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I Nostri Approfondimenti

Le formazioni-tipo della Serie A 22/23 – 1^ parte

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Serie A

LE FORMAZIONI TIPO-TIPO DELLA SERIE A 22/23 – 1^PARTE – Con la chiusura del calciomercato e le prime giornate di Serie A ormai in archivio, si delineano gli 11 iniziali delle squadre di Serie A. Tra nuovi acquisti, rivelazioni e solite certezze, ecco le formazioni-tipo delle squadre della Serie A 22/23.

ATALANTA

3-4-2-1: Musso; Toloi, Demiral, Okoli (Djimsiti); Hateboer (Maehle), Koopmeiners, De Roon (Ederson/Scalvini), Zappacosta; Pasalic (Lookman/Boga), Malinovskyi (Muriel); Zapata.

BOLOGNA

3-4-2-1: Skorupski; Soumaoro, Medel, Lucumì; De Silvestri (Kasius), Schouten (Aebischer), Dominguez, Lykogiannis (Cambiaso); Soriano (Ferguson), Zirkzee (Orsolini/Sansone); Arnautovic.

CREMONESE

3-4-1-2: Radu; Aiwu (Bianchetti), Chiriches, Vasquez (Lochoshvili); Ghiglione, Pickel (Escalante), Ascacibar (Castagnetti), Valeri; Zanimacchia; Okereke (Felix/Tsadjout), Dessers.

EMPOLI

4-3-1-2: Vicario; Stojanovic (Ebuehi), Ismajli, Luperto, Parisi (Cacace); Grassi (Henderson), Marin, Bandinelli; Bajrami; Destro (Satriano), Lammers (Cambiaghi).

FIORENTINA

4-3-3: Gollini; Dodò (Venuti), Milenkovic, Igor, Biraghi; Bonaventura, Mandragora (Amrabat), Barak (Maleh); Gonzalez, Jovic (Cabral), Sottil (Ikonè)

INTER

3-5-2:  Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Dumfries (Darmian), Barella, Brozovic, Calhanoglu (Mkhitaryan), Gosens (Dimarco); Lukaku (Dzeko), L. Martinez (Correa).

JUVENTUS

4-3-3: Szczesny; Danilo, Bremer, Bonucci, Alex Sandro; Locatelli (Rabiot/Miretti), Paredes, Pogba (Mckennie); Di Maria (Cuadrado), Vlahovic (Milik), Chiesa (Kostic).

LAZIO

4-3-3: Provedel (Maximiano); Lazzari, Casale (Patric), Romagnoli, Marusic; Milinkovic-Savic, Cataldi, Luis Alberto (Vecino); Pedro (Felipe Anderson), Immobile, Zaccagni (Felipe Anderson).

LECCE

4-3-3: Falcone; Gendrey, Umtiti (Baschirotto), Pongracic, Pezzella (Gallo); Gonzalez (Askildsen), Hjulmand, Bistrovic; Di Francesco (Banda/Oudin), Ceesay (Colombo), Strefezza.

MILAN

4-2-3-1:  Maignan; Calabria (Dest), Kalulu (Kjaer), Tomori, Theo Hernandez; Bennacer, Tonali; Messias (Saelemaekers), De Ketelaere (B. Diaz), Leao; Giroud (Origi).

Queste dunque le formazioni-tipo delle prime 10 squadre in ordine alfabetico di Serie A 22/23.

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I Nostri Approfondimenti

José, ora è il momento di osare

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José Mourinho

Quante volte nella vita ci siamo sentiti dire: “Quella cosa non la puoi fare!”? Sentirsi impotenti davanti alla possibilità di decidere del nostro futuro? Quante volte avremmo voluto prendere una decisione ma qualcosa ce l’ha negato?

E la cosa peggiore è che quando succede questo non puoi fare nient’altro che accettare la dura realtà. Non puoi fare nient’altro che apprendere ciò che è appena accaduto e al massimo urlare per la disperazione.

