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I 5 giocatori più iconici della storia della Finlandia

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I 5 giocatori più iconici della storia della Finlandia

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Questa sera, nella gara in programma contro la Finlandia, la Nazionale di Roberto Mancini proseguirà la sua scalata verso Euro 2020. Gli scandinavi, vera e propria rivelazione del gruppo J, sono secondi nel girone con 12 punti conquistati al netto di 5 apparizioni (4 vittorie e una sola sconfitta contro l’Italia). Gli “huukhajat”, come vengono soprannominati in patria, hanno un tabù non da poco da sfatare: rappresentano infatti l’unica Nazionale scandinava a non aver mai preso parte a nessuna competizione internazionale. Finlandia e calcio non sono molto amici. La Finlandia preferisce la neve e i motori, il calcio preferisce guardare più a sud. Ma, nella terra dei Vichinghi, ai piedi dei suggestivi Fiordi, sembra essere davvero tornato il sole. Forse con un po’ di ritardo, ma si sa, nel Nord Europa il sole c’è anche a mezzanotte, e per rinascere c’è sempre tempo.
La generazione capitanata da mister Kanarva, vecchia volpe del calcio scandinavo, sembra avere tutte le carte in regola per riportare in alto la bandiera biancoazzurra della Finlandia. Dove il calcio non è di certo nato ieri. La cultura del “pallone”, al contrario di come si possa pensare, è infatti assai radicata anche nella “regina del Baltico”.

Non sono molti i giocatori più iconici del calcio finlandese. Non sono troppo blasonati, nè tantomeno appartengono a quella che in gergo viene definita “élite calcistica”. Ma costituiscono dei veri e propri pionieri di una tradizione in via di espansione.  Numerodiez è andato a scovare quelli che sono stati i 5 giocatori più rappresentativi della storia del calcio finlandese fino ad oggi.

MIKAEL FORSSELL

Attaccante versatile e dalla strabiliante dinamicità, Mikael Forssell è stato uno dei migliori centravanti finlandesi degli ultimi anni. Dopo gli albori calcistici in patria nell’HJK Helsinki venne portato a Londra dal Chelsea, e ,dopo un progressivo ambientamento, venne mandato in prestito al Crystal Palace, con cui andò per la prima volta in doppia cifra segnando ben tredici volte. Fece ritorno ai Blues dove mise nuovamente a segno un cospicuo numero di reti, prima di essere ceduto con l’avvento dell’era Abramovich. Fece quindi tappa in Germania, dove vestì la maglia del Borussia Mönchengladbach, prima del ritorno in Regno Unito a Birmingham, con cui visse la stagione più felice dal punto di vista realizzativo. Chiamato alla definitiva consacrazione, non riuscì mai ad affermarsi nel panorama europeo, complice anche un terribile calvario di infortuni che ne condizionarono inevitabilmente il rendimento. Mai più in doppia cifra nei succesivi tre anni a Birmingham e nello sfortunato passaggio all’Hannover, dove dopo i sette gol del primo anno rimase a secco per le due stagioni successive. All’età di 35 anni, agli sgoccioli della sua carriera professionistica, il cerchio si chiude col ritorno in patria, nella sua Helsinki. In ben quindici anni con la maglia della nazionale scandinava, rappresenta il calciatore più prolifico dell’intera storia della Finlandia, con i suoi 29 gol in 86 apparizioni.

SAMI HYYPIA

Perfetta incarnazione del prototipo del maschio nordico, dal fisico imponente e dallo sguardo glaciale, rappresenta uno dei migliori difensori della storia del Liverpool. Inizia la sua carriera calcistica nella stessa squadra del padre, il Pallo Peikot, per poi passare al MyPa, squadra militante nel massimo campionato finlandese. Dopo una breve parentesi in Eredivisie, a 26 primavere, la svolta della carriera del finlandese: nel maggio del 1999 viene prelevato dal Liverpool per una cifra di 4,5 milioni e mezzo di euro. Tante aspettative e un mare di scetticismo, ben presto scongiurato a suon di prestazioni e duro lavoro. Nella stagione 2000-01 diventa il capitano dei Reds, a causa di un infortunio a lungo termine di Jamie Redknapp. Al termine della trionfale stagione oltremanica, porta a casa la bellezza di tre trofei: Football League Cup, FA Cup e Coppa Uefa. Individualmente vince fino al 2003 il premio come miglior giocatore finlandese dell’anno. Diventa ufficialmente il capitano nel 2002, sostituito in seguito dal leggendario Steven Gerrard. Sale sul tetto d’Europa nel 2005, nella memorabile e rocambolesca finale di Istanbul contro il Milan, in cui comparve tra i migliori in campo. Tre anni più tardi, nel 2008, la sua ultima apparizione sul prato di Anfield, dove, nell’ultima gara vinta contro il Tottenham, uscì tra gli applausi e il tributo dei suoi tifosi, ad omaggiare la fine di un campione approdato col bollo di “scommessa” e ritiratosi da leggenda.

