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Le finali mondiali decise dopo i tempi regolamentari

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Le finali mondiali decise dopo i tempi regolamentari

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I precedenti dell'Italia nelle città tedesche

LE FINALI MONDIALI DECISE DOPO I TEMPI REGOLAMENTARI – La finale della Mondiali è senza alcun dubbio la partita più affascinante e carica di tensione che un calciatore possa disputare nel corso della propria carriera, con ampio margine su tutte le altre. L’importanza storica di questo torneo è ineguagliabile probabilmente per qualunque altra competizione sportiva, e, come è facile intuire, la posta in palio è talmente elevata da dar vita a partite estremamente bloccate e spesso risolte più dai nervi che dalla tecnica.

In queste occasioni il calcio assume le connotazioni degli incontri di scacchi, in cui ogni singola mossa può risultare fatale o risolutiva, a seconda della prospettiva. In 22 edizioni dal 1930 ad oggi, in ben 7 occasioni i tempi regolamentari non sono bastati per assegnare la Coppa del Mondo; l’Italia, che di queste sette finali ne ha disputate ben 3, è stata addirittura protagonista degli unici due tornei in cui la partita si è protratta addirittura oltre i 120 minuti di gioco, lasciando che fossero i calci di rigore a decretare quale fosse la squadra più meritevole di ottenere la gloria eterna. Vediamo quindi tutte le finali mondiali decise dopo i tempi regolamentari.

DA SCHIAVIO A GOTZE – LE FINALI DECISE AI TEMPI SUPPLEMENTARI

I primi in assoluto a salire sul tetto del mondo dopo i tempi supplementari sono stati gli Azzurri guidati da Vittorio Pozzo nel 1934, trionfando nella finale disputata a Roma ai danni della Cecoslovacchia, al termine di una delle edizioni più controverse di sempre (molto si sarebbe discusso nei decenni a venire riguardo la legittimità della vittoria italiana, a causa dell’ombra nera del regime fascista che organizzò i Mondiali a fine propagandistico). I dibattiti storici tuttavia possono ben poco di fronte al valore effettivo di quella formazione, che dopo essere passata in svantaggio ad appena un quarto d’ora dalla fine ebbe ugualmente la forza di riportare il punteggio in parità nel giro di 5 minuti, grazie al gol di Raimundo Orsi, oriundo italo-argentino. Il gol subito fu una doccia freddissima per i cechi, che ai supplementari dovettero soccombere di fronte ad Angelo Schiavio, grazie al quale oggi dobbiamo la prima delle 4 stelle cucite sulle maglie della nostra Nazionale.

Per assistere a un’altra finale risolta ai supplementari bisognerà attendere il 1966, che vide la rivalità tra Inghilterra e Germania (Ovest) raggiungere il proprio apice sul suolo di Wembley. Terminati sul 2-2 i tempi regolamentari, gli inglesi padroni di casa riuscirono dunque ad aggiudicarsi l’allora Coppa Rimet grazie al celebre gol-fantasma di Geoff Hurst, il cui tiro, dopo aver scheggiato la traversa, rimbalzò a terra per poi uscire fuori; il pallone non aveva varcato del tutto la riga di porta, ma ciò nonostante il gol fu convalidato, certificando il trionfo di Bobby Moore e compagni (che avrebbero poi chiuso la partita segnando il 4-2 in contropiede) nel giorno più radioso della storia del football britannico.

Uno schema ricorrente è quello che vede la nazione ospitante aggiudicarsi la coppa anche grazie ad alcune sviste arbitrali; l’Argentina del 1978 non fa certo eccezione, in quello che viene da molti chiamato il Mondiale dei Desaparecidos (in riferimento alle atrocità commesse dal regime militare allora al comando del paese). Il primo trionfo dell’Albiceleste fu consumato ai danni dell’eterna seconda del calcio mondiale, vale a dire l’Olanda, che pur orfana di Johan Cruijff finì per arrendersi solo ai supplementari di fronte alle prodezze di Mario Kempes, autore di una doppietta nel 3-1 finale che consacrò l’Argentina campeòn por la primera vez.

Compiamo dunque un ultimo grosso salto temporale, arrivando praticamente ai giorni nostri; gli atti conclusivi di Sudafrica 2010 e Brasile 2014 sembrano letteralmente figli della medesima sceneggiatura, per il punteggio e non solo. In entrambi i match infatti si è arrivati fino al secondo tempo supplementare, dopo diverse occasioni clamorosamente fallite nei regolamentari (Robben a Johannesburg, Higuain a Rio), e lo spettro dei rigori più imminente che mai; per evitare ulteriori sofferenze dunque, Andrés Iniesta Mario Gotze decidono di regalarsi il momento più alto delle rispettive carriere (stellare quella del primo, decisamente di meno quella del secondo), dando il via a delle notti di festa che in Spagna Germania non dimenticheranno facilmente.

QUANDO GROSSO VENDICO’ BAGGIO – LE FINALI DECISE AI CALCI DI RIGORE

E se Iniesta e Gotze non avessero pescato il jolly vincente a pochi minuti dalla fine che sarebbe successo? Lo sappiamo bene noi italiani, gli unici a sapere fino in fondo cosa significhi giocarsi una Coppa del Mondo ai calci di rigore. Nel caldo infernale di Pasadena nel 1994 infatti, i tiri dal dischetto furono l’unico epilogo logico di una brutta finale senza gol tra Italia Brasile, in cui ad avere la meglio furono Romario e soci grazie agli scioccanti errori dei nostri due uomini simbolo, il capitano Franco Baresi e il Pallone d’Oro Roberto Baggio, quest’ultimo al termine di un torneo che lo consacrò definitivamente tra i più grandi di ogni tempo.

