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Federer makes history with eighth Wimbledon, 19th major title

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Flash News

Verstappen vince a Monza e segna un record storico

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Verstappen

Ennesima, ma discussissima, vittoria per l’olandese della Red Bull che taglia il traguardo dietro Safety Car davanti alla Ferrari di Leclerc e alla Mercedes di Russel.

Altra delusione per la rossa, che aveva trovato nelle parole e nelle speranze di Leclerc la pur lontana possibilità di vincere tutte le restanti 6 gari prima della fine del campionato.

Verstappen ha tra l’altro segnato un record storico: con 116 punti di distacco da Lecrerc porta a casa il distacco più alto a sei gare dalla fine nella storia della Formula 1.

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Calcio e dintorni

FA – Football Addicted #53! “La rinascita di Glasgow: Celtic e Rangers in Champions League”

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Rangers

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DEL RITORNO DI CELTIC E RANGERS ALLA FASE A GIRONI DI CHAMPIONS LEAGUE. LA RINASCITA DI GLASGOW!

Un’annata da ricordare.

Comunque vada, per Celtic e Rangers, quella 2022/23 sarà un’annata da ricordare.

Per la prima volta negli ultimi quindici anni entrambi i clubs di Glasgow si sono qualificati, infatti, per la fase a gironi della Champions League, dove avranno la possibilità di mettersi in mostra su alcuni dei migliori palcoscenici d’Europa.

Un orgoglio per la Scozia. Una rinascita per la città di Glasgow, vera e propria capitale calcistica di un Paese che per capitale politica ha invece Edimburgo.

Celtic e Rangers sono due nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Élite del football britannico, tornata finalmente a confrontarsi con la massima competizione europea per clubs.

Un luogo in cui si sentono a casa, nonostante da esso siano restati lontani per diversi anni.

L’Europa per Hoops e Gers rievoca dolci ricordi.

Quelli di chi ha vinto e che un giorno spera di poter vincere ancora.

L’ULTIMA VOLTA

Era dalla stagione 2007/08 che Celtic e Rangers non riuscivano a qualificarsi entrambi per la fase a gironi di Champions League.

In quell’occasione gli Hoops furono sorteggiati nel Gruppo D, insieme a Milan, Benfica e Shakhtar Donetks, chiudendo alle sole spalle dei Rossoneri (vincitori dell’edizione precedente della Champions League, ndr) e venendo poi eliminati agli ottavi di finale dal Barcellona di Lionel Messi e Thierry Henry.

I Gers finirono, invece, nel Gruppo E, al fianco di Barcellona, Lione e Stoccarda, dove si fermarono al terzo posto, retrocedendo così in Coppa Uefa (dove arrivarono fino alla finale persa contro lo Zenit San Pietroburgo a Manchester, ndr).

Era la seconda volta che Celtic e Rangers si ritrovavano a partecipare entrambi ai gironi di Champions League nella stessa annata, visto che in precedenza era accaduto solo nel 2003/04, e in quell’edizione riuscirono a compiere un’impresa che sperano di poter ripetere anche quest’anno.

Per la prima volta nella Storia della manifestazione, due squadre scozzesi si imposero entrambe in Champions League a distanza di 24 ore.

24 ORE DA RICORDARE

Il 2 ottobre 2007 i Rangers fecero visita al Lione in Francia e lasciarono il campo con una netta vittoria per 3-0, diventando il primo club scozzese a riuscire a sconfiggere in trasferta in Champions League una squadra appartenente a uno dei primi cinque campionati al Mondo (Inghilterra, Italia, Germania, Spagna e Francia, ndr).

Il 3 ottobre 2007 il Celtic ospitò, invece, il Milan a Glasgow, in una serata che vide gli Hoops imporsi per 2-1 e diventare così il primo club scozzese a battere i Campioni in carica della Champions League.

Ventiquattro ore di pura estasi per il calcio scozzese e difficilmente dimenticabili per i tifosi di Celtic e Rangers, pronti a rivivere emozioni del genere anche quest’anno.

Sarà però molto difficile.

GIRONI PROIBITIVI

Entusiasti per essere tornati a disputare entrambi la massima competizione europea, Celtic e Rangers dovranno confrontarsi però con due gironi abbastanza proibitivi.

E non poteva essere altrimenti per due clubs inseriti in quarta fascia.

Gli Hoops di Ange Postecoglou si sono conquistati il proprio pass vincendo lo scorso anno il Campionato scozzese e nei sorteggi sono stati inseriti nel Gruppo F, insieme ai Campioni d’Europa in carica del Real Madrid, al Lipsia vincitore dell’ultima Coppa di Germania e al sempre temibile Shakhtar Donetsk.

Più lungo, invece, il cammino dei Gers.

Arrivati a qualificarsi ai gironi di Champions League dopo aver superato i turni preliminari contro i belgi del Royale Union Saint-Gilloise e gli olandesi del PSV Eindhoven, i ragazzi allenati da Giovanni van Bronckhorst dovranno vedersela con il Gruppo A, composto dall’Ajax Campione d’Olanda, dal Liverpool finalista della scorsa edizione e dal Napoli.

Non un cammino facile per nessuna delle due squadre di Glasgow, insomma, con Celtic e Rangers che, realisticamente, proveranno a lottare per il terzo posto, che significherebbe possibilità di continuare il proprio cammino europeo stagionale in Europa League.

PRIMA GIORNATA CELTIC

Il primo assaggio della Champions League 2022/23 il Celtic lo ha già avuto.