JARI LITMANEN

Ognuno di noi ha un lato debole o un qualcosa che non quotidianamente usa. Nel calcio si sente spesso parlare di piede debole, ovvero quel piede che comunemente non si preferisce. Nel mondo del pallone, specie quello moderno, si perdono ore per studiare tattiche e schemi per colpire gli avversari sul proprio lato debole o per difendersi da un attaccante facendolo direzionare sul binario opposto a quello abituale. In pochi non hanno, o non hanno avuto lati deboli. Uno di questi è Jari Litmanen. Palla al piede, che sia destro o sinistro si leggeva ugualmente pericolo. Inizia a giocare nel Reipas Lathi, la squadra del padre, a soli sei anni. Col passare dei mesi prende confidenza con la sfera e col passare degli anni arriva ad esordire in Mestaruussarja (che a partire dal 1990 verrà denominata Veikkausliiga, la massima serie finlandese) a soli sedici anni. Gioca, segna e si diverte, e più a sud, dove c’è il vero calcio, iniziano a mobilitarsi in molti. Davanti alla numerosa fila pretendenti, la Dinamo Bucarest prova a fargli firmare un specie di pre-contratto, ma Jari rifiuta, non particolarmente attratto dal campionato. A fargli la corte sono PSV, Barcellona Leeds ed Ajax e proprio quest’ultimi sotto rigidi ordini di Van Gaal, si portano a casa il talentuoso trequartista finnico. Litmanen non sfigura, neanche davanti alla concorrenza di un gigante come Dennis Bergkamp e, dopo una stagione di ambientamento nel club di Amsterdam, prende le redini della squadra all’eta di soli 22 anni, in seguito al trasferimento dell’ “olandese non volante” all’Inter di Moratti. Grazie alle sue 26 reti stagionali il jolly scandinavo si ritaglia l’immagine dell’uomo copertina dell’intera Eredevisie. Due anni dopo, con l’addio di Van Gaal direzione Barcellona, Litmanen prende la via della Catalogna e segue il suo mentore. L’esperienza blaugrana si rivelerà però sfortunatissima, complici anche diversi problemi fisici che fecero di lui una meteora. Costituisce ancora oggi, a distanza di quasi 20 anni, uno dei più grandi rimpianti della storia blaugrana. Un salto a Liverpool, per coronare il suo sogno di vestire i colori dei Reds, prima di ritornare dove tutto era cominciato: dopo essere stato un vero e proprio trampolino di lancio, l’Ajax rende omaggio a uno dei calciatori più iconici ad aver vestito la maglia dei lancieri, talento sopraffino e una buona dose di rimpianti per quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Ma Litmanen continuò a fregarsene. E continuò a brillare.

PETRI PASANEN

A proposito di Ajax, a proposito di Eredivisie. La terra dei girasoli costituisce notoriamente una sorta di ponte tra la “periferia” del pallone e il calcio che conta. Sarà per una questione prettamente geografica, o forse perchè i Lancieri sono tradizionalmente un popolo di talent scout che adocchia talenti sparsi in tutte le parti del mondo. Di fatto, Petri Pasanen è partito da Amsterdam. Anche lui, sulla scia dei fortunati predecessori. Prelevato dall’Ajax nell’estate del 2000, riesce da subito a imporsi come uno dei più forti difensori dell’intero campionato olandese. Nella stagione che seguì, dovette far fronte a un terribile infortunio al piede che lo consegnò ai box per tutta l’annata, ma un anno dopo, riesce stabilmente a ritagliarsi un posto da titolare nello scacchiere biancorosso, conquistando anche i quarti di Champions League. A suon di prestazioni attira i riflettori dell’intera Europa calcistica: mette fine ai corteggiamenti scegliendo il Werder Brema, allora campione in carica di Germania. Diventa da subito uomo-chiave dei biancoverdi, con cui conquista, nelle prime due stagioni, un terzo posto e l’accesso al secondo turno di Champions League. Sette anni e centoquarantaquattro gare disputate in Germania ne fanno uno dei calciatori più rappresentativi della squadra tedesca, con cui il bottino, seppur relativamente modesto, gli valse una Coppa di Germania e una Coppa di Lega. In Nazionale, con le sue 76 apparizioni, si posiziona al terzo posto per numero di presenze. Simbolo della compagine scandinava, ha indossato la fascia da capitano per ben 5 anni, dopo gli addii di Hyypia e Litmanen.