Questo, o qualcosa di simile, è accaduto alla Roma con Gini Wijnaldum. Questo è ciò che è successo quando a tutti noi è giunta la notizia di un infortunio grave che avrebbe tenuto il centrocampista olandese fuori per oltre sei mesi (poi ridotti a quattro) e che, ad ogni modo, avrebbe privato lo Special One del calciatore cardine in mezzo al campo fino a dopo Natale.

È chiaro come la Roma abbia dovuto ricostruirsi alla notizia del KO dell’ex centrocampista del Liverpool. E così una squadra costruita per giocare con un centrocampista di interdizione accompagnato dall’estro di Gini ci ha immediatamente riportato ad una realtà che avremmo fatto volentieri a meno di conoscere.

Nessuna qualità, ma l’obbligo di ritornare sul mercato per l’acquisto di Camara, con la consapevolezza che il più delle volte avremmo dovuto schierare insieme Cristante e Matic. Nulla di male se presi singolarmente per quanto hanno dato alla causa e per quanto continuano a dare, ma nonostante l’impegno massimo a mio avviso ingiudicabile, giocare con due calciatori di questo tipo insieme in mezzo al campo rischia di essere deleterio.

La domanda sorge spontanea: come giocherà la Roma quando l’olandese tornerà in campo? Sarà più dinamica? Si creerà più occasione per far goal? Andrà ancor meglio, a tal punto da riuscire a sostenere tutti i fantastici quattro insieme in campo dalla trequarti in su? Queste domande rimarranno a noi.

Ad oggi però ciò che preme è la necessità di schierare in mezzo al campo, soprattutto se si prende la via del doppio mediano, un duo che non si sovrapponga, che non sia un doppione, ma soprattutto che abbia almeno un calciatore dal cambio passo pronunciato.

L’ex Atalanta e il serbo assieme creano una diga che in interdizione può anche andar bene, ma che risulta troppo lenta in fase di costruzione, di rapido contropiede in verticalizzazione e soprattutto in fase di copertura quando la squadra avversaria fa girare il pallone molto vicino all’area di rigore giallorossa.

Ne è un esempio lampante il goal preso contro l’Atalanta allo stadio olimpico: Scalvini viene lasciato solo perché il giro palla bergamasco è troppo veloce per la mediana capitolina.

E allora in attesa che il fato ci assista, con il ritorno di Wijnaldum, urge riuscire a gettare nella mischia Camara, che quando ha giocato ha sempre dimostrato cose positive e che probabilmente sotto il punto di vista della rapidità e dell’accelerazione potrebbe essere molto utile. Vai Josè, adesso è il momento di osare.

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Calcio Internazionale

La caduta incredibile di Harry Maguire

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Maguire

Analizzando le 100 nazionali più preziosi al mondo, troviamo l’Inghilterra al primo posto con un valore di mercato di 1,34 mld € (Fonte: Transfermarkt).

Nonostante il grande potenziale della rosa, i “Three Lions” sono retrocessi in Lega B di Nations League e hanno chiuso la fase ai gironi con 0 vittorie in 6 partite. Soprattutto le scelte del mister inglese Southgate fanno parecchio discutere. Trent Alexander-Arnold, uno dei terzini più forti al mondo non è stato nemmeno convocato. Una scelta strana, considerando che il giocatore del Liverpool a giugno è stato votato dai suoi colleghi per la terza volta consecutiva nel “PFA Team of the year in Inghilterra”.

Perfino il difensore centrale Fikayo Tomori, titolarissimo del Milan attuale, dopo aver vinto la Serie A da protagonista, non è stato convocato dal C.T. inglese. Il ventiquattrenne viene spesso snobbato da Southgate. Finora è stato una volta titolare e tutto sommato ha giocato solamente 124 minuti per i “Three Lions”.

Southgate punta su Maguire

Dall’altra parte Southgate, nonostante tantissime proteste da parte dei tifosi, dimostra ancora lealtà verso Harry Maguire. Il popolo a Wembley contro la nazionale tedesca ha fischiato pesantemente il difensore alla lettura del suo nome e ha continuato a contestarlo ad ogni tocco di palla durante la partita.

