniziare a rivolgersi a un pubblico più elitario, colto e quindi disciplinato.

Diversi presidenti dei clubs di prima categoria credevano, inoltre, che il potenziale commerciale delle rispettive società non fosse sfruttato appieno e che fosse quindi necessaria una rivoluzione.

Convinto di questo era David Dein, all’epoca vicepresidente dell’Arsenal, affascinato da come negli Stati Uniti d’America venivano pubblicizzati e arricchiti i marchi delle diverse società professionistiche di football americano, in particolare.

Un modello che voleva esportare anche in Inghilterra e alla cui base c’era un intelligente vendita di immagine.

BATTAGLIA PER I DIRITTI TV

Nel 1988, Dein, di comune accordo con i presidenti degli altri Big Five (Arsenal, Everton, Liverpool, Manchester United e Tottenham Hotspur), si presentò dall’allora capo esecutivo della London Weekend Television, nonché capo di ITV Sport, Greg Dyke, per discutere della cessione dei diritti tv delle partite di questi cinque clubs proprio a ITV.

L’idea era quella di offrire un’esclusiva al medium inglese, non costretto così ad acquistare anche le partite degli altri diciassette clubs allora presenti in First Division (il campionato all’epoca era composto da 22 squadre, ndr).

Si sarebbe così provocato uno scisma, con i Big Five decisi a voler gestire i propri diritti tv in maniera del tutto indipendente rispetto al resto del campionato.

Alla base di questo progetto vi era l’idea da parte di questi presidenti che la ridistribuzione dei ricavi derivati dalla cessione dei diritti tv decisa dalla Football League all’epoca fosse sbagliata, dal momento che in tv ad attirare il pubblico maggiore erano sempre quelle cinque squadre.

I Big Five volevano di più, ma dovettero desistere. Almeno per il momento.

Scoperto il progetto di Dein & Co., la Football League riuscì a vendere i diritti tv dell’intero campionato a ITV a un prezzo ridotto per quattro anni, scongiurando quello che sembrava uno scisma ormai pronto a realizzarsi.

REPORT VS. REPORT

La Football League nel 1990 pubblicò un report intitolato One team, One game, One voice, in cui chiedeva maggiore cooperazione alla FA per lo sviluppo di tutti i campionati professionistici inglesi.

Un documento che fu rigettato dalla Football Association inglese, la quale rispose a sua volta con un altro report, dal titolo The Blueprint of the Future of Football.

In questo scritto, la FA consolidò il proprio ruolo di organo di governo del calcio inglese e anticipò, di fatto, la nascita della futura Premier League.

Secondo quanto riportato dalla FA, la creazione di una nuova lega in cima alla piramide del calcio inglese avrebbe, infatti, messo fine ai problemi di potere presenti da anni, avrebbe migliorato l’immagine del campionato, aiutato a rafforzare la Nazionale inglese (alla ricerca di successi dal 1966, ndr), nonché di ottenere più facilmente nuovi fondi dal Governo e stringere accordi commerciali più vantaggiosi.

Era l’occasione che i clubs di massima divisione stavano aspettando. Il perfetto pretesto per rompere con la Football League e dare inizio a una nuova era.

SCISMA

Il 5 aprile 1991 la FA annunciò la propria decisione di creare una nuova lega calcistica, rompendo così definitivamente con la Football League.

Il 17 luglio dello stesso anno i clubs di First Division firmarono il Founder Members’ Agreement, il documento che anticipò la nascita della nuova Premier League, sotto la direzione di Rick Parry.

Il nuovo campionato di massima divisione sarebbe stato indipendente dalla Football League e dalla FA e avrebbe, dunque, potuto gestire in piena autonomia i propri affari, tra cui la cessione dei propri diritti tv, i cui ricavi non sarebbero più stati divisi con i campionati delle categorie minori, come accaduto invece fino a quel momento.

Il 20 febbraio 1992, come riportato dal sito ufficiale della Premier League, i 22 clubs componenti l’allora First Division abbandonarono in massa la Football League, creando tre mesi dopo il loro nuovo campionato indipendente: The FA Premier League.

Scisma completo. Ora non restava che siglare un nuovo accordo per la vendita dei diritti tv.

