Dove trovarci

La nostra prima pagina

Processo viola

Processo viola

Focus sulla stagione della Fiorentina, partendo dalle basi del fallimento.

C’ERA UNA VOLTA

C’era una volta una squadra ambiziosa, talentuosa e rappresentante di una delle città più affascinanti del Vecchio Stivale: la Fiorentina che, dal 2012 sino al 2016, ha continuato a crescere – sia nei confini nazionali, che in quelli europei – stupendo tifosi ed addetti ai lavori per continuità di rendimento ed elasticità tattica. Gli apici di tale sviluppo, in particolare, possono essere localizzati nel 3° posto solo accarezzato durante la stagione 2012/2013 e svanito all’ultima di campionato, nel raggiungimento della semifinale di Europa League culminata nella sconfitta di Siviglia e nella crescita esponenziale di gioco e caratura maturata durante la prima parte della stagione di Paulo Sousa sulla panchina della Viola. In questi tre momenti, la squadra rappresentativa di Firenze ha cullato un sogno, un’utopia insperata che, nonostante fallisse nell’approdo finale, faceva presagire un futuro sempre più roseo per il proprio club. Oggi, a conti fatti, qualcosa non è andato per il verso giusto, compromettendo – in parte – quanto di buono è stato realizzato negli anni scorsi.

ALLARME

Un calo notevole, in realtà, venne ravvisato già durante la scorsa stagione: dalle semifinali di Europa League raggiunte con Vincenzo Montella, la squadra – durante la stagione successiva – crollò con notevole anticipo ai sedicesimi, accumulando un passivo tutt’altro che indolore contro il Tottenham di Pochettino (4-1 totale, ndr). Al termine della stagione, il tecnico portoghese condusse la sua formazione sino al quinto posto, compiendo – a conti fatti – due passi indietro rispetto ai risultati archiviati durante la stagione precedente.

SCREZI, INCOMPRENSIONI E DUBBI

In seguito ad una stagione comunque positiva – seppur meno spettacolare della precedente – l’aspettativa più lecita da coltivare è, indubbiamente, rappresentata da un rafforzamento dell’organico volto allo scopo di affrontare un processo di crescita collettivo; tale ideologia, tuttavia, non fu condivisa dalla proprietà viola che, al contrario, preferì puntare su di un calciomercato low cost che potesse mirare alla valorizzazione dei talenti acquisiti in estate. Questa politica creò forti tensioni tra il tecnico lusitano e la dirigenza che sfociarono in un dibattito mediatico non di poco conto: molti scommetterono su una separazione consensuale tra le parti che, invece, fece spazio ad una ‘convivenza forzata’. Ora, al netto dei risultati accumulati dalla Viola durante l’attuale stagione, è giunto il momento di tirare le somme: sul banco degli imputati Paulo Sousa e la proprietà Viola.

SOTTO PROCESSO: PAULO SOUSA

Il tecnico lusitano, come esplicitato due paragrafi or sono, ha i suoi demeriti: ha ottenuto risultati meno brillanti suo predecessore ed, inoltre, non ha mai speso eccessive parole al miele per difendersi quando accusato di essere prossimo ad accasarsi sulla panchina della Juventus. In generale, inoltre, il tecnico ha spesso dato l’impressione di essere solo una figura di passaggio, non mancando di lanciare velenose frecciatine alla proprietà quando ne si presentava l’occasione.

 “Bernardeschi sarà importante per noi, per la Nazionale, e per le squadre dove andrà. Per come conosco io il calcio Federico ha un futuro che, grazie al suo talento ed alle sue qualità, lo porterà in squadre con ambizioni diverse rispetto a quelle della Fiorentina”.

Tali parole – per quanto veritiere – denotano l’astio mai svanito nei confronti della proprietà che, per scarsa fiducia nel suo allenatore o per altri motivi, non ha mai supportato al 100% il suo allenatore, creando un clima di forte tensione sollecitato da ambo le parti.

I demeriti di Paulo Sousa potrebbero non terminare qui. Si imputa all’accusato di aver mostrato scarsa fiducia nel potenziale della propria rosa, partendo, in qualche modo, prevenuto e con un approccio di sfiducia; qui, tuttavia, si ritorna al gioco delle accuse: chi ha ragione? O meglio, chi dei due accusati ha le maggiori colpe?

