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FA – Football Addicted #26! “Premier League e NFL: l’amore tra i due football”

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Premier League NFL

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DELLE CONNESSIONI TRA IL CALCIO INGLESE E LA NFL: I DUE FOOTBALL PIÙ FAMOSI AL MONDO.

Football inglese e football americano.

A pochi giorni dalla vittoria dei Los Angeles Rams sui Cincinnati Bengals nel Super Bowl LVI, abbiamo deciso di intraprendere un viaggio alla scoperta delle connessioni esistenti tra i due football più famosi al mondo.

Premier League e NFL sono due delle leghe sportive più amate e seguite in tutti i continenti e nel corso degli anni diverse sono state le storie che hanno fatto da collante tra le due.

Dagli stadi di calcio inglesi, che sono diventati ormai di casa per tante franchigie di football americano, ai calciatori che prima di ritirarsi hanno provato con successo a calciare anche qualche pallone ovale oltre oceano.

Passando per l’ultimo Super Bowl vinto dal proprietario dell’Arsenal e il sogno, per nulla segreto, di Harry Kane.

Come avrete capito, la puntata odierna di “FA – Football Addicted” è dedicata ai due volti del football.

Tottenham Hotspur Stadium, spogliatoio NFL. Football americano

Tottenham Hotspur Stadium, spogliatoio dedicato alla NFL. 2019.
(Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

L.A. RAMS CAMPIONI. ORA TOCCA ALL’ARSENAL?

Usciti vittoriosi dal SoFi Stadium di Los Angeles, dopo aver battuto per 23 a 20 i Cincinnati Bengals, nella notte italiana tra domenica e lunedì i Los Angeles Rams si sono laureati campioni della NFL per la seconda volta nella loro storia.

Un successo cercato e costruito con sapienza e soldi (tanti!!!) dagli Arieti e che ha visto festeggiare un volto molto conosciuto non soltanto nel football d’oltreoceano, ma anche in quello d’oltremanica: Stanley Kroenke.

Oltre che essere il proprietario di maggioranza dei Rams dal 2010 (dopo essere entrato per la prima volta nel board societario nel 1995, quando deteneva solamente il 30% della franchigia, ndr), Kroenke dal 2018 è anche il proprietario unico dell’Arsenal (le prime quote societarie dei Gunners le acquistò nel 2007, diventando poi azionista di maggioranza nel 2011, ndr).

Uomo d’affari statunitense arricchitosi grazie alla costruzione di supermercati, ranches e strutture edilizie, Kroenke nel corso degli anni 2000 ha allargato sempre di più la propria presenza nel mondo dello sport, acquistando anche i Denver Nuggets in NBA, i Colorado Avalanche in NHL (con i quali ha vinto una Stanley Cup di hockey), i Colorado Mammoth nella National Lacrosse League e i Colorado Rapids in MLS. Oltre che fondando due team nel mondo degli eSports: i Los Angeles Gladiators nella Overwatch League e i Los Angeles Guerrillas nella Call of Duty League.

Un uomo di sport a 360° e al quale ora i tifosi dell’Arsenal chiedono a gran voce di riportare i Gunners ai vertici del calcio inglese, dopo averlo criticato molto nel corso degli anni.

Stan, così come il figlio Joshua, a Londra non sono mai riusciti a entrare nei cuori dei tifosi dell’Arsenal, i quali nel corso dell’ultimo decennio hanno invocato più volte un cambio di proprietà.

Soprattutto dopo i noti fatti che solamente pochi mesi fa avevano portato i Gunners a entrare e uscire rapidamente dal progetto Super League, scatenando le ire dei supporters.

A ciò va poi aggiunto il fatto che da quando la famiglia Kroenke ha preso possesso del club, l’Arsenal non è più riuscito a esprimersi a livelli d’eccellenza, restando quasi sempre escluso dalla corsa al titolo e dalla Champions League (l’ultima volta che i Gunners hanno lottato per la Premier League è stato nel 2016/17, anno in cui arrivarono secondi a -10 punti dal Leicester City di Claudio Ranieri, mentre l’ultima partecipazione alla massima competizione europea risale alla stagione successiva, ndr).

