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‘Lord Bendtner’ il fenomeno (esclusivamente) mediatico

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Focus su Nicklas Bendtner. 

RIMEMBRANDO…

Ve ne ricordate, sì? Si tratta di quel ragazzo biondo che ha vestito la casacca della Juventus nella stagione 2012/2013 siglando 0 reti in 9 presenze. Ma, d’altronde, come scordarsi di un attaccante tanto prolifico e decisivo in area di rigore come l’impareggiabile nazionale danese? Oggi abbiamo deciso di riesumarlo dal dimenticatoio, narrandovi le sue gesta fuori e dentro al campo da gioco.

3, 2, 1

Partiamo dal momento esatto in cui veniamo a conoscenza dell’esistenza di Nicklas Bendtner: corre l’anno 2012 e, in particolare, il promettente attaccante dell’Arsenal appare vicino al trasferimento dopo un’annata discreta spesa in prestito al Sunderland. Nella rosa dei Gunners, tuttavia, non c’è spazio per il suo esuberante talento e, così, costretto alla porta, il ragazzo trova il modo di sposare la causa bianconera.

Come? Pensate si tratti della Juventus? Non è così: è il Siena il primo club a trovare l’accordo con il club detentore del cartellino e con il calciatore stesso che, poi, però, decide di passare alla Juventus che, in un blitz notturno, scombina le carte dei protagonisti.

Ed ecco, così, servito il colpaccio bianconero: un giovante attaccante danese di cui nessuno aveva mai sentito parlare soffiato negli ultimi giorni di mercato all’insidiosissimo – con tutto il rispetto – Siena (che retrocederà nella medesima stagione).

Se il punto di partenza sembrava tragicomico al mondo bianconero, ad aggiungersi all’allegra combriccola di attaccanti arriverà anche Nicolas Anelka, forte dei suoi 34 anni e delle sue successive 2 presenze in Serie A; ma questa è un’altra storia…

BACK TO THE ORIGINS

Dopo un’annata strepitosa in Italia, condita da incisive panchine ed incontestabili tribune, Bendtner ritorna all’ovile – all’Arsenal – completamente rigenerato da un’esperienza idilliaca sotto tutti i punti di vista, poi culminata con lo scudetto di cui è stato principale protagonista. In quella stagione siglerà ben un gol in quattordici presenze, dando credito a quel soprannome che i tifosi avevano coniato per il loro top-player: Lord Bendtner.

In effetti, però, è bene affermare che il Lord danese faceva di tutto per far parlare di sé anche fuori dal campo; le sue eroiche gesta, come ad esempio le molestie dettate dall’ubriachezza nei confronti di un tassista, sono ben impresse nella mente di tutti gli appassionati di questo sport.

In 25 anni che faccio questo lavoro, ne ho caricati tanti di ubriachi, ma una cosa del genere non l’avevo davvero mai vista. Erano tutti piuttosto ubriachi e appena saliti in auto hanno preso alcuni miei oggetti personali che avevo fra i sedili; quando ho chiesto di ridarmeli, Bendtner è andato letteralmente fuori di testa. Mi ha urlato che se non fosse stato così famoso mi avrebbe fatto a pezzi e poi mi ha chiamato ‘piccolo maiale’. Solo la minaccia di chiamare la polizia ha convinto il gruppo a scendere dal taxi, ma una volta in strada Bendtner si è slacciato i pantaloni e ha cominciato a strusciarsi contro il finestrino del taxi, insultandomi. Mentre chiamavo la polizia sono intervenuti i suoi amici e lo hanno trascinato via. 

[Il racconto del tassista, sicuramente alla ricerca di qualche minuto di gloria].

LORD BENDTNER FLIES TO GERMANY

Il talento c’è. O, almeno, gli addetti ai lavori del Vfl Wolfsburg sono convinti che ci sia; sepolto, forse, sotto qualche litro di birra presente nel corpo del danese. O impressionati, magari, dalle goliardiche memes del web che hanno il centravanti protagonista…

 

Lord Bendtner, al di là di tutto, diviene veramente un fenomeno mediatico da non sottovalutare e quest’attitudine ad occupare il web da protagonista continua anche durante la sua modesta avventura in Germania. Lì il ragazzo calcherà i verdeggianti campi da gioco per ben 47 volte, segnando 9 reti; poco meno di un gol ogni 5 partite, seguendo la media matematica che, però, non tiene conto dei minuti effettivi giocati dal ragazzo.

Tra una presenza e l’altra, però, Nicklas si toglierà lo sfizio di vincere la Coppa di Germania e, inoltre, di vincere la Supercoppa tedesca ai danni della corazzata Bayern Monaco. In quella partita, in particolare, il danese verrà considerato l’eroe della giornata: trafiggerà Neuer nei minuti finali portando la propria squadra a pareggiare e, ai rigori, marcherà il penalty decisivo che consegnerà la coppa ai suoi.

Vedere per credere.

E, intanto, anche in Germania il Lord inizia a mietere vittime e cuori.

AI SUOI LIVELLI

Dopo una serie di esperienze fortunose che lo hanno visto – in qualche modo – protagonista in grandi squadre con ingaggi stellari, Bendtner, ahilui, sbarca in Championship, la Serie B inglese. Ad ospitare la sua spregiudicatezza ed arroganza è il Nottingham Forest, club con il quale segnerà appena 2 reti, dimostrando di non poter fare la differenza nemmeno a quei livelli.