La squadra di Postecoglou, alla sua prima esperienza come allenatore nella massima competizione europea, ieri sera ha debuttato, infatti, a Glasgow contro il Real Madrid (club che non affrontava in Champions dal marzo 1980, quando i madrileni eliminarono gli scozzesi ai quarti di finale dell’edizione che segnò il secondo successo consecutivo del Nottingham Forest di Brian Clough, ndr).

Un avvio per nulla soft!

Ad imporsi è stata la squadra di Carlo Ancelotti, ma il 3-0 inflitto dai Blancos agli Hoops, con reti di Vinicius Jr, Luka Modric ed Eden Hazard, non rendono pieno merito alla buona prestazione offerta dagli scozzesi davanti al pubblico amico.

Al Celtic Park i Biancoverdi sono riusciti ad arginare lo strapotere tecnico del Madrid per oltre un tempo di gioco, creando anche qualche occasione da goal nel corso di primi quarantacinque minuti. Su tutte, quella che ha portato al palo colpito sullo 0-0 da capitan Callum McGregor.

Nella ripresa sono poi emerse le qualità degli spagnoli, capaci di segnare tre reti in venti minuti, tra il 56’ e il 77’, in una gara speciale soprattutto per Ange Postecoglou.

L’allenatore del Celtic ha, infatti, debuttato in Champions League e lo ha fatto contro quel Real Madrid di cui il padre era grande tifoso e al quale lo lega la figura del leggendario Ferenc Puskas.

Australiano, nato in Grecia, Postecoglou, quando era un difensore del South Melbourne, fu, infatti, allenato proprio dall’icona ungherese, che di Coppe dei Campioni con la maglia del Real Madrid addosso ne vinse ben tre.

È accaduto tra il 1989 e il 1991, quando Puskas riuscì a condurre il South Melbourne alla vittoria di un campionato australiano, di una Coppa d’Australia e di due Dockerty Cup, con Postecoglou allora capitano della squadra.

Un periodo che il manager del Celtic ricorda ancora con nostalgia e dal quale ogni giorno trae ispirazione. Il suo stile di calcio offensivo si rifà, infatti, a quello insegnatogli proprio da Puskas, con il quale amava dialogare in greco (Puskas aveva lavorato al Panathinaikos, club che condusse anche a una finale di Coppa dei Campioni contro l’Ajax di Rinus Michels nel 1971, ndr) durante i viaggi spesso condivisi verso il campo d’allenamento.

Ecco perché quello contro il Real Madrid per Postecoglou è stato un esordio molto particolare.

PRIMA GIORNATA RANGERS

I Rangers di van Bronckhorst debutteranno, invece, quest’oggi contro l’Ajax, nel match che andrà in scena alla Johan Cruijff Arena alle ore 18:45.

Finalisti dell’ultima edizione dell’Europa League, dove sono stati sconfitti ai calci di rigore dall’Eintracht Francoforte, i Blu di Glasgow vogliono continuare a regalarsi magiche notti europee, provando ad alzare ulteriormente la propria asticella.

In Champions League i Gers mancavano dalla stagione 2010/11, quando chiusero il girone al terzo posto, alle spalle di Manchester United e Valencia e davanti ai turchi del Bursaspor.

Un’impresa che sarebbero felici di ripetere anche quest’anno, sebbene il girone appaia ancor più complesso.

I LEONI DI LISBONA

Se pronunciate le parole Champions League in un pub popolato da tifosi del Celtic, il loro primo pensiero non può che andare all’edizione 1966/67 del torneo, quando si chiamava ancora Coppa dei Campioni e a vincerla furono proprio gli Hoops.

Squadra all’epoca mirabilmente allenata da Jock Stein, vera leggenda del calcio scozzese, il Celtic del 1967 è ricordato ancora oggi come una delle compagini più forti che il calcio britannico abbia mai visto.

La rosa era composta interamente da giocatori nati e cresciuti a massimo cinquanta chilometri di distanza da Parkhead, l’area in cui sorgeva e sorge lo stadio dei Biancoverdi.

Un vero e proprio local team capace di conquistare un (forse) irripetibile quintuple nel corso di quella magica annata, facendo suo il campionato scozzese, la Coppa di Scozia, la Coppa di Lega scozzese, la Glasgow Cup e, soprattutto, la Coppa dei Campioni.

Successi che hanno permesso alla squadra di Stein di vivere la singola stagione più vincente mai vissuta da una squadra britannica, nonché di diventare il primo club britannico a vincere la Coppa dei Campioni.

Lo fece superando i Campioni di Svizzera, Francia, Jugoslavia e Cecoslovacchia e, soprattutto, battendo nella finale di Lisbona la grande Inter di Helenio Herrera (vincitrice delle edizioni 1964 e 1965 del torneo, ndr).

I Leoni di Lisbona, così furono ribattezzati i ragazzi di Stein, si imposero per 2-1, riuscendo a imporre il proprio dinamico e rapido gioco d’attacco sul catenaccio difensivo dei Nerazzurri.

Una notte indimenticabile per tutti i tifosi del Celtic e il cui racconto è stato tramandato di generazione in generazione.

Quella del 1967 è stata l’unica occasione in cui il Celtic si è laureato Campione d’Europa (nel 1971 gli Hoops raggiunsero un’altra finale, persa però a San Siro contro il Feyenoord dopo i tempi supplementari, ndr).

GLI ORSI DI BARCELLONA

A differenza dei cugini del Celtic, i Rangers non hanno mai vinto alcuna Coppa dei Campioni/Champions League.

