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Finiti a chi?

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Il mondo del calcio, purtroppo, sa essere molto crudele. Spesso, alcuni giocatori vengono dati per finiti per via di problemi fisici, della loro carta d’identità o di un brusco calo di rendimento. Ci sono però alcuni calciatori che quest’etichetta non l’hanno accettata e si sono ripresi un ruolo da protagonisti. Ecco una serie di esempi di ragazzotti, non più giovanissimi, che hanno saputo riprendersi il palcoscenico della Serie A e non solo.

FABIO QUAGLIARELLA

Questa lista non può che aprirsi con Fabio Quagliarella, il re di questa categoria. Ormai da due stagioni, il capitano blucerchiato è riuscito a tornare nei primi posti della classifica dei bomber di Serie A e a mettersi alle spalle un periodo buio. Nel febbraio del 2017 infatti, dopo un lungo processo, un agente della polizia postale, considerato in precedenza un amico da Fabio, è stato condannato per stalking. Le lettere minatorie prodotte dall’uomo per screditare l’attaccante avevano provocato in lui un periodo di grande crisi, che ovviamente si ripercuoteva anche sulle sue prestazioni. Queste lettere, del tutto false, parlavano addirittura di implicazioni con la Camorra e abuso di minori e sono costate l’addio al Napoli nel 2010. Oggi, dopo aver chiuso definitivamente questo capitolo, Quagliarella è tornato ad essere una macchina da goal: 19 l’anno scorso, già 21 quest’anno. Chi pensava che Fabio fosse finito si sbagliava di grosso perché lui, a 36 anni, non ha intenzione di fermarsi.

JOAQUIN

I tifosi della Fiorentina lo hanno conosciuto già 32enne, quando la carriera della maggior parte dei giocatori comincia la sua fase discendete. Eppure, Joaquin Sanchez Rodriguez, conosciuto da tutti come Joaquin, ha saputo farsi amare dai tifosi viola, sia per la sua grinta che per le sue qualità. Nel 2015 però, lo spagnolo non ha saputo resistere al richiamo del suo Betis, squadra dove è nato calcisticamente. Il ritorno alla squadra andalusa, all’età di 34 anni, suona a molti come il preludio di un ritiro. A molti, ma non a lui dato che dal momento del suo trasferimento ad oggi, l’esterno ha disputato ben 134 partite, segnando anche 13 reti e fornendo 21 assist. Questi numeri danno un’idea del temperamento di Joaquin, un giocatore che non è tornato a Siviglia per godersi gli ultimi anni della carriera come il figliol prodigo rientrato a casa, ma per lavorare sodo per la sua amata squadra.

GORAN PANDEV

Goran Pandev, come Quagliarella, è diventato uno dei volti simbolo del nostro campionato. Il macedone è ini Italia dal 2001, con l’unica eccezione della stagione 2014-2015 disputata al Galatasaray. Dopo l’ottimo periodo alla Lazio, lo storico Triplete con l’Inter e tre importanti stagioni con la maglia del Napoli, il trasferimento in Turchia sembrava l’ultima tappa di una carriera ricca di successi. Ecco però che, nel 2015, a 32 anni, Goran decide di rimettersi in gioco e di tornare in Serie A. Ad accoglierlo a braccia aperte c’è il Genoa che riconosce ed apprezza le sue qualità. In queste stagioni Pandev ha collezionato 97 presenze ed è diventato un giocatore molto amato anche a Genova. La sua tecnica e la sua esperienza gli hanno permesso di realizzare anche 15 goal, alcuni bellissimi, e di sfornare prestazioni magistrali, l’ultima domenica sera contro il Napoli. Nonostante i suoi 35 anni, non sembra ancora pronto per appendere gli scarpini al chiodo.

SANTI CAZORLA

La storia di Santi Cazorla è diversa da tutte le altre. Nel 2016, quando giocava nell’Arsenal, Cazorla si è sottoposto ad un’operazione alla caviglia destra per cercare di risolvere definitivamente un problema che lo condizionava da quasi tre anni. Durante un secondo intervento alla stessa caviglia, Cazorla ha contratto una gravissima infezione che poteva costargli addirittura l’amputazione della gamba. Questa infezione ha causato un danneggiamento del calcagno e del tendine d’Achille e solo dopo 8 operazioni, lo spagnolo è riuscito a tornare in campo. Nel frattempo, il suo contratto con l’Arsenal era scaduto, ma il Villarreal, la sua prima squadra, gli ha offerto la possibilità di ricominciare. Dopo più di 600 giorni di assenza, ha disputato la sua prima partita e lo scorso 9 agosto ha firmato un contratto con il Submarino Amarillo. Nonostante il Villareal stia lottando per non retrocedere, Cazorla è tornato ad ottimi livelli, vincendo una battaglia ben più importante. Di certo sarà l’ultimo a mollare nel tentativo di raggiungere la salvezza.

RODRIGO PALACIO

Un altro calciatore dato per finito, un altro protagonista della Serie A. Rodrigo Palacio non ha avuto una carriera fortunata, soprattutto in rapporto al suo talento e alla sua professionalità. Dopo l’arrivo al Genoa nel 2009, il suo passaggio all’Inter sembrava l’occasione per diventare grande. Purtroppo per lui, il post Triplete è stata una delle fasi più complicate della storia nerazzurra recente e nonostante la sua enorme dedizione per la causa, i successi non sono arrivati. Palacio ha sempre dimostrato grande amore per la maglia ed è stato uno dei pochi a salvarsi in quel periodo. Nonostante questo, i vari tentativi di rifondazione lo hanno portato ai margini del progetto e si è parlato spesso di un ritorno in Argentina. Rodrigo invece ha deciso di prolungare ancora la sua esperienza europea spostandosi a Bologna dove è riuscito a riscattarsi. Con la maglia rossoblù, El Trenza vanta 52 presenze in due stagioni, cui si sommano 7 goal e 6 assist. La salvezza del suo Bologna sarebbe una soddisfazione importante per questo Signore del nostro campionato.

CLAUDIO PIZARRO

Questo speciale elenco si chiude con un vero totem della Bundesliga: Claudio Pizarro. E con lui si chiude in bellezza, visti i suoi 41 anni e le sue 24 presenze stagionali con il Werder Brema, una delle due squadre più importanti della sua carriera. Il bomber peruviano è arrivato in Europa proprio grazie al Werder, nel ’99. Dopo due stagioni, ecco la prima chiamata nell’altra squadra che ha caratterizzato la sua vita calcistica: il Bayern di Monaco. Nel 2007, dopo 174 presenze, saluta per andare al Chelsea ma torna al Werder un anno più tardi. Considerato da molti come un giocatore sul viale del tramonto, in 4 anni realizza più di 80 goal, conquistandosi di nuovo il Bayern. Dopo la seconda vita in Baviera, altri due ritorni a Brema e il record di miglior marcatore straniero della storia della Bundes, superato solo da poco da Robert Lewandowski. A questo traguardo personale vanno aggiunti campionati e Coppe di Germania, oltre che alla Champions League del 2013, vinta a 35. La promessa è quella di concludere la carriera con il Werder Brema, ma Pizarro è tutt’altro che finito.

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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