Il ragazzo si trasferisce, così, nel suo attuale club: il Rosenborg, il quale milita nella Serie A norvegese. Indovinate cosa? Nemmeno lì, nonostante, le 33 presenze riesce ad arrivare alla doppia cifra di gol stagionali.

Chissà, forse, come dicono le memes su di lui, è il ragazzo stesso ad aver pietà dei suoi poveri avversari…

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I Nostri Approfondimenti

Il fallimento del Qatar al Mondiale ai raggi X

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Qatar

“Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Diceva così Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Non sarà un testo motivazionale, anche perché il tema centrale sarà proprio l’antitesi di ciò che diceva il leader inglese: l’insuccesso, quello del Qatar.

Con “Qatar” non si intende la regione che affaccia sul Golfo Persico e nemmeno l’intera competizione. L’unico vero fallimento è quello della Nazionale, diventata la prima squadra ospitante a perdere l’esordio e anche la prima a essere eliminata dal Mondiale dopo soli due turni.

LA COSTRUZIONE DEI SOGNI

Pensando al cammino della Nazionale mediorientale, bisognerebbe cancellare la parte sul successo nella frase di Churchill. Prima del Mondiale, però, avremmo pensato cose ben diverse se ci fossimo informati bene sul Qatar. Gli Al-Annabi partivano con grandi aspettative, in quanto campioni dell’ultima Coppa d’Asia.

Il loro percorso, lì, era stato perfetto: erano riusciti a imporsi sull’Arabia Saudita (0-2), la Corea del Sud ai quarti (0-1) e il Giappone in finale (1-3). Il primo titolo della loro storia sembrava dare la spinta necessaria per affrontare al meglio questo Mondiale. Le tre Nazionali appena citate, però, sono riuscite ad affrontare questa competizione molto meglio del Qatar che le aveva sconfitte.

La vittoria in Coppa d’Asia aveva effettivamente dato un bel boost di adrenalina e le prestigiose amichevoli di preparazione ne erano la prova (Brasile, Portogallo, Serbia e addirittura Lazio e Fiorentina). Le prime avvisaglie del fallimento erano già arrivate, ma “il dado è tratto” come avrebbe detto qualcuno.

I successi, che in questa parte della storia sono ancora presenti, partivano da ben più lontano. Nel 2004, infatti, si decise di investire sul calcio tramite la creazione dell’Aspire Academy, un’accademia nata per volere della famiglia reale Al Thani con l’obiettivo di reclutare giovani talenti.

A partire dal 2007 ebbe inizio anche il progetto Football Dreams”, che ha il compito di scovare i migliori talenti anche dall’estero. Questi verranno poi naturalizzati tramite l’utilizzo di una regola FIFA, secondo cui sono eleggibili calciatori che per cinque anni consecutivi hanno giocato nel paese interessato dopo il compimento dei 18 anni e che non hanno mai preso parte a partite ufficiali con la nazionale d’origine.

Dopo un lungo processo di selezione, i ragazzi più talentuosi vengono trasferiti nelle varie società europee appartenenti alla famiglia reale del Qatar.

IL CROLLO MONDIALE

Il vero tasto dolente, la caduta rovinosa dopo la (troppo) rapida ascesa. Se vinci l’Europeo ma non ti qualifichi al Mondiale, è ben noto che le critiche non mancheranno. Se vinci la Coppa d’Asia ma esci dopo due giornate alla Coppa del Mondo, essendo anche la nazione ospitante, allora verrà ritenuto un fallimento.

Le difficoltà iniziano presto, al 5′ dell’esordio con l’Ecuador. Nonostante la difesa a 5 e l’atteggiamento conservativo, i sudamericani erano riusciti a passare in vantaggio: gol poi annullato per fuorigioco di Enner Valencia. Non è bastato questo episodio per dare la scossa, probabilmente l’emozione era troppo forte. La doppietta di Valencia ha chiuso il match sullo 0-2.

La solfa non è cambiata nelle gare successive contro Senegal e Olanda, perse rispettivamente 1-3 e 0-2. L’unica piccola soddisfazione è rappresentata dal gol realizzato da Mohammed Muntari, che aveva quasi rimesso in piedi la partita contro i campioni della Coppa d’Africa.

I record negativi e gli insuccessi sono troppi, però, perché la piccola fiaccola rappresentata dal gol possa rappresentare la luce che porta avanti un paese. Il Qatar, infatti, oltre a quanto detto prima, è diventata anche la prima Nazionale ospitante a chiudere il girone del Mondiale con meno di 4 punti. Record che, adesso, non potrà più essere superato.

È DA CONSIDERARE UN FALLIMENTO TOTALE?

Senza dubbio, perché il Qatar resterà per molto tempo nell’immaginario comune come la peggior Nazionale ospitante di sempre. La preparazione, le aspettative, i grandiosi progetti sono stati spazzati via insieme agli undici che sono scesi in campo nelle tre gare di questo Mondiale. Oltre alla qualità tecnica è mancato anche lo spirito giusto per affrontare una competizione di questo tipo.

Anche Xavi, che in Qatar ci ha vissuto e lavorato come giocatore e allenatore dell’Al-Sadd, si era espresso in modo positivo riguardo la squadra di casa:

Il Qatar non è solo la nazione ospitante, può davvero diventare la mina vagante del torneo. Il progetto del Mondiale ha portato miglioramenti non solo nelle strutture, ma anche in campo. Oggi il Qatar ha una nazionale in grado di competere sