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Disfattisti, no grazie…

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Riparte con un risultato altisonante il campionato della Fiorentina, che con 5 gol si sbarazza agevolmente di un Verona mai in partita ed al momento mai in campionato. La prima cosa che viene da dire è che, come sempre, in Italia si faccia molto presto ad alzare un polverone piuttosto che analizzare le cose. Vincere in questa maniera nel calcio moderno è quanto mai impossibile ma, scrutando la chiarezza e serenità di Pioli ad inizio stagione, c’era da aspettarsi una progressione del genere da parte di un roster giovane e pieno di personalità che ha bisogno di oleare determinati meccanismi per potersi inserire nel fantomatico gruppo di “pretendenti” alle coppe europee.

Il lavoro di Pioli, uno capace di far “prendere la maionese” in una realtà difficile come quella di Milano, sponda nerazzurra, è stato di quelli sottotraccia e poco mediatizzati tanto da far gridare all’allarme i tifosi che mai come quest’estate hanno sofferto il cambiamento voluto dai Della Valle e sospinto da Pantaleo Corvino, che si è rivelato però per l’ennesima volta un grande “scovatore” di talenti.

In quest’insieme di cose, la minaccia dell’addio del presidente aveva gettato nello sconforto una città calorosa ma a tratti opprimente, che subito aveva battezzato la colonna di destra per il campionato viola. Ed invece, con dedizione, competenza e classe nell’affrontare le difficoltà, forse la Fiorentina potrà sognare un campionato ben diverso.

LA PARTITA

TBA. Nel gergo inglese, abbreviazione utilizzata per indicare il rinvio o l’annullamento di un evento sportivo, ovvero to be arranged, come la partita dei padroni di casa.

Ma per la Fiorentina, TBA non è altro che un insieme di iniziali di quella che è la colonna portante della squadra, formata da uomini che Pioli ha incaricato per amalgamare il gruppo e apportare serenità e convinzione nei nuovi innesti. Strano a dire che il primo nome di questa strana sigla sia quello di uno che ieri ha giocato la sua prima partita in maglia viola, ovvero Cyril Thereau. Il mercato viola, perlomeno in attacco, sembrava chiuso con l’approdo di Simeone, giovane di belle prospettive ma ancora un po’ acerbo nonostante le ottime prestazioni dello scorso anno. Così Thereau, uno che va in doppia cifra da tre anni a Udine, ha portato quel quid di esperienza in un attacco di under formato da Chiesa, Benassi, Babacar e l’argentino. Più che valutare la sua prestazione, diamo un voto al suo apporto di personalità a questa squadra, anche dal dischetto, dove ha per l’appunto realizzato il suo primo gol. Degli altri, bene anche Simeone, abile a farsi trovare nel posto giusto dopo due minuti di partita ma meno valutabile sotto altri punti di vista, mentre Chiesa si rivela una costante, ovvero uno dei pochi ragazzi abili a saltare l’uomo in Serie A. La vera novità è l’innesto di Benassi come trequartista, un ruolo che il nativo di Modena aveva già svolto prima di approdare al Torino. “Con Pioli sto imparando a svolgere più ruoli, essendo così più duttile” aveva dichiarato alla vigilia il centrocampista, che proprio al Bentegodi ha dato la riprova di quanto affermato. Potrebbe essere il fiore all’occhiello di questa squadra, con molta più incisività e concretezza del passato nonostante abbia sempre avuto il fiuto per gli inserimenti. La sua sembra la parabola ascendente che Gagliardini, grazie a Pioli, fece con l’Inter.