I grandi investimenti economici fatti dai Kroenke nell’ultima sessione di mercato estiva (la più costosa nella storia dell’Arsenal, ndr), sono però visti da alcuni come il primo passo verso la costruzione di un nuovo Arsenal che possa finalmente puntare in alto.

Un progetto sul modello di quello portato avanti negli ultimi anni con i Los Angeles Rams (ai quali Kroenke ha regalato anche un nuovo impianto da 5 miliardi di euro: il SoFi Stadium, ndr), tra analogie e differenze.

L’analogia. Un tecnico giovane, ma con esperienza come assistente di grandi allenatori in altre squadre: Sean McVay ai Rams, Mikel Arteta all’Arsenal.

La differenza. Acquisti costosi di giocatori già affermati e pronti a vincere in NFL da una parte (Odell Beckham Jr, Matthew Stafford, Von Miller, Sony Michel ai Rams, dove erano già presenti in rosa eccellenze come Copper Kupp e Aaron Donald), acquisti costosi di giocatori giovani e bisognosi di crescere in Premier League dall’altra (Ben White, Martin Odegaard, Aaron Ramsdale, Nicolas Pepe, Thomas Partney all’Arsenal).

Il risultato. I Rams hanno già vinto, l’Arsenal è ancora in costruzione.

Una crescita che nell’ultimo periodo non è ancora stata sufficiente ai Gunners per togliersi grandi soddisfazioni (sebbene non vada dimenticata la conquista della FA Cup nel 2020 e il raggiungimento della finale di Europa League l’anno prima), ma che ora i tifosi dell’Arsenal sperano possa portare presto alla conquista di una Premier League.

Tottenham Hotspur Stadium. Caschi NFL presenti nello store. 2019. Football americano

Tottenham Hotspur Stadium. Caschi NFL presenti nello store. 2019.
(Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

L’AMBIZIONE DEL TOTTENHAM

Nella Londra calcistica, ad avere collegamenti diretti con la NFL non è però solamente l’Arsenal.

Da un paio d’anni c’è infatti un altro club di Premier League che ha stretto una partnership molto importante con la massima lega di football americano al mondo: il Tottenham Hotspur.

La costruzione del nuovo stadio degli Spurs è stata studiata fin dal principio anche per ospitare partite di NFL, tanto che al suo interno il palazzetto presenta un campo da football americano regolare e diverse aree dedicate.

Spazi che noi abbiamo avuto la possibilità di visitare in anteprima nell’estate del 2019 e dei quali possiamo confermarvi l’assoluta eccellenza.

Il campo da football è posizionato al di sotto di quello da calcio, il quale in 35 minuti può essere retratto e fatto scivolare in uno dei parcheggi presenti all’interno dello stadio.

C’è una sala stampa dedicata esclusivamente alla NFL, così come due spogliatoi studiati e creati appositamente per ospitare squadre di football americano.

Uno stadio multiuso e nel quale ora il Tottenham vorrebbe ospitare addirittura un Super Bowl.

Secondo quanto riportato dal Daily Mail, il proprietario degli Spurs, Daniel Levy, avrebbe infatti intenzione di presentare alla NFL una proposta per poter ottenere l’organizzazione del Super Bowl 2026 in questa struttura.

Un sogno che, se dovesse realmente avverarsi, comporterebbe la disputa del primo Super Bowl della storia al di fuori del suolo degli Stati Uniti.

D’altronde il Tottenham ha già dimostrato di poter ospitare con successo partite di NFL, tanto da aver stipulato un accordo da oltre 54 milioni di euro con la lega statunitense e che permetterà agli Spurs di veder disputare sul proprio campo un paio di partite di football americano ogni anno per il prossimo decennio.

Dal 2007 durante la stagione regolare, diverse partite di NFL si giocano infatti a Londra – i così detti NFL London Games (appartenenti alle NFL International Series) – e lo stadio del Tottenham è solamente l’ultima venue a essere stata utilizzata.

Lo stadio di Wembley e quello di Twickenham sono gli altri teatri di questi incontri, che vedono spesso coinvolti i Jacksonville Jaguars, franchigia NFL posseduta da Shahid Khan, proprietario a sua volta anche del Fulham FC (altro uomo, dunque, di collegamento tra il mondo della NFL e quello del calcio inglese).

