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Federico Chiesa salta chiunque

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Federico Chiesa salta chiunque

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Ikonè

Federico Chiesa non ha ancora compiuto vent’anni, ma ha alle spalle già ventisette presenze e tre gol in Serie A. Convocato in anticipo rispetto ai suoi coetanei in Under 21, è diventato l’uomo in più degli Azzurrini agli Europei. Figlio d’arte, con un cognome pesante sulle spalle, che sembra per ora non dargli troppo fastidio.

Federico Chiesa ha dimostrato di avere personalità da vendere, ed è un giocatore atipico rispetto ai suoi colleghi.
In campo è abituato a fare quella cosa che nel calcio moderno si sta sempre più perdendo: puntare l’uomo e saltarlo.

LA PAURA, QUESTA SCONOSCIUTA

Probabilmente le gambe gli saranno tremate quando, alla prima giornata di campionato, Paulo Sousa decise di schierarlo titolare contro la Juventus, a Torino. Federico Chiesa aveva appena 18 anni ed era ancora, solo, il figlio di Enrico. Allo stesso tempo però questa paura è durata poco, perché il giovane talento della Fiorentina si è subito abituato ai grandi palcoscenici.

La paura non sembra essere un sentimento molto conosciuto da Chiesa, e lo si vede in tante situazioni. Lo si vede innanzitutto per come gestisce la pressione che deriva dall’essere “figlio di”. Pochi riferimenti alla sua parentela illustre, merito anche del padre stesso, che raramente si lascia andare a commenti sulle prestazioni del figlio. Merito però soprattutto suo e del suo atteggiamento nei confronti di questo sport, che sembra vivere davvero come un divertimento.

In un’intervista di qualche mese fa a Repubblica, Federico Chiesa ha dichiarato:

[Parlando dei suoi genitori] Loro erano felici per me, io per loro, che mi hanno dato la possibilità di provare a diventare un calciatore dandomi gli strumenti per costruirmi un’alternativa. Per questo ho studiato alla scuola americana. Per imparare le lingue, per provare a vivere open mind. Poi l’università […] Il calcio oggi è anche molta immagine. Ma a me importa poco.

Quando ho conosciuto Tello la prima cosa che ho pensato è stata: “Oddio, fino a un mese fa ci giocavo a Fifa alla Playstation”. Lo avevo sempre in formazione ed era velocissimo. Un po’ come quando mi trovai contro Dani Alves. Avevo comprato anche lui a Fifa.

Un modo genuino di concepire il calcio, come un divertimento appunto. Lo stupore nel giocare per la prima volta contro calciatori già affermati (come se non avesse avuto in casa per 18 anni uno dei migliori calciatori italiani degli ultimi vent’anni). Soprattutto, però, la consapevolezza di poter anche trovare una strada alternativa a quella del calcio.

Ma Federico era troppo forte per potersi dedicare a qualcos’altro nella vita, e sembra che la strada che ha intrapreso sia stat la migliore che potesse scegliere.

A TESTA ALTA

Sarà anche merito di questa visione spensierata del calcio se poi, in campo, Federico Chiesa non pensa ad altro se non a giocare. Non è scontato, soprattutto per un ragazzino che conosce la Serie A per la prima volta. Che non ha paura, lo si vede anche quando scende in campo. Quando gioca, sulla fascia destra, il talento viola non teme gli avversari. Quando si trova davanti al difensore, prova sempre a puntarlo, per creare superiorità numerica, guadagnare campo, andare al tiro, o liberare lo spazio per l’inserimento del compagno.

Avete presente la moda, degli ultimi anni, di giocare con gli esterni con il piede invertito?

Chiesa non conosce nemmeno questa di moda. Gli allenatori stanno adottando sempre di più questa soluzione per permettere agli esterni di accentrarsi spesso, evitando così l’uno-contro-uno con il difensore avversario. Non è più l’ala che punta e va al cross: l’ala si accentra e non rischia nulla, lasciando libero lo spazio sulla fascia per l’accorrente terzino.

