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FA – Football Addicted #1! “Watkins, Johnstone e Adams... ” | Numero Diez

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FA – Football Addicted #1! “La prima volta: Watkins, Johnstone e Adams in Nazionale”

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mercato premier league

QUESTA È ‘FA – FOOTBALL ADDICTED’, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI DUE SETTIMANE, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK!

La prima volta. La prima volta non si scorda mai. Il primo calcio a un pallone. Il provino passato. Il primo contratto firmato. La prima partita da professionista giocata. La prima chiamata in Nazionale.

Oggi per noi di ‘FA – Football Addicted’ è la nostra prima volta, il nostro debutto, e per la nostra prima volta abbiamo deciso di raccontarvi un’altra prima volta. O meglio, altre prime volte.

I campionati si sono fermati per la cosiddetta pausa Nazionali ed è così che all’improvviso alcuni ragazzi si sono ritrovati a vivere la loro prima volta. La loro prima chiamata in Nazionale maggiore. Un giorno che sicuramente non scorderanno mai nella vita.

È la prima volta per Ollie Watkins (Aston Villa) e Sam Johnstone (West Bromwich Albion) con l’Inghilterra. La prima per Ché Adams (Southampton) e Kevin Nisbet (Hibernian) con la Scozia. La prima di Dion Charles (Accrington Stanley) e Nathan Gartside (Derry City) con l’Irlanda del Nord e di Conor Coventry (West Ham United) con la Repubblica d’Irlanda.

Noi vogliamo soffermarci sulle prime volte dei primi tre giocatori di questa lista: Watkins, Johnstone e Adams.

Talenti che stanno vivendo una stagione da protagonisti nella Premier League inglese, motivando rispettivamente a 25, 28 e 24 anni una chiamata nelle rispettive Nazionali che rappresenta indiscutibilmente l’apertura di un nuovo meraviglioso capitolo nelle loro carriere.

ollie watkins aston villa

Fonte: account Instagram ufficiale di Ollie Watkins

OLLIE WATKINS

Per Oliver George Arthur Watkins da Torquay si tratta di una prima assoluta. Nel corso della sua vita da attaccante Ollie non aveva infatti mai ricevuto alcuna chiamata dall’Inghilterra, nemmeno a livello delle giovanili.

Ed è per questo che quando ha scoperto di essere stato inserito nella lista dei convocati da Gareth Southgate per le sfide di qualificazione ai prossimi Mondiali contro San Marino, Albania e Polonia, non ci voleva neppure credere. Come raccontato al Daily Mirror:

“Ho ricevuto un messaggio da Sharon Barnhurst, segretaria del nostro club (Aston Villa, ndr), la quale mi diceva di chiamarla. Due giorni prima avevo parlato con lei e mi aveva detto che ero stato multato dal club per dei piccoli problemi che c’erano stati al centro d’allenamento. Per questo ho pensato subito che si trattasse ancora di quella storia. Comunque, l’ho cercata e le ho chiesto se volesse chiedermi i soldi di quella multa. Mi ha risposto subito che non si trattava di quello e che, anzi, aveva delle ottime notizie per me. Mi ha detto: ‘sei stato convocato dall’Inghilterra’. Onestamente non ci potevo credere. Mi sono seduto in stato di shock”.

Formatosi calcisticamente nell’Exeter City, ha sgomitato per oltre dieci anni nelle giovanili prima di debuttare in prima squadra e diventare un punto di riferimento per i Grecians del Devon in League Two. Nel mezzo anche un prestito di qualche mese al Weston Super Mare AFC, club semi-professionistico di non-league del Somerset nel quale Waktins ha imparato ad allenare il proprio fisico.

“La non-league mi ha aiutato molto a crescere. Era un campionato molto fisico. C’erano giocatori più vecchi, forse non tanto in forma o veloci quanto lo ero io, ma abili a trovare i modi migliori per fermarmi sul campo. Ero magro e volevo essere più potente fisicamente, più difficile da spostare, e così ho capito che dovevo iniziare investire su me stesso. A incrementare il lavoro in palestra. Giocare nel Weston mi ha aperto gli occhi”.

Poi è arrivata l’esperienza nella city, Londra, dove dal 2017 al 2020 Ollie ha indossato la maglia del Brentford, collezionando 49 goals in 143 partite con le Bees e affermandosi nella stagione 2019/2020 come capocannoniere del campionato di Championship con 26 reti, riuscendo quasi a portare il club londinese in Premier League nell’ultima storica stagione a Griffin Park (il Brentford è stato sconfitto in finale playoffs dal Fulham, ndr).

