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Basket

Focus on the division: Capital City

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La capitale degli Stati Uniti è una città conosciuta in tutto il mondo per il valore patriottico di cui è intrisa, ma sportivamente parlando non certo per la pallacanestro. Nel district la palla a spicchi è arrivata tardi e ha sempre avuto una storia altalenante, con più bassi che alti. Innanzitutto il grande basket approda qui solo nel 72′,  quando i Bullets si spostano dalla vicina Baltimore. Nel 1997 viene cambiato nome in Wizards perché Bullets (proiettili) era troppo violento per la capitale degli States, che in quegli anni fronteggiava gravi problemi di criminalità. Nella storia della franchigia capitolina, i Bullets/Wizards, non ottennero risultati gloriosi come ci si può aspettare di trovare all’ombra della casa bianca. I primi anni vedono i risultati migliori, due finali nel ’74 e ’79, entrambe perse rispettivamente con Golden State e Seattle e la storica vittoria nel ’78, in una tiratissima finale sempre con i Supersonics. Nella storia più recente, cioè da quando si chiamano Wizards, i risultati sono ben più modesti rispetto al passato. Dal ’97, anno del cambio del nome e dello spostamento nell’attuale arena (Capital One Arena), ci fu un vero e proprio tracollo tanto che nei primi anni i Wizards hannp avuto un seguito di pubblico ridicolo per l’NBA, quasi nullo.

JORDAN E AGENT ZERO

Per rivoluzionare la poco appetibile fama dei Maghi fu assoldato sua maestà Michael Jordan. Il leggendario numero 23, già co-proprietario della franchigia, che si era ritirato dal basket (per la seconda volta, la prima nel ’94 dopo l’assassinio del padre), decide di tornare sul parquet per rialzare una piazza che sembrava defunta. L’operazione riuscì perfettamente e i Wizards ritornarono una squadra di tendenza grazie all’arrivo del sei volte campione NBA. Dopo il ritiro definitivo di Jordan la piazza era diventata elettrica e aveva sete di successi. Fu preso da Golden State la guardia-ala di origini cubane Gilbert Arenas. L’anno di esordio non fu dei migliori, poi però in tandem con Larry Huges, Washington diventò una squadra di tutto rispetto, qualificandosi per quattro volte consecutive ai play-off, ma perdendo sempre al primo turno. Agent Zero (soprannome legato alla sua maglia, la numero zero, per ricordargli da dove proveniva), era un giocatore molto spettacolare ed un florido realizzatore, ma incostante e difficile da tenere “nei ranghi”.

Arenas a Washington (fonte Wikipedia)

ERA WALL

Finita l’era di Arenas nel 2010 i Wizards vincono la lottery e come primissima scelta assoluta scelgono il playmaker John Wall. Il prodotto di Kentucky è visto un po’ da tutti come uno dei migliori prospetti degli ultimi draft, una pregevolissima prima scelta su cui ricostruire. Play veloce ed atletico, fisico resistente e rapido, ottime doti balistiche e realizzative, Wall aveva tutto per sfondare nel mondo del basket. Ai tempi del liceo, dopo la morte del padre (incarcerato per furto d’armi) la madre lo spinse ad abbandonare il football e a dedicarsi al basket. Ottima l’intuizione della signora Wall, perché il figlio nei primi anni in NBA viaggia fin da subito su cifre alte per punti (16.4 nell’anno da rookie), fino ad arrivare al carrier high di 19.3 nella stagione 2013-14, andando forte anche per gli assist (dal 2014 al 2017 ha una doppia doppia di media). Il suo percorso è minato fìn da subito da un infortunio alla rotula che ne compromette le prestazioni alla terza stagione. Ciò nonostante John Wall è stato la pietra angolare su cui fondare il progetto di rinascita dei Wizards, giocatore altalenante ma tremendamente talentuoso. Il 2019 è stato l’anno più difficile per Wall sia sul campo che fuori: ha perso la madre che aveva cresciuto lui e la sorella dopo la prematura scomparsa del padre e si è procurato il più terribile degli infortuni che possono capitare ad un cestista: la rottura del tendine d’Achille. Stagione 2019-2020 conclusa per lui, ora siede in panchina aiutando Scott Books ad allenare i suoi giocatori. I suoi problemi fisici hanno consacrato “re” di Washington Breadley Beal. Andiamo a conoscere i Wizards di oggi.

Wall abbraccia la madre. (Fonte: Instagram @johnwall)