Uno dei motivi principali per il quale si era arrivati a questa storica rottura.

SKY E LA PREMIER LEAGUE

Se nella stagione 1985/86 il massimo campionato di calcio inglese era iniziato addirittura senza avere un accordo televisivo siglato, la prima stagione di Premier League 1992/93 voleva chiudere definitivamente con il passato e presentarsi in grande stile.

Per questo, i dirigenti della Premier League iniziarono subito a cercare un’emittente alla quale vendere, a somme elevate, i diritti tv della neonata lega, dando inizio a una battaglia tra ITV e BSkyB (oggi Sky, ndr), la pay-tv di proprietà del magnate australiano Rupert Murdoch.

A vincere fu proprio il medium di casa Murdoch, il quale siglò un primo storico accordo di cinque anni con la Premier League, per un prezzo totale di 304 milioni di sterline.

Per la prima volta nella storia ad aggiudicarsi i diritti fu una pay-tv, con BSkyB che si impegnò a trasmettere 60 partite ogni anno (nel 1989 ITV e BBC avevano trasmesso in totale solo 35 gare di campionato, ndr) e di vendere gli highlights dei matches alla BBC, che li avrebbe mostrati nel suo storico programma Match of the Day.

LE NOVITÀ DI SKY

Per promuovere l’accordo appena siglato con la Premier League, Sky invitò un giocatore per ognuna delle 22 squadre di Premier League a Londra, dove venne girato un video promozionale.

Lo slogan utilizzato fu It’s a whole new game (= è completamente un nuovo gioco, ndr), con lo spot che mostrava i vari calciatori impegnati a prepararsi dentro e fuori dal campo, accompagnati dalle note della canzone Alive and Kicking dei Simple Minds, famosa band scozzese che ebbe grande successo negli anni Ottanta e Novanta.

Oltre a un video di presentazione moderno e divertente, Sky portò anche diverse novità a contorno delle partite di campionato.

Le ore di diretta televisiva vennero aumentate in maniera esponenziale, creando studi pre e post-partita nei quali discutere delle tematiche più interessanti.

Alcuni spunti vennero poi presi dalla NFL, la cui promozione nelle tv USA era vista come un modello da seguire per i dirigenti di Sky e Premier League.

Fu creato allora l’ormai famoso Monday Night, ovvero il posticipo del lunedì sera, trasmesso per la prima volta il 17 agosto 1992, in occasione del match tra Manchester City e Queens Park Rangers (terminato 1-1, ndr).

Il giorno prima, per seguire la partita tra Nottingham Forest e Liverpool, Richard Keys presentò invece la prima puntata di Super Sunday, trasmissione diventata poi di culto per gli appassionati di calcio.

Sempre su influenza USA, Sky introdusse nuove grafiche interattive durante i propri shows ed esportò in Inghilterra le celebri cheerleaders (che in Premier League durarono però un solo anno, ndr).

L’idea era quella di creare uno spettacolo che potesse intrattenere anche quando le squadre non erano presenti in campo.

UN NUOVO MONDO

Campionato nazionale oggi più ricco e seguito al Mondo, dove viene trasmesso in oltra 210 Paesi, la Premier League vide giocare la sua prima gara di campionato il 15 agosto 1992.

22 i clubs ai nastri di partenza: Arsenal, Aston Villa, Blackburn Rovers, Chelsea, Coventry City, Crystal Palace, Everton, Ipswich Town, Leeds United, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Middlesbrough, Norwich City, Nottingham Forest, Oldham Athletic, Queens Park Rangers, Sheffield United, Sheffield Wednesday, Southampton, Tottenham Hotspur e Wimbledon.

Resisi ormai indipendenti dalla Football League, gli introiti iniziarono a essere divisi in maniera diversa all’interno della Premier League, che non aveva più l’obbligo di condividerli con le leghe minori rimaste invece nella EFL.

Fu presa allora questa decisione: il 50% dei ricavi del campionato sarebbe stato diviso equamente tra tutti e 22 i clubs presenti, un altro 25% sarebbe stato assegnato invece in base alla posizione finale di classifica e il restante 25% in base al numero di apparizioni in tv.