I Gers la loro notte magica europea l’hanno vissuta, infatti, in un’altra competizione: la defunta Coppa delle Coppe.

È accaduto nella stagione 1971/72, quando gli scozzesi ebbero la meglio per 3-2 della Dynamo Mosca nella finale al Camp Nou, vincendo quella che ancora oggi resta l’unica coppa europea nella Storia del club.

Fu un’edizione molto particolare per gli Orsi di Barcellona, come furono poi rinominati i ragazzi allenati da William Waddell, leggenda dei Gers prima come giocatore e poi come allenatore.

In quella Coppa delle Coppe i Rangers superarono, infatti, lo Sporting Lisbona in maniera a dir poco rocambolesca.

Chiusi tempi regolamentari e supplementari della doppia sfida con un risultato complessivo di parità, scozzesi e portoghesi vennero mandati a giocarsi il passaggio del turno ai calci di rigore dall’arbitro, con lo Sporting che si impose dagli undici metri.

Rientrati negli spogliatoi, il risultato venne però clamorosamente cambiato. L’arbitro aveva infatti commesso un enorme errore. Non aveva tenuto conto che anche i goals segnati nei tempi supplementari valevano doppio per la squadra che giocava in trasferta e che quindi il vincitore della doppia sfida erano i Rangers.

Il risultato dei calci di rigore fu allora cancellato e lo Sporting eliminato, con i Rangers che nel corso del torneo riuscirono poi a superare il Torino e, soprattutto, il Bayern Monaco di Franz Beckenbauer, Uli Hoeness e Gerd Müller, che tra il 1974 e il 1976 avrebbe poi vinto tre Coppe dei Campioni consecutive.

La vittoria in finale contro la Dynamo Mosca segnò poi l’apice del cammino europeo dei Gers, mai più capaci di rivivere notti del genere.

ALTRE FINALI EUROPEE

Accantonando per un attimo i successi in Coppa dei Campioni e Coppa delle Coppe, Celtic e Rangers altre finali da ricordare le hanno vissute in Coppa Uefa/Europa League.

Guidati dal talento di Henrick Larsson in campo, gli Hoops hanno raggiunto la finale dell’edizione 2002/03 della Coppa Uefa, dove sono stati però battuti 3-2 dal Porto di Jose Mourinho a Siviglia.

Uno spartito suonato nell’annata 2007/08 anche dai Gers, sconfitti 2-0 a Manchester dallo Zenit San Pietroburgo in una finale di Coppa Uefa in cui emerse tutto il talento di Andrej Arsavin.

Senza dimenticare poi cosa accaduto lo scorso anno, quando i Rangers di van Bronckhorst si sono dovuti arrendere 5-4 ai calci di rigore (dopo l’1-1 dei regolamentari, ndr) contro l’Eintracht Francoforte, nella finale di Europa League giocata a Siviglia.

LA BATTLE OF BRITAIN DEL CELTIC

Tornando alla Champions League, una partita ancora viva nei cuori dei tifosi del Celtic è quella vissuta nel 1970, quando gli Hoops riuscirono a sconfiggere il Leeds United a Hampden Park, nelle semifinali di Coppa dei Campioni.

La truppa di Jock Stein contro quella di Don Revie, in un match ribattezzato come la Battle of Britain.

Vinta la gara d’andata per 1-0 a Elland Road, il Celtic ospitò il Leeds a Glasgow davanti a un pubblico composto da 136.505 persone (un record per la competizione, ndr) e riuscì a imporsi nuovamente per 2-1.

Il Celtic perse poi la finale contro il Feyenoord a San Siro, ma la sfida contro il Leeds ad Hampden Park è ricordata ancora oggi come la seconda partita più importante degli Hoops nella poi rinominata Champions League.

LA BATTLE OF BRITAIN DEI RANGERS

Copia e incolla.

Anche i Rangers hanno vissuto la propria personale Battle of Britain.

Nel 1992 i Gers hanno infatti affrontato il Leeds United nel secondo turno di Champions League, vincendo per 2-1 a Elland Road con reti di una vecchia conoscenza del Milan come Mark Hateley e dell’icona di Ibrox Ally McCoist. Per i Whites a segnare il goal della bandiera fu invece niente meno che Eric Cantona.

TRADIZIONE IN CHAMPIONS LEAGUE

Come abbiamo detto in precedenza, i Rangers ai gironi di Champions League mancavano dalla stagione 2010/11, mentre il Celtic da quella 2017/18, quando chiuse al terzo posto il Gruppo B, alle spalle di Paris Saint-Germain e Bayern Monaco e davanti all’Anderlecht (scendendo così in Europa League, ndr).

Da quando la massima competizione europea è stata riformata nel 1992/93, Celtic e Rangers sono però anche gli unici due clubs ad aver rappresentato la Scozia ai gironi di Champions League. Un titolo di cui vanno fieri e che sottolinea il marcato divario che negli ultimi decenni si è creato tra le due anime di Glasgow e il resto del calcio scozzese.

In una Terra in cui la passione per il football è enorme (considerando il totale della popolazione nazionale, la Scozia offre alcune tra le medie di tifosi di calcio più alte al Mondo, ndr) e in cui il 70% tifa o Celtic o Rangers, il ritorno in Champions League di Hoops e Gers porta con sé aspetti positivi e negativi.

Poter giocare partite europee contro squadre tra le migliori in Europa può rappresentare una vetrina importante per tanti giovani, rendendo allo stesso tempo anche il campionato scozzese più appetibile e interessante per chi dall’estero è alla ricerca di un’opportunità.