E se le Bees la Premier League l’hanno così solamente sfiorata, Watkins nel massimo campionato inglese ci è arrivato grazie all’Aston Villa di Dean Smith. I Villans sono stati infatti i primi a scommettere sul suo talento, firmando un assegno da 28 milioni di sterline (acquisto più oneroso di sempre per il club!) e portandolo così al Villa Park.

Una scommessa che, ad oggi, può essere considerata vinta. Alla sua prima annata in Premier League, Ollie ha già messo a referto 10 goals e 3 assists in campionato, togliendosi addirittura lo sfizio di realizzare una tripletta contro il Liverpool, nel sonoro 7-2 che l’Aston Villa è riuscito a rifilare ai Reds lo scorso 4 ottobre, e una doppietta all’Emirates Stadium contro l’Arsenal (squadra poi trafitta nuovamente anche nella gara di ritorno al Villa Park, ndr).

Niente male per un ragazzo che a 9 anni era stato scartato nel suo primo provino per l’Exeter City, salvo poi invertire il verdetto un paio di anni più tardi.

Un ricordo lontano per Ollie, capace ora di conquistarsi la sua prima chiamata nella Nazionale inglese grazie a prestazioni deliziose nel campionato più affascinante del mondo. Prestazioni che hanno finito per attirare l’attenzione di Southgate, molto curioso di potersi confrontare con lui, come sottolineato dallo stesso tecnico nelle prime interviste rilasciate dopo le convocazioni:

“Penso che per noi sia una grande occasione per lavorare con Ollie. Al momento Tammy (Abraham, ndr) ha giocato poco con il Chelsea nell’ultimo periodo e Danny Ings è infortunato. Ci piace il pressing che Ollie mette sul campo, la sua velocità, come corre in ripiegamento. Deve migliorare nella capacità di legare il gioco, ma la sua prima stagione in Premier League, in un grande club, è stata fin qui eccezionale”.

Doti, quelle elencate dal CT inglese, che Watkins ha mostrato subito nella sua gara di debutto contro San Marino il 25 marzo scorso a Wembley, partita in cui l’attaccante dell’Aston Villa è anche riuscito a realizzare la sua prima rete con la maglia dei Tre Leoni. Ebbene sì, perche Ollie ha voluto esagerare. Alla gioia per la prima convocazione in Nazionale ha aggiunto subito quella per il debutto, raggiungendo poi l’apoteosi con la gioia per il goal.

Subentrato a Dominic Calvert-Lewin al 63′ della sfida contro la Serenissima, a Watkins sono bastati venti minuti per lasciare il suo timbro sulla partita. Una notte che Ollie non dimenticherà mai, come dimostrano le stesse parole pronunciate dall’attaccante dopo l’incontro:

“È stato incredibile. Un sogno, a essere onesto. Per tutto il giorno in hotel ho pensato: ‘spero di avere un’occasione, di godermi il momento e magari di segnare anche un goal’. Non sapevo però che sarebbe davvero successo. Sono senza parole. Provo solamente tanto onore per aver indossato questa maglia e aver avuto l’opportunità di giocare con i miei compagni. Anche segnare un goal al mio debutto… non avrei potuto scrivere una storia migliore. Sono al settimo cielo”.

Una reazione molto simile a quella avuta da Gareth Southgate, entusiasta per come Watkins sia riuscito subito a integrarsi nella sua squadra e a lasciare il segno alla prima convocazione:

“La prima cosa che si nota è la reazione che la squadra ha avuto (in riferimento al momento del goal di Watkins, ndr). Dimostra quanto sia un team unito. Tutti sapevano cosa significasse questo momento per lui e Ollie è stato molto bravo a inserirsi velocemente nel gruppo. È un ragazzo molto umile ed è stato bello per me dargli l’occasione di giocare una mezz’ora di partita. Poi segnare al debutto, è una favola no?”

sam johnstone wba

Fonte: account Instagram ufficiale di Sam Johnstone

SAM JOHNSTONE

Una favola, come la stagione di Samuel Luke Johnstone. Il natio di Preston una panchina di Premier League l’aveva già assaporata in passato, quando tra il 2012 e il 2016 ha collezionato diverse convocazioni nel Manchester United, ma il campo lo ha assaggiato solamente quest’anno. Le sue 28 presenze nel massimo campionato inglese sono infatti arrivate tutte nella stagione in corso, con la maglia del West Bromwich Albion.

Dopo avergli affidato la difesa della propria porta nelle ultime due stagioni in Championship (compresa quella che ha portato alla promozione, ndr), i Baggies la scorsa estate hanno deciso di confermare Sam anche nell’annata del ritorno del club in Premier League, facendolo di fatto debuttare in prima divisione lo scorso 13 settembre.

E da allora Johnstone si è ritagliato un ruolo da protagonista nella società con sede nelle West Midlands, tanto da essere la nota più positiva all’interno di una stagione fin qui difficilissima per il WBA.