Ogni club avrebbe avuto diritto di voto in ogni decisione, con il proprio voto valevole uno, come peso.

Per ogni modifica al campionato sarebbe stata necessaria una maggioranza dei due terzi dei votanti.

Venne poi mantenuto il rapporto con il campionato di seconda divisione (attuale Championship, ndr) per quanto riguarda il sistema di promozioni e retrocessioni, mentre alla Football Association venne lasciato il diritto di veto su questioni fondamentali quali la nomina dei presidenti dei diversi clubs e la convalida proprio di promozioni e retrocessioni.

Un’altra piccola rivoluzione arrivò invece nella stagione 1994/95, quando il numero di partecipanti al campionato di Premier League venne ridotto da 22 a 20 (numero mantenuto tutt’oggi, ndr).

LA PRIMA STORICA STAGIONE

La prima storica stagione di Premier League 1992/93 vide la vittoria del Manchester United di Sir Alex Ferguson, finalmente capace di interrompere un digiuno in campionato che durava da 26 lunghissimi anni.

A battagliare con i Red Devils fu l’Aston Villa, che chiuse il campionato a -10 punti dai vincitori (84 contro 74, ndr).

Le tre squadre retrocesse furono Crystal Palace, Middlesbrough e il Nottingham Forest di Brian Clough, leggendario allenatore che diede il suo addio al calcio proprio al termine di quella stagione.

A segnare il primo goal della Storia della Premier League fu invece Brian Deane. Lo fece di testa, dopo appena cinque minuti dall’inizio della gara che vide il suo Sheffield United battere 2-1 il Manchester United.

Teddy Sheringham, autore di 22 goals con il Tottenham, vinse il primo titolo di capocannoniere del campionato.

Grande delusione fu il Leeds United, vincitore l’anno prima dell’ultima edizione del campionato di First Division.

Perso Eric Cantona, volato al Manchester United a novembre, i Whites sprofondarono fino al diciassettesimo posto finale in classifica.

L’unica gioia? Quella di vedere proprio King Eric firmare la prima tripletta nella Storia della Premier League il 25 agosto 1992, in occasione della sfida tra Leeds e Tottenham, prima di ritrovarsi dopo qualche mese a piangere l’addio del fenomeno francese, passato a indossare i colori degli odiati rivali mancuniani.

Al termine della prima stagione, la media di spettatori allo stadio fu di 21.131. Un numero che è cresciuto anno dopo anno, fino ai 38.776 spettatori medi presenti sugli spalti nella stagione 2021/22. La media più alta mai raggiunta in 30 anni di storia di Premier League!

DIAMO I NUMERI

Dal 1992 ad oggi i campionati di Premier League completati sono stati 29 e ben 13 di questi sono stati vinti dal Manchester United di Sir Alex Ferguson!

La nascita del nuovo campionato ha infatti finito col dare inizio a una vera e propria egemonia dei Red Devils in Inghilterra, con i Diavoli Rossi che hanno poi ceduto onori e oneri ai rivali cittadini dopo l’addio al calcio dello storico manager scozzese.

Con 6 trofei conquistati, il Manchester City è infatti il secondo club ad aver vinto più volte la Premier League, portando a 19 i campionati vinti dalla città di Manchester negli ultimi 29 anni.

A beneficiare della creazione di quello che è diventato il campionato più ricco al Mondo è stato poi anche il Chelsea, vincitore di ben 5 Premier League.

A completare la lista dei clubs capaci di conquistare il trofeo in questi 30 anni sono poi l’Arsenal (con 3 successi), il Blackburn Rovers, il Leicester City e il Liverpool (tutti e tre con una vittoria a testa).

Nelle sue prime 29 edizioni, la Premier League ha avuto quindi 7 vincitori diversi.

Il Manchester United resta l’unico club capace di conquistare per tre volte di seguito la Premier League (e lo ha fatto in due occasioni, ndr), mentre l’Arsenal è ancora oggi l’unica squadra che ha chiuso una stagione da imbattuta: gli Invincibili di Arsene Wenger, nell’annata 2003/04.

I clubs sempre presenti in tutti e 29 i campionati disputati finora sono, invece, sei: Arsenal, Chelsea, Everton, Liverpool, Manchester United e Tottenham.