Tottenham Hotspur Stadium. Sala stampa dedicata alla NFL. 2019. Football americano

Tottenham Hotspur Stadium. Sala stampa dedicata alla NFL. 2019.
(Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

IL SOGNO DI KANE

“Giocare un giorno in NFL sarebbe la realizzazione di un sogno per me. C’è ancora tanto tempo prima che succeda, ma tengo d’occhio questa possibilità”.

Parole di Harry Kane, capitano della Nazionale inglese e stella del Tottenham che nel corso della carriera non ha mai nascosto il proprio desiderio di confrontarsi un giorno con la NFL.

Maestro del football inglese, nel football americano vorrebbe infatti costruirsi una nuova carriera quando quella calcistica giungerà al termine.

Vuole farlo ovviamente nel ruolo di kicker, ovvero di quel giocatore il cui compito è quello di calciare i così detti field goals, dei tiri di precisione e potenza che possono essere paragonati – con flessibilità di veduta – a delle punizioni.

L’amore di Kane per la NFL è nato ammirando la figura di Tom Brady, leggendario quarterback in grado di conquistare sette Vince Lombardi Trophy (titoli NFL, ndr) con New England Patriots e Tampa Bay Buccaneers (Brady si è ritirato al termine di questa stagione, ndr).

199ª scelta al draft del 2000 (quindi molto tardi), Brady nel corso della sua carriera è riuscito forse ad affermarsi come il miglior quarterback di tutti i tempi.

Una storia che ha da subito affascinato Kane e che ha finito con l’alimentare il suo desiderio di NFL.

“Come per tutti gli sport, molto dipende dalla capacità di gestire la pressione. Anche nel football tutto può ridursi a un calcio dell’ultimo minuto. Credo che, se dovessi giocare mai in NFL, riuscirei a gestire la tensione”.

Pensiero che Kane ha ribadito lo scorso anno e che è condiviso anche da Christian Fuchs.

Vincitore di una Premier League e di una FA Cup con il Leicester City, l’ex difensore austriaco delle Foxes è infatti un altro calciatore che, come Kane, ha espresso più volte il proprio sogno di diventare un kicker NFL.

Kane e Fuchs non sono però gli unici due calciatori con un grande amore per il football americano. Fan dei Philadelphia Eagles, anche Eric Dier guarda sempre con attenzione cosa accade in NFL.

Una passione che il difensore del Tottenham condivide con la propria famiglia e in particolare con il cognato statunitense.

football americano NFL Houston vs Jacksonville a Wembley

Wembley Stadium, match NFL Houston Texans vs Jacksonville Jaguars, Nov. 2019.
(Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

DA UN FOOTBALL ALL’ALTRO

Per quanto possa sembrare insolito, sono diversi i calciatori che nel corso dei decenni hanno intrapreso una carriera in NFL dopo averne conclusa una prima nel calcio.

Tra questi ci sono Toni Linhart, Toni Fritsch (unico austriaco vincitore di un Super Bowl, nel 1972 con i Dallas Cowboys), i fratelli Matt e Chris Bahr (vincitori di un paio di Super Bowl a testa rispettivamente con Pittsburgh Steelers/New York Giants e Oakland/Los Angeles Rams), Josh Lambo (attualmente in attività con i Jacksonville Jaguars) e Neil O’Donoghue.

Quest’ultimo è l’unico di questo sestetto ad aver partecipato a un campionato di football britannico, avendo militato per diversi anni nella League of Ireland. Americano nato a Dublino, O’Donoghue tra il 1971 e il 1978 ha infatti vestito le maglie di Shamrock Rovers, Drumcondra FC e Shelbourne, prima di diventare il kicker più alto nella storia della NFL nel 1977 (giocò con i Buffalo Bills, i Tampa Bay Buccaneers e i St. Louis Cardinals, ndr).

Menzione d’onore poi per Derek Smethurst. Attaccante di Chelsea e Millwall negli anni Settanta del Novecento, divenne un kicker dei Tampa Bay Buccaneers nel 1977. La sua carriera NFL durò però pochissimo, tanto che non giocò mai una gara ufficiale di regular season.

