Manchester City e Chelsea si affronteranno domani nell’attesissima finale di Champions League. Un match che mette di fronte due squadre che si conoscono benissimo, essendosi incontrate più volte in stagione, e che arrivano all’atto conclusivo della massima competizione europea al termine di un’annata che per entrambe può dirsi eccezionale.

Da una parte il City è tornato a vincere la Premier League, annullando la concorrenza dello United e approfittando delle difficoltà del Liverpool campione in carica. Dall’altro lato c’è il Chelsea, che ha vissuto un periodo di enorme confusione culminato con l’esonero di Lampard e l’arrivo di Tuchel. Citizens e Blues sono due squadre piuttosto diverse, costruite sul mercato in maniera antitetica, ma che in campo sono lo specchio delle idee e della visione dei rispettivi allenatori: Pep Guardiola e Tomas Tuchel.

I due volti più accattivanti della finale in programma domani sono due ragazzi, due giovanissimi che in poco tempo sono diventati i nuovi golden boy del calcio inglese. Phil Foden e Mason Mount rischiano, a soli 21 anni, di entrare già nella storia dei propri club. E con l’Europeo quest’estate, anche della propria Nazionale.

(Fonte: goal.com)

IL NUOVO CHE AVANZA

I due talentini britannici sono le nuove leve di una generazione di calciatori inglesi che può contare su altri potenziali fenomeni come Sancho, Greenwood, Tomori o il più esperto Rashford. Se Mason Mount può vantare già una discreta esperienza con addosso la divisa dei Tre Leoni (16 presenze e 4 gol), per il trequartista del City invece la Nazionale maggiore è un traguardo raggiunto da appena un anno.

Eppure a livello internazionale tra i due è proprio Foden il giocatore ad aver avuto più possibilità di mettersi in mostra. Con la selezione inglese Under 17 ha perso una finale dell’Europeo di categoria nel 2017, segnando un gol contro la Spagna, poi vittoriosa ai rigori. Qualche mese più tardi si è preso la rivincita nel Mondiale Under 17 disputatosi in India. Contro le Furie Rosse di Ferran Torres e Eric Garcia, suoi attuali compagni in Inghilterra, il trequartista classe 2000 ha deciso la finale con una doppietta, portandosi a casa anche il premio di miglior giocatore del torneo

I due hanno avuto percorsi di crescita diversi. Il City ha fin da subito puntato sulle qualità del suo giovane prodotto dell’academy. In questo è stato determinante il parere di Pep Guardiola, che ha visto in lui le potenzialità per diventare the next big thing del calcio d’oltremanica.

Foden è il più grande talento che io abbia mai visto, da giocatore e da allenatore. Ha tutto per diventare uno dei migliori al mondo, e voglio aiutarlo

(Pep Guardiola su Phil Foden nel 2019)

Mason Mount, invece, ha dovuto aspettare prima di poter affacciarsi sui grandi palcoscenici. Esplode al Derby County, in Championship, sotto la guida di Lampard; ed è proprio l’ex capitano dei Blues a volerlo definitivamente in quel di Londra, da dove era partito in prestito, per farne il trequartista ideale della propria squadra. In questi due anni Mount ha avuto alti e bassi, in linea con le prestazioni del Chelsea, ma si è sempre dimostrato all’altezza della situazione.

In campo entrambi danno sempre la sensazione di poter determinare la partita in qualunque momento, senza rinunciare all’eleganza e alla estetica, due aspetti caratteristici del loro gioco.

Tra le linee, a centrocampo, relegati sulla fascia oppure al centro dell’attacco: un altro punto in comune è l’incredibile versatilità. Un fattore che ha spesso portato i loro allenatori a privarsi raramente di loro. Avere in rosa calciatori dal talento e dall’intelligenza calcistica del loro calibro fa la differenza. Non è un caso, del resto, che in Champions League sia Foden che Mount siano stati assoluti protagonisti nelle partite più importanti. Il primo ha segnato la rete del 2-1 nel ritorno dei quarti contro il Borussia Dortmund, il secondo ha archiviato la semifinale contro il Real Madrid con il decisivo gol del 2-0.

ESSERE TREQUARTISTI

Foden e Mount, seppur con tratti differenti, rispecchiano in toto l‘essenza dell’essere trequartisti. Un ruolo, quello di rifinitore dietro le punte, riscoperto solo recentemente. Vedere un classe 2000 e un classe ’99 giocare in mezzo al campo con quelle capacità balistiche, è sintomo di quanta fiducia i compagni abbiano in loro ma soprattutto quanta consapevolezza entrambi abbiano acquisito nel corso del tempo.

Guardiola ha insistito sul gioiellino inglese tanto da trovargli un posto da titolare. E sul campo le giocate del 47 dei Citizens sono state sublimi. Nel match contro il Borussia Dortmund ad un certo punto dell’incontro sembrava che Foden fosse un tutt’uno con la palla. Come dimostra il dribbling con il quale supera in un batter d’occhio Bauzà e Bellingham. I due arrivano in pressione sul giocatore degli Sky Blues; a quel punto Foden con il corpo finta di correre verso la bandierina, ma portandosi la sfera attaccata al piede sinistro supera Bauza con un tunnel che lo manda a terra. Con il terzo occhio Foden sapeva già dove andare e dove passare, non si preoccupa minimamente del raddoppio di Bellingham: una giocata sensazionale in cui emerge tutto l’estro e la qualità palla al piede del trequartista.

Anche Mount ha avuto momenti di exploit. Non dimentichiamo, ad esempio, che il giocatore del Chelsea è in Premier League il secondo per valore di Expected Assist (12.45) ed è nella top 10 tra i giocatori con più passaggi chiave e con più passaggi in area di rigore. Dati che riflettono anche il suo modo di approcciare al gioco. Rispetto a Foden, che pure ha realizzato più reti (16 in stagione), Mount è più vivo in area avversaria. Uno è più palleggiatore, cresciuto sotto la gestione dell’inventore del tiki-taka; l’altro più verticale, più rifinitore.

Il senso del discorso è che Foden e Mount si sono caricati sulle spalle le proprie squadre e hanno dimostrato che, a volte, l’età non conta.

(Fonte immagine in evidenza: givemesport.com)