Chiesa, invece, appena entra in possesso palla punta l’uomo, e lo costringe ad indietreggiare. Poi, quando è il momento giusto, pochi giochetti: cross o tiro in porta.

Non teme l’avversario: è lui a mettergli pressione e a farlo indietreggiare prima di servire l’assist per il fantastico gol di Kalinic.

Ok, a volte si diverte anche lui a fare un dribbling in più.

Con due movimenti manda al bar tutta la difesa avversaria.

Un giocatore di cui avevamo bisogno come il pane, di quelli che non se ne vedevano da un po’. Il ragazzino non ha paura di sbagliare, appena vede un difensore cerca di saltarlo. Non lo fa per mettere in mostra le sue doti, ma per estrema praticità: saltare l’uomo vuol dire creare superiorità numerica.

Chiesa intuisce la possibilità di recuperare palla: parte, salta l’uomo come al solito e poi spacca la porta.

L’UOMO IN PIÙ

Dopo una fantastica stagione d’esordio, Chiesa è stato convocato per gli Europei Under 21. Avrebbe potuto partecipare anche al Mondiale Under 20 in Corea del Sud, come hanno fatto altri suoi coetanei. Di Biagio però era consapevole dell’apporto che il talento di Genova avrebbe potuto dare alla sua squadra. E aveva ragione.

Entrato nel secondo tempo nella partita d’esordio ha fatto subito vedere quello che sa fare meglio. Ha saltato l’uomo e ha crossato per Petagna, che ha chiuso la partita raccogliendo il suo suggerimento.

Palla attaccata al piede, dribbling e cross immediato.

Di Biagio si è reso conto di quanto poteva essere importante per la sua squadra nella partita contro la Repubblica Ceca: è stato uno dei pochi a salvarsi, con la sua solita grinta e dedizione. L’ha schierato quindi titolare contro la Germania, e replicherà questa sera in semifinale contro la Spagna. Chiesa sta dimostrando di essere l’uomo in più di questa Nazionale Under 21, nonostante non abbia ancora compiuto vent’anni.

Saltare l’uomo è una delle giocate che stanno alla base di questo sport, perché porta innumerevoli benefici allo svolgimento dell’azione. Per farlo però, bisogna provarci, correndo il rischio di sbagliare.
Chiesa però non ha paura di sbagliare, e quasi sempre quando punta l’uomo poi lo salta.

Forse, se lo incontri per strada, salterà anche te.

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Europa League

Le possibili avversarie della Roma in Europa League

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in foto: Pellegrini, Mancini, Paredes - Roma - Serie A - Europa League - Coppa Italia

LE POSSIBILI AVVERSARIE DELLA ROMA IN EUROPA LEAGUE – Dopo aver superato i play-off, è tempo di ottavi per la Roma. Dopo aver vinto, sudando fino ai rigori, per i giallorossi è tempo di resettare. La gioia della vittoria va subito messa da parte, per ritornare concentrati per il proseguo della stagione. L’obiettivo 4° posto in campionato e l’andare più avanti possibile in Europa League sono la base per un futuro roseo, magari proprio con De Rossi sulla panchina. La situazione della Roma non è stata però così felice in precedenza, con ancora Mourinho in panchina. Il girone, contro Slavia Praga, Servette e Sheriff, non vide i giallorossi vincere, arrivando al secondo posto, sotto i cechi, e costretti dunque ai playoff. Adesso è tempo di ottavi: di seguito vi riportiamo le possibili avversarie della Roma in Europa League.

LE POSSIBILI AVVERSARIE

Cammino fin qui abbordabile per la squadra di Daniele De Rossi, che adesso però avrà a che fare con avversarie ben più dure da affrontare. La possibilità migliore sarebbe quella di rivedere affrontare una recente conoscenza, lo Slavia Praga, già affrontato ai gironi, forse chance migliore per passare il turno. Di seguito vi riportiamo tutte le possibile avversarie dei giallorossi agli ottavi.