E due di questi sono stati protagonisti della partita che ha fatto registrare il maggior numero di tifosi sugli spalti. Si tratta del North London Derby vinto per 1-0 dal Tottenham sull’Arsenal, con rete di Harry Kane, il 10 febbraio 2018. In quell’occasione a Wembley erano presenti 83.222 spettatori!

Il calciatore ad aver vinto più Premier League resta Ryan Giggs con 13 successi. Lo stesso numero che contraddistingue l’allenatore più vincente: Sir Alex Ferguson.

Giggs è anche il calciatore che ha collezionato più stagioni in Premier League: 22. Stesso numero di stagioni accumulate dal tecnico più longevo: Arsene Wenger.

Mentre il manager che ha allenato più squadre è Sam Allardyce: ben 8 (Bolton Wanderers, Newcastle United, Blackburn Rovers, West Ham United, Sunderland, Crystal Palace, Everton e West Bromwich Albion).

ANCORA UN PO’

Ad aver collezionato il maggior numero di partite in Premier League è stato Gareth Barry, con 653 presenze tra il 1997 e il 2018 (con le maglie di Aston Villa, Manchester City, Everton e West Bromwich Albion).

Il possessore del record per il goal più rapido resta, invece, Shane Long, capace di realizzare un goal dopo appena 7 secondi dall’inizio della gara tra il suo Southampton e il Watford giocata il 23 aprile 2019.

Il miglior marcatore della storia della lega è Alan Shearer, in grado di segnare 260 goals con le maglie di Blackburn Rovers e Newcastle United, mentre l’unico capace di andare a segno per 11 partite consecutive è stato Jamie Vardy, nella leggendaria stagione 2015/16 giocata dal suo Leicester.

Andrew Cole, Alan Shearer e Mohamed Salah sono, invece, gli unici tre ad aver accumulato 34 goals in un singolo campionato. Insieme a Cole e Shearer, Dimitar Berbatov, Sergio Aguero e Jermain Defoe sono poi gli unici calciatori ad aver segnato 5 goals in una singola partita (Defoe è stato l’unico a segnarli tutti in un solo tempo di gioco, nel match tra il suo Tottenham e il Wigan Athletic del 22 novembre 2009, ndr).

Il maggior numero di assists è ancora di proprietà di Ryan Giggs, 162, con Thierry Henry e Kevin De Bruyne unici capaci di collezionarne entrambi 20 in una singola stagione.

Ad aver accumulato il numero maggiore di clean sheets è stato Petr Cech, con 202 distribuiti tra Chelsea e Arsenal, mentre Peter Schemeichel, Brad Friedel, Paul Robinson, Tim Howard, Asmir Begovic e Alisson Becker sono gli unici portieri che hanno segnato un goal in Premier League.

Il giocatore più giovane ad aver mai debuttato resta Harvey Elliott. Attuale centrocampista del Liverpool, esordì in un match giocato tra il suo Fulham e il Wolverhampton Wanderers il 4 maggio 2019, quando aveva appena 16 anni e 30 giorni.

All’opposto, il calciatore più vecchio a giocare una partita di Premier League è ancora oggi John Burridge. Quando scese in campo come portiere del Manchester City contro il Queens Park Rangers il 14 maggio 1995 aveva 43 anni e 162 giorni.

LE DIVERSE ERE

In 30 anni di Storia, la Premier League ha attraversato molte ere diverse, contraddistinte da squadre rimaste negli annali di questa lega.

Tutto è iniziato con il primo vincente Manchester United di Sir Alex Ferguson, contraddistinto dalla presenza in campo di leggende come Eric Cantona, Ryan Giggs, Steve Bruce e Mark Hughes.

A interrompere momentaneamente l’egemonia dei Red Devils fu il magico Blackburn Rovers creato dall’imprenditore del luogo Jack Walker (prese il club in Second Division e lo portò alla vittoria della Premier League, ndr) e reso iconico dalla presenza in campo del formidabile due formato da Alan Shearer e Chris Sutton e in panchina di Sir Kenny Dalglish.