Caso analogo a quello di Tony Meola, storico portiere della Nazionale di calcio degli Stati Uniti nei Mondiali di Italia ’90 e USA ’94.

In Inghilterra Meola vestì le maglie di Brighton and Hove Albion e Watford in First Division. Negli USA quella dei New York Jets in NFL, venendo però escluso dalla squadra dopo sole tre partite di pre-season. Un’esperienza che però Meola non ha dimenticato.

“Penso che ciò che nel calcio si avvicini di più a un field goal NFL sia il quinto rigore che un giocatore si ritrova a tirare in una serie dagli undici metri. Quello che, se lo sbagli, hai perso”.

Altro calciatore che si è confrontato direttamente con il mondo del football americano è poi Horst Mühlmann, ex portiere di Schalke 04 e poi kicker NFL di Cincinnati Bengals e Philadelphia Eagles tra gli anni ’60 e ’70.

Così come Clive Allen, ex attaccante della Nazionale inglese, famoso per essere il calciatore ad aver giocato per più squadre nella città di Londra: Queens Park Rangers, Arsenal, Crystal Palace, Tottenham, Chelsea, West Ham United e Millwall.

Centravanti anche di Manchester City e Carlisle United, Allen nel 1997 si mise alla prova come kicker nei London Monarchs, squadra partecipante alla NFL Europe, campionato organizzato tra il 1991 e il 2007 dalla NFL in Europa per diffondere il football americano nel Vecchio Continente.

football americano NFL Houston vs Jacksonville a Wembley

Wembley Stadium, match NFL Houston Texans vs Jacksonville Jaguars, Nov. 2019.
(Fonte: foto scattata dall’autore dell’articolo Marco Garghentino)

ALLENAMENTI DA PREMIER LEAGUE

Il rapporto tra il football inglese e quello americano negli anni è diventato sempre più profondo. Tanto che non è solamente più il calcio a guardare con ammirazione al football, bensì anche il contrario.

Diversi i giocatori della NFL che nel tempo hanno dichiarato di aver utilizzato le conoscenze apprese su un campo da calcio per migliorare le giocate da portare poi su quello da football americano.

Marcus Mariota, Jay Ajayi (grande tifoso dell’Arsenal, ndr), Wes Welker, DeAndre Hopkins, J.J. Watt, Chad Johnson, Andrew Luck, Dwight Freeney, Odell Beckham Jr., Ndamukong Suh, sono tutti giocatori con una passione per il calcio e che, praticando a livello giovanile o amatoriale questo sport, grazie al calcio hanno appreso nuove conoscenze che hanno riutilizzato poi in NFL.

Velocizzare il movimento dei piedi in una porzione ridotta di campo. Estendere la propria visione periferica per analizzare rapidamente cosa accade su tutto il perimetro di gioco. Sviluppare i cambi di passo, gli scatti.

Tecniche molto utili su entrambi i campi da football.

Oltre ai calciatori, a osservare con attenzione cosa accade nel mondo del calcio sono però anche gli staff tecnici delle diverse franchigie.

In particolare, Reggie Scott, capo allenatore per la parte atletica nei Los Angeles Rams di Kroenke.

Scott dalla Premier League ha copiato infatti veri modelli di allenamento, portando in NFL una nuova cultura per quanto riguarda il rapporto tra lavoro e riposo.

Esportando negli Stati Uniti quanto accade già da anni nei club di calcio inglese (e non solo), Scott ha iniziato a monitorare con strumenti all’avanguardia ogni singolo giocatore dei Rams nel corso degli allenamenti, potendo così capire come modificare il carico di lavoro per ogni atleta giorno dopo giorno.

Ciò è necessario per non sottoporre i giocatori a stress eccessivi (come avveniva invece spesso in passato), concedendo ai loro corpi il giusto riposo e i corretti tempi di recupero. Il fine è ovviamente quello di ridurre le possibilità di infortunio.

Un obiettivo che Scott ha centrato, se pensiamo che i Rams dal 2015 a oggi sono uno dei cinque teams (su 32 totali, ndr) con il minor numero di infortuni in NFL.