  • West Ham (Ing)
  • Brighton (Ing)
  • Glasgow Rangers (Sco)
  • Liverpool (Ing)
  • Villareal (Spa)
  • Bayer Leverkusen (Ger)
  • Slavia Praga (Cec)

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Flash News

INFO N10 – Juventus, svelata la volontà di Weah: le ultime

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Timothy Weah, calciatore della Juventus e della Nazionale statunitense (Stati Uniti) - Serie A, Coppa Italia, Copa América,

Ventidue presenze tra Serie A e Coppa Italia, un gol e un assist. Questo, fin qui, il bilancio di Timothy Weah alla Juventus. Lo statunitense classe 2000, arrivato in estate dal Lille per circa 12 milioni di euro, sta vivendo una stagione non semplice dal punto di vista dell’ambientamento. Questa situazione, nelle ultime ore, ha alimentato le speculazioni sulle possibili trattative per una sua cessione durante la prossima finestra di mercato. Il calciatore, infatti avrebbe diversi estimatori all’estero, soprattutto in Premier League, Bundesliga e Ligue 1.

Stando sempre agli ultimi rumors, la Juventus si starebbe guardando intorno per un sostituto del figlio d’arte, soprattutto in vista di un probabile ritorno in Champions League.

IL PUNTO

Tuttavia, secondo quanto appreso dalla nostra redazione, non vi sarebbe alcun fondamento di verità nelle voci di mercato riguardanti un possibile trasferimento di Timothy Weah nella prossima sessione di calciomercato. Al momento, dunque, non ci sarebbero gli estremi per vedere il classe 2000 lontano da Torino nella prossima stagione. D’altronde, la volontà del calciatore è chiara: rispettare il contratto, in scadenza nel 2028, e giocarsi le proprie carte in maglia bianconera.

È in corso un processo di ambientamento e l’attuale rendimento di Weah soddisfa la Juve: al momento, dunque, né la dirigenza né il calciatore vogliono interrompere il progetto avviato lo scorso luglio

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L’Inter e il salto di qualità: Inzaghi come Ancelotti e Guardiola

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Inter

La Gazzetta dello Sport, nella sua edizione odierna, pone il focus sui numeri dell’Inter e sentenzia: squadre come il Manchester City e il Real Madrid non sono più così distanti. I nerazzurri ormai possono essere considerati alla pari delle due corazzate. InzaghiAncelotti Guardiola, infatti, sono gli unici tre allenatori ancora imbattuti in questa Champions League. L’Inter è diventata anche oggetto di studio in tutta Europa, prendendo complimenti praticamente da chiunque.

Come riporta la rosea, quindi, è lecito pensare alla doppietta scudetto – Champions. Non si tratta di superbia, anzi di una constatazione dei fatti dovuta a quanto l’Inter sta facendo vedere in questa stagione. Dall’inizio dell’anno nuovo, il ritmo di Inzaghi e i suoi ragazzi è un qualcosa di spaventoso: un percorso assolutamente netto, fatto di sole vittorie tra campionato, Champions e Supercoppa italiana. Per non parlare poi dei gol: 22 fatti e solamente 4 subiti.

I nerazzurri sono sempre avanti: che si tratti di media punti (2,6), di differenza reti (+47) o anche solo di partite senza subire reti (15 clean sheet). L’Inter vola verso la tanto agognata seconda stella in maniera sempre più convinta. Addirittura si sarebbe potuto ripetere il sogno Triplete, il quale, però, si è infranto a metà dicembre per mano del Bologna. In ogni caso il vero salto di qualità di questa squadra sta in un solo concetto: la continuità.

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Orsolini: “Grazie a Motta giochiamo così. Europa? Se sarà, sarà conseguenza di questo lavoro”

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Orsolini

Riccardo Orsolini, intervistato dal Corriere dello Sport, è parso emozionato e molto contento rispetto al momento che sta vivendo insieme al suo Bologna. “Suo” perché ormai è un veterano di questa squadra: per il 27enne ascolano si tratta della quinta stagione con i felsinei.