Parte dei soldi provenienti dalla UEFA, vengono poi distribuiti tra i diversi clubs di Scottish Premiership, come previsto dai regolamenti europei, e ciò non può che aiutare le casse di società che spesso hanno pochi fondi da spendere sul mercato o nello sviluppo delle proprie strutture.

Restando sul tema dei soldi, ciò che è certo è che i ricavi prodotti da Celtic e Rangers nella loro stagione europea contribuiranno però a ingrandire ancor di più il divario economico già esistente tra i due clubs di Glasgow e gli altri clubs scozzesi, rendendo Hoops e Gers i due soli membri appartenenti a un’élite sempre più difficile da raggiungere per i connazionali.

Basti pensare che ultimo club in grado di vincere il campionato, che non si chiami Celtic o Rangers, è stato l’Aberdeen nel 1985 e che negli ultimi sei anni sia il Celtic che i Rangers sono riusciti a chiudere una stagione nazionale da imbattuti (l’ultima squadra erano stati i Rangers del 1899, capaci di vincere tutte e 18 le giornate che componevano l’allora campionato, ndr).

Gli Invincibili di Brendan Rodgers lo hanno fatto nell’annata 2016/17, vincendo il Treble nazionale, e i Gers di Steven Gerrard in quella 2021/22, che ha riportato il titolo sulla sponda blu della città.

Una vera e propria epoca d’oro per Glasgow!

RIVALITÀ CONTINUA

Quella tra Celtic e Rangers è una rivalità infinita e tra le più accese nel calcio mondiale.

Gli Hoops sono tradizionalmente seguiti da tifosi di fede cattolica e parteggianti per l’indipendenza irlandese.

I Gers, all’opposto, da supporters di fede protestante e con idee politiche in linea con quelle degli unionisti scozzesi.

O almeno una volta era così. Oggi, infatti, queste differenze si sono assottigliate, con i diversi tifosi che si avvicinano all’una o all’altra squadra di Glasgow più per tradizione familiare che storico-politico-religiosa (come, forse, è anche giusto che sia, essendo il calcio uno sport e non un partito, ndr).

Ciò che non è mai cambiato è, invece, l’enorme rivalità esistente tra i due clubs e che emerge ogni anno nell’ormai conosciutissimo Old Firm, il derby cittadino.

Come quello vissuto lo scorso weekend, quando il Celtic di Postecoglou si è imposto con un netto 4-0 sui Rangers di van Bronckhorst, allungando a +5 in vetta al campionato dopo sei giornate.

Da quando il tecnico australiano è arrivato sulla panchina degli Hoops, la musica è infatti tornata a suonare le note Biancoverdi.

Lo scorso anno il Celtic si è rimpossessato, infatti, della Scottish Premiership e ha vinto anche la Coppa di lega, nella stagione in cui i Rangers si sono concentrati, invece, in particolar modo sul proprio cammino in Europa League.

Un ritorno al successo che ha rimesso gli Hoops sul trono della città di Glasgow, dopo che nel 2021 a vincere il campionato erano stati i Rangers di Steven Gerrard, capaci poi lo scorso anno di vincere la Coppa di Scozia.

Una sfida continua, insomma, e che ora prosegue – a distanza – anche in Europa, dove i tifosi del Celtic guarderanno sempre i risultati ottenuti dai Rangers e viceversa.

RIVALITÀ NEI NUMERI

Per completare il quadro relativo all’esperienza di Celtic e Rangers in Champions League, non possiamo non ricordare i nomi di chi ha fatto la storia di questi due clubs nella competizione.

Partendo da Willie Wallace!

Attaccante degli Hoops tra il 1966 e il 1971, nonché uno dei Leoni di Lisbona che alzò la Coppa dei Campioni nel 1967, Wallace con 13 reti è il miglior marcatore del Celtic in Champions League, come riportano i dati ufficiali UEFA.

Ad aver accumulato il maggior numero di presenze nella manifestazione è stato, invece, Scott Brown (personaggio straordinario di cui vi avevamo già parlato in una puntata precedente), con 83 apparizioni.

Passando ai Rangers, il miglior marcatore dei Gers in Champions League resta ancora oggi Ally McCoist, con le sue 18 marcature.

Giocatore dei Blues tra il 1983 e il 1998, è stato poi anche allenatore dei Rangers tra il 2007 e il 2014.

Un periodo, quello da calciatore, che ha condiviso in parte anche con Barry Ferguson, ovvero il giocatore con il maggior numero di presenze in Champions League per i Gers: 44.

Tutte accumulate in due parentesi, tra il 1995 e il 2003 e tra il 2005 e il 2009, quando ricoprì il ruolo di centrocampista per gli scozzesi.

tifosi rangers

LYON, FRANCE – DECEMBER 09: Scott Wright of Rangers (C) celebrating his goal with his teammates during the UEFA Europa League group A match between Olympique Lyon and Rangers FC at Parc Olympique on December 9, 2021 in Lyon, France. (Photo by Marcio Machado/Eurasia Sport Images/Getty Images)

E ORA?

Ora l’obiettivo per Celtic e Rangers è quello di aggiungere nuove statistiche alle rispettive notti europee e regalarsi nuove soddisfazioni in Champions League.

Farlo non sarà per nulla facile, visti i gironi molto competitivi in cui entrambi sono stati inseriti, ma sognare non costa nulla.