Poi fu nuovamente la volta del Manchester United di Cantona e della Classe del 1992, composta dai vari Gary e Phil Neville, David Beckham, Nicky Butt, Paul Scholes e in aggiunta Ryan Giggs.

A segnare l’avvento di una nuova era fu successivamente il primo Arsenal vincente di Arsene Wenger, con David Seaman, Tony Adams, Patrick Vieira, Ian Wright e Dennis Bergkamp in campo.

Ci furono poi il Manchester United di Andrew Cole e Dwight Yorke e quello di Ole Gunnar Solskjaer e Teddy Sheringham, seguiti dal vittorioso Arsenal del primo lucente Thierry Henry.

A conquistare gloria fu anche il Manchester United di Ruud van Nistelrooij, prima dell’affermazione dell’Arsenal degli Invincibili.

C’è stato poi spazio per il primo Chelsea di Jose Mourinho, seguito dal Manchester United di Wayne Rooney e Cristiano Ronaldo.

A ricollocare il Chelsea sul trono d’Inghilterra è stato poi Carlo Ancelotti, prima che la nuova coppia Rooney-Dimitar Berbatov riuscisse a riportare al vertice per l’ennesima volta il Manchester United.

Il primo Manchester City di successo è stato, invece, quello targato Sergio Aguero ed Edin Dzeko in campo e Roberto Mancini in panchina, prima del ritorno dello United di Rooney e Robin van Persie.

In 30 anni di Storia c’è stato spazio anche per la conquista del titolo del Manchester City di Manuel Pellegrini e il ritorno al successo del secondo Chelsea di Jose Mourinho, nonché del leggendario miracolo del Leicester City di Jamie Vardy, Riyad Mahrez e Claudio Ranieri. Un titolo che resterà nella gloria!

Antonio Conte ha poi allenato l’ultimo Chelsea vincente in Premier League, prima dell’inizio di una delle battaglie più belle nella storia di questa lega.

Quella tra il Manchester City di Pep Guardiola e il Liverpool di Jürgen Klopp, capaci di vincere, dominare ed emozionare nell’era recente.

UN CAMPIONATO PIÙ MULTIETNICO

La nascita della Premier League nel 1992 ha portato anche una maggiore apertura del mondo inglese nei confronti dell’estero.

Sempre più allenatori e calciatori stranieri sono passati per il massimo campionato d’oltremanica in questi 30 anni, con la Premier League che, in questi decenni, ha accolto oltre 2.500 giocatori provenienti da oltre 113 nazioni diverse (la maggior parte dalla Francia, seguita poi da Irlanda e Spagna, ndr).

La contaminazione proveniente da tutte queste culture ha finito col rendere il campionato inglese molto diverso da quello tradizionale del passato, permettendo al pubblico di ritrovare numerosi stili di gioco e idee differenti che un tempo non erano mai state prese in considerazione oltremanica.

È anche così che la Premier League è diventata sempre più popolare nel Mondo. Un prodotto globale!

IL TROFEO

L’iconico trofeo della Premier League è alto 104 cm e largo 61 cm, per un peso totale di 25,4 kg.

È prodotto dalla gioielleria Asprey London ed è fatto interamente in argento, con il corpo della coppa sormontato da una corona di 24 carati prodotta in argento dorato.

La base del trofeo è composta, invece, da malachite, una pietra dal colore verde che rappresenta il campo da calcio e sopra di essa è presente uno spazio nel quale sono incisi i nomi di tutte le squadre vincitrici.

Il design è basato sul tema dei Tre Leoni del calcio inglese. Due sono presenti e ben visibili sui manici della coppa. Il terzo è rappresentato simbolicamente dal capitano della squadra vincitrice, nel momento in cui solleva il trofeo.

Le coppe originali sono due. Identiche.

Una appartiene alla Premier League. L’altra viene consegnata alla squadra Campione d’Inghilterra, la quale si impegna a restituirla almeno tre settimane prima dell’ultima partita di campionato.

