“In certe giornate ero sveglio, avevo gli occhi aperti e mi accorgevo però che stavo sognando. Cosa? Il primo goal in Serie A. Vi confesso che l’ho sognato proprio così, tante volte. E alla fine sono riuscito a realizzarlo.”

É il 3 novembre e al Via del Mare di Lecce si gioca un Lecce – Sassuolo in cui, dopo nove partite, le due squadre sono appaiate in classifica a quota nove punti. Una delusione per il Sassuolo di De Zerbi che sembra aver iniziato la stagione con il freno a mano tirato, un percorso complicato ma fatto di diverse soddisfazioni per il Lecce, che approccia alla partita dopo i pareggi ottenuti con Milan e Juventus. 

Al minuto 42 la partita è ferma sull’1-1 siglato Lapadula e Toljan, il primo tornato a segnare con regolarità dopo un digiuno parso la traversata dell’Acheronte e il secondo appena arrivato in Serie A dal Borussia Dortmund, squadra che ne detiene il cartellino e che conta di ritrovarlo alla fine della stagione maturato e pronto per vestire il giallonero. Una sorta di sfida generazionale che Filippo Falco sblocca grazie ad un sinistro al sapore di prima volta. La palla si insacca alla destra di Consigli, nell’angolo in alto a sinistra dalla posizione di Filippo, disegnando una parabola magistrale che lascia interdetto chiunque fosse al via del Mare in quel momento. É a suo modo un momento storico, da registrare sul calendario come epifania del “Messi del Salento”, che dopo il goal in slalom ai tempi delle giovanili, finalmente mette la firma anche sul massimo campionato di Serie A. 

É ‘CCAPATA COMU LA ZITA TI PUZANU

Il detto, nato a Pulsano, presente nel racconto “La Zita de Puzanu” identifica la reazione di una persona a cui accade un evento molto agognato ma che si verifica in modo completamente diverso da come se l’era aspettato. In questo caso, proprio come descritto dal post di Falco, le cose sono andate al contrario rispetto al detto: la punizione era il sogno del calciatore, e la punizione si è manifestata in tutta la sua potenza e precisione. Un braccio di ferro – anche chiamato “gioco del polso” o “polso forte” mutuato dal nome del paese di nascita del nostro numero dieci – con il destino, iniziato nelle giovanili del Bari e sbocciato finalmente nel Lecce della promozione e della consacrazione in Serie A.
A cosa serve poi parlare della posizione in campo del giocatore? Falco indossa il numero dieci, e a conferma eccezionale di un destino già scritto il suo mancino è vellutato al punto da eleggerlo a “pulga” salentina sin dalla più tenera età. Gioca a destra, corsia dalla quale ricorda un po’ Suso per l’andamento cadenzato delle sue movenze, gioca centralmente, dove il movimento a spostare il pallone sul mancino è simile a quello dell’innominabile numero dieci del Barcellona, gioca a sinistra, più eccezionalmente ma dove per necessità è stato accostato anche a Lorenzo Insigne. Un numero dieci puro, con l’assist nel sangue e un feeling con il goal da migliorare, ma presente quel tanto che basta per incendiare la curva del Via del Mare.

PELLEGRINO

Bari, Lecce, Pavia, Reggio Calabria, Castellammare di Stabia, Benevento, Trapani, Perugia, Bologna. Queste città compongono in ordine sparso la geografia di Filippo Falco, nato a Pulsano ma trasferitosi a sedici anni a Bari e poi di corsa a Lecce, dove oggi incanta nell’anno del ritorno in Serie A. Il pellegrinaggio è stato però infinito, dal goal che lo elesse a “Messi del Salento” al tempo delle giovanili, al vagabondaggio per tutte le realtà più o meno grandi del Sud Italia, fino all’esordio in Serie A con il Bologna nella stagione 2015-2016 dove collezionò 9 presenze – l’esordio avvenne da titolare proprio contro il Sassuolo – e nessuna marcatura, e la relativa discesa negli inferi della B da cui, da novello Viriglio, aiutò il Lecce dantesco ad assurgere al primo anno di Purgatorio della massima serie. Oggi il pellegrinaggio pare essersi arrestato, nonostante il forte desiderio di assurgere a realtà più grandi come Barcellona e Juventus, il metro e settanta proveniente dal Salento oggi è totalmente al centro del progetto del Lecce di Liverani, fulcro di un gioco spumeggiante che pian piano sembra adattarsi sempre di più alla dimensione della massima serie.

