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La prima volta. La prima volta non si scorda mai. Il primo calcio a un pallone. Il provino passato. Il primo contratto firmato. La prima partita da professionista giocata. La prima chiamata in Nazionale.

Oggi per noi di ‘FA – Football Addicted’ è la nostra prima volta, il nostro debutto, e per la nostra prima volta abbiamo deciso di raccontarvi un’altra prima volta. O meglio, altre prime volte.

I campionati si sono fermati per la cosiddetta pausa Nazionali ed è così che all’improvviso alcuni ragazzi si sono ritrovati a vivere la loro prima volta. La loro prima chiamata in Nazionale maggiore. Un giorno che sicuramente non scorderanno mai nella vita.

È la prima volta per Ollie Watkins (Aston Villa) e Sam Johnstone (West Bromwich Albion) con l’Inghilterra. La prima per Ché Adams (Southampton) e Kevin Nisbet (Hibernian) con la Scozia. La prima di Dion Charles (Accrington Stanley) e Nathan Gartside (Derry City) con l’Irlanda del Nord e di Conor Coventry (West Ham United) con la Repubblica d’Irlanda.

Noi vogliamo soffermarci sulle prime volte dei primi tre giocatori di questa lista: Watkins, Johnstone e Adams.

Talenti che stanno vivendo una stagione da protagonisti nella Premier League inglese, motivando rispettivamente a 25, 28 e 24 anni una chiamata nelle rispettive Nazionali che rappresenta indiscutibilmente l’apertura di un nuovo meraviglioso capitolo nelle loro carriere.

ollie watkins aston villa

Fonte: account Instagram ufficiale di Ollie Watkins

OLLIE WATKINS

Per Oliver George Arthur Watkins da Torquay si tratta di una prima assoluta. Nel corso della sua vita da attaccante Ollie non aveva infatti mai ricevuto alcuna chiamata dall’Inghilterra, nemmeno a livello delle giovanili.

Ed è per questo che quando ha scoperto di essere stato inserito nella lista dei convocati da Gareth Southgate per le sfide di qualificazione ai prossimi Mondiali contro San Marino, Albania e Polonia, non ci voleva neppure credere. Come raccontato al Daily Mirror:

“Ho ricevuto un messaggio da Sharon Barnhurst, segretaria del nostro club (Aston Villa, ndr), la quale mi diceva di chiamarla. Due giorni prima avevo parlato con lei e mi aveva detto che ero stato multato dal club per dei piccoli problemi che c’erano stati al centro d’allenamento. Per questo ho pensato subito che si trattasse ancora di quella storia. Comunque, l’ho cercata e le ho chiesto se volesse chiedermi i soldi di quella multa. Mi ha risposto subito che non si trattava di quello e che, anzi, aveva delle ottime notizie per me. Mi ha detto: ‘sei stato convocato dall’Inghilterra’. Onestamente non ci potevo credere. Mi sono seduto in stato di shock”.

Formatosi calcisticamente nell’Exeter City, ha sgomitato per oltre dieci anni nelle giovanili prima di debuttare in prima squadra e diventare un punto di riferimento per i Grecians del Devon in League Two. Nel mezzo anche un prestito di qualche mese al Weston Super Mare AFC, club semi-professionistico di non-league del Somerset nel quale Waktins ha imparato ad allenare il proprio fisico.

“La non-league mi ha aiutato molto a crescere. Era un campionato molto fisico. C’erano giocatori più vecchi, forse non tanto in forma o veloci quanto lo ero io, ma abili a trovare i modi migliori per fermarmi sul campo. Ero magro e volevo essere più potente fisicamente, più difficile da spostare, e così ho capito che dovevo iniziare investire su me stesso. A incrementare il lavoro in palestra. Giocare nel Weston mi ha aperto gli occhi”.