D’altro canto, chi l’avrebbe mai detto che i Leoni di Lisbona sarebbero riusciti a battere la Grande Inter di Herrera o che gli Orsi di Barcellona avrebbero eliminato il Bayern Monaco poi dominatore d’Europa?

Il calcio, a volte, regala sorprese e Celtic e Rangers vogliono essere le sorprese di questa Champions League.

O almeno, è quello che Glasgow e la Scozia vogliono giustamente continuare a sognare nelle prossime settimane.

E perché non farlo?

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

Recupera le puntate precedenti di ‘FA – Football Addicted’ QUI

[INTERAGISCI CON NOI! Hai in mente una particolare storia di calcio britannico di cui vorresti leggere un nostro approfondimento nella rubrica FA – Football Addicted? Lascia un commento in risposta alle nostre stories Instagram o scrivici un messaggio. Il tema della prossima puntata potresti sceglierlo tu!]

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Altri Sport

US OPEN – Il cammino degli azzurri negli Stati Uniti

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Sinner

Completato nella notte italiana il quadro dei match validi per il terzo turno degli azzurri agli US Open. Avanti 3 italiani su 4 impegnati.
Continua il sogno italiano nel torneo americano. Tutti i tennisti azzurri sono inseriti nello stesso lato del tabellone, situazione che potrebbe regalare almeno un derby in terra americana.

I MATCH DEGLI AZZURRI

Fognini si arrende a Nadal. Match che già in partenza si prospettava proibitivo per il sanremese, che però nei primi due set, mostrando la sua versione migliore, si è portato in vantaggio, per poi crollare sotto i colpi del campione spagnolo.

Avanti, invece Matteo Berrettini, battuto Grenier in 4 set nella notte del 31/08. Il tennista romano, non è ancora quello di un anno fa. Purtroppo i tanti infortuni non gli hanno permesso di arrivare all’impegno in terra statunitense al meglio. Qualche difficoltà di troppo, sintomo che la condizione atletica non è ancora la migliore possibile. Perso il primo set, è partita la rimonta, ma ci sono voluti 2 tie-break per superare il n.119 ATP. Al terzo turno lo aspetta ora Andy Murray (2-1 in favore dell’azzurro i precedenti).

Grande prova di Musetti, che continua a stupire: dopo aver vinto la battaglia in 5 set contro Goffin, supera in rimonta anche Brouwer,
vincendo i 3 set successivi, e perdendo una sola volta il servizio. Prova di solidità quindi per il tennista di Carrara, che sta vivendo un anno d’oro, e vuole continuare a stupire. Sulla sua strada c’è Ivashka, solido bielorusso, abituato a questi palcoscenici. Parte da sfavorito, ma ci ha già abituato a ribaltamenti di pronostico. (1-0 Musetti i precedenti).

Jannik Sinner vince invece in scioltezza. Sono bastati 3 set all’altoatesino per prendere il sopravvento. Continua la sua crescita. Dopo la separazione con il precedente allenatore Piatti, Sinner sembra aver trovato la strada giusta. Il classe 2001 è ormai in ascesa, ed è ad un passo dalla Top 10 nella classifica ATP. Il prossimo avversario è il pari-età Nakashima, tennista n.69 ATP. Nessun precedente tra i due.

TABELLONE

Per uno strano gioco di tabellone, i tre azzurri hanno i destini incrociati. Qualora dovessero passare il turno, infatti, Musetti e Sinner si affronterebbero, per un posto ai quarti di finale. Sempre ai quarti, si prospetterebbe un altro possibile derbyMatteo Berrettini qualora superasse i due prossimi turni, sarebbe proprio l’avversario del quarto di finale.
US Open che sono quindi pronti a colorarsi di azzurro.

Questi gli orari e la date dei match degli azzurri in programma:

  • Murray A. – Berrettini M. (02/09 dalle 18:00)
  • Ivashka I. – Musetti L. (03/09 dalle 17:00)
  • Nakashima B. – Sinner J. (03/09 dalle 17:00)

I match sono visibili con l’abbonamento DAZN, attraverso la piattaforma Discovery + oppure su Eurosport player.

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Calcio e dintorni

FA – Football Addicted #52! “Da Vardy a Henry: i calciatori di Premier League che hanno investito nel calcio”

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Premier League

QUESTA È FA – FOOTBALL ADDICTED, LA RUBRICA D’APPROFONDIMENTO TARGATA NUMERO DIEZ DEDICATA ESCLUSIVAMENTE AL CALCIO D’OLTREMANICA. OGNI SETTIMANA, AL MERCOLEDÌ, VI RACCONTEREMO UNA STORIA D’ATTUALITÀ O DEL PASSATO, CONDIVIDENDO CON VOI LA NOSTRA PASSIONE PER IL FOOTBALL MADE IN UK! OGGI PARLIAMO DI QUEI GIOCATORI, DELLA PREMIER LEAGUE DI OGGI O DEL PASSATO, CHE SONO DIVENTATI PROPRIETARI O INVESTITORI DI UN CLUB DI CALCIO.

Thierry Henry nuovo azionista del Como 1907 è solamente l’ultima storia di un calciatore (o ex) di Premier League che ha deciso di investire parte del proprio capitale personale all’interno di un club di calcio.

Diversi sono, infatti, gli esempi di giocatori diventati nel tempo investitori o, addirittura, proprietari di una società calcistica.

L’arrivo del campione francese nel club lombardo ci ha dato, allora, lo spunto per vedere quali siano stati i volti più noti del calcio inglese ad aver percorso questa strada nel passato più o meno recente.