Un perfetto esempio di come un football possa influenzare l’altro.

Fonte: foto Pixabay con diritto Google Creative Commons

DAI MESSAGGI POLITICI ALLA TV

Oltre a ciò che accade in campo, e negli allenamenti, a unire Premier League e NFL sono anche alcuni messaggi politici.

Ormai da un paio di stagioni, prima di ogni partita i giocatori inglesi si inginocchiano in campo in onore del movimento Black Lives Matter, a difesa dei diritti dei neri nel mondo.

Un movimento di protesta nato proprio negli Stati Uniti e che ha visto in un quarterback NFL uno dei suoi primi portavoce silenziosi.

Ex stella dei San Francisco 49ers, Colin Kaepernick nell’agosto del 2016 prima del fischio d’inizio di una gara di pre-season tra i suoi 49ers e i Green Bay Packers si inginocchiò durante l’inno nazionale, suscitando scalpore.

Un gesto ripetuto poi più volte da Kaepernick nel corso delle gare successive, fino al suo allontanamento dalla NFL, dove nessuna franchigia ha più avuto il coraggio di integrarlo nel proprio roster.

Passando alla TV, a unire recentemente il mondo del football americano con quello inglese è stata la fortunata serie Ted Lasso.

Presentata nell’agosto del 2020 e vincitrice di diversi premi negli ultimi due anni, Ted Lasso è una commedia che parla di un coach di football americano che viene chiamato a Londra per allenare un club di Premier League in difficoltà.

Una storia divertente e ricca di spunti di riflessione, che gioca sapientemente e con ironia sulle differenze tra il mondo inglese e quello americano.

Il filo conduttore ovviamente è il football, nei suoi due volti.

Solamente l’ultima dimostrazione del forte link esistente tra queste due realtà, sinonimo di eccellenza nei rispettivi sport.

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

[INTERAGISCI CON NOI! Hai in mente una particolare storia di calcio britannico di cui vorresti leggere un nostro approfondimento nella rubrica FA – Football Addicted? Lascia un commento in risposta alle nostre stories Instagram o scrivici un messaggio. Il tema della prossima puntata potresti sceglierlo tu!]

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Mondiali, quali sono le scaramanzie più particolari della storia?

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Mondiali

Nel mondo del calcio, e non solo, sono celebri alcuni episodi scaramantici che gli sportivi fanno prima o durante le partite. Possono essere le cose più disparate: oggetti o riti. Ognuno ricorda qualcosa di particolare. Per esempio al Livorno era celebre il presidente Spinelli che andava a vedere gli incontri della sua squadra sempre col cappotto giallo. Ma quali sono gli episodi più particolari nella storia dei mondiali di calcio?

SCARAMANZIE AI MONDIALI

Nella storia dei mondiali se ne sono viste di ogni. Probabilmente gli italiani ben ricordano Giovanni Trapattoni, quando nei mondiali in Corea del Sud e Giappone del 2002 portava con sé dell’acqua santa che versava sul campo prima delle partite.

Famoso poi è anche il bacio di Laurent Blanc sulla testa di Fabien Barthez prima del fischio d’inizio, ai mondiali di Francia 1998. Rimanendo sempre coi francesi, nel 2008 il CT Raymond Domenech ammise che si fidava dell’astrologia quando doveva schierare la formazione. Così è stato per gli europei di quell’anno, ma anche nei mondiali del 2006 e 2010. Così bene però non gli ha portato in entrambi i casi l‘astrologia.

Andando ancora più indietro nella storia, l’attaccante inglese Gary Lineker, capocannoniere dei mondiali del 1986 in Messico, disse che nel riscaldamento non tirava mai in porta, proprio per non sprecare i gol prima dei 90 minuti. Celebre è anche il caso di Eusebio, vincitore della medaglia di bronzo nei mondiali del 1966 in Inghilterra, il quale giocava sempre con una monetina nella scarpa. Sempre nei mondiali giocati in terra britannica, il padrone di casa Bobby Moore era sempre l’ultimo a indossare i pantaloncini.