La squadra campione riceve, inoltre 40 medaglie d’argento, da distribuire tra calciatori, allenatori e membri dello staff (un giocatore per ricevere la medaglia deve aver collezionato almeno 5 presenze nel campionato appena vinto, ndr).

premier league

BIRMINGHAM, ENGLAND – OCTOBER 16: A view of the matchball on a plinth with a “No Room for Racism” logo during the Premier League match between Aston Villa and Wolverhampton Wanderers at Villa Park on October 16, 2021 in Birmingham, England. (Photo by Malcolm Couzens/Getty Images)

IL FUTURO

Come detto in precedenza, a 30 anni dalla sua nascita, la Premier League oggi è il campionato più ricco e seguito al Mondo.

Tutti sanno cosa sia. Tutti vogliono vederla.

È per questo che i prezzi per i diritti tv venduti dalla lega in Inghilterra e all’estero sono tra i più alti mai visti.

Per il triennio 2022-2025, sul suolo nazionale i diritti tv sono stati venduti a 5 miliardi di sterline, mentre nel resto del Mondo per oltre 5 miliardi.

È la prima volta che i diritti tv della lega vengono venduti all’estero a un prezzo maggiore di quello nazionale, come riportato da The Athletic.

La dimostrazione di quanto il prodotto Premier League sia al momento vincente.

Va detto che l’arricchimento della lega ha portato come conseguenza anche un innalzamento dei prezzi dei biglietti e degli abbonamenti venduti dalle singole squadre.

Andare allo stadio costa molto di più rispetto a qualche anno fa e chi può permetterselo è quindi una fascia di popolazione diversa dal passato.

Essendo sempre più un bene di lusso, il calcio di vertice è diventato più elitario, adatto ai portafogli di chi ha una maggiore disponibilità economica, e questo – per molti nostalgici – ha fatto perdere parte del fascino del vecchio calcio inglese, ritrovabile oggi nelle categorie minori.

Lo spettacolo in campo però è rimasto. Anzi, è pure aumentato. E questo si deve in parte anche a soldi e potere.

Due parole alla base della nascita della Premier League e che continueranno ad accompagnare la crescita di questa lega anche nel suo futuro.

E noi non smetteremo di seguirla, perché, per citare l’iconico film tratto dall’impareggiabile Fever Pitch di Nick Hornby: we’ll never be beyond that stage.

Buon trentesimo compleanno Premier League!!!

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

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Contatto tra Zhang e Sala per San Siro: l’Inter attende garanzie

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Inter

Nella giornata di oggi c’è stata una telefonata tra Steven Zhang, presidente dell’Inter, e Giuseppe Sala, sindaco di Milano, per trattare il tema San Siro. In questo contatto, Zhang ha confermato l’idea proposta dal sindaco di Milano e l’AD Alessandro Antonello che optano per la ristrutturazione dello stadio, ma vuole chiarezza. Infatti l’Inter, stando a quanto riporta ANSA, attende dal sindaco meneghino delle garanzie rispetto al piano, proposto da WeBuild, di ristrutturazione della Scala del calcio. In particolare chiede chiarezza riguardo al costo e alle condizioni necessarie, come per esempio l’entità del restauro, se soft o seria, oppure la possibilità di giocare al Meazza anche durante il rifacimento. Inoltre, i nerazzurri vogliono sapere di chi sarà la proprietà dello stadio dopo il restauro, dal momento che non si sa ancora se sarà dell’Inter o del Milan.

Proprio per queste incertezze i nerazzurri stanno portando avanti il progetto di costruire un nuovo stadio a Rozzano, più precisamente nell’area Cabassi. Infatti, qualora questo progetto andasse a buon fine, certamente lo stadio sarebbe di proprietà dell’Inter e, durante la costruzione, potrebbe giocare a San Siro senza complicazioni o restrizioni in termini di pubblico. Tuttavia, molto probabilmente, l’opzione di costruire un nuovo stadio da zero sarebbe più dispendiosa in termini monetari e, per questo, l’Inter Zhang non avrebbero abbandonato l’idea di rimanere a San Siro.

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Calcio e dintorni

Curva Nord dell’Inter coinvolta nell’ultimo album di Kanye West

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Inter Curva Nord

La Curva Nord, tifo organizzato dell’Inter, è presente nell’ultimo album rilasciato da Kanye West, noto rapper statunitense, insieme a Ty Dolla $ign. In particolare la “voce” della curva della Beneamata compare all’interno della dodicesima traccia, intitolata “Carnival” dell’album “Vultures 1″, uscito il 9 febbraio.