Poi è arrivata l’esperienza nella city, Londra, dove dal 2017 al 2020 Ollie ha indossato la maglia del Brentford, collezionando 49 goals in 143 partite con le Bees e affermandosi nella stagione 2019/2020 come capocannoniere del campionato di Championship con 26 reti, riuscendo quasi a portare il club londinese in Premier League nell’ultima storica stagione a Griffin Park (il Brentford è stato sconfitto in finale playoffs dal Fulham, ndr).

E se le Bees la Premier League l’hanno così solamente sfiorata, Watkins nel massimo campionato inglese ci è arrivato grazie all’Aston Villa di Dean Smith. I Villans sono stati infatti i primi a scommettere sul suo talento, firmando un assegno da 28 milioni di sterline (acquisto più oneroso di sempre per il club!) e portandolo così al Villa Park.

Una scommessa che, ad oggi, può essere considerata vinta. Alla sua prima annata in Premier League, Ollie ha già messo a referto 10 goals e 3 assists in campionato, togliendosi addirittura lo sfizio di realizzare una tripletta contro il Liverpool, nel sonoro 7-2 che l’Aston Villa è riuscito a rifilare ai Reds lo scorso 4 ottobre, e una doppietta all’Emirates Stadium contro l’Arsenal (squadra poi trafitta nuovamente anche nella gara di ritorno al Villa Park, ndr).

Niente male per un ragazzo che a 9 anni era stato scartato nel suo primo provino per l’Exeter City, salvo poi invertire il verdetto un paio di anni più tardi.

Un ricordo lontano per Ollie, capace ora di conquistarsi la sua prima chiamata nella Nazionale inglese grazie a prestazioni deliziose nel campionato più affascinante del mondo. Prestazioni che hanno finito per attirare l’attenzione di Southgate, molto curioso di potersi confrontare con lui, come sottolineato dallo stesso tecnico nelle prime interviste rilasciate dopo le convocazioni:

“Penso che per noi sia una grande occasione per lavorare con Ollie. Al momento Tammy (Abraham, ndr) ha giocato poco con il Chelsea nell’ultimo periodo e Danny Ings è infortunato. Ci piace il pressing che Ollie mette sul campo, la sua velocità, come corre in ripiegamento. Deve migliorare nella capacità di legare il gioco, ma la sua prima stagione in Premier League, in un grande club, è stata fin qui eccezionale”.

Doti, quelle elencate dal CT inglese, che Watkins ha mostrato subito nella sua gara di debutto contro San Marino il 25 marzo scorso a Wembley, partita in cui l’attaccante dell’Aston Villa è anche riuscito a realizzare la sua prima rete con la maglia dei Tre Leoni. Ebbene sì, perche Ollie ha voluto esagerare. Alla gioia per la prima convocazione in Nazionale ha aggiunto subito quella per il debutto, raggiungendo poi l’apoteosi con la gioia per il goal.

Subentrato a Dominic Calvert-Lewin al 63′ della sfida contro la Serenissima, a Watkins sono bastati venti minuti per lasciare il suo timbro sulla partita. Una notte che Ollie non dimenticherà mai, come dimostrano le stesse parole pronunciate dall’attaccante dopo l’incontro:

“È stato incredibile. Un sogno, a essere onesto. Per tutto il giorno in hotel ho pensato: ‘spero di avere un’occasione, di godermi il momento e magari di segnare anche un goal’. Non sapevo però che sarebbe davvero successo. Sono senza parole. Provo solamente tanto onore per aver indossato questa maglia e aver avuto l’opportunità di giocare con i miei compagni. Anche segnare un goal al mio debutto… non avrei potuto scrivere una storia migliore. Sono al settimo cielo”.