I Baggies oggi si ritrovano al 19° posto in classifica, a -10 punti dalla zona salvezza, con la peggior difesa della Premier League (57 goals subiti) e già un piede e mezzo in Championship. Praticamente quasi retrocessi.

Numeri che farebbero pensare a un’annata da incubo per il portiere titolare. Niente di più sbagliato.

Johnstone al West Brom sta infatti vivendo una prima esperienza in Premier League di ottimo livello. Ogni weekend è tra i più positivi in campo e a fine stagione con ogni probabilità vincerà il premio di ‘Miglior giocatore del WBA 2020/2021’.

Sia sotto la guida di Slaven Bilic (esonerato lo scorso 16 dicembre, ndr), che sotto quella di Sam Allardyce, l’ex Manchester United non ha mai abbassato la propria qualità di rendimento.

Cinque i clean sheets fin qui collezionati in Premier League. In continuo e rapido aggiornamento il conto delle parate messe a segno. Tanto da essere il portiere con il maggior numero di salvataggi in questo campionato.

Prestazioni che non potevano passare inosservate agli occhi della Nazionale inglese, dove Johnstone è da anni uno dei più brillanti interpreti del proprio ruolo nelle categorie giovanili.

Tra l’Under 16 e l’Under 20 ha infatti collezionato 31 presenze totali, ha vinto un Europeo U17 nel 2010 e giocato un Mondiale U17 nel 2013.

È proprio nel settore giovanile dei Tre Leoni che Gareth Southgate ha imparato a conoscerlo (tra il 2013 e il 2016 l’attuale CT dell’Inghilterra ha allenato l’U21 inglese, ndr).

“Non ho avuto occasione di lavorare con Sam dai tempi in cui ero CT dell’U21 inglese e ora lui ha diverse stagioni d’esperienza in campionati importanti. Abbiamo pensato a diversi portieri da convocare e alcuni sono stati molto vicini all’essere chiamati. Karl Darlow stava giocando un’ottima stagione al Newcastle, per esempio, e si è ritrovato fuori dalla squadra titolare al momento sbagliato (da febbraio ha perso la titolarità nei Magpies a favore di Martin Dubravka, completamente recuperato da un infortunio al tallone, ndr). Sam, sebbene il suo club stia avendo una stagione difficile, sta mantenendo un ottimo livello di rendimento e per lui questa è una grande opportunità. È sempre a suo agio con il pallone tra i piedi, così come è abile nelle parate. Aspetti per noi importanti”.

Queste le parole pronunciate da Southgate nelle prime interviste post-convocazione.

Una dimostrazione di stima per un portiere che fin qui ha sempre dimostrato di potersela giocare tanto in League One, quanto in Premier League, passando anche per la Championship e diverse categorie nazionali per le giovanili dei clubs.

Manchester United U23, Aston Villa, Preston North End. E ancora, Yeovil Town, Walsall, Doncaster Rovers e Scunthorpe United. A 28 anni Johnstone di maglie leggendarie del calcio inglese ne ha già indossate parecchie, meritandosi ora anche quella della Nazionale maggiore.

Certo, a facilitare la sua chiamata da parte di Southgate è stato sicuramente l’infortunio rimediato all’addome da Jordan Pickford il 13 marzo, quando nella sfida tra il suo Everton e il Burnley, è stato costretto a lasciare il campo al 43’.

Uno stop di cui hanno ‘beneficiato’ Nick Pope (Burnley), Dean Henderson (Manchester United) e proprio Sam Johnstone.

Primo portiere del WBA a essere chiamato in Nazionale dal 2014, quando Ben Foster partecipò ai Mondiali in Brasile. Nel 2013 la sua ultima apparizione con la maglia dei Giovani Leoni, quando Johnstone fece parte per qualche giorno di un gruppo U21 allenato proprio da Gareth Southgate.

che adams southampton

Fonte: account Instagram ufficiale di Ché Adams

CHÉ ADAMS

Ora lasciamo la Nazionale inglese e passiamo a quella scozzese, per parlarvi di un giocatore che, dopo aver indossato la maglia dell’Inghilterra a livello giovanile, è stato chiamato in prima squadra dalla Scozia: Ché Adams.

Per chi di voi come noi non si perde una partita di Premier League, quello di Ché Zach Everton Fred Adams è sicuramente un nome conosciuto.

Se Danny Ings dal suo arrivo al St. Mary’s è senza ombra di dubbio la star del Southampton, Ché Adams nelle ultime due stagioni come partner d’attacco del bomber inglese si è erto come il giovane rivelazione dei Saints.

