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La rivalità più bella: atto XL

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Noi di Numero Diez non siamo soliti scrivere di tennis, il mondo della racchetta è tanto affascinante quanto difficile da coprire totalmente, se uniamo questo a quello del calcio si rischia di non dare l’importanza che merita. C’è un momento, un nome che costringe tutto il mondo dello sport ad arrestarsi per almeno due ore. Il centro di gravità si sposta temporaneamente su un campo che per una volta non ha delle porte ma una rete, uno svizzero e uno spagnolo. È il Fedal atto 40, 11 anni dall’ultima volta che Roger Federer e Rafael Nadal si incrociavano sull’erba dell’All England Club, 11 anni da quella finale del 2008 che per molti e LA partita di tennis. 

Fonte: profilo Instagram Wimbledon

Sono passati solo 35 giorni dal 39esimo capitolo di questa meravigliosa e fortunatamente interminabile saga. 35 giorni dalla vittoria schiacciante quanto annunciata di Rafael Nadal sulla terra di casa, il pavimento polveroso di Parigi. Come se fosse destino, dopo averli ammirati nel terreno favorevole allo spagnolo, il ritorno, la rivincita dello svizzero sarà sul prato, ormai non tanto verde, del campo che lo ha visto sollevare per ben 8 volte il trofeo davanti al Royal box. Inutile provare a spiegare in poche righe una delle rivalità più note e iconiche dello sport, la solita favola degli opposti che si attraggono, che vanno spalla a spalla verso il futuro, costringendosi a migliorare sempre di più.

Una rivalità così non può e non deve finire, e fortunatamente a quanto pare non finirà a breve, ne ha bisogno il tennis soprattutto in tempi di magra con giovani che non hanno il carisma e le potenzialità per diventare icone. Non a caso il più giovane tra i migliori otto ha 28 anni e al primo turno abbiamo visto capitolare i tre tennisti che nel ranking succedono alla santissima trinità. Un ricambio generazionale che non viene compiuto, anche per fortuna si potrebbe dire, sia per demeriti delle nuove e meno nuove leve che per meriti della trinità tennistica che ormai, tranne casi rarissimi, da più di 10 anni domina l’albo dei grandi slam.

SORPRENDENTEMENTE INCERTO

È la prima volta che sull’erba il pronostico è incerto. L’ago tende chiaramente per Federer, ma vedere trionfare Nadal non sarebbe poi un upset così incredibile. Il motivo lo si può trovare tranquillamente vedendo il percorso di Nadal, che in questo Wimbledon ha superato due scogli piuttosto difficili sull’erba: Nick Kyrgios e Sam Querrey. Sull’australiano c’è poco da dire, non era tra gli accreditati alla vittoria finale chiaramente, ma basta ripensare alla storia per capire la difficoltà. Querrey invece non va sottovalutato, non è arrivato ai quarti per caso, sull’erba dà il meglio con il suo gioco solo servizio e diritto, smontato poi brutalmente da Nadal. Lo spagnolo è pronto ad affrontare il re dell’erba forte di un percorso per modo di dire allenante. 

Federer dal lato suo ha sofferto incredibilmente contro un muro come Kei Nishikori solo per un set per poi ritornare a distaccarsi dai comuni mortali prendendo il controllo del gioco. Nadal dovrà fare quello che ha fatto per un set il nipponico: prendere il tempo all’avversario per non farsi anticipare, un’impresa ardua che però è risultata molto efficace nel quarto di finale di Federer. La diagonale mancina però fa meno paura allo svizzero che ha ora dalla sua parte il rovescio in backspin per tenere a bada le rotazioni di Nadal e soprattutto per spezzare il ritmo del maiorchino.
La rete sarà lo strumento per non lasciarsi travolgere dallo spagnolo in scambi eccessivamente lunghi che toglierebbero ossigeno e punti allo svizzero. La chiave chiaramente sarà il servizio, fondamentale padrone sull’erba che servirà per scappare dalla risposta differentemente aggressiva dell’avversario. 

Il quarantesimo atto sarà uno spettacolo soprattutto dopo le polemiche sulla testa di serie della discordia, il risultato dirà anche in questo caso chi avrà ragione, a prescindere da tutto è lecito fermarsi per da quando si ascolta “play” a quando l’arbitro dirà “game, set & match” perché una sfida come Federer contro Nadal lo merita. 

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Inter

Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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