E’ il 1991 quando una piccola squadra pugliese inizia a sfidare le giganti del calcio italiano. Una neopromossa, composta da giocatori pescati dalle serie minori e allenata da un cecoslovacco alla prima esperienza in Serie A. Alla prima di campionato a San Siro è Inter-Foggia, Golia contro Davide, ma il cecoslovacco è Zdenek Zeman, e quello era l’inizio della favola chiamata Zemanlandia.

Fonte: foggiacalciomania.com

GENIO E SRE”GOL”ATEZZA

Gol, gol e gol, questa la parola d’ordine che risuonava continuamente al Pino Zaccheria di Foggia in quella straordinaria stagione. Gol per il Foggia chiaramente, ben 58 le reti segnate da Zeman e i suoi, secondo miglior attacco della Serie A secondo solo al Milan campione di Fabio Capello; ma gol anche quelli segnati dagli avversari, i rossoneri sono stati infatti con 58 gol subiti la seconda peggior difesa del campionato sopra l’Ascoli, maglia nera di quella Serie A. Non conta quanti gol subisci ma conta farne uno in più rispetto ai tuoi avversari; una massima del boemo che potrebbe essere sintetizzata come il compromesso zemaniano, la colonna portante della filosofia calcistica del tecnico ceco.

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Il 4-3-3 è poi un dogma di questa modo di intendere il calcio, un 4-3-3 totalmente votato in avanti. La porta del Foggia era difesa da Francesco Mancini, un portiere all’epoca 20 anni avanti, che aveva nell’impostazione la sua caratteristica principale, proprio come è richiesto oggi agli estremi difensori; in difesa poi il romeno Petrescu, Consagra; e sugli esterni due terzini di spinta, delle frecce al servizio dei Satanelli, Matrecano, direttamente dalla C2, e il calabrese Codispoti. A dettare i tempi in mezzo al campo Picasso, che il boemo spesso elogiava per la sua intelligenza tattica; il capitano Barone e il russo Shalimov, che in quella stagione segnò 9 gol, numero straordinario al tempo per un centrocampista.

Infine il celeberrimo trio, ormai iconico ed entrato nella storia del calcio nostrano: Rambaudi, Baiano e Signori. Tre giocatori all’epoca sconosciuti ma che presto conquistarono, chi più chi meno, il calcio italiano. A destra “Rambo” Rambaudi, forse il meno appariscente dei tre ma il più importante per gli schemi di Zeman; Rambo infatti, oltre ad essere una freccia sulla fascia, era anche il più tecnico del tridente, con il compito di condurre e rifinire la sinfonia rossonera. Davanti Ciccio Baiano, il bomber con 16 reti di quel Foggia, grazie alle quali si guadagnò anche per due volte la chiamata nella Nazionale di Sacchi. Infine a destra il più noto dei tre, e quello che dopo l’addio al Foggia ha trovato maggiore fortuna, Beppe Signori; uno degli attaccanti italiani più forti degli anni ’90, tre volte capocannoniere e nono marcatore all-time del campionato.

Una squadra di giocatori venuti per la maggior parte dalle serie minori, da piccole squadre del Sud Italia. Giocatori che non avevano nella potenza fisica il loro forte, ma nella tecnica e, soprattutto secondo i dettami zemaniani, nella prestanza atletica.

LA NASCITA DI ZEMANLANDIA

Nel 1991 il Foggia si affaccia alla Seria A da neopromossa, dopo vari anni di digiuno. I presupposti, dopo una Serie B da mattatori, sono di lottare per una salvezza tranquilla, ma alla prima partita già si intuisce che sarà un’annata molto più interessante; il 1° Settembre 1991 il Foggia affronta l’Inter a San Siro. I Satanelli riescono a passare in vantaggio con una rete di Baiano, salvo essere poi raggiunti dal pareggio di Ciocci; a San Siro termina 1-1, ma per Zeman e i suoi è già una vittoria. Alla settima giornata il Foggia è ancora terzo, poi il compromesso zemaniano presenta il conto; ma alla fine della stagione il Foggia è nono, dopo aver toccato con un dito la Coppa UEFA.

Partita forse simbolo di quella stagione è quella contro il Napoli, orfano di Maradona ma che poteva sempre contare su Zola, Careca, Ferrara e un’altra schiera di campioni; al San Paolo i pugliesi ad un quarto d’ora dalla fine si trovavano sotto 3-1. Poi il Napoli si stanca, gli estenuanti allenamenti di Zeman si rivelano fondamentali, e in pochi minuti il Foggia pareggia con gol di Shalimov e Signori.

L’anno seguente le strade dei tre protagonisti di quel Foggia, l’iconico tridente, si divideranno. I tifosi rossoneri trasformarono il campo del Pino Zaccheria in un colabrodo la sera prima dell’esordio stagionale contro il Napoli. Una protesta contro il Presidente Casillo, reo di aver distrutto la squadra dei loro sogni. Una contestazione, ma sempre con un occhio di riguardo verso l’eroe di quella squadra, che invece a Foggia ci era rimasto; infatti su una delle panchine del Pino Zaccheria campeggiava una scritta a bomboletta, “Scusa Zeman”.

(Fonte immagine in evidenza: footballpills.com)