Nomi che troverete riassunti in questa nuova puntata di “FA – Football Addicted”.

Iniziamo subito.

THIERRY HENRY

Partiamo dall’ultimo arrivato: il già citato Thierry Henry.

Stella più lucente dell’Arsenal di Arsene Wenger, l’ex attaccante francese è diventato nelle scorse ore un nuovo azionista del Como 1907, affascinato dal progetto presentatogli dalla società lombarda.

“Era da tempo che aspettavo di essere coinvolto in un progetto come quello del Como. – ha dichiarato Henry nella conferenza stampa di presentazione dell’accordo – Un club ambizioso e che vive i miei stessi valori: una realtà di calcio che aiuta la comunità locale”.

A contribuire all’arrivo di Henry a Como è stato un altro vecchio volto del calcio inglese: Dennis Wise.

Ex capitano del Chelsea degli anni Novanta (con cui ha vinto due FA Cup, un Charity Shield, una Coppa di Lega, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea, ndr), nonché membro della leggendaria Crazy Gang del Wimbledon (ricordate Vinnie Jones?) che vinse la FA Cup contro il Liverpool nel 1988, Wise è dal febbraio 2021 amministratore delegato unico del club comasco, a cui è legato dal maggio 2019, quando venne chiamato, in primo luogo, per svolgere un ruolo da consulente esterno per conto della SENT Entertainment, società inglese che gestisce il Como per mano dei fratelli Robert e Michael Hartono.

Imprenditori indonesiani, entrambi tra i settanta uomini più ricchi al Mondo, acquistarono il club nel 2019 attraverso la loro società Djarum e in pochi anni lo hanno portato dalla Serie D alla B italiana, risollevandolo completamente dal fallimento vissuto nel 2016.

L’obiettivo annunciato ora è quello di continuare la scalata verso la Serie A e l’aiuto offerto da Henry non potrà che tornare utile in questo senso.

CESC FABREGAS

Così come quello di Cesc Fabregas, altra stella del calcio inglese con felici trascorsi all’Arsenal e al Chelsea.

Colpo più roboante della campagna acquisti estiva del Como, lo spagnolo nelle scorse settimane ha firmato non solo un contratto da giocatore, ma anche uno da investitore, diventando a sua volta un azionista del club rappresentato ufficialmente da Mirwan Suwarso, uomo di raccordo tra squadra e proprietà indonesiana.

JAMIE VARDY

Volto del Leicester City Campione d’Inghilterra nel 2016, Jamie Vardy ha deciso di investire nel calcio americano. Nel soccer.

L’attaccante delle Foxes nel 2021 ha, infatti, comprato una quota di minoranza degli allora Rochester Rhinos, club che lo scorso settembre ha cambiato nome in Rochester New York FC (in un tentativo di rebranding della società, ndr) e che in questo 2022 ha preso parte per la prima volta al campionato MLS Next Pro (terza divisione USA, ndr), dove si trova attualmente al quarto posto nella Eastern Conference.

A spingere Vardy a investire in questa realtà è stata la Storia del club, oltre alle sue radici.

“Aspettavo un’opportunità per investire negli USA da tempo e c’è stato subito qualcosa di Rochester e dei Rhinos che mi ha colpito”.

Fondato nel 1996, il Rochester New York FC nel 1999 è diventato il primo e unico club non appartenente alla MLS (da quando la lega è stata creata, ndr) in grado di vincere la U.S. Open Cup, ovvero la coppa nazionale.

Una sorta di favola in stile Leicester e che ha catturato l’attenzione di Vardy, il quale a Rochester ha ritrovato anche un po’ della sua Sheffield (dove è nato, ndr).

Al pari della città del ferro inglese, Rochester è infatti un polo industriale, a meno di 500 chilometri da New York City.

Dal 2018 al 2021 il club, posseduto da David e Wendy Dworkin, si era visto costretto a interrompere le proprie attività a causa di problemi finanziari, ma ora il peggio sembra passato.

Vardy crede, infatti, fortemente nel proprio investimento ed è convinto che, anche con il suo aiuto, la società non potrà che tornare a crescere.

LA CLASSE DEL ‘92

Gary Neville, Phil Neville, Paul Scholes, Nicky Butt e Ryan Giggs.

Nel 2014 la Class of ’92, orfana di un elemento, ha acquistato metà del Salford City attraverso la società Project 92 Ltd., con il restante 50% della società finito invece nelle mani dell’imprenditore di Singapore Peter Lim.

Campioni di tutto con il Manchester United, decisero di dare una spinta al club situato nell’area della Greater Manchester, nonostante all’epoca si trovasse in Northern Premier League, ovvero in settima serie.

A distanza di otto anni, il Salford si trova invece in League Two, in quarta divisione, e in questa scalata fondamentale è stato l’aiuto proveniente dal gruppo di ex giocatori britannici, ai quali nel 2019 si è unito anche David Beckham.

Lo Spice Boy tre anni fa ha, infatti, acquistato una quota del 10% da Peter Lim, affiancando così gli amici di una vita in questo progetto sportivo.

Con il suo ingresso in società, la Class of ’92 al completo è così oggi proprietaria del 60% delle azioni del Salford City, con il restante 40% ancora nelle mani dell’azionista di maggioranza Peter Lim.

DAVID BECKHAM

Oltre a essere co-proprietario del Salford City con la Classe del ‘92, David Beckham dal 2014 è anche proprietario dell’Inter Miami FC, club che ha fondato insieme a Simon Fuller e altri cinque imprenditori.