A centrocampo invece, la B sta per Badelj: il croato aveva offerte e lo ha ammesso in un’intervista alla Gazzetta, ma ha deciso di restare diventando di fatto il solo ed unico giocatore alla “Borja Valero“, dando tranqullità e regolarità alla manovra senza disdegnare un’attenta fase difensiva. Tanto è passato e tanto passerà dai suoi piedi, perché di sicuro averlo trattenuto rappresenta per la Fiorentina un acqusito in più, forse il più importante. Le sue lacune, spesso di ritmo, vengono ben colmate da un Jordan Veretout che sembra essere tornato quello di Nantes. Non è un caso se il centrocampista, anche nelle agrodolci trasferte di Milano e Madrid, sia stato uno dei pochi volti nuovi positivi, sfiorando il gol in entrambi i match. Ieri ha giocato una partita con la medesima attenzione ed intensità, mettendoci anche la cerise con una punizione perfetta.

https://youtu.be/BcQt-FkaLyI

In difesa, la lettera A indica il nome di capitan Astori, che a 30 anni sembra vivere una seconda giovinezza, più controllata e sapiente: si è dovuto caricare sulle spalle tutto il reparto difensivo, formato per lo più da giovani provenienti dall’estero, un compito arduo per un difensore che da anni è sulla graticola per via di alcune disattenzioni. Ieri chiaramente l’attacco veronese, sorretto da un Pazzini inesistente, non ha fatto testo, per cui rinviamo il giudizio a partite ben più complicate (vedasi Juve-Fiorentina il 20 Settembre).

DA VALUTARE

Tanta gente è ancora da valutare nella rosa viola: in attacco, la lista è lunga e piena zeppa di giovani di belle speranze. Zekhnini, Hagi, Gil Dias, Cristoforo e Lo Faso saranno da testare, anche se di questo plotone un plus va al portoghese che, sull’asse destro con Gaspar, ha realizzato ieri il suo primo gol italiano. Tra questi ci sarebbe anche Valentin Eysseric, non più definibile un ragazzino e con tanta esperienza europea. Da lui ci si aspetterà molto al ritorno dall’infortunio, soprattutto a livello di regia avanzata. E se il centrocampo appare già solido, il vero punto interrogativo è la difesa, che nelle prime due giornate non era riuscita a reggere l’urto interista e doriano: Gaspar meglio di Tomovic si, almeno per il momento. Contro la Sampdoria il gol di Caprari era arrivato proprio su svista del serbo, sostituito poi al 46′ proprio dal portoghese, che dovrà però confermarsi contro attacchi ben più incisivi, soprattutto dal punto di vista difensivo. Stesso discorso per Biraghi, che per caratteristiche potrebbe essere un terzo difensore aggiunto ed ha dato fiducia al binario sinistro. Al centro, il compagno prescelto per affiancare Astori è German Pezzella, argentino ex River e Betis Siviglia, che sembra più pronto rispetto ad un Vitor Hugo che ha pagato a caro prezzo il battesimo a San Siro. Lo stesso Pezzella però non proviene da una grandissima annata in terra betica, per cui è difficile sbilanciarsi, perché al momento ha dimostrato di essere un buon difensore palla al piede ma nulla più.

Ma, come ha dichiarato ieri Pioli, “non eravamo da retrocessione prima e non siamo da campionato ora. Bisogna stare tranquilli perché non conosciamo la nostra dimensione.”

Ed allora, senza strafare con i prospetti e le valutazioni, lasciamo dire al campo cosa ne sarà di questa Fiorentina.

 

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Il fallimento del Qatar al Mondiale ai raggi X

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Qatar

“Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Diceva così Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Non sarà un testo motivazionale, anche perché il tema centrale sarà proprio l’antitesi di ciò che diceva il leader inglese: l’insuccesso, quello del Qatar.

Con “Qatar” non si intende la regione che affaccia sul Golfo Persico e nemmeno l’intera competizione. L’unico vero fallimento è quello della Nazionale, diventata la prima squadra ospitante a perdere l’esordio e anche la prima a essere eliminata dal Mondiale dopo soli due turni.

LA COSTRUZIONE DEI SOGNI

Pensando al cammino della Nazionale mediorientale, bisognerebbe cancellare la parte sul successo nella frase di Churchill. Prima del Mondiale, però, avremmo pensato cose ben diverse se ci fossimo informati bene sul Qatar. Gli Al-Annabi partivano con grandi aspettative, in quanto campioni dell’ultima Coppa d’Asia.

