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La continuità della Fiorentina

Visitare la città di Firenze vuol dire incontrare un pezzo di storia culturale italiana e locale; ci sono monumenti e biblioteche, archivi e strutture storiche che rapiscono l’attenzione di chi viaggia e osserva. Un po’ come la Fiorentina di questa stagione, salita in cattedra per continuare quello iniziato poco più di un anno fa, quando Stefano Pioli iniziò il suo campionato a Firenze. L’ex allenatore dell’Inter ha preso in mano un progetto in cui la pazienza e il lavoro ne avrebbero fatto da padrone, sia perchè il gruppo è di base molto giovane che per un’intrinseca difficoltà del campionato italiano. Pioli, che a un certo punto della stagione è sembrato diventare papà dei suoi ragazzi, adesso ha archiviato molti dei punti d’arrivo pronosticati all’inizio, determinando un momentaneo terzo posto che apre a nobili aspettative.

Nel momento più difficile della scorsa stagione – la morte improvvisa di Astori – la squadra si è ritrovata unita, si è difesa dalle avversità esterne (e in questo caso interne) cavalcando dritta verso il massimo raggiungibile. Alla fine l’Europa è sfumata per poco e questo ha permesso alla squadra di ripartire con entusiasmo e convinzione, credendo nei propri mezzi. Per questo la Fiorentina di questa stagione non è più un caso ma prosecuzione di una storia iniziata anno scorso. E ora può finire veramente con un lieto fine europeo.

IL CARATTERE DELL’AMBIENTE

I tredici punti in sette partite potrebbero essere un caso – come l’alta quota di SPAL e Sassuolo – se non fosse che la Fiorentina ha un plug di ambizioni e caratteristiche che lasciano poco a considerazioni fortuite. I risultati che rendono la Viola l’attuale terza forza del campionato sono il risultato di un percorso in regola, lineare e obbiettivamente valido, in cui la squadra, addirittura, avrebbe potuto avere anche un punto in più visto il match di San Siro contro l’Inter. Ma pure in trasferta contro un avversario di livello la sconfitta può essere accettata.

 

I punti persi per Pioli sono arrivati solo dagli scontro contro squadre che nello scorso campionato hanno avuto una classifica migliore, ovvero Napoli (1-0) e Inter (2-1); il pareggio maturato con la Sampdoria a Marassi (1-1) è allo stesso modo un risultato ragguardevole per difficoltà della trasferta e per potenziale dell’avversario. Dunque, per la Fiorentina, il nucleo di guadagno dei punti sono state le partite in casa, dove la squadra di Pioli ha segnato dodici gol subendone solo uno. Al Franchi la Fiorentina ha una media spettatori di 29,835,5 su un impianto che ne può ospitare un massimo di 46’366, e i tifosi in queste partite si sono dimostrati realisticamente un fattore in più. La scomparsa del capitano Astori ha portato alla simbiosi totale di pubblico e giocatori e allenatore, in cui l’unico elemento che pare essere rimasto fuori dallo “splendido connubio” è la società, almeno agli occhi di chi sostiene la squadra.

I fratelli Luca e Diego Della Valle, proprietari della Fiorentina dal 2004.

In verità sono stati i Della Valle che hanno permesso si potesse realizzare questo straordinario inizio di stagione, dando fiducia all’allenatore e investendo su molti giovani. In casa la Fiorentina è un panzer che non si limita a vincere e a pressare ma che gioca bene a calcio: il pubblico si esalta, la folla acclama Chiesa e dopo il primo gol lo stadio di viale Dante diventa una polveriera. Già nello scorso campionato si è evinto come il Franchi sia il dodicesimo uomo in campo per i Viola, che a Firenze hanno distrutto le certezze del Napoli e fermato le milanesi. Se la differenza la fanno il carattere e i piedi, il fattore campo comunque aiuta.

LA FORZA DEL GRUPPO

La Fiorentina gioca molto bene a calcio. Un 4-3-3 ordinato e collaudato in cui i diversi elementi della rosa si sono integrati col passare dei mesi fino a raggiungere prolificità offensiva e stabilità nella retroguardia. La Fiorentina ha essenzialmente una naturale predisposizione a giocare palla a terra, soprattutto nella propria metà campo; i passaggi lunghi si sono visti in particolare modo per Chiesa, l’uomo che arriva meglio in profondità, e di fatto rimane uno degli schemi più sfruttati dalla squadra toscana.