SOTTO PROCESSO: LA PROPRIETÁ, LA DIRIGENZA ED IL CALCIOMERCATO

Analizziamo, con maniacale cura, le mosse di mercato per cui hanno optato dirigenza e proprietà in collaborazione. Quanto sono stati utili gli elementi aggiunti alla rosa?

Bartlomiej Dragowski: 4 presenze in Primavera, 3 nel torneo di Viareggio e 0 in Serie A. Pagato 3.2 milioni di euro, il mini-portierino classe ’97 è stato sin qui completamente inutile alla causa di Sousa ed i suoi.

Kevin Diks: Pagato 2,8 milioni di euro, il classe ’96 ha accumulato solo 2 presenze in Serie A e 6 in primavera. Dopo pochi mesi è stato poi rispedito in prestito al club da cui era stato prelevato poc’anzi, il Vitesse.

Ianis Hagi: 1 presenza in Serie A e tanta tanta primavera. Prelevato per 2 milioni è forse un acquisto valido per il futuro ma evidentemente inopportuno per il presente.

Hernán Toledo: 0 presenze in Serie A e ritorno in patria.

Carlos Sánchez: Probabilmente il miglior acquisto del calciomercato Viola e, in effetti, questo è un riflesso piuttosto triste delle manovre portate a compimento durante l’estate. 37 presenze stagionali per il mediano colombiano (spesso adattato a centrale di difesa, ndr) condite da un gol e un assist; un mix di esperienza, duttilità e voglia di emergere che non è passato inosservato agli occhi del suo tecnico. Promosso.

Sebastien De Maio: Prelevato in prestito dall’Anderlecht come soluzione low cost è un epurato in casa Fiorentina: appena 4 presenze in Serie A ed 1 in Coppa Italia per un giocatore scarsamente conteso sia dal club belga sia dal club italiano.

“Sogno che la Fiorentina eserciti l’opzione per comprarlo, ma temo che non succederà. Se dovesse tornare, sarà solo perché è sotto contratto con noi”.

Queste le parole, tutt’altro che confortanti, del direttore sportivo dell’Anderlecht.

Hrvoje Milić: 15 presenze in Serie A e 3 assist all’attivo per il classe ’89. Uno score discreto per un giocatore acquistato alla modica cifra di 1 milione di euro.

Carlos Salcedo: 15 timbri in campionato, 2 in Europa per il promettente classe ’93. Statistiche ottime che promuovono la manovra di mercato viola, abile nel prelevare il giocatore in prestito, senza spendere alcunché.

Sebastián Cristóforo: Nonostante le 22 presenze stagionali è bene non cadere nell’inganno dell’apparenza. I minuti racimolati, difatti, arrivano appena a 894 che, in totale, significano poco meno di 10 partite da 90 minuti.

Maximiliano Olivera: 1600 minuti totali per il classe 92, il quale, aggiunto alla rosa per soli 2.5 milioni di euro, è stato capace di ritagliarsi uno spazio di rilievo.

Emerge – dai dati presi in analisi – una realtà ineluttabile: il calciomercato viola, nonostante i due validi acquisti portati a termine durante la sessione invernale (Sportiello e Saponara, ndr) si qualifica come altamente insufficiente; se al pessimo mercato in entrata, aggiungiamo alcuni addii pesanti come quelli di Marcos Alonso, Giuseppe Rossi, Manuel Pasqual, Roncaglia e Mati Fernández il risultato è un quadro triste e spoglio.

Il processo di crescita della squadra vive, come appena analizzato, una battuta d’arresto alquanto notevole; dai dati del calciomercato in entrata emerge però un dato interessante: delle nuove entrate, a calcare maggiormente il campo, sono i ‘meno giovani’: Sanchez (31), Milic (27), Olivera (25); chissà se un dialogo maggiormente approfondito tra tecnico e dirigenza non avrebbe potuto salvaguardare la stagione viola, indicando un target di obiettivi da inseguire ed una strategia da adottare.

Per ora, intanto, resta un deludente ottavo posto e le ceneri di un addio che, a fine stagione, si consumerà consensualmente.

 

 

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Altro in La nostra prima pagina