Il loro percorso, lì, era stato perfetto: erano riusciti a imporsi sull’Arabia Saudita (0-2), la Corea del Sud ai quarti (0-1) e il Giappone in finale (1-3). Il primo titolo della loro storia sembrava dare la spinta necessaria per affrontare al meglio questo Mondiale. Le tre Nazionali appena citate, però, sono riuscite ad affrontare questa competizione molto meglio del Qatar che le aveva sconfitte.

La vittoria in Coppa d’Asia aveva effettivamente dato un bel boost di adrenalina e le prestigiose amichevoli di preparazione ne erano la prova (Brasile, Portogallo, Serbia e addirittura Lazio e Fiorentina). Le prime avvisaglie del fallimento erano già arrivate, ma “il dado è tratto” come avrebbe detto qualcuno.

I successi, che in questa parte della storia sono ancora presenti, partivano da ben più lontano. Nel 2004, infatti, si decise di investire sul calcio tramite la creazione dell’Aspire Academy, un’accademia nata per volere della famiglia reale Al Thani con l’obiettivo di reclutare giovani talenti.

A partire dal 2007 ebbe inizio anche il progetto Football Dreams”, che ha il compito di scovare i migliori talenti anche dall’estero. Questi verranno poi naturalizzati tramite l’utilizzo di una regola FIFA, secondo cui sono eleggibili calciatori che per cinque anni consecutivi hanno giocato nel paese interessato dopo il compimento dei 18 anni e che non hanno mai preso parte a partite ufficiali con la nazionale d’origine.

Dopo un lungo processo di selezione, i ragazzi più talentuosi vengono trasferiti nelle varie società europee appartenenti alla famiglia reale del Qatar.

IL CROLLO MONDIALE

Il vero tasto dolente, la caduta rovinosa dopo la (troppo) rapida ascesa. Se vinci l’Europeo ma non ti qualifichi al Mondiale, è ben noto che le critiche non mancheranno. Se vinci la Coppa d’Asia ma esci dopo due giornate alla Coppa del Mondo, essendo anche la nazione ospitante, allora verrà ritenuto un fallimento.

Le difficoltà iniziano presto, al 5′ dell’esordio con l’Ecuador. Nonostante la difesa a 5 e l’atteggiamento conservativo, i sudamericani erano riusciti a passare in vantaggio: gol poi annullato per fuorigioco di Enner Valencia. Non è bastato questo episodio per dare la scossa, probabilmente l’emozione era troppo forte. La doppietta di Valencia ha chiuso il match sullo 0-2.

La solfa non è cambiata nelle gare successive contro Senegal e Olanda, perse rispettivamente 1-3 e 0-2. L’unica piccola soddisfazione è rappresentata dal gol realizzato da Mohammed Muntari, che aveva quasi rimesso in piedi la partita contro i campioni della Coppa d’Africa.

I record negativi e gli insuccessi sono troppi, però, perché la piccola fiaccola rappresentata dal gol possa rappresentare la luce che porta avanti un paese. Il Qatar, infatti, oltre a quanto detto prima, è diventata anche la prima Nazionale ospitante a chiudere il girone del Mondiale con meno di 4 punti. Record che, adesso, non potrà più essere superato.

È DA CONSIDERARE UN FALLIMENTO TOTALE?

Senza dubbio, perché il Qatar resterà per molto tempo nell’immaginario comune come la peggior Nazionale ospitante di sempre. La preparazione, le aspettative, i grandiosi progetti sono stati spazzati via insieme agli undici che sono scesi in campo nelle tre gare di questo Mondiale. Oltre alla qualità tecnica è mancato anche lo spirito giusto per affrontare una competizione di questo tipo.