Quando sbarcò in MLS come giocatore dei Los Angeles Galaxy nel 2007, lasciando il Real Madrid e riaprendo le porte degli Stati Uniti a tante stelle del calcio europeo che lo avrebbero poi seguito negli anni, l’ex centrocampista inglese riuscì a farsi inserire nel contratto una clausola che gli avrebbe permesso di acquistare per 25 milioni di dollari una franchigia da sviluppare e far debuttare in MLS (fuori però dalla città di New York, ndr).

E così ha fatto!

Fondato nel 2018, dal 2020 il suo Inter Miami è un club iscritto alla MLS e in rosa può vantare anche la presenza di un grande campione come Gonzalo Higuain, con Phil Neville allenatore.

DIDIER DROGBA

Restando negli Stati Uniti, un altro ex calciatore di Premier League a essere diventato presidente di un club americano è Didier Drogba.

Eccellente attaccante ricordato soprattutto per i suoi anni al Chelsea, l’ivoriano nel 2017 divenne il primo giocatore-proprietario nella Storia del calcio, quando firmò un doppio contratto con il Phoenix Rising e diventando in un colpo solo calciatore e co-possessore del club con sede in Arizona.

Squadra militante in United Soccer League, ovvero in seconda divisione, con l’aiuto di Drogba il Phoenix Rising nel 2018 ha vinto la USL Western Conference in regular season, salutando poi l’ivoriano a fine stagione. Soltanto sul campo però.

Ritiratosi dal mondo del calcio giocato, Drogba è rimasto infatti co-proprietario del club, nel quale ancora oggi investe capitali nel tentativo di portare un titolo in Arizona.

EDEN HAZARD & CO.

Oltre a Beckham, Drogba e Vardy, il fascino del calcio a stelle e strisce negli anni ha colpito anche altre ex stelle della Premier League come Eden Hazard (ex Chelsea), Demba Ba (ex West Ham United, Newcastle United e Chelsea) e Yohan Cabaye (ex Newcastle United e Crystal Palace).

Insieme al collega Moussa Sow (che invece non ha mai giocato in Premier League, ndr), nel 2017 hanno fondato il San Diego 1904, club che in cinque anni ha già vissuto molte vite.

Il San Diego 1904 (numero scelto poiché la S è la diciannovesima lettera dell’alfabeto e la D la quarta, ndr) avrebbe, infatti, dovuto iniziare le proprie attività nella North American Soccer League nel 2018, ma la NASL quell’anno fu cancellata (per diversi motivi legali, ndr) e sostituita dalla USL come campionato di seconda divisione.

Il San Diego di Hazard & Co. provò allora a iscriversi al nuovo campionato per la stagione 2019, senza trovare però un accordo e ripiegando sulla futura Division Three: la nuova National Independent Soccer Association.

Ed è qui che, infatti, sta giocando attualmente, sotto il nuovo nome di Albion San Diego, club da cui è stato assorbito nel dicembre 2021.

Il presidente è rimasto Demba Ba e Hazard fa ancora parte della proprietà, mentre Cabaye e Sow hanno abbandonato il progetto.

Oggi al secondo posto del Gruppo B della NISA, il prossimo passo per l’Albion San Diego di Hazard e Ba sarà quello di provare a diventare campioni del campionato di terza divisione.

HECTOR BELLERIN

Torniamo ora in Inghilterra, dove a investire in un club locale è stato Hector Bellerin.

Conosciuta la realtà rappresentata dal Forest Green Rovers dopo averci giocato contro in amichevole con l’Arsenal nel 2014, il terzino spagnolo è rimasto talmente affascinato dal club con sede nella città di Nailsworth da diventarne il secondo maggior azionista nel 2020 (dopo aver ricevuto approvazione dalla EFL e dalla FA inglese, ndr).

Vegano dal 2017 e da sempre sensibile al tema dell’ecosostenibilità, Bellerin nel Forest Green Rovers ha ritrovato, infatti, il suo credo e per questo ha deciso di supportarlo economicamente.

Nominato il club più ecosostenibile del pianeta dall’ONU, il Forest Green Rovers nel 2017 è diventata la prima società calcistica a impatto zero per quanto riguarda il carbonio.

A giocatori e dipendenti viene servito cibo vegano, l’energia utilizzata nelle strutture è rinnovabile ed è anche già stato ottenuto il permesso per costruire un nuovo stadio interamente fatto di legno.

Il tutto, mentre ha ottenuto sul campo una promozione dalla League Two alla League One. Davvero niente male.

CESAR AZPILICUETA

Altra storia affascinante è quella dell’Hashtag United, club di cui Cesar Azpilicueta è azionista dal 2018.

Quattro anni fa il capitano del Chelsea ha infatti deciso di investire in questo club di Non-league, convinto di poterlo veder crescere rapidamente in poco tempo, grazie soprattutto alla forza dei social.

L’Hashtag United, come suggerisce anche il nome, ha infatti le sue radici nel web.

A fondarlo è stato Spencer Owen, stella di YouTube che nel 2016 decise di fondare un club di calcio composto da amici e di organizzare partite contro gruppi di celebrità.

Il tutto veniva ovviamente registrato e caricato sulla nota piattaforma video, nella quale Spencer poteva già contare su una community di oltre un milione di persone creata attraverso diversi lavori su canali precedenti.

È così che è nato l’Hashtag United, nella città di Pitsea, nell’Essex, con il progetto che poi è cresciuto talmente tanto da permettere al club di entrare a far parte della piramide calcistica inglese dal 2018.