JUSSI JÄÄSKELÄINEN

Una vita in Premier League, per quello che è stato a lungo il numero 1 dell’11 finlandese. Già titolare in massima serie scandinava all’età di soli 18 anni, fu considerato sin dagli albori uno dei maggiori talenti emergenti dell’Europa settentrionale. Ad aggiudicarselo, quando il secondo millennio volgeva al termine, fu lo storico Bolton, allora militante nel massimo campionato britannico. Da quel momento, iniziò un sodalizio lungo la bellezza di 15 anni. Gli inglesi lo ricordano particolarmente per una parata, “la” parata, un volo contro il Manchester United che gli valse il titolo di miglior portiere di Premier League.

Ma soprattutto, gli elogi del simbolo dei Trotters per eccellenza, per chi se lo ricorda, un certo Stelios Giannakopoulos, che, con immensa riconoscenza verso il portierone finlandese, si sbilanciò:

“Jussi è stato indiscutibilmente uno dei portieri più forti di Premier League, dopo Edwin Van Der Sar del Manchester United e Petr Cech del Chelsea”

Ma, come per molti dei suoi connazionali, la sua carriera professionistica volse al termine troppo presto, all’età di soli 33 anni (ben pochi per un estremo difensore). Con la Finlandia non ebbe un rapporto particolarmente idilliaco: i titoli di coda della sua esperienza in Nazionale giunsero probabilmente nel modo più brusco e irruento possibile, con la mancata qualificazione a Sudafrica 2010.

(Fonte immagine di copertina:Profilo Twitter della Nazionale Finlandese)

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Bellerin in uscita dal Barcellona: ci pensa lo Sporting Lisbona

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Bellerin

Lo Sporting Lisbona pensa in grande per sostituire Pedro Porro. Il terzino spagnolo è sempre più vicino a firmare con il Tottenham così i Leoes pensano a Bellerin per sostituirlo. L’ex Arsenal e Betis non si è mai integrato in questi primi mesi di avventura al Barcellona, pertanto i blaugrana starebbero pesando a una sua cessione.

Secondo quanto riportato da David Ornstein, il giocatore sarebbe ben accetto ad ascoltare offerte. Il classe ’95 dopo la rinascita con il Betis l’anno scorso, questa stagione ha raccolto solo sette presenze con il Barca. Xavi ha abbondanza sugli esterni e Bellerin potrebbe lasciare subito la Catalogna.

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Il Leicester batte un colpo: preso Tete dallo Shakhtar

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Leicester

Il Leicester nonostante le difficoltà economiche riesce ad assicurarsi un buon giocatore sul mercato. Tra oggi e domani, infatti, dovrebbe firmare l’esterno offensivo brasiliano Tete, in arrivo dallo Shakhtar Donetsk. Il classe 2000 andrà a rinforzare la squadra di Brendan Rodgers che sugli fasce d’attacco pecca di imprevedibilità.

Tete viene da un anno importante in prestito al Lione dove in questa stagione è stato protagonista con 6 gol in 17 presenze, trovando una buona alchimia con Lacazette. Il richiamo della Premier League però è stato irresistibile e quindi il brasiliano sta per firmare un contratto di sei mesi in prestito con le Foxes.

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Il Barcellona vince ancora ma Dembele si infortuna

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Dembele

Il Barcellona ha vinto in casa del Girona una partita molto sofferta ma che ha portato altri tre punti ai blaugrana che allungano sul Real Madrid. Il gol Pedri nel secondo tempo è stato decisivo ma il Barcellona dovrà fare i conti nella prossime partite con l’assenza di Ousmane Dembele.

L’esterno francese è uscito per infortunio al 26′ lasciando il posto proprio al match winner Pedri. Le prime impressioni sembrano far trapelare un infortunio muscolare. Sarà da capire l’entità di quest’ultimo perché Dembele è ormai diventato un uomo importantissimo per lo scacchiere di Xavi. In questa stagione il vice campione del mondo ha collezionato 8 gol e 7 assist.

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Idea Thauvin per l’Udinese: rimpiazzerebbe l’infortunato Deulofeu

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Il recente infortunio occorso a Gerard Deulofeu ha complicato i piani dell’Udinese. Il club friulano sta dunque sondando il terreno alla ricerca di sostituto all’altezza.

SI TENTA IL COLPO TRA GLI SVINCOLATI

La ricaduta al ginocchio destro patita dall’ex Milan ha lanciato l’allarme in casa Udinese. La squadra di Sottil ha subìto un leggero calo negli ultimi mesi e ha bisogno come non mai della fantasi di uno dei suoi leader tecnici. Deulofeu, però, dovrà sottoporsi ad intervento chirurgico e la sua stagione è verosimilmente finita. La famiglia Pozzo, adesso, è alla ricerca di un attaccante che possa inneacare Beto. Secondo quanto riportato da udineseblog.it, i bianconeri starebbero pensando al francese Florian Thauvin. L’ex OM si è svincolato dal Tigres per i costi eccessivi del suo ingaggio ed è alla ricerca di una nuova avventura. La società ha spero i primi colloqui e, se non dovesse far ritorno al Marsiglia, Thauvin potrebbe arrivare presto in Serie A.

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