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Focus: Stephane Omeonga

Focus: Stephane Omeonga

Malgrado l’espulsione nel finale di gara, che ne ha forzatamente ridimensionato la valutazione, il fiore all’occhiello del Genoa targato Juric in salsa milanese visto questa Domenica contro l’Inter è stato il belga Stephane Omeonga, schierato per la prima volta nell’undici titolare dei grifoni.

Il nativo di Roucourt, classe 1991, si è mosso sul versante destro dell’attacco genoano, in un tridente atipico con Taarabt a sinistra ed il giovanissimo Pellegri al centro, mettendo costantemente in difficoltà Dalbert, limitato e quasi impaurito nei suoi movimenti offensivi, e Miranda, spesso impreciso ed affannato dal pressing incessante e dalla corsa del ragazzo, che ha risposto in maniera impeccabile alla fiducia concessagli da parte del suo allenatore.

In questo breve focus andremo a scoprire quali sono le caratteristiche dell’ex Anderlecht, che torna a casa con i complimenti del pubblico di San Siro che ne ha potuto ammirare le gesta. E quando la scala del calcio ti butta gli occhi addosso difficilmente sbaglia valutazione.

LE CARATTERISTICHE

La prestazione di Omeonga contro l’Inter, in un match difficile contro una squadra che ha la supremazia del possesso palla, è facilmente riassumibile attraverso le statistiche che gli sono valse la sufficenza in pagella: 1 tiro, 3 cross e 2 dribbling riusciti, ovvero la maggior parte degli attacchi pericolosi del grifone se si escludono i due tiri da fuori di Taarabt. Il tutto perché il belga è un atleta capace di mixare perfettamente fisico (177cm), progressione e senso della posizione, sia in attacco che in difesa. Dalla sua parte Dalbert prima e Perisic poi, nonostante lo spumeggiante inizio, non hanno brillato, e questo non è stato un caso.

Partendo dai dribbling e dai cross riusciti, in un paio di occasioni Omeonga è riuscito a saltare nettamente e furbescamente Dalbert, spesso con un tocco in più dovuto proprio alla sua rapidità d’azione e di gamba. Nell’occasione più importante per il Genoa, ovvero il tiro di Laxalt al secondo minuto del secondo tempo, è proprio il belga a creare la superiorità numerica sul brasiliano.

Qui il frame:

Sfida all’avversario in progressione.

Velocità di gamba nell’anticipo al difensore.

Superiorità numerica acquisita e cross sul secondo palo sfruttando l’accentramento di Taarabt.

Laxalt è libero e può calciare in solitaria.

L’altra caratteristica che spicca agli occhi è quella del comprendere e carpire quali siano le zone migliori del campo per attaccare verso la porta ed andare al tiro. Tanto che nel secondo tempo, grazie ad una punta sperimentata ed abile come Pandev, Omeonga è andato al tiro sfiorando il vantaggio per i rossoblù grazie alla sua rapidità in pochi metri e grazie alla disattenzione del reparto arretrato nerazzurro.

Nel dettaglio:

Difesa troppo schiacciata verso il centro, Omeonga ne approfitta per colpire sul lato sinistro interista, ottima l’apertura di Pandev.

Bruciato Dalbert sullo scatto, tiro in porta secco che Handanovic respinge in due tempi.

A queste doti si aggiungono quelle di “attendista” nei momenti clou in cui la squadra risultava schiacciata dall’attacco interista ed aveva bisogno di un colpo di testa a liberare verso la metà campo avversaria o di un giocatore che stoppasse la palla e prendesse fallo.

Difensivamente parlando invece, la presenza di Omeonga rispetto ad altri papabili ali nello scacchiere di Juric è spiegata dalle stesse capacità che lo rendono un grande attaccante: ovvero coprire gli spazi vuoti e correre questa volta verso la propria porta. In una difesa che se messa in crisi si schierava a 5, il suo apporto sulla fascia destra ha semplificato il lavoro di Biraschi e Rosi, che hanno concesso pochissimi cross dal fondo.

Omeonga tiene la posizione e diventa di fatto il quarto centrocampista a destra in un temporaneo 5-4-1.

DICHIARAZIONI

Juric lo ha detto a fine partita che giovani come Omeonga e Pellegri sono stati tosti e non hanno sbagliato nulla. Il tecnico ha anche aggiunto che questa partita segna una sorta di spartiacque per il futuro del grifone. E se da una parte l’Inter si è goduta il baby Karamoh, dall’altra il belga, cresciuto in settori giovanili importanti come Standard Liegi e Anderlecht, ha mostrato di che pasta è fatto e di come l’anno in prestito ad Avellino, in un campionato complicato come quello cadetto, lo abbia aiutato a raggiungere anche una certa maturazione tattica, processo che molti giovani d’oggi saltano quasi fosse inutile.

 

Standard-PSG under 17: le prodezze di un giovane Omeonga.

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