Anche il portiere belga Michel Preud’homme aveva la sua scaramanzia, ovvero sotto la divisa di gioco indossava la maglietta dello Standard Liegi, suo primo club. Fa specie però che ha abbandonato questa pratica solo nei mondiali di USA 1994, quando paradossalmente fu votato come miglior portiere della competizione.

NON SOLO NEL CALCIO

Non è solo una cosa propriamente del calcio. Uno dei casi più celebri è Rafael Nadal, che prima di ogni battuta si mette i capelli dietro le orecchie e sistema pantaloncini o mutande. Questa è la più nota, ma in realtà il tennista spagnolo è uno degli sportivi più scaramantici in assoluto e fa anche molte altre cose, come una doccia ghiacciata di 45 minuti prima di ogni partita, o il salto prima del lancio della monetina, solo per dirne alcune.

Ce ne sono di particolari anche nel basket. Infatti solo per citarne uno, Jason Kidd, leggenda dei New Jersey Nets e Dallas Mavericks, ora allenatore degli stessi texani, prima di ogni tiro libero si toccava il sedere con una mano e poi con la stessa mandava un bacio verso il canestro.

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Formula 1, arriva la sanzione ufficiale alla Red Bull: i dettagli

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Verstappen

La tanto attesa decisione della FIA sul caso Red Bull è arrivata e non farà felici i rivali della casa austriaca. La Federazione si è pronunciata sullo sforamento del Budget Cap da parte del team di Chris Horner, comminando una sanzione tarata sull’ammontare di tale irregolarità. Ma vediamo i dettagli.

IL TITOLO È SALVO

La violazione in termini di budget da parte della scuderia è di circa 1,7 milioni di euro, verificatasi ufficialmente per un errore degli addetti alla distribuzione delle risorse in denaro della squadra. La pena comminata dalla FIA, di conseguenza, è una multa di 7 milioni e una riduzione del 10% del tempo disponibile per fare test aerodinamici in galleria del vento.

Dunque, il titolo piloti e quello costruttori – entrambi appena conquistati – rimarranno in mano a Max Verstappen e a Christian Horner, scontentando le altre scuderie della griglia; le quali, però, potrebbero comunque trarre vantaggio dalla sanzione tecnica inflitta alla Red Bull.

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Il caso sul budget cap in Formula 1: cosa rischia la Red Bull?

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Verstappen

Max Verstappen è per la seconda volta campione del mondo. Il numero 1 della Red Bull con quattro gare di anticipo ha chiuso il discorso mondiale piloti. Lo ha fatto nella maniera più rocambolesca possibile, viste le decisioni arrivate a gara finita in quel di Suzuka. Infatti Charles Leclerc ,che ha concluso in seconda posizione, è stato penalizzato, chiudendo quindi la corsa dietro a Sergio Perez. Durante l’intervista Max Verstappen ha quindi scoperto. senza poi realizzare anche durante il podio. di aver vinto il suo secondo titolo.

“Vincere il Mondiale qui è incredibile. Oggi la macchina volava in ogni condizione, sono contento di aver potuto correre e di aver vinto. Questo titolo è anche più bello del 2021 per il lavoro di squadra che c’è dietro”.

Max Verstappen nel post gara di Suzuka

Quello ancora più incredibile però è stato il contesto generale della situazione. Tanta confusione. Pilota compreso che continuava a non capire. Forse anche per la tensione extra-mondiale del 2022. Si, perché i riflettori di tutta la Formula 1 sono tutti puntati su altro, quasi come se la vittoria del Mondiale del pilota olandese passasse in secondo piano. Il fatto incredibile che tutto questo collega sempre Verstappen ed un suo mondiale. Ma quello dello scorso anno. Proprio quello vinto all’ultimo giro ad Abu Dhabi a discapito di Lewis Hamilton. Perché il campionato del mondo del 2021 di Formula 1 non è ancora stato chiuso. A riaprire tutto è stato il “Budget gate“. Un caso importantissimo, che potenzialmente potrebbe influenzare tantissimo anche il Mondiale 2023. Quindi se per il momento, non ci sono essere dubbi per quello di quest’anno, dobbiamo capire e scoprire perché il titolo del 2021 è una battaglia “politica” ancora aperta.