Harry Maguire di seguito ha concesso un rigore letale. Dopo un suo passaggio sbagliato è intervenuto in area di rigore con grande ritardo su Musiala. Anche prima del secondo gol tedesco ha commesso un errore. Posizionato molto in alto ha perso la palla concedendo alla nazionale teutonica una ripartenza decisiva. La pressione su Southgate di puntare su un altro difensore aumenta sempre di più.

Tifosi contro Maguire

Al Manchester United, dove Maguire ha indossato la fascia da capitano per gran parte della scorsa stagione, ha già perso il suo posto da titolare.

Pochi mesi fa i tifosi del Manchester United hanno addirittura fatto partire una petizione per togliergli la fascia da capitano. Tanti tifosi si chiedono, Maguire ultimamente ha subito un crollo psicologico o è sempre stato sopravvalutato?

Il difensore inglese è alto 194cm e pesa circa 100 kg. Specialmente sui primi passi risulta spesso molto lento. Maguire soffre tantissimo i duelli a campo aperto. Forzare l’anticipo risulta molto pericoloso, il difensore dello United soffre molto quando viene puntato in spazi aperti. Ma tutto ciò non rappresenta una novità. Il suo ex club Leicester City per non mettere la propria difesa in difficoltà giocava con una linea difensiva molto bassa.

Maguire non è un difensore fuoriclasse. Si tratta di un discreto calciatore, con dei limiti ben visibili. Un suo mister ha il compito di poter nascondere questi limiti a campo aperto, adattando la tattica.

La follia del Manchester United

Dall’altra parte il Manchester United, nell’estate 2019, ha sicuramente commesso l’errore di mettergli addosso l’etichetta del difensore più caro della storia. Questo ha alzato le aspettative all’infinito di tutti tifosi.

Fallimenti dei Red Devils, che sicuramente non erano solamente la sua colpa, lo hanno trasformato nell’uomo simbolo delle disfatte. Per 87 milioni di euro, tutti si aspettavano un difensore completo. Ma Harry Maguire non lo è mai stato.

In difesa dello United si può riassumere, che il cartellino pagato per un calciatore non equivale automaticamente al suo reale valore di mercato. Questo lo ha anche sottolineato il campione d’Europa Giorgio Chiellini, che ultimamente ha difeso Maguire: “Il valore del mercato dipende da molti aspetti che non puoi controllare. Non è colpa tua”.

Pochi mesi prima dell’arrivo di Maguire, Van Dijk si era trasferito al Liverpool per circa 84 milioni di euro. Questa cifra incredibile pagata per un difensore centrale ha ridotto la soglia di inibizione per una tale operazione in Inghilterra. Inoltre, il Leicester City vendendo Maguire ad una diretta concorrente, ha sicuramente alzato il prezzo drasticamente.

Maguire vittima?

Maguire è in continuazione vittima di meme e cattiverie sul web. Nello scorso aprile nella sua casa di Wilmslow, sono intervenute addirittura le forze dell’ordine. Il difensore centrale aveva chiamato la polizia dopo aver ricevuto sulla sua mail personale un messaggio inquietante: “C’è una bomba in casa tua”. Secondo uno studio di Ofcom, 2021/2022 Harry Maguire e Cristiano Ronaldo sono stati i giocatori inglesi più insultati su Twitter.

Il difensore inglese ha commesso sicuramente degli errori. Dall’altra parte non merita tutto questo odio. I tifosi sono troppo crudeli. Maguire è vittima del suo cartellino gonfiato e merita un altro trattamento. Se il Manchester United avesse ben analizzato il suo gioco ai tempi del Leicester City, avrebbe dovuto riconoscere i suoi limiti e non pagare questa cifra gonfiata.

I Red Devils con una spesa netta di 1.269.000.000€ rappresentano la società che negli ultimi dieci anni ha speso di più sul calciomercato (Fonte Football-observatory.com).

L’esempio più scioccante rimane Paul Pogba: 2012 si trasferisce dallo United alla Juventus a parametro zero. Dopo solamente 4 anni lo United lo riprende per 105.000.000€ e 2022 torna nuovamente alla Juventus a parametro zero.