L’ala rossoblù si è raccontata a cuore aperto, senza perdere il focus principale: la prossima partita.

LE PAROLE DI ORSOLINI

ENTUSIASMO –Ho visto vecchietti piangere e bambini piangere insieme ai vecchietti. Ho visto giovani con le mani in testa e gente con la lacrima che scende. E ho visto gente con le parrucche alla Zirkzee in testa. Ho visto persone che si abbracciavano, quell’abbraccio vero, sentito, sincero. Io queste cose qua non me le ricordavo. Vogliamo che questo incanto non finisca più. È una cosa strana da spiegare a parole. Siamo diventati un tutt’uno con venticinquemila persone, mentre giochi vedi e senti la gente e dici “no, io non posso sbagliare, non posso deludere questa gente qui”. È una partecipazione totale. Penso che prima di tutto noi ci vogliamo divertire e far divertire. Proponendo un calcio spumeggiante. In questo momento in Italia siamo una di quelle squadre che a mio avviso produce uno dei migliori giochi della Serie A“.

VERONA –Sarà una partita complicata perché il Verona è una squadra che ha fame di punti, una squadra che si deve salvare a tutti i costi quindi deve macinare da qua a fine campionato. Vuole venire a rovinare quello che è il clima che si è creato qua. Dobbiamo essere bravi a non far succedere questa cosa“.

EUROPA –Dire non siamo da Europa o sì siamo da Europa mi sembra un po’ riduttivo. Godiamoci quello che c’è, poi vediamo dove possiamo arrivare. C’è un bellissimo entusiasmo, una bella sinergia tra la squadra, la piazza, tutto l’ambiente. È uno dei pochi anni senza frizioni, senza malumori, senza problemi. Quando si vive sereni e tranquilli non cerchiamo complicazioni. Sono d’accordo quando il mister dice che è giusto che la gente sogni l’Europa, ma la squadra è un’altra cosa. La squadra deve pensare a lavorare. Al di là di tutto, però, viviamo il momento. Tutti, eh. Squadra, tifosi. Ma quanto è stata bella la coreografia coi telefonini? Sembrava il concerto dei Coldplay“.

OBIETTIVO –L’attenzione ora è sulle partite, sull’adesso. È un passaggio sottile, ma ti fa capire tante cose, su come ragioniamo noi perché adesso sarebbe troppo facile dire: ok, siamo quarti, montiamoci la testa. Una cosa del genere ti fa andare giù a picco. Perdi tre partite e stai a picco. Tutti remiamo dalla stessa parte, ma l’obiettivo non è l’Europa: l’obiettivo è far vedere a tutti che noi siamo una squadra di calcio che gioca a calcio. Quello è l’obiettivo. Perché l’Europa, se sarà, sarà solo una conseguenza“.

ANNI A BOLOGNA –Io posso permettermi di dire che ho visto il Bologna in tutte le salse. Ho vissuto stagioni quantomeno strane, senza reali obiettivi. Anni belli e difficili. L’anno più bello fino ad ora è stato il primo di Sinisa, con l’acqua alla gola e poi quella cavalcata incredibile fino ad arrivare addirittura decimi. Quella è stata una rinascita. Sono contento che finalmente quest’anno ci sia stata questa svolta, ma attenzione non stiamo vivendo un sogno: è la realtà fatta di lavoro e sacrificio“.

CRESCITA –Non lo so dove è cresciuto il Bologna, ma certe volte, quando sono in campo, mentre corro, e sono un po’ isolato e vedo fare le uscite dal basso mi dico: “Oh, siamo forti. E belli, pure”. La cosa stupenda è che ci assumiamo le responsabilità. A volte sembra che usciamo con il brivido. Ma da dove nasce l’errore? Perché tu vuoi giocare, e al mister questo va bene. Quando fai l’errore ti dice: la prossima di nuovo, fallo ancora, la palla non si butta. I nostri portieri qualche anno fa erano insicuri di giocare, appena avevano la palla la buttavano via. Adesso succede una volta su quindici. Possiamo sempre giocare“.

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