Anche Xavi, che in Qatar ci ha vissuto e lavorato come giocatore e allenatore dell’Al-Sadd, si era espresso in modo positivo riguardo la squadra di casa:

Il Qatar non è solo la nazione ospitante, può davvero diventare la mina vagante del torneo. Il progetto del Mondiale ha portato miglioramenti non solo nelle strutture, ma anche in campo. Oggi il Qatar ha una nazionale in grado di competere sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale, una nazionale in grado di dire la sua al Mondiale“.

A dimostrazione che era stato fatto tutto il possibile e, dunque, a dimostrazione del fallimento.

Era la prima partecipazione nella loro storia, questo è da tenere in considerazione, ma la fiamma che contraddistingue le grandi squadre non è mai stata presente. E allora, dopo aver analizzato la parte sul successo e quella sul fallimento, non resta che guardare l’ultima parola della frase di Churchill: l’entusiasmo.

I dubbi riguardanti questo Mondiale c’erano e ci sono ancora, ma ciò che sembrava non mancare, almeno al paese ospitante, era proprio la componente emotiva. Quando si è spenta questa, allora, restando coerenti con quanto detto da Churchill, si sono spente anche tutte le possibilità di arrivare al successo. Ancora una volta, i soldi non hanno fatto la felicità.

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Svizzera, Yakin si gode la qualificazione: “È stato molto emozionante”

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Svizzera

Dopo la vittoria nella partita decisiva contro la Serbia, che ha qualificato la sua Svizzera agli ottavi di finale dei Mondiali in Qatar, il commissario tecnico elvetico Murat Yakin ha esternato i suoi sentimenti alla stampa:

È stato molto emozionante. Nei primi minuti siamo stati protagonisti in campo, con un forcing molto organizzato, poi però ci siamo fatti sorprendere e siamo andati addirittura in svantaggio. La squadra però ha reagito e dopo il match ho sentito dentro di me un enorme senso di soddisfazione per quanto fatto dai ragazzi: mi sono seduto nello spogliatoio, mi sono goduto il momento e ho lasciato soli i giocatori“.

Ora gli elvetici, martedì sera, affronteranno il Portogallo di Cristiano Ronaldo per sognare i quarti di finale.

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Il ct della Serbia Stojkovic sul suo futuro: “Certo che resto”

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Serbia

Nel post-partita della gara contro la Svizzera, il commissario tecnico della Nazionale della Serbia, Dragan Stojkovic, è intervenuto ai microfoni di Sportal.rs:

“Prima di tutto vorrei congratularmi con la Svizzera per la vittoria, che direi è meritata. Noi non siamo ovviamente soddisfatti del nostro cammino, ma dobbiamo considerare tutti i problemi che abbiamo avuto da quando siamo arrivati ​​qui, tenendo conto della preparazione fisica e dei vari infortuni rimediati dai nostri giocatori chiave. I ragazzi però hanno lottato, hanno dato il massimo, anche se non basta per questo livello”.

In seguito, il selezionatore ha tenuto a sottolineare che proseguirà l’impegno con la Nazionale delle Aquile bianche:

“Certo che resto. A marzo inizieremo le qualificazioni per Euro 2024 e abbiamo una grande voglia di battagliare: sarò molto soddisfatto se i miei giocatori saranno sani e al top della forma in quel momento”. 

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Flash News

Juve, approvato un nuovo progetto di bilancio: la perdita è di 239 milioni

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Chi è Gianluca Ferrero, il prossimo presidente della Juventus

Si aggiungono ulteriori dati che delineano la complicata situazione finanziaria della Juventus: come riportato nel comunicato pubblicato sui canali ufficiali del club, il dimissionario Consiglio d’Amministrazione della società bianconera ha approvato un nuovo progetto di bilancio d’esercizio e un nuovo bilancio consolidato al 30 giugno scorso, in cui emerge una perdita di 239,3 milioni di euro (226,8 al 30 giugno 2021).

Il bilancio d’esercizio sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti del 27 dicembre.

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