Una reazione molto simile a quella avuta da Gareth Southgate, entusiasta per come Watkins sia riuscito subito a integrarsi nella sua squadra e a lasciare il segno alla prima convocazione:

“La prima cosa che si nota è la reazione che la squadra ha avuto (in riferimento al momento del goal di Watkins, ndr). Dimostra quanto sia un team unito. Tutti sapevano cosa significasse questo momento per lui e Ollie è stato molto bravo a inserirsi velocemente nel gruppo. È un ragazzo molto umile ed è stato bello per me dargli l’occasione di giocare una mezz’ora di partita. Poi segnare al debutto, è una favola no?”

sam johnstone wba

Fonte: account Instagram ufficiale di Sam Johnstone

SAM JOHNSTONE

Una favola, come la stagione di Samuel Luke Johnstone. Il natio di Preston una panchina di Premier League l’aveva già assaporata in passato, quando tra il 2012 e il 2016 ha collezionato diverse convocazioni nel Manchester United, ma il campo lo ha assaggiato solamente quest’anno. Le sue 28 presenze nel massimo campionato inglese sono infatti arrivate tutte nella stagione in corso, con la maglia del West Bromwich Albion.

Dopo avergli affidato la difesa della propria porta nelle ultime due stagioni in Championship (compresa quella che ha portato alla promozione, ndr), i Baggies la scorsa estate hanno deciso di confermare Sam anche nell’annata del ritorno del club in Premier League, facendolo di fatto debuttare in prima divisione lo scorso 13 settembre.

E da allora Johnstone si è ritagliato un ruolo da protagonista nella società con sede nelle West Midlands, tanto da essere la nota più positiva all’interno di una stagione fin qui difficilissima per il WBA.

I Baggies oggi si ritrovano al 19° posto in classifica, a -10 punti dalla zona salvezza, con la peggior difesa della Premier League (57 goals subiti) e già un piede e mezzo in Championship. Praticamente quasi retrocessi.

Numeri che farebbero pensare a un’annata da incubo per il portiere titolare. Niente di più sbagliato.

Johnstone al West Brom sta infatti vivendo una prima esperienza in Premier League di ottimo livello. Ogni weekend è tra i più positivi in campo e a fine stagione con ogni probabilità vincerà il premio di ‘Miglior giocatore del WBA 2020/2021’.

Sia sotto la guida di Slaven Bilic (esonerato lo scorso 16 dicembre, ndr), che sotto quella di Sam Allardyce, l’ex Manchester United non ha mai abbassato la propria qualità di rendimento.

Cinque i clean sheets fin qui collezionati in Premier League. In continuo e rapido aggiornamento il conto delle parate messe a segno. Tanto da essere il portiere con il maggior numero di salvataggi in questo campionato.

Prestazioni che non potevano passare inosservate agli occhi della Nazionale inglese, dove Johnstone è da anni uno dei più brillanti interpreti del proprio ruolo nelle categorie giovanili.

Tra l’Under 16 e l’Under 20 ha infatti collezionato 31 presenze totali, ha vinto un Europeo U17 nel 2010 e giocato un Mondiale U17 nel 2013.

È proprio nel settore giovanile dei Tre Leoni che Gareth Southgate ha imparato a conoscerlo (tra il 2013 e il 2016 l’attuale CT dell’Inghilterra ha allenato l’U21 inglese, ndr).

“Non ho avuto occasione di lavorare con Sam dai tempi in cui ero CT dell’U21 inglese e ora lui ha diverse stagioni d’esperienza in campionati importanti. Abbiamo pensato a diversi portieri da convocare e alcuni sono stati molto vicini all’essere chiamati. Karl Darlow stava giocando un’ottima stagione al Newcastle, per esempio, e si è ritrovato fuori dalla squadra titolare al momento sbagliato (da febbraio ha perso la titolarità nei Magpies a favore di Martin Dubravka, completamente recuperato da un infortunio al tallone, ndr). Sam, sebbene il suo club stia avendo una stagione difficile, sta mantenendo un ottimo livello di rendimento e per lui questa è una grande opportunità. È sempre a suo agio con il pallone tra i piedi, così come è abile nelle parate. Aspetti per noi importanti”.