Nato a Leicester e cresciuto nelle giovanili dell’Oadby Town e dell’Ilkeston FC, al Southampton Adams ci è arrivato nell’estate 2019, dopo aver maturato esperienze per lui fondamentali in League One e Championship con le maglie rispettivamente di Sheffield United e Birmingham.

Tra il 5 e il 7 settembre 2015 ha collezionato due presenze con l’Under 20 dell’Inghilterra, entrambe contro la Repubblica Ceca.

Recentemente ha invece risposto positivamente alla chiamata della Scozia, ricevendo così nei giorni scorsi la sua prima convocazione in Nazionale maggiore da Steve Clarke.

Ha scelto infatti di sfruttare l’origine scozzese di un nonno materno e di cedere alla avances della Tartan Army.

Una decisione alla quale Adams è arrivato dopo diverse riflessioni. In passato aveva infatti rifiutato un primo approccio dalla Scozia, così come aveva fatto con la Nazionale dell’Antigua e Barbuda, Paese situato tra l’Atlantico e i Caraibi che l’attaccante del Southampton avrebbe potuto decidere di rappresentare a livello nazionale (grazie ad altre parentele che lo legano a questa terra, ndr).

La recente storica qualificazione della Scozia (ai danni della Serbia, ndr) ai prossimi Europei, arrivata a 23 anni di distanza dall’ultima apparizione della Tartan Army a una manifestazione internazionale (Mondiali 1998, ndr), potrebbe aver giocato un ruolo decisivo nella scelta del giovane talento di casa Saints. Come ammesso dal CT Steve Clarke in un’intervista rilasciata a Sky Sports News UK dopo aver diramato la lista dei convocati per le sfide contro Austria, Israele e Isole Faroe:

“Quando raggiungi risultati di successo (riferendosi alla qualificazione agli Europei conquistata dalla sua Scozia, ndr), sicuramente diventi una realtà più attrattiva. Quando ho parlato con Ché, gli ho parlato delle sue prospettive a lungo termine come nazionale scozzese. Ché è un giocatore che abbiamo provato a portare in Nazionale già quando Alex McLeish era il manager. Parliamo di quattro anni fa e lui era un ragazzo giovane all’epoca. In questo lasso di tempo è maturato, ha giocato più partite, ha debuttato in Premier League e ora lì sta facendo molto bene. Nelle scorse settimane ho avuto una soffiata sul fatto che fosse interessato a scegliere la Scozia come sua Nazionale. Fortunatamente, dopo un paio di conversazioni, ha scelto noi. Spero che possa portare nuovi goals alla squadra”.

In una Scozia che non vuole affatto sfigurare nell’Europeo che in estate la vedrà tornare protagonista di una competizione tra Nazionali dopo oltre due decadi, il grande talento di Ché Adams non può che tornare utile.

Ed è per questo che Steve Clarke non ci ha pensato un attimo a farlo debuttare nella gara di qualificazione ai prossimi Mondiali che la Scozia ha giocato giovedì scorso contro l’Austria, quando Adams al ventesimo minuto del secondo tempo ha preso il posto in campo di Stuart Armstrong, suo compagno di squadra al Southampton, sommando così subito alla sua prima convocazione anche la sua prima partita in Nazionale. Domenica contro Israele è arrivata poi anche la prima gara da titolare.

D’altronde, se i tuoi primi due goals da professionista li metti a segno in un paio di minuti, in una semifinale di League Cup contro il Tottenham, dopo essere entrato in campo al 74’ sul risultato di 1-0 per gli Spurs, non puoi che sentirti sempre pronto a fare la differenza (la partita terminò 2-2 e fu il Tottenham a passare il turno in virtù dell’1-0 della gara d’andata, ndr).

Fu in quell’occasione che un giovane Ché Adams, allora allo Sheffield United, riuscì ad attirare su di sé per la prima volta le attenzioni di mezza Inghilterra.

È stato infatti con le Blades di Nigel Clough (figlio del più celebre e leggendario Brian Clough, ndr) che le prestazioni di Adams hanno iniziato ad avere risonanza nazionale.

In precedenza, Ché era riuscito sì a farsi un nome nel nord del Paese, dove nella Northern Premier League a 17 anni era una vera e propria star in non-league capace di attirare su di sé le attenzioni di oltre 40 clubs, ma mai aveva sentito il proprio nome risuonare per tutto il Regno.

Cosa che invece è avvenuto con sempre maggior frequenza durante le sue esperienze con Sheffield United e Birmingham, in particolare, dove con un goal al Bristol City all’ultima giornata di campionato Adams riuscì a mantenere i Blues di Harry Redknapp in Championship nel 2017.