LA SQAUDRA ODIERNA

Il passaggio dello scettro da Wall a Beal è avvenuto causa forza maggiore. Terza scelta assoluta da Florida la funambolica guardia ha un bagaglio offensivo pressoché illimitato. Ad oggi viaggia con numeri da capogiro: è quinto per punti realizzati (27.6) e dodicesimo per assist (7.0). Breadley aveva abituato i suoi fan ad una crescita costante negli ultimi anni, la sua definitiva esplosione è tutt’altro che una sorpresa. Con l’assenza di Wall la gestione dei possessi di Washington passa sempre dalle sue mani, ad oggi è il leader indiscusso della squadra. Tira col 43.3% dal campo ed un buon 33.3% da tre, sceso rispetto agli altri anni quando prendeva meno tiri. La dote principale di Beal è sicuramente il tiro dalla lunga distanza, shooter sensazionale e freddissimo, capace di costringere qualsiasi difesa ad aprirsi per marcarlo. Quest’anno giocando molti più palloni sbaglia qualche tiro in più, ma ha dimostrato di avere delle doti atletiche in penetrazione in netto miglioramento. Alternando le due soluzioni la marcatura è davvero complicata sulla guardia, incubo di ogni difensore. Con l’assenza di Wall ha anche più spazio nella creazione del gioco, il che spiega l’impennata nella statistica delle assistenze e lo rende ancora più centrale nella manovra di coach Brooks. Nel ruolo di playmaking, bisogna dire, arriva una grossa mano da Isaiah Thomas. Il folletto dello stato di Washington è approdato nel district dopo una girandola di esperienze infelici. Lo scambio che ha fatto arrivare Irving nel Massachussets e Thomas a Cleveland, alla corte di Re James ha condannato il microscopico play a perdere la straordinaria offensive shape degli anni bostoniani che lo hanno incoronato come uno dei migliori realizzatori della lega (nonostante il suo metro e settantadue di altezza!). Non congeniale a James si è visto dare il ben servito molto velocemente, iniziando un lungo pellegrinaggio. Ora arrivato ai Wizards ha ritrovato la sua dimensione, pare. Pur con cifre e minutaggio drasticamente diversi rispetto all’incredibile triennio coi Celtics, Thomas sta trovando spazio nella rotazione di Brooks, portando punti ed esperienza importantissimi. Un altro giocatore fiorito in questa stagione è Bertans. Il lettone è diventato un cecchino davvero infallibile. Tira quasi col 50 percento da tre, con 15.8 punti di media il tutto nonostante un dito mozzato mentre tagliava la legna col padre, ricordiamolo. Bertans è, ad oggi, uno dei migliori shooter della lega. Nel triennio alla corte di Popovich aveva incontrato difficoltà ad entrare nelle grazie del vulcanico coach, tanto da finire addirittura in G-League ad Austin. Non stupisce che i Wizards lo vogliano trattenere, se dovesse mantenere queste cifre risulterebbe uno dei role player più decisivi della lega. Altro ottimo prospetto è Rui Hachimura, primo giocatore giapponese ad essere draftato in NBA. Padre beninese e madre nipponica, Rui al suo anno da rookie sta dimostrando di essere un ala solida ed un buon realizzatore. Nonostante i 21 anni dimostra la freddezza e la concentrazione di un veterano. Per lui ci sarà un sicuro avvenire nella lega. Anche qui i Wizards si sfregano le mani. Completa il quintetto Thomas Bryant, giovane centro fisicamente ben messo, ma ancora grezzo nelle movenze. La panchina con Ish Smith sesto uomo di qualità non è abbastanza lunga. Mancano centri di qualità, Mahinmi e Wagner portano muscoli e centimetri ma poco altro. Il veterano CJ Miles, Isaac Boga e Brown Jr. nel ruolo di guardie hanno minutaggio e numeri limitati.

Questa stagione non ha molto valore per i Washington Wizards, i play-off non sono alla portata. La rotazione non è di qualità e mancano gregari di alto livello. Nonostante tutto però ci sono delle buone notizie per Brooks: l’allenatore si coccola la sua star Beal in attesa del ritorno (?) di Wall, l’esplosione di Bertans, il rookie Hachimura e la lieta novella della possibile rinascita di Isaiah Thomas. Queste sono le basi da cui ripartire. Con qualche altro colpo (uno su tutti un big man di livello) ben assestato, il vento dalle parti di Capital City potrebbe seriamente cambiare. I Wizards sono da tenere d’occhio.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram ufficiale dei Washington Wizards

 

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Basket

Palacio dal calcio al basket, la nuova vita del ‘Trenza’

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Cambia lo sport ma non l’entusiasmo per Rodrigo Palacio, l’argentino comincia la sua nuova avventura nel mondo del basket. Ritiratosi dal calcio giocato dopo la parentesi al Brescia nello scorso anno in Serie B, il Trenza si è subito cimentato in una nuova avventura all’età di 40 anni.

Palacio è sceso in campo nella partita di basket del Garegnano Milano, in occasione di un torneo amichevole. La società cestistica milanese milita attualmente nel campionato di Serie D. L’argentino ex Inter e Genoa ha giocato contro il Basket Trezzano, mettendo a referto 4 punti.

Dopo aver segnato 101 gol in Serie A in carriera e aver fatto cantare i tifosi con la palla tra i piedi, per Palacio adesso è giunto il momento di rimettersi in gioco con la palla tra le mani.

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Basket

DAZN si allarga: arrivano la Serie C e la Serie A di Basket

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Peluso

Come riportato sui propri canali social, Dazn allarga i propri orizzonti inglobando ElevenSports. Arriveranno la Serie C e la Serie A di Basket.

NOVITÀ SU DAZN

Dazn assorbe e ingloba ElevenSports all’interno della propria piattaforma. Pare che fosse tutto confermato dallo scorso 25 agosto.

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Altri Sport

Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

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Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

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Altri Sport

Italbasket, che impresa! Battuta la Serbia di Jokic

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L’Italbasket vola ai quarti di finale degli europei di pallacanestro. Gli azzurri, dopo aver vinto contro la Serbia di Jokic, se la dovranno vedere con la Francia di Gobert e compagni. La squadra allenata da Gianmarco Pozzecco si è resa protagonista di una vera e propria impresa. Di fatti, prima del match, nessuno avrebbe mai lontanamente pensato che il quintetto italiano avrebbe potuto battere una delle favorite alla vittoria finale.

Gli azzurri hanno chiuso i primi due quarti in svantaggio di soli sei punti: 51-45. Ma dal terzo quarto in poi, la storia è cambiata. I ragazzi di Pozzecco; espulso per proteste, sono riusciti grazie alle straordinarie prestazioni di Spissu (mvp del match), Melli, Fontecchio e Polonara a guadagnarsi uno storico quarto di finale. Ai serbi non basta l’immensa prestazione di Luka Jovic, autore di una doppia doppia. Adesso, agli azzurri, non rimane che continuare a sognare.

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