Queste le parole pronunciate da Southgate nelle prime interviste post-convocazione.

Una dimostrazione di stima per un portiere che fin qui ha sempre dimostrato di potersela giocare tanto in League One, quanto in Premier League, passando anche per la Championship e diverse categorie nazionali per le giovanili dei clubs.

Manchester United U23, Aston Villa, Preston North End. E ancora, Yeovil Town, Walsall, Doncaster Rovers e Scunthorpe United. A 28 anni Johnstone di maglie leggendarie del calcio inglese ne ha già indossate parecchie, meritandosi ora anche quella della Nazionale maggiore.

Certo, a facilitare la sua chiamata da parte di Southgate è stato sicuramente l’infortunio rimediato all’addome da Jordan Pickford il 13 marzo, quando nella sfida tra il suo Everton e il Burnley, è stato costretto a lasciare il campo al 43’.

Uno stop di cui hanno ‘beneficiato’ Nick Pope (Burnley), Dean Henderson (Manchester United) e proprio Sam Johnstone.

Primo portiere del WBA a essere chiamato in Nazionale dal 2014, quando Ben Foster partecipò ai Mondiali in Brasile. Nel 2013 la sua ultima apparizione con la maglia dei Giovani Leoni, quando Johnstone fece parte per qualche giorno di un gruppo U21 allenato proprio da Gareth Southgate.

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Fonte: account Instagram ufficiale di Ché Adams

CHÉ ADAMS

Ora lasciamo la Nazionale inglese e passiamo a quella scozzese, per parlarvi di un giocatore che, dopo aver indossato la maglia dell’Inghilterra a livello giovanile, è stato chiamato in prima squadra dalla Scozia: Ché Adams.

Per chi di voi come noi non si perde una partita di Premier League, quello di Ché Zach Everton Fred Adams è sicuramente un nome conosciuto.

Se Danny Ings dal suo arrivo al St. Mary’s è senza ombra di dubbio la star del Southampton, Ché Adams nelle ultime due stagioni come partner d’attacco del bomber inglese si è erto come il giovane rivelazione dei Saints.

Nato a Leicester e cresciuto nelle giovanili dell’Oadby Town e dell’Ilkeston FC, al Southampton Adams ci è arrivato nell’estate 2019, dopo aver maturato esperienze per lui fondamentali in League One e Championship con le maglie rispettivamente di Sheffield United e Birmingham.

Tra il 5 e il 7 settembre 2015 ha collezionato due presenze con l’Under 20 dell’Inghilterra, entrambe contro la Repubblica Ceca.

Recentemente ha invece risposto positivamente alla chiamata della Scozia, ricevendo così nei giorni scorsi la sua prima convocazione in Nazionale maggiore da Steve Clarke.

Ha scelto infatti di sfruttare l’origine scozzese di un nonno materno e di cedere alla avances della Tartan Army.

Una decisione alla quale Adams è arrivato dopo diverse riflessioni. In passato aveva infatti rifiutato un primo approccio dalla Scozia, così come aveva fatto con la Nazionale dell’Antigua e Barbuda, Paese situato tra l’Atlantico e i Caraibi che l’attaccante del Southampton avrebbe potuto decidere di rappresentare a livello nazionale (grazie ad altre parentele che lo legano a questa terra, ndr).

La recente storica qualificazione della Scozia (ai danni della Serbia, ndr) ai prossimi Europei, arrivata a 23 anni di distanza dall’ultima apparizione della Tartan Army a una manifestazione internazionale (Mondiali 1998, ndr), potrebbe aver giocato un ruolo decisivo nella scelta del giovane talento di casa Saints. Come ammesso dal CT Steve Clarke in un’intervista rilasciata a Sky Sports News UK dopo aver diramato la lista dei convocati per le sfide contro Austria, Israele e Isole Faroe:

“Quando raggiungi risultati di successo (riferendosi alla qualificazione agli Europei conquistata dalla sua Scozia, ndr), sicuramente diventi una realtà più attrattiva. Quando ho parlato con Ché, gli ho parlato delle sue prospettive a lungo termine come nazionale scozzese. Ché è un giocatore che abbiamo provato a portare in Nazionale già quando Alex McLeish era il manager. Parliamo di quattro anni fa e lui era un ragazzo giovane all’epoca. In questo lasso di tempo è maturato, ha giocato più partite, ha debuttato in Premier League e ora lì sta facendo molto bene. Nelle scorse settimane ho avuto una soffiata sul fatto che fosse interessato a scegliere la Scozia come sua Nazionale. Fortunatamente, dopo un paio di conversazioni, ha scelto noi. Spero che possa portare nuovi goals alla squadra”.

In una Scozia che non vuole affatto sfigurare nell’Europeo che in estate la vedrà tornare protagonista di una competizione tra Nazionali dopo oltre due decadi, il grande talento di Ché Adams non può che tornare utile.

Ed è per questo che Steve Clarke non ci ha pensato un attimo a farlo debuttare nella gara di qualificazione ai prossimi Mondiali che la Scozia ha giocato giovedì scorso contro l’Austria, quando Adams al ventesimo minuto del secondo tempo ha preso il posto in campo di Stuart Armstrong, suo compagno di squadra al Southampton, sommando così subito alla sua prima convocazione anche la sua prima partita in Nazionale. Domenica contro Israele è arrivata poi anche la prima gara da titolare.

D’altronde, se i tuoi primi due goals da professionista li metti a segno in un paio di minuti, in una semifinale di League Cup contro il Tottenham, dopo essere entrato in campo al 74’ sul risultato di 1-0 per gli Spurs, non puoi che sentirti sempre pronto a fare la differenza (la partita terminò 2-2 e fu il Tottenham a passare il turno in virtù dell’1-0 della gara d’andata, ndr).

Fu in quell’occasione che un giovane Ché Adams, allora allo Sheffield United, riuscì ad attirare su di sé per la prima volta le attenzioni di mezza Inghilterra.

È stato infatti con le Blades di Nigel Clough (figlio del più celebre e leggendario Brian Clough, ndr) che le prestazioni di Adams hanno iniziato ad avere risonanza nazionale.

In precedenza, Ché era riuscito sì a farsi un nome nel nord del Paese, dove nella Northern Premier League a 17 anni era una vera e propria star in non-league capace di attirare su di sé le attenzioni di oltre 40 clubs, ma mai aveva sentito il proprio nome risuonare per tutto il Regno.

Cosa che invece è avvenuto con sempre maggior frequenza durante le sue esperienze con Sheffield United e Birmingham, in particolare, dove con un goal al Bristol City all’ultima giornata di campionato Adams riuscì a mantenere i Blues di Harry Redknapp in Championship nel 2017.

Ora a godersi i suoi goals è invece Ralph Hasenhüttl. Le reti con i Saints sono già 11 in 68 presenze totali tra le varie competizioni. 7 sono arrivate in questa stagione, nella quale – tra le altre – Adams ha trafitto squadre come Chelsea, Everton e Manchester City. Unendo al tutto anche 4 assists.

Per Hasenhüttl è diventato il 10 al quale affidare la palla quando Ings non c’è e le cose vanno male.

Per Steve Clarke è il nuovo gioiello da mostrare con orgoglio in una Scozia forse mai così ricca di talenti in rosa.

(CLICCA QUI! Per avere un assaggio della sua genialità basta guardare questo goal realizzato lo scorso anno al Manchester City, un tiro da 40 yards capace di dare la vittoria al Southampton e di essere nominato come goal della stagione 2019/20 per i Saints).

Tre grandi prime volte, per la nostra prima volta. Tre grandi promesse pronte a prendersi due Nazionali.

And now… let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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Fonte immagine in evidenza: stemmi presi da accounts Instagram ufficiali di Inghilterra e Scozia