Anche contro Napoli e Inter la Fiorentina ha giocato a calcio proponendosi costantemente in area avversaria, attaccata per vie esterne cercando inserimenti (vedi Benassi e i suoi 4 gol) o il fisico del Cholito Simeone, oramai non più una scommessa. L’inserimento graduale di Pjaca e la risorsa Mirallas sono in realtà due assi nella manica per Pioli, che dal croato potrà avere nel tempo anche la qualità di un titolare, mentre il belga ha dimostrato di poter essere micidiale negli strappi quando entra a partita in corso. Se poi Benassi ha iniziato con il botto è perché c’era un lavoro alle spalle, una costruzione di schemi in cui il centrocampo non rimaneva esterno all’azione ma interagiva di più negli ultimi metri.

Certificate le qualità di Veretout e con la speranza che Gerson migliori in atteggiamento e gambe, il grande lavoro di Pioli ha riguardato soprattutto la difesa, ferma a cinque reti subite (seconda dopo la Sampdoria a tre e al pari di Inter e Juventus). La definitiva coppia di difensori centrali Pezzella-Vitor Hugo ha in sé velocità e fisico, mestiere e eleganza, in linea con il resto della squadra. Inoltre, col tempo, Pioli è riuscito a ottenere risultati dal lavoro della scorsa stagione, con l’apprezzate prestazioni di Milenkovic sulla fascia destra (Laurini è stato “costretto” a fare solo ieri il suo esordio stagionale) e di Cristiano Biraghi a sinistra, quest’ultimo convocato da Mancini in Nazionale.

Insieme a Chiesa e Benassi, Biraghi è stato convocato da Mancini in Nazionale per le partite contro Polonia e Portogallo.

In porta, Alban Lafont si era presentato a luglio con una brochure niente male ma in cui era lecito avere dubbi visti l’età (19) e il curriculum (solo una stagione da professionista a Tolosa). Sostituito per infortunio da Dragowski in due partite, il francese ha fatto vedere di saper stare fra i pali e di avere padronanza della posizione ma nelle uscite deve ancora lavorare molto e con i piedi, per quanto abbia dimostrato dimestichezza, si prende rischi inutili. Nel complesso, la Fiorentina stupisce per la qualità del gioco in relazione all’età media del campionato, la più bassa (23,6), e soprattutto acclama spettatori e interesse per la sua stella più scintillante, Federico Chiesa.

FATTORE CHIESA

Simeone nella scorsa stagione ha segnato tredici reti eguagliando il suo score precedente con il Genoa. Nonostante l’attaccante avesse dovuto avere il ruolo di uomo-immagine i diritti d’autore per quel compito se li è conquistati mese dopo mese Federico Chiesa, viola dentro il cuore. Il figliol prodigo di Firenze ha definitivamente messo la testa fuori dal guscio e ora è il talento più evidente e meglio rappresentativo del futuro calcistico italiano. Senza indugi è Chiesa a trascinare la Fiorentina verso quello che potrà essere un ritorno nei contesti europei, in cui il figlio dell’ex Roma e Siena Enrico merita assolutamente di giocare.

La continuità nelle prestazioni hanno reso Federico Chiesa non solo un talento ma anche un simbolo in cui Firenze e i compagni si riconoscono per spirito e valori. Uomo copertina per gesta e icona, Chiesa è tecnicamente un giocatore che farebbe la differenza in qualsiasi club italiano e per tanto, visto quanto ribadito da papà e Antognoni, non c’è motivo di vedere Federico lontano da Firenze fino a fine stagione. E’ inevitabile che prima o poi l’esterno parta, perchè a meno che la Fiorentina non iniziasse a guardare a palcoscenici decisamente più ambiziosi – tipo lo Scudetto o un posto tra le prime tre squadre del torneo – Chiesa deciderà che la sua carriera necessiti di un salto verso un contesto che si sposi meglio con le sue qualità fenomenali.

A vent’anni Chiesa ha segnato dodici gol con la maglia della Fiorentina in tre diverse competizioni (ha segnato pure in Europa League) e ha all’attivo settanta partite nel massimo campionato italiano. Come nella scorsa stagione, anche quest’anno Chiesa si sta evidenziando come assist man e autentico maestro nel creare la superiorità numerica sulla fascia, che nel sistema della Fiorentina permette di arrivare a un alto numero di cross o a entrare dentro l’area (con i conseguenti inserimenti). L’esterno ex Primavera è passato da sorpresa a caso nazionale, compiendo un balzo che ha impressionato non tanto per la qualità ma per la tempistica, dato che nessuno, inizialmente, si sarebbe aspettato un upgrade tale nel giro di poche stagioni.

 

Oggi Federico Chiesa è vera sustanza della Fiorentina, emblema di una squadra giovane e di una generazione nazionale di talenti che esiste e chiede di emergere. Come la Fiorentina, non più solo anima ma presenza realistica in questo campionato italiano.

 

 

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