Ora a godersi i suoi goals è invece Ralph Hasenhüttl. Le reti con i Saints sono già 11 in 68 presenze totali tra le varie competizioni. 7 sono arrivate in questa stagione, nella quale – tra le altre – Adams ha trafitto squadre come Chelsea, Everton e Manchester City. Unendo al tutto anche 4 assists.

Per Hasenhüttl è diventato il 10 al quale affidare la palla quando Ings non c’è e le cose vanno male.

Per Steve Clarke è il nuovo gioiello da mostrare con orgoglio in una Scozia forse mai così ricca di talenti in rosa.

(CLICCA QUI! Per avere un assaggio della sua genialità basta guardare questo goal realizzato lo scorso anno al Manchester City, un tiro da 40 yards capace di dare la vittoria al Southampton e di essere nominato come goal della stagione 2019/20 per i Saints).

Tre grandi prime volte, per la nostra prima volta. Tre grandi promesse pronte a prendersi due Nazionali.

And now… let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

[INTERAGISCI CON NOI! Hai in mente una particolare storia di calcio britannico di cui vorresti leggere un nostro approfondimento nella rubrica FA – Football Addicted? Lascia un commento nel box dedicato che troverai nelle nostre stories Instagram o scrivici un messaggio. Il tema della prossima puntata potresti sceglierlo tu!]

Fonte immagine in evidenza: foto Pixabay con diritto Google Creative Commons

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Calcio Internazionale

La FIFA pensa a un nuovo progetto pilota per le amichevoli internazionali: i dettagli

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Gianni Infantino, presidente FIFA

La FIFA ha promosso un nuovo progetto riguardante le amichevoli internazionali che partirà a marzo. Il progetto pilota prenderà il nome di FIFA Series e prevede gare tra quattro nazionali di confederazioni diverse che saranno ospitate in unico Paese.

L’obiettivo è quello di far incontrare nazionali diverse tra loro per costruzione. Questa proposta rappresenterà delle opportunità a livello commerciale, economico e di immagine per le nazioni partecipanti.

La fase di prova vedrà la partecipazione di Algeria (CAF), Andorra (UEFA), Bolivia (CONMEBOL), Sudafrica (CAF), Azerbaigian (UEFA), Bulgaria (UEFA), Mongolia (AFC), Tanzania, (CAF), Arabia Saudita (AFC), Capo Verde (CAF), Cambogia (AFC), Guinea Equatoriale (CAF), Guyana (Concacaf), Bermuda (Concacaf), Brunei Darussalam (AFC), Guinea (CAF), Vanuatu (OFC), Sri LankaBhutan (AFC), Repubblica Centrafricana (CAF), Papua Nuova Guinea (OFC).

In concomitanza con il lancio del progetto sono arrivate le parole del Presidente della FIFA Gianni Infantino, entusiasta di intraprendere questo nuovo percorso.

LE PAROLE DI INFANTINO

Le FIFA Series sono un passo avanti davvero positivo per il calcio delle squadre nazionali a livello globale. Le nostre associazioni affiliate ci hanno espresso da tempo il desiderio di mettersi alla prova contro le loro controparti di tutto il mondo, e ora possono farlo nell’ambito dell’attuale calendario delle partite internazionali maschili. Partite più significative consentiranno un’interazione calcistica molto più preziosa per giocatori, squadre e tifosi, e daranno un contributo concreto allo sviluppo del gioco”.

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Luis Enrique su Mbappé: “Dobbiamo abituarci a giocare senza di lui”

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PSG Newcastle

LUIS ENRIQUE SULLA SOSTITUZIONE DI MBAPPÉ- Il PSG nella giornata di ieri ha trovato il pareggio all’ultimo minuto contro il Rennes, tuttavia non è stato questo a fare scalpore. Ad ottenere maggiore rilevanza è stata la sostituzione di Kylian Mbappé con parigini svantaggio al minuto 65′. Scelta molto azzardata per un giocatore di questa caratura, autore fin qui di 21 gol e 4 assist in 21 partite di campionato. Al suo posto dentro Gonçalo Ramos, autore del gol al minuto 97′ su calcio di rigore. In conferenza stampa, il tecnico Luis Enrique ha motivato l’uscita del campione francese. Anche Lucas Hernandez, su RMC ha parlato di questa esclusione. Di seguito le dichiarazioni.

LE PAROLE DI LUIS ENRIQUE

SOSTITUZIONE MBAPPÉ “Prima o poi accadrà che non ci sarà e dovremo abituarci a giocare senza di lui. Quando riterrò opportuno che giochi, giocherà, quando non sarà così, non giocherà. Voglio la massima competitività per la prossima stagione e che ogni giocatore titolare di questa squadra pensi che questa sia una grande opportunità. Questo è quello che cerco in questa stagione e per la prossima. Massima competitività”.