Manchester United senza programmazione

Il Manchester United continua a spendere senza programmazione. Negli ultimi cinque anni Manchester City e Manchester United avevano la stessa quantità di denaro (3.233 milioni Pound) disponibile (Fonte: Swiss Ramble). Il Manchester City è riuscito a vincere quattro su cinque Premier League. Lo United invece non è mai riuscito a vincerla. Il Manchester United negli ultimi cinque anni ha pagato più per i suoi stipendi rispetto al Liverpool. La squadra di Klopp ha vinto Champions League e Premier League.

Perciò risulta troppo facile dare tutte le colpe a Harry Maguire. Il difensore inglese rappresenta una vittima della cattiva gestione del Manchester United.

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Bundesliga

Dove vedere Bayern Monaco-Bayer Leverkusen in tv e streaming

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Boetius

DOVE VEDERE BAYERN MONACO-BAYER LEVERKUSEN IN TV E STREAMING – Torna finalmente la Bundesliga dopo la sosta per la Nations League. La gara di apertura dell’ottava giornata del massimo campionato tedesco è un vero e proprio big match. Il Bayern Monaco di Nagelsmann, venerdì 30 settembre alle ore 20:30, affronterà il Bayer Leverkusen di Gerardo Seoane.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Per il Bayern Monaco non va tutto rosa e fiori, come raccontato anche da Riccardo Trevisani nella nostra intervista esclusiva. I bavaresi non vincono più con la stessa semplicità di prima. 8 punti raccolti nelle ultime 5 partite. Vittorie contro Inter e Barcellona, pareggi contro Stoccarda e Union Berlino, sconfitta contro l’Augsburg. Rendimento molto altalenante, che li vede, come di consueto, padroni della Champions League, seppure in campionato abbiano diverse difficoltà, come dimostra anche l’insolito quinto posto in classifica.

Situazione ben diversa per gli ospiti. Il Bayer Leverkusen è in nettissima difficoltà, quasi irriconoscibile potremmo dire. Nelle ultime 10 gare, sono soltanto 8 i punti conquistati. Vittoria a sorpresa contro l’Atletico Madrid e il Mainz, accompagnate dai pareggi contro Hertha Berlino e Werder Brema. 6, invece, le sconfitte (Elversberg, Dortmund, Augsburg, Hoffenheim, Friburgo e Club Brugge). I tedeschi occupano il 15esimo posto in classifica.

 

DOVE VEDERE BAYERN MONACO-BAYER LEVERKUSEN IN TV E STREAMING

Il calcio d’inizio del big match tra Bayern Monaco e Bayer Leverkusen è previsto venerdì 30 settembre alle ore 20:30. La gara sarà visibile in tv tramite l’abbonamento a Sky. In streaming, invece, oltre alla piattaforma SkyGo, la partita potrà essere visionata anche su NowTV, che a sua volta può essere collegato a dispositivi che permettono la trasmissione streaming in televisione, come Google Chromecast, dispositivi Playstation e Xbox, TIMVision Box e altri.

PROBABILI FORMAZIONI

BAYERN MONACO (3-4-3): Neuer; de Ligt, Pavard, Upamecano; Musiala, Kimmich, Goretzka, Davies; Sané, Muller, Mané. All: Egon Coordes.

BAYER LEVERKUSEN (4-2-4): Hradecky; Frimpong, Hincapié, Tah, Tapsoba; Andrich, Demirbay; Diaby, Hudson-Odoi, Schick, Hlozek. All: Gerardo Seoane.

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Calcio Internazionale

L’Ungheria ha insegnato al mondo come si gioca a calcio

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Quella dell’Ungheria di Marco Rossi è senza dubbio una delle più grandi sorprese del calcio degli ultimi anni. I magiari, che già a EURO 2020 andarono vicini all’impresa di passare nel girone di ferro con Portogallo, Germania e Francia, possono puntare alla final four della Nations League. L’estate scorsa l’impresa fu solo sfiorata. E stasera, contro i nostri azzurri, gli ungheresi riproveranno a fare la storia.