Da allora, anche grazie al supporto di Azpilicueta, l’Hashtag United ha ottenuto due promozioni e oggi milita in Isthmian League North Division, ovvero in ottava divisione.

Ha giocato in FA Cup e su YouTube ha una community di oltre 600.000 seguaci.

Una realtà in continua evoluzione, con il sogno di raggiungere un giorno la Premier League.

ZLATAN IBRAHIMOVIC

Campione d’Italia con il Milan nell’ultima stagione di Serie A, anche Zlatan Ibrahimovic ha deciso di investire nel calcio.

L’ex attaccante del Manchester United nel 2019 ha, infatti, acquistato il 25% delle quote societarie dell’Hammerby, realtà militante nell’Allsvenskan, massima serie svedese.

Club di Stoccolma e quindi rivale del Malmoe in cui Zlatan è cresciuto (per questo il rossonero è stato criticato dalla sua ex tifoseria, ndr), l’Hammerby nella sua Storia ha vinto solamente un campionato svedese, motivo per cui il grande sogno di Ibra è quello di condurre i bianco-verdi alla conquista del campionato ( attualmente si trovano al terzo posto, ndr).

Un successo Ibrahimovic e l’Hammerby insieme lo hanno però già festeggiato.

Nel 2021 il club ha vinto per la prima volta la Svenska Cupen, la Coppa di Svezia, venendo poi sconfitto in finale nel 2022 dal Malmoe in quella che avrebbe potuto essere l’edizione della riconferma.

GERARD PIQUÉ

Continuando a parlare di ex Manchester United, nominiamo ora Gerard Piqué.

Red Devil dal 2004 al 2008 (dove ha militato prima nelle giovanili e poi in prima squadra, ndr), il difensore del Barcellona nel 2018 è diventato proprietario dell’Andorra FC, attraverso il suo gruppo d’investimento Kosmos Holding.

Da sempre legato alla catalogna, Piqué ha deciso di investire su un club locale, aiutando l’Andorra a salire dalla terza alla seconda divisione del calcio spagnolo e regalandogli anche un club affiliato nel quale sviluppare il proprio settore giovanile.

Nel 2019 lo spagnolo ha infatti acquistato il Gimnastic Manresa, piccolo club catalano in cui l’Andorra ha iniziato a far crescere i propri talenti.

Un doppio investimento, dunque, per l’ex United, deciso a regalarsi una carriera di successo anche fuori dal campo.

FRANCIS LEE

Uno dei più grandi calciatori ad aver posseduto un club è Francis Lee.

Stella del Manchester City degli anni Sessanta e Settanta, con cui vinse una First Division (attuale Premier League, ndr), una FA Cup, una Coppa di Lega e una Coppa delle Coppe, l’ex attaccante inglese (famoso anche per aver vinto una First Division con il Derby County di Dave Mackay, ndr) nel 1994 divenne proprietario proprio dei Citizens.

Fatta fortuna con la produzione di rotoli di carta igienica, dopo essersi ritirato dal calcio giocato, Lee acquistò il City per tre milioni di sterline e rimase presidente del club per quattro anni.

Nel 1998, poco prima che gli Sky Blues retrocedettero in terza divisione, si dimise infatti dal suo ruolo di rappresentanza, continuando però a mantenere delle quote societarie fino al 2017.

DAVE WHELAN

Ad avere maggior successo come presidente è stato Dave Whelan, ex difensore di Blackburn Rovers e Crewe Alexandra negli anni Cinquanta e Sessanta.

Protagonista di diverse avventure imprenditoriali, nel 1995 Whelan decise di investire anche nel mondo del calcio, acquistando il Wigan Athletic, allora in Third Division.

Fu l’inizio di una scalata, con il club che nel 2005 conquistò per la prima volta la promozione in Premier League e arrivò a giocare in Europa League nella stagione 2013/14, dopo aver vinto una storica FA Cup qualche mese prima.

Nel 2013 il Wigan sconfisse, infatti, per 1-0 il Manchester City nell’ultimo atto della Coppa d’Inghilterra, regalando anche a Whelan un successo che aveva sfiorato da giocatore nel 1960.

In quell’occasione per l’allora difensore del Blackburn Rovers le cose andarono diversamente.

Il Wolverhampton Wanderers vinse 3-0 e lui fu costretto a lasciare il campo ancor prima del termine del primo tempo, a seguito di uno scontro di gioco con Norman Deeley che gli procurò la rottura di una gamba.

Un ricordo molto spiacevole per Whelan, rifattosi però da presidente nel 2013 (ha poi ceduto il club al nipote David Sharpe nel 2015, ndr).

Barkley - premier league

MANCHESTER, ENGLAND – DECEMBER 14: The official Nike Premier League match ball before the Premier League match between Manchester City and Leeds United at Etihad Stadium on December 14, 2021 in Manchester, England. (Photo by Visionhaus/Getty Images)

GIOCATORI-IMPRENDITORI

Questi sono i nomi dei calciatori più noti della Premier League (o First Division) del presente o del passato che in diverse epoche hanno deciso di investire parte dei propri guadagni nel calcio.

Una squadra di campioni che, dopo aver ottenuto successi in campo, ha provato – o sta provando – a ottenerne anche fuori, mantenendo però sempre saldo il proprio legame con il mondo che ama di più: quello del pallone.

Chi sarà il prossimo?

And now – once more – let’s grab a pie and a beer, mates. Enjoy!

Alla prossima puntata di ‘FA – Football Addicted’!

 

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