LE PAROLE DI LUCAS HERNANDEZ

LUIS ENRIQUE – “È l’allenatore che gestisce la squadra. Sta a lui prendere le decisioni, è lui il boss. Abbiamo un grande gruppo con grandi giocatori. Ma è vero che Kylian può fare la differenza in qualsiasi momento. È una decisione dell’allenatore e sta a noi continuare”.

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Il Liverpool batte il Chelsea e vince la Carabao Cup: decide un gol di Van Dijk nei supplementari

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van Dijk

Wembley è lo stadio designato per ospitare la finale di Champions League 2023/2024, ma è anche il palcoscenico delle grandi finali delle coppe inglesi. Oggi, nel tempio del calcio oltre-manica, è andata in scena la sfida tra Chelsea e Liverpool. Le due squadre si sono infatti sfidate nell’ultimo atto della Carabao Cup, la coppa di Lega.

I tempi regolamentari sono finiti a reti bianche, con nessuna delle due squadre che è stata capace di battere il l’estremo difensore avversario. Il portiere del Liverpool, Kelleher, e quello del Chelsea, Petrovic, hanno chiuso la propria porta e hanno fatto si che il match si dovesse decidere oltre il novantesimo. Il sostanziale equilibrio è durato ben 118 minuti, infatti, a soli 2 giri di lancette dai calci di rigore, Virgil Van Dijk ha segnato il gol che ha permesso ai Reds di vincere la Carabao Cup. L’olandese, tra l’altro, ha realizzato una rete anche precedentemente, ma l’arbitro l’ha annullata per il fuorigioco di un suo compagno, vale a dire Endo.

I TROFEI DI VAN DIJK CON IL LIVERPOOL

Questo è dunque uno dei tanti trofei della lunga parentesi di carriera con la maglia del Liverpool di Virgil Van Dijk. L’ex Southampton ha già vinto in precedenza la Coppa di Lega Inglese nella stagione 2021-22, ma nella propria bacheca con questa squadra figurano anche un campionato di Premier League, una Community Shield e una FA Cup. In ambito continentale e internazionale invece, l’olandese e i Reds hanno trionfato insieme in Champions League, nella Supercoppa UEFA e nel Mondiale per Club. 

 

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Preferisco la Coppa: Coppa dei Campioni 1981/82

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Aston Villa 1982

Il 1 agosto 1981 nasce, negli Stati Uniti, MTV, il mitico canale televisivo incentrato sui video musicali che sarà vero e proprio fenomeno culturale negli anni seguenti.

Poco meno di un mese più tardi, il 26 agosto, Saint-Étienne e Dynamo Berlino aprono la 27esima edizione della Coppa dei Campioni.

Nel turno preliminare Les Verts, ormai al canto del cigno, cadono nella trappola dei tedeschi, che strappano un’importantissimo 1-1 in terra francese, con Christian Lopez protagonista assoluto del match. Dopo 25 minuti il difensore del Saint-Étienne incappa in uno sfortunato autogol che apre le marcature, complicando la strada per i padroni di casa; nella ripresa Lopez si rifà, seppur parzialmente, mettendo in rete da pochi passi la respinta del portiere della Dynamo, Rudwaleit, per l’1-1 finale.

Una settimana più tardi, in Germania Est, la Dynamo vince senza troppa fatica 2-0, grazie alle reti di Netz e Riediger, conquistando i sedicesimi.

NUOVA ERA

I sedicesimi della Coppa dei Campioni 1981/82 rispettano i pronostici della vigilia, con il solo, sorprendente, tonfo della Real Sociedad contro il CSKA Sofia. Il doppio confronto viene deciso all’andata da una rete di Yonchev al 90’ e i bulgari riescono a mantenere lo 0-0 all’Atotxa due settimane più tardi, conquistando gli ottavi.

La sfida più interessante dei sedicesimi, però, riguarda la rappresentante italiana nella competizione, la Juventus di Trapattoni che affronta il sempre ostico Celtic Glasgow. Gli scozzesi sono una squadra molto giovane, guidata da Billy McNeill in panchina e con qualche giocatore dal futuro interessante in campo, come David Moyes, ora allenatore e Pat “Packie” Bonner, 20enne portiere irlandese che sarà protagonista a Italia ‘90 e USA ‘94 con la sua Nazionale.

La sfida d’andata al Celtic Park, il 16 settembre, vede i padroni di casa imporsi per 1-0, grazie alla conclusione di MacLeod al 6’, deviata in maniera sfortunata da Schiera alle spalle di Zoff.

Con questo risultato, però, la Juventus resta ancorata alla possibilità di qualificazione in vista del match di ritorno, che entrerà nella storia del calcio e della televisione italiani.

