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Finalmente il futuro

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A novembre della sua quarta stagione di Milan, Alessio Romagnoli ha già raggiunto il record personale di reti in una stagione. Due gol vittoria delicatissimi per i punti in palio che, in cinque giorni, non solo portano sei punti ai rossoneri ma li ancorano al quarto posto a pari punti con la Lazio. Le difficoltà di un Milan altalenante sono state momentaneamente accantonate grazie a tre grandi prove di forza dei rossoneri, in cui il centrale romano, voluto da Mihajlovich e sempre titolare con ogni tecnico, è stato sempre protagonista in positivo.

Alessio Romagnoli ha raggiunto uno status che molti stentavano a identificare nel centrale del Milan, che col tempo e dopo una pausata e lenta crescita è finalmente diventato importante. Lo testimoniano le prestazioni individuali e la posizione del Milan: da quando è diventato capitano con Gattuso, i rossoneri hanno amplificato le loro ambizioni tornando a toccare con reale possibilità il ritorno in Champions League.

Maturità

Dopo quattro stagioni milanesi il talento di Romagnoli si è affermato anche a livello mainstream, con la stampa e la critica che si sono definitivamente messi d’accordo sul talento del difensore centrale rossonero. La titolarità indiscussa, la fascia da capitano e la fiducia di tutto l’undici milanista hanno conferito a Romagnoli una gran consapevolezza del suo miglioramento, tanto che ora, a differenza di qualche mese fa, difficilmente non si riesce ad apprezzarne le prestazioni. L’aumento del livello tecnico di squadra che negli anni ha portato il Milan a questa situazione (dal valore di 233,86 milioni del 2015-2016 ai 480 di adesso) ha visto tante gestioni tecniche diverse e risultati più o meno sempre deludenti (unica “eccezione” il settimo posto di Montella): Romagnoli è stato sempre una certezza e un punto di riferimento in ogni stagione. Uno dei classe 1995 più promettenti del campionato è arrivato finalmente a una sua piccola consacrazione, termine che per un giocatore di ventitré anni può sembrare esagerato.

Alessio Romagnoli è stato acquistato dal Milan dalla Roma dopo una stagione in prestito alla Sampdoria. Voluto fortemente da Sinisa Mihajlovic, il difensore è costato all’allora dirigenza di Berlusconi 25 milioni di euro.

Eppure Romagnoli ha iniziato molto presto la sua ascesa fra i grandi, tanto che ad oggi sono già 169 le presenze nel massimo campionato italiano. Quello che si è visto ieri a Udine – in precedenza anche in tante altre prestazioni, contro la Roma e con la Samp su tutte – è stato un ruggito da parte dell’ex Roma, che con il gol al 96′ si è letteralmente preso il Milan, diventando decisivo in zona marcatori per la seconda partita di fila. Quest’anno  Romagnoli è diventato molto più pericoloso in zona gol e anche nel dettaglio tecnico le migliorie sono non poche: dalla marcatura al palleggio alla postura, Romagnoli ha raggiunto un livello di efficienza che mal si sposa con le tredici partite consecutive in campionato in cui il Milan ha preso gol.

Errori

Il ruolo del difensore centrale è uno dei più complessi e maggiormente soggetti alla critica, d’altronde come il portiere. Nelle varie stagioni rossonere gli svarioni e qualche scelta sconsiderata hanno messo Romagnoli in cattiva luce, facendo scendere di molto il livello di apprezzamento del difensore. Di errori il difensore centrale rossonero ne ha commessi molti negli anni – anche nel derby non è passata inosservata la marcatura su Vecino – ma va anche detto che la retroguardia del Milan, per attitudine e scelte tattiche, è costretta spesso a subire molto e a giocare parecchio il pallone partendo dalla linea difensiva. Inoltre, Romagnoli è si è sempre dovuto “fare da solo”, vivendo spesso senza un partner che riuscisse ad aiutarlo o semplicemente a fargli da chioccia.

Romagnoli è sempre stato il più grande e si è dovuto necessariamente assumere nobili responsabilità quando ancora l’età era in una fascia proibitiva, e a parte l’anno con Leonardo Bonucci a fianco, gli unici su cui Romagnoli abbia sempre potuto fare affidamento sono stato Gabriel Paletta o Christian Zapata, non certo centrali di primissimo livello. Dunque la partecipazione a un sistema difensivo piuttosto bersagliato, l’assenza di un partner di fiducia (eppure con Bonucci l’intesa c’era) e un livello tecnico della squadra mai veramente eccezionale hanno lasciato spesso Romagnoli da solo contro tutti. Proprio queste situazioni hanno costretto al centrale rossonero di migliorarsi da solo, permettendo che il suo talento naturale si affermasse come uno dei migliori d’Europa. Non a caso, la difesa della Nazionale inizia a essere roba sua, avendo già dimostrato grazie alle esperienze col club di reggere la pressione e lo standard tecnico.

L’Avversario più duro

Domenica a San Siro per il Milan e per Romagnoli arriverà l’esame più duro, la Juventus di Allegri e di Cristiano Ronaldo. L’impegno è proibitivo per una squadra affiatata ma spesso timida come il Milan, la cui prestazione contro i bianconeri potrebbe essere sicuramente agevolata dal fattore casa. Quello che però sarà un banco di prova eterogeneo sotto tutti i punti di vista – dall’aspetto fisico alla gestione tecnico-tattica della partita – si comporrà di tanti duelli individuali, Kessié contro Matuidì, Higuain contro Chiellini, Romagnoli contro Ronaldo.

Per Alessio Romagnoli l’esame-Ronaldo sarà uno dei più complessi della sua carriera rossonera, perché per la prima volta, dopo gli impegni contro i vari  Higuain, Icardi, Dzeko e Tevez, ci sarà di fronte il giocatore più forte del mondo o presunto tale. Negli anni sono emerse delle difficoltà piuttosto evidenti nella marcatura di giocatori molto fisici e particolarmente alti – come Dzeko o Duvan Zapata – ma l’intelligenza dell’ex Sampdoria e e una naturale abilità nel gioco aereo hanno contribuito ad ovviare a questi mismatch. Contro Ronaldo la sfida in velocità e in letture sarà ai massimi livelli, senza contare che il portoghese al momento è il terzo miglior marcatore stagionale. Superare lo scoglio-Ronaldo vorrebbe dire mettere un’ulteriore pietra sulle già granitiche capacità di Romagnoli, che ha ancora alcuni aspetti da dover implementare ma che a soli ventitré anni può annoverare un livello tecnico personale incredibile. In Europa non sono molti i giocatori con così tanta esperienza a quell’età: Eric Bailly, classe 1994, è fermo a 103 presenze, Aymeric Laporte, sempre 1994, ne ha 221, mentre Milan Skriniar, 1995 come Romagnoli, ne ha 169 proprio come il collega rossonero.

Romagnoli ha raggiunto uno status fondamentale per la sua carriera grazie alle ultime prestazioni del Milan, che si è confermato al quarto posto in classifica e che anche contro la Juventus proverà a certificare i progressi compiuti nelle ultime uscite. La stessa operazione che dovrà compiere Alessio Romagnoli, apparentemente definitivo ma in realtà a un’alta fase del suo lungimirante percorso da difensore internazionale.

 

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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