La speranza sarebbe quella che questi non siano solo degli exploit momentanei, ma che segnino il ritorno dell’Ungheria sulla mappa del calcio mondiale. Una nazione che nel secolo scorso ha letteralmente plasmato il calcio così come lo conosciamo oggi.

IL CALCIO ITALIANO DEVE RINGRAZIARE GLI UNGHERESI

I primi a dover ringraziare gli ungheresi siamo sicuramente noi. Agli albori del calcio italiano, in un’epoca, gli anni ’20, in cui il nostro campionato stava lentamente passando dal dilettantismo al professionismo, gli ungheresi hanno senza dubbio dato il boost tattico e tecnico che serviva per fare evolvere il nostro calcio.

Non sono pochi i rapporti tra Italia e Ungheria nella storia, non solo nel calcio. Basti pensare che il secondo Re di Ungheria fu un veneziano, Pietro Orseolo. Citando un’espressione del poeta ungherese Mihaly Babits, il primo che tradusse in ungherese la Divina Commedia, i magiari sono stati quel popolo che più di tutti ha “sofferto di italomania”. Sarà anche per questo che molti trainer magiari scelsero di approdare in Italia negli anni ’20.

Tanto per fare alcuni numeri, delle 22 panchine delle squadre della prima divisione italiana (l’allora Serie A) del campionato 1927/28, ben 12 erano di allenatori ungheresi. Nella stagione 1935/36, quella in cui fu istituita la Serie C, delle 96 squadre dei tre massimi livelli del calcio italiano, ben 31 erano allenate da ungheresi.

Alcuni personaggi sono di vitale importanza per la storia del nostro calcio. Ne è un esempio Jeno Karoly. Karoly fu il primo vero e proprio allenatore della Juventus (precedentemente erano gli stessi giocatori ad accordarsi per la formazione). Scelto appositamente dal presidente Edoardo Agnelli, Karoly non solo introdusse una rigida preparazione atletica negli allenamenti dei bianconeri, ma fu il primo vero Manager del calcio italiano. Era lui a consigliare gli acquisti ai dirigenti di Madama.

Uno di questi fu Ferenc Hirzer. Protagonista di due stagioni con i bianconeri, Hirzer fu uno dei primi veri e propri colpi di calciomercato della storia italiana. Autore di ben 50 gol in 43 presenze, fu il protagonista assoluto del secondo scudetto della dei torinesi nel 1925/26.

Arriviamo dunque agli anni dello storico Grande Torino. Lo squadrone che conquistò cinque scudetti di fila, prima che la tragedia di Superga cancelli per sempre una delle squadre italiane più forti di sempre. Colui che gettò le basi per i successi granata fu l’ungherese Andras Kuttik. E un altro magiaro, Egri Erbstein, portò il Torino nell’Olimpo del calcio, prima di sprofondare per sempre in quel triste 4 maggio del 1949.

IL LEGGENDARIO ARPAD WEISZ

Ma l’ungherese che più di tutti ha rivoluzionato il calcio in Italia fu Arpad Weisz. Nato a Solt nel 1896 da genitori ebrei, giunse in Italia nel 1924 come giocatore dell’Alessandria. Ma sono le sue imprese da allenatore che lo hanno reso leggendario. Campione d’Italia con l’Inter nel 1929/30 (il primo campionato a girone unico della storia del calcio) diviene il più giovane allenatore straniero a vincere un campionato italiano, a soli 34 anni. Weisz si ripeté col Bologna in altre due occasioni, nel 1935/36 e nel 1936/37. Coi rossoblu, nel suo palmares, anche l’impresa dello storico successo per 4 a 1 sul Chelsea. Prima storica vittoria di una nostra squadra contro i creatori del football.

Il suo approccio fu rivoluzionario per il calcio italiano e continentale. Fu uno dei primi a portare in Italia il cosiddetto sistema (pensate a lui quando vedete le squadre impostare l’azione con 3 difensori, 2 mediani e 5 giocatori offensivi). Fu lui il primo a dirigere personalmente ogni allenamento della squadra. E ancora lui fu lui a dare le prime indicazioni sulle diete che un atleta doveva seguire. Fu lui  il primo talent scout, prendendo il treno per andare a visionare i giovani talenti (tra i quali scoprì e portò all’Inter un tale Giuseppe Meazza).