Come si può osservare nei crediti di “Carnival” su Genius, sito web dedicato alla musica di tutto il mondo, la Curva Nord è citata sotto la voce “choir vocals”. Infatti i tifosi dell’Inter hanno registrato dei veri e propri cori per questa canzone di Kanye West. Il particolare interessante è che per registrare questa “melodia”, la quale accompagna la voce dei cantanti per tutta la canzone, i due rapper hanno invitato degli esponenti della Curva Nord in studio con loro. Inoltre hanno registrato insieme ai tifosi nerazzurri anche un videoclip.

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Calcio e dintorni

adidas presenta l’UCL Pro Ball London, il pallone della fase ad eliminazione diretta della Champions League 2023/24

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La Champions League si appresta ad entrare nel vivo con l’inizio della fase ad eliminazione diretta. A tal proposito, adidas ha svelato il pallone da gioco ufficiale che verrà utilizzato durante questa importantissima fase della competizione. Si tratta dell’UCL Pro Ball London, che farà il proprio debutto a partire dalle gare di andata degli ottavi di finale e verrà poi utilizzato fino alla finalissima di Wembley del prossimo 1º giugno.

Il pallone celebra l’anfitrione della finale, la città di Londra, con una grafica vibrante che raffigura due leoni ruggenti che combattono tra le stelle. Il leone è il simbolo della ricca storia e cultura dell’Inghilterra e della sua capitale, ma rappresenta anche il coraggio e la forza dei calciatori oltre che la maestosità del trofeo più ambito del panorama calcistico europeo.

Oltre al nuovo design grafico, il pallone è dotato di una serie di tecnologie adidas a elevate prestazioni, studiate per fornire ai calciatori una precisione millimetrica. Infatti, l’innovativa texture della superficie PRISMA offre ai migliori talenti del calcio europeo una tenuta di palla ancora più precisa. Il rivestimento esterno, invece, garantisce un grip sicuro e il controllo completo, mentre la decorazione termosigillata è sinonimo di prestazioni d’eccellenza.

Proseguendo la partnership con Common Goal, adidas devolverà l’1% delle vendite nette globali di palloni da calcio a iniziative di cambiamento sociale duraturo in comunità svantaggiate, contribuendo con questo sport a creare un futuro migliore e più inclusivo.

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Ibrahimovic a sorpresa a Sanremo, Amadeus lo pungola: “Sei in prima fila, ma non primo in classifica”

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ibrahimovic sanremo

IBRAHIMOVIC SANREMO – Durante la prima serata della 74esima edizione del Festival di Sanremo si attendeva un ospite a sorpresa, che poi si è rivelato essere Zlatan Ibrahimovic, già all’Ariston durante il Festival del 2021.

IBRAHIMOVIC A SANREMO: LO SCAMBIO DI BATTUTE CON AMADEUS

L’ormai ex attaccante svedese, che da metà dicembre ricopre un ruolo nella dirigenza del Milan come “Senior Advisor della proprietà RedBird“, è sbucato direttamente dalla platea e distribuendo “santini” con la sua foto al pubblico presente. Poi è salito sul palco e ha iniziato un divertente siparietto con il conduttore dell’evento, Amadeus: “Che ci fai qui? Quanti anni hai?“, la domanda di Ibra. “61“, la risposta del conduttore del Festival. “Io 42 e ho smesso, perché ho ascoltato il mio corpo… Sono venuto qui per proteggerti, ti ricordi i casini che hai combinato l’anno scorso?“, le replica dello stesso Ibrahimovic.

Il dialogo tra i due continua, con Ibrahimovic che chiede se può andare a occupare il palco d’onore: “Ci si è seduto solo Mattarella“, sottolinea Amadeus. “E quanti gol ha fatto?“, la battuta pronta di Ibra. Poi, a conclusione, la frecciata di Amadeus (noto tifoso dell’Inter, ndr): “Ti ho riservato un posto in prima fila anche se non sei primo in classifica…“, a cui sono seguite le risate del pubblico presente all’interno del teatro.

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