LA DURA POSIZIONE DI MERCEDES E FERRARI

Il tutto nasce nella settimana del Gran Premio di Singapore, corso circa 2 settimane fa. Nel paddock e nel mondo della F1 iniziano a circolare voci e indiscrezioni pesantissime: due team avrebbero violato il budget cap dopo le verifiche effettuate sui bilanci del 2021. Si parla di Aston Martin in maniera lieve e, in maniera incredibile, della Red Bull. Il team austriaco inoltre avrebbe sforato il budget cap con alcuni milioni di differenza che, per gli addetti ai lavori, possono valere una stagione. A parlare in maniera forte e decisa sono stati i team principal delle due squadre più forti (politicamente parlando) con interessi riguardo al mondiale dello scorso anno, di quello presente e quelli a venire:

“Si parla di milioni di dollari, la differenza tra vincere e perdere. Noi abbiamo fiducia nella leadership e nella trasparenza della FIA, perché quello dei costi è uno dei fattori più importanti del regolamento di questa nuova Formula 1. Siamo preoccupati, il regolamento era molto chiaro. E non riguarda solo la stagione 2021, ma anche quella in corso e la 2023, visto che la macchina per la prossima stagione è già pronta”.

Toto Wolff, Team principal della Mercedes a Sky Sport

“Se uno legge il regolamento, questo budget cap ha l’obiettivo di rendere questo sport corretto. Noi per stare dentro al tetto abbiamo fatto uno sforzo incredibile, limitando sviluppi e organizzazione, prendendo del margine al primo anno. Abbiamo interagito con la FIA da sempre. C’è del ritardo e il fatto che c’è vuol dire che ci sono discussioni aperte su cui nascono speculazioni. Parlare oggi del 2021 però è un peccato, perché ha implicazioni su due mondiali. Se si parla di qualche milione, anche fossero 4, non sono pochi. Sono 70 persone in un ufficio tecnico. È un mezzo secondo. Anche rientrare nella penalità minore, non sono noccioline. Il tema è importante. Ne va della credibilità. Aspettiamo. Sarebbe un problema grosso da gestire”.

Mattia Binotto, Team principal delle Scuderia Ferrari

LA RISPOSTA RED BULL E LA FIA

“A meno che non ci sia un chiaro ritiro di queste dichiarazioni, prenderemo la cosa incredibilmente sul serio e valuteremo le opzioni a nostra disposizione. È assolutamente inaccettabile fare commenti come quelli di ieri totalmente diffamatori per la squadra, per i marchi e anche per la Formula 1. Si tratta di una comunicazione privata tra il team e la FIA. Come può una squadra conoscere i dettagli della nostra richiesta? Come può un team sapere se una squadra è in violazione o meno?”.

Christian Horner, Team principal della Red Bull

Chiaramente Horner cerca di prendere dure posizioni dopo le parole di Ferrari e Mercedes, ma lascia sfuggire un dettaglio che fa intuire che qualcosa di profondamente vero ci sia. Infatti non smentisce le voci che riguardano la Red Bull, ma indirettamente conferma che c’è un dialogo tra FIA (la federazione che controlla il mondo degli sport motoristici, lato automobilistico) ed il team, probabilmente in trattativa per trovare un compromesso in modo da non far pesare così tanto le possibili penalità. In tutto questo, la FIA e la Formula 1 comunicano che dopo queste importanti indiscrezioni (che forse non sarebbero dovute uscire così facilmente) verrà rilasciato un comunicato riguardo il caso Aston Martin e Red Bull il 5 ottobre.

Arrivati alla fatidica data, per tutto il giorno si attende un sussulto o qualche comunicato, ma verso la sera ecco che la FIA rinvia ancora una volta le questioni al 10 ottobre, quindi un giorno dopo quella che sarebbe stata la conquista del secondo titolo da parte di Verstappen. Ed è qui che ci ricolleghiamo alla confusione e alla quasi indifferenza da parte del contesto generale della Formula 1 sul concentrarsi più sul giorno dopo che alla celebrazione del Mondiale del pilota olandese, cosa che ormai era scontata anche per Leclerc.

“Il titolo di Max era solo questione di tempo. Ci aspettavamo vincesse il titolo di campione. Dobbiamo sfruttare queste ultime gare per migliorare come team e fare meglio l’anno prossimo”.

Charles Leclerc a Sky Sport nel post gara di Suzuka

IL COMUNICATO

Ecco che quindi si arriva al 10 ottobre. Questa volta nessun rinvio o particolare attesa. La Formula 1 e FIA comunicano che l’Aston Martin e la Red Bull hanno violato il regolamento per quanto riguarda il budget cap.

Tutto confermato secondo quindi le indiscrezioni dei giorni e delle settimane prima. Ma quello che è stato lasciato passare è il termine che viene utilizzato dalla stessa FIA per annunciare le penalità ancora da comunicare. Perchè, come tutto il regolamento della F1, ci sono grandi variazioni per quanto riguarda le penalità sulle violazioni al budget cap.

All’Aston Martin viene assegnata una “Procedural Breach”, mentre alla Red Bull la medesima della casa motoristica inglese con in più una “Minor Financial Overspend”. Tradotto, la Red Bull ha commesso una violazione finanziaria minore del 5% del Cost cap. A primo impatto leggendo il comunicato si pensa subito ad una penalità lieve che non avrà grosse conseguenze. Invece, a fare il punto della situazione per spiegare ancora meglio la situazione, ci ha pensato il telecronista di Sky Sport F1 Carlo Vanzini:

“La questione è più complessa del solito. In Italia leggo di penalizzazione lieve. No, Minor Bridge sta per il nome che è stato dato dal regolamento della FIA per questa penalità sotto al 5%. Questo 5% di 145 milioni sono circa 7 milioni. Non si sa quale sia la cifra precisa. In questi giorni sicuramente Red Bull ha lavorato con la federazione per dimostrare che alcune voci non erano dentro al budget cap. La Red Bull quindi è riuscita a rientrare in questa percentuale. Ma questo non significa che sia meno grave”.

PRECISAZIONI

“Parliamo di violazione di regolamento. La sanzione prevista dal regolamento è quella di una multa. Per vizio procedurale (Procedural Breach) significa che una delle voci non sono state inserite all’interno del budget cap. Come se alcune spese non siano state presentate. Il problema è che le sanzioni possono essere molteplici. Una reprimenda pubblica o una multa. Oppure l’esclusione dalle sessioni, un limite sull’utilizzo della galleria del vento o una limitazione sul budget cap in futuro”.

“Ho voluto lasciare da parte le sanzioni sulla detrazioni di punti sul campionati costruttori e quella sul campionato piloti. Guardando queste ultime posso dire che il mondiale 2021 è messo pesantemente in discussione. E tutto questo sarà importante perchè andrà a creare un precedente per i prossimi anni. I tempi per le penalità potranno essere di 3/4 settimane. Adesso possiamo dire quindi che Verstappen è campione del mondo nel 2022? Oppure dobbiamo aspettare ancora un anno come per il 2021?”.

Carlo Vanzini, report dal profilo Instagram del commentatore.

La cosa più importante, o meglio, la prima conseguenza del comunicato FIA è stata la reazione Red Bull.

Evidentemente non c’è alcuna voglia di patteggiare da parte di entrambe le parti. E chi sa che questa volta la FIA non possa arrivare fino in fondo, mettendo quindi tutto in discussione. Non ci resta che attendere l’attesissima penalità definitiva.

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Ciclismo, presentato il Giro d’Italia 2023: si parte il 5 maggio

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Oggi è stato annunciato il calendario e il percorso del Giro d’Italia 2023. 21 le tappe totali, di cui 8 per velocisti, tre contro il tempo, altre 7 con arrivi in salita e 4 tappe mosse. Si presenta così l’edizione numero 106 del Giro d’Italia che partirà per la seconda volta dall’Abruzzo il 5 maggio con una prova cronometrata individuale, per poi terminare il 28 maggio a Roma con la passerella finale ai Fori Imperiali con il vincitore della maglia rosa. Un passaggio per l’intera penisola che comprenderà anche una tappa in Svizzera, in Crans Montana, corrispondente alla tappa numero 13 del giro.

Dopo l’unveiling del calendario, adesso inizia la lotta per la maglia rosa . Chi sconfiggerà Jai Hindley?

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