Anche se indirettamente, Weisz ha aiutato la nostra nazionale a vincere tre dei suoi titoli mondiali. Il suo sistema fu rielaborato da Vittorio Pozzo, grande amico dell’ungherese, con il quale scrisse anche il libro Il giuoco del calcio. Con quel sistema, Pozzo portò a casa i mondiali del ’34 e del ’38. C’è il suo zampino anche nel mondiale del 1982 vinto da Enzo Bearzot. Il Vecio studiò sotto l’ala di Fulvio Bernardini, anch’egli ex ct della nazionale italiana. Proprio Bernardini ha reso merito a Weisz, suo allenatore all’Inter negli anni ’20, per avergli insegnato i suoi segreti da allenatore.

Per narrare la sua leggendaria storia dovremmo spendere pagine intere. La sua carriera e la sua triste fine nel campo di concentramento di Auschwitz, dove fu deportato nel 1942, sono però state magistralmente portate alla luce da un grande del giornalismo nostrano come Matteo Marani.

ANCHE IL CALCIO MONDIALE DEVE MOLTO ALL’UNGHERIA

I magiari hanno esportato il loro modo di fare calcio in tutto il mondo. La contaminazione si ebbe soprattutto in Sud America. Imre Hirschl, per esempio, vi approdò nel 1935 alla guida del River Plate. I millonarios, sotto la sua guida, furono un vero e autentico fenomeno calcistico e lo stesso allenatore venne soprannominato El Expreso, dato che il suo attacco viaggiava come un treno. Due furono i titoli vinti dal suo River, il secondo con ben 106 reti segnate in campionato. Era lo storico River Plate de La Maquina, ovvero quel River che insegnerà il calcio a un cero Alfredo Di Stefano, che farà suo quel modo di giocare e, grazie al quale, dominerà l’Europa col Real Madrid un decennio più tardi.

Altro innovatore del calcio sudamericano fu Iziodor Kurschner. Arrivato in Brasile nel 1937, dopo decenni di successi in Svizzera (con il quale vinse anche un argento olimpico), Kurschner innovò i metodi di allenamento brasiliani, introducendo gli esercizi senza palla. Grazie a lui, i verdeoro poterono conquistare la loro terza Copa America.

LA SQUADRA D’ORO DEL ’54

Personaggi che hanno portato l’Ungheria all’avanguardia calcistica negli anni ’20, ’30 e ’40, avanguardia che ebbe il suo apice nella leggendaria Aranycsapat, la squadra d’oro ungherese degli anni ’50. Il punto più alto della storia del calcio magiaro dal punto di vista tecnico e tattico.

Un’arancia meccanica ante litteram. La rivoluzione copernicana 20 anni prima dell’Ajax di Cruijff. Sotto la guida di Gusztav Sebes, si assiste a movimenti fino ad allora mai visti su un campo da calcio. Difensori pronti a muoversi in avanti. Centrocampisti che si alzano a fare pressing. Il falso 9 è stato inventato da Guardiola? assolutamente no. Il primo fu Nandor Hidegkuti, primo vero centravanti di manovra della storia, che spesso apriva gli spazi per i due veri goleador. Sandor Kocsis, forse il più grande colpitore di testa della storia del calcio, e, soprattutto, al colonnello Ferenc Puskas.

La squadra più forte della storia a non aver mai vinto un mondiale, titolo sfiorato nel 1954 con la clamorosa sconfitta contro la Germania in finale, nel cosiddetto miracolo di Berna. A quell’appuntamento, l’Ungheria si presentava imbattuta da ben quattro anni (ben 31 match), con un oro olimpico in tasca e con due batoste rifilate ai maestri dello sport dell’Inghilterra. Gli storici successi per 7 a 1 e, soprattutto, quello di Wembley per 6 a 3, che hanno fatto capire agli inglesi che il gioco del calcio lo avevano inventato loro, ma che a farlo evolvere fino a farlo diventare la forma d’arte che conosciamo oggi ci ha pensato l’Ungheria.

 

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