Il 30 settembre 1981, infatti, per la prima volta in Italia, una rete televisiva privata trasmette la diretta di una partita europea. Lo spettacolo del Comunale di Torino viene portato nelle case della Lombardia da Canale 5, la rete ammiraglia di Silvio Berlusconi. L’imprenditore era riuscito a strappare a suon di miliardi (di lire, ovviamente) la trasmissione delle squadre italiane impegnate in Europa alla RAI, eccetto il Napoli, impegnato in Coppa UEFA e rimasto fedele alla tv di Stato.

È un momento storico per la televisione italiana ed è anche una gran serata per la Juventus, che ribalta il Celtic già nel primo tempo grazie alle reti di Virdis e Bettega, conquistando il passaggio del turno.

IL RITORNO DEI BELGI

La Juventus, dopo aver eliminato l’ostico Celtic, diventa una delle favorite alla vittoria finale, anche in virtù del sorteggio, che mette di fronte ai bianconeri l’Anderlecht agli ottavi. I biancomalva non sono più la corazzata di metà anni ’70, ma sono tornati a vincere il campionato belga dopo 6 anni, guidati da alcuni nomi interessanti come Morten Olsen e Frank Vercauteren.

La sfida d’andata si gioca al Vanden Stock, il 21 ottobre e vede una Juventus decisamente sorpresa dall’atteggiamento propositivo dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 24’ con Geurts, bravo a svettare nell’area piccola su un calcio d’angolo, sfruttando una leggera indecisione di Zoff in uscita. La reazione dei bianconeri arriva a pochi minuti dalla fine del primo tempo, con Tardelli che pesca in area Marocchino per il pareggio.

 Nella ripresa è ancora Geurts a rimettere avanti l’Anderlecht, sfruttando un brutto errore di Prandelli, appena entrato al posto di Tardelli. A questo punto la Juventus capisce che l’obiettivo principale è quello di limitare i danni e cerca in tutti i modi di portare a casa un 2-1 che resta un risultato recuperabile. All’88’, però, ancora su un calcio d’angolo, Zoff respinge male con i pugni, consegnando di fatto il pallone a Vercauteren, che conclude al volo e mette in rete il gol del definitivo 3-1.

Due settimane dopo nella nebbia del Comunale, la Juventus tenta l’assalto in avvio, colpendo un palo clamoroso con un colpo di testa di Bettega, che poi deve anche lasciare il terreno di gioco per infortunio alla mezz’ora. Putroppo per i bianconeri è solamente un fuoco di paglia, visto che l’Anderlecht rischia poco e alla prima occasione punisce, ancora con la bestia nera Geurts. Il numero 9 biancomalva sorprende un rivedibile Zoff su calcio di punizione da molto lontano, portando avanti i suoi e, di fatto, rendendo impensabile la rimonta per la Juve. I bianconeri riescono solamente a trovare l’1-1 con Brio al 79’, con un bel colpo di testa su punizione di Cabrini, ma è troppo poco e l’Anderlecht passa il turno.

I biancomalva, dunque, approdano ai quarti della Coppa dei Campioni 1981/82, dopo aver eliminato Widzew Łódź e Juventus. Il sorteggio sembra benevolo per i belgi, che pescano la Stella Rossa nel turno successivo.

Il doppio confronto è senza storia, con l’Anderlecht che vince entrambe le sfide per 2-1 e, soprattutto nella sfida di ritorno al Rajko Mitic, lascia la sensazione di essere squadra matura e si candida pesantemente alla vittoria finale.

Della semifinale, però, parleremo più avanti, prima c’è da documentare un tonfo molto pesante.

FUORI I CAMPIONI

Nel marzo 1982, negli Stati Uniti, viene proiettato per la prima volta Blade Runner, il noir fantascientifico di Ridley Scott che vivrà nell’oblio per alcuni anni, prima di assurgere a cult assoluto.

Proprio ad inizio mese, il Liverpool, campione uscente della Coppa dei Campioni, sfida il CSKA Sofia ai quarti di finale, in una sfida che appare decisamente favorevole per i Reds.

Nonostante il pronostico della vigilia, però, ad Anfield gli uomini di Paisley faticano a trovare la rete, anche per merito della difesa bulgara, compatta e autoritaria. Il gol arriva solamente al 65’, grazie a Whelan, e il risultato non cambia più fino al triplice fischio.

Andare in un ambiente ostico come la Bulgaria con una sola rete di vantaggio è rischioso, ma il Liverpool appare davvero troppo forte rispetto al CSKA e appare fiducioso per la qualificazione.

La partita è spigolosa, con i padroni di casa che aspettano l’occasione giusta per colpire, senza scoprirsi troppo, per evitare di compromettere ulteriormente il risultato.