FALCO E LA SEMPLICITÁ

Nello studiare un pezzo si cerca di andare a scavare negli anfratti più oscuri di un personaggio, dalla vita privata fino al dettaglio tecnico e tattico che ne fanno oggetto del desiderio dei lettori, cercando di andare a fondo in questioni che possono rivelare aspetti non visibili ad occhio nudo. Ciò che contraddistingue il numero dieci del Lecce è – nonostante la società odierna sia un meltin pot di personalità eccentriche – la semplicità. Sfogliando il suo feed di Instagram e alcune delle sue dichiarazioni più importanti, si ha l’idea di un ragazzo pulito, umile, legato agli amori familiari che dal calcio ha avuto tanto ma non quanto forse ha meritato e che oggi a ventisette anni si trova finalmente nella dimensione che più gli appartiene.

Fonte immagine: profilo IG @FilippoFalco

Il pellegrinaggio è stato intenso: dalle realtà di Bari e Lecce ha navigato per tutte le coste del Mediterraneo italiano toccando con il suo talento la Calabria, la Sicilia, la Puglia e la Campania, giocando nel 2015 in nazionale Under 20 e approdando definitivamente nella sua Lecce con la quale lo scorso anno ha messo insieme 33 presenze con 7 goal e 10 assist, che ne hanno fatto l’idolo del Via del Mare nonché simbolo di una promozione tatuata nel cuore. 

“L’avevo già conquistata, ma mi fu negata. Fu in quel momento che decisi che sarebbe stata mia e che non mi dovevo far abbattere da quella delusione. Mai però avrei immaginato che l’avrei riconquistata quest’anno, nella squadra di una delle più belle città del Sud. Sono felicissimo, ma in questo momento il mio pensiero non può che essere rivolto alla gioia che abbiamo dato alla splendida tifoseria leccese, che ci ha sostenuto, con intelligenza e garbo, dal primo all’ultimo giorno. Lecce sei nel mio cuore.” 

Queste, parafrasate, le parole di Filippo Falco nel giorno della promozione del Lecce in Serie A. Una promozione conquistata al termine di un campionato stratosferico, gestito da tutta la società e dalla squadra in maniera egregia e giunta dopo una stagione di sacrifici e di grande calcio. Ci si riferisce qui alla promozione ottenuta col Benevento nel 2017, quando al termine della stagione verrà girato in prestito al Perugia in Serie B, allontanando di fatto il ritorno in Serie A dopo le sfortunate nove presenze con il Bologna. 

Fonte immagine: profilo IG @FilippoFalco

VIRGILIO 

Oggi Falco è Virgilio che assurge al Paradiso dantesco al fianco del sommo poeta che qui identifichiamo nel Lecce. Una personificazione fantastica di una squadra che oggi, da cadetta della categoria, ammira da lontano gli astri luminosi della classifica adducendo risposte argute e dotte quali i pareggi contro Milan e Juventus, ma anche alcuni tentativi di lesa maestà andati male come nelle sfide contro Napoli e Lazio. La Serie A ha bisogno di uomini come Filippo Falco, un bisogno spasmodico di storie da raccontare che vadano oltre il mainstream di un calcio che oggi sembra aver pian piano cambiato rotta. Abbiamo tutti bisogno di un Filippo Falco in cui credere e in cui identificarci, per chi non ce l’ha ancora fatta, e forse un giorno, con una splendida punizione al Sassuolo, si potrà rivelare al mondo. 

Fonte immagine: profilo IG @FilippoFalco

Fonte immagine di copertina: profilo IG @FilippoFalco