Nel giro di 12 anni tuttavia, ci avrebbe pensato un giocatore totalmente agli antipodi rispetto al Divin Codino a vendicare l’errore di Pasadena; fu Fabio Grosso, indimenticabile eroe dell’estate 2006, a trafiggere definitivamente la Francia dagli 11 metri, al termine di una delle finali più drammatiche della storia recente, con Zidane e Materazzi protagonisti nel tabellino dei marcatori e non solo.

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Le ufficiali del derby di Manchester: ten Hag schiera Evans in difesa

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Ten Hag

Alle ore 16.30 va in scena Manchester City-Manchester United, uno dei derby più accesi e sentiti d’Inghilterra. Due squadre in altitudini di classifica molto diverse, ma che offriranno comunque uno spettacolo degno della sua storia ed importanza.

Il City di Guardiola cerca i tre punti per inseguire il Liverpool, che mantiene dai citizens 4 punti di distacco e vanta il primato in classifica.

Lo United si ritrova invece in una situazione sicuramente più complessa rispetto ai rivali, sia dal punto di vista della classifica (ad oggi sesti a più di 10 punti dal quarto posto), e con uno spogliatoio fragile ed in evidente difficoltà.

Nonostante ciò, il derby di oggi promette comunque grandi colpi di scena, anche e sopratutto per via del delicato momento del campionato e per la grande esigenza delle due compagini di agguantare i tre punti.

LE FORMAZIONI UFFICIALI

MANCHESTER CITY (4-3-3): Ederson; Walker, Stones, Dias, Ake; Rodri, de Bruyne; Bernardo, Foden, Doku; Haaland. Allenatore: Guardiola.

MANCHESTER UNITED (4-3-3): Onana; Dalot, Varane, Lindelof, Evans; McTominay, Casemiro, Bruno Fernandes; Mainoo, Rashford, Garnacho. Allenatore: ten Hag.

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Podolski incorona l’Inter: “Livello altissimo, può succedere di tutto”

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Podolski

Lukas Podolski ha saputo reinventarsi. A 38 anni, dopo aver dato l’addio al calcio, non si è ributtato solo nel suo mondo d’origine, ma ha voluto anche investire in qualcosa di nuovo. Nello specifico, ha creato in Germania la catena Mangal Doener, una catena di ristorazione che cucina kebab, quello che lui definisce il cibo della sua infanzia.

Ma la splendida stagione che sta mettendo in mostra l’Inter, in questo momento, è stata l’occasione per tornare a parlare della sua squadra. Podolski, infatti, ha vissuto sei mesi con la maglia nerazzurra nel gennaio 2015. Non ha lasciato ottimi ricordi sul campo…ma fuori dal rettangolo di gioco, quasi tutti si ricordano di lui. Ha parlato, dunque, a La Gazzetta dello Sport, raccontandosi. Di seguito trovate le parole di Podolski sul suo presente e sull’Inter.

KEBAB – “Scegliere un settore in cui investire è come scegliere un club, io mi sono buttato sul cibo della mia adolescenza”.

INTER“Certo. La guardo spesso, soprattutto in Champions, e mi pare che quest’anno abbia raggiunto un livello altissimo. Al momento, sono tra i migliori in Europa, ma devono essere bravi a prolungare questa fase di exploit per raggiungere il maggior numero di traguardi possibile. Trionfo in Champions? Magari i nerazzurri partono dietro City e Real, però può succedere di tutto. L’importante è non abbassare mai la guardia, perché anche i piccoli club possono rivelarsi insidiosi”.

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Scoppia il caos a Valencia: Bellingham segna al 98′, ma Gil Manzano aveva fischiato la fine un istante prima

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Ancelotti

Finale folle a Valencia. Dopo una partita combattuta e tesissima, l’ultimo secondo di gara ha regalato un episodio incredibile. Il Real Madrid aveva segnato il 3-2 con Bellingham al 98′, ma l’arbitro Gil Manzano non ha convalidato la rete. Il motivo? Il triplice fischio del direttore di gara, arrivato al momento del cross in area di rigore di Brahim Diaz. Ovviamente scoppia il caos, con Gil Manzano costretto a estrarre vari cartellini rossi. Uno dei quali, direttamente verso Bellingham. Ancelotti interviene e in campo si scatena un parapiglia, quasi una caccia all’uomo.

La gara è dunque finita 2-2, con il Valencia che ha sciupato il doppio vantaggio. La rimonta del Real Madrid ha portato la firma di Vinicius, lesto nel ribadire in rete due tap-in e poi “provocatore” nei confronti nel pubblico del “Mestalla” dopo i vergognosi atteggiamenti del pubblico dell’anno scorso. Al 91′, tolto con il VAR anche un rigore al Valencia.

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[VIDEO] L’esultanza di Vinicius dopo i fischi razzisti dei tifosi del Valencia

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Dove vedere Lipsia-Real Madrid in tv e streaming

Ancora una volta, si è verificato un increscioso e ingiustificabile episodio di razzismo ai danni di Vinicius. L’attaccante brasiliano, nel corso del match di Liga Valencia-Real Madrid, è nuovamente ricoperto di fischi razzisti.

Quando la partita si trovava sul punteggio di 2-0 in favore dei padroni di casa, al quinto minuto di recupero del primo tempo Vinicius è riuscito ad accorciare le distanze tra le due compagini, capitalizzando un’azione partita con il cross effettuato da Carvajal. Dopo aver siglato la rete del 2-1, il brasiliano ha esultato con il pugno chiuso rivolto verso i tifosi avversari, gesto simbolico della lotta contro il razzismo.

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