Dopo 78 minuti di contrasti e poche occasioni, il Liverpool inizia a vedere il traguardo, ma viene punito da Mladenov che rimette in perfetta parità l’incontro e lo porta ai supplementari.

Nell’appendice è ancora lui, Stoycho Mladenov a mettere in rete in mischia il gol del 2-0, facendo esplodere il Vasil Levski. Nella seconda metà dei supplementari il Liverpool si gioca il tutto per tutto, colpendo una clamorosa traversa con Kennedy da pochi passi.

Finisce così, con la Bulgaria in festa e i Reds, incredibilmente, fuori dalla Coppa dei Campioni 1981/82.

UN MIRACOLO E MEZZO

Siamo giunti, dunque, alle semifinali, che si rivelano diametralmente opposte nel risultato e nell’andamento.

Se il CSKA Sofia rischia di stupire nuovamente, costringendo il Bayern Monaco ad una difficile rimonta, la sfida tra Anderlecht e Aston Villa si rivela molto equilibrata.

I bulgari sorprendono il Bayern al Levski, portandosi sul 3-0 dopo meno di 20 minuti, grazie alle reti di Dimitrov, Yonchev e Zdravkov. La reazione dei bavaresi è immediate e porta ai gol di Dürnberger e Hoeness, prima del 4-2 firmato ancora da Yonchev ad inizio ripresa.

Un punteggio folle, che permette ai tifosi bulgari di sognare la prima storica finale di Coppa dei Campioni della propria storia, ma la realtà si palesa prima del previsto, sotto forma di Paul Breitner. Il nazionale tedesco trova il gol del 4-3 nel finale, rendendo molto meno complicata la rimonta per il Bayern al ritorno e meno rumorosa la festa del Levski.

Due settimane dopo, in Germania, il Bayern non lascia scampo al CSKA, con un roboante 4-0 firmato dalle doppiette di Breitner e Rummenigge, che chiudono in maniera brusca la favola dei bulgari.

Dall’altra parte, invece, l’Aston Villa, una delle sorprese del torneo, batte 1-0 al Villa Park l’Anderlecht, grazie alla rete di Morley e riesce a mantenere il punteggio anche al Vanden Stock, chiudendo con uno 0-0 storico, che porta gli inglesi alla finale di Coppa dei Campioni.

I Villans, che non vincevano un campionato inglese dal 1910, tornano prepotentemente sulla cresta dell’onda alla prima partecipazione di sempre in Coppa dei Campioni. Il fortino del Villa Park si dimostra inespugnabile per ogni avversario giunto in Inghilterra, tanto che alla fine del percorso lo score reciterà 4 vittorie su 4, con 9 gol segnati e nessuno subito tra le mura amiche.

Il momento magico dell’Aston sarà sufficiente per portare a casa la coppa contro un Bayern famelico?

L’IMPRESA

26 maggio 1982, due giorni prima dell’uscita nelle sale statunitensi di Rocky III, al De Kuip di Rotterdam va in scena la finale della Coppa dei Campioni 1981/82.

Da una parte l’Aston Villa, che ha subito 2 sole reti (peraltro nella stessa partita) in tutta la competizione, dall’altra la corazzata Bayern Monaco, che vede tre suoi calciatori in vetta alla classifica marcatori della Coppa dei Campioni, Hoeness con 7, Rummenigge con 6 e Breitner con 5 centri. La partita si prospetta molto interessante.

Dopo appena 10 minuti di gioco l’Aston perde il proprio portiere, Rimmer, per infortunio, sostituito dalla riserva Spink, ma poco importa vista la strenua difesa messa in atto dai Villans, che riescono a contenere ogni attacco proveniente da parte del Bayern.

Tra ottimi interventi di Spink e un paio di salvataggi provvidenziali dei difensori, l’Aston supera l’ora di gioco ancora indenne e tenta un’azione offensiva, forse la prima della sua partita. 

Il minuto è il 67’, Shaw salta un avversario a metà campo e lancia Morley, che entra in area, disorienta Weiner e mette dentro un pallone sanguinoso per la difesa del Bayern, che si perde Withe, bravo a farsi trovare pronto e ad appoggiare in porta l’1-0, per il tripudio dei tifosi inglesi arrivati in Olanda per l’occasione.

Mancano più di venti minuti alla fine, ma il Bayern non riesce più a rendersi pericoloso e l’Aston Villa si porta a casa una formidabile vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra tre settimane la Juventus tornerà protagonista del torneo, nella Coppa dei Campioni 1982/83, arrivando ad un passo dalla gloria, ma perdendo contro la sorpresa Amburgo.

Fonte immagine in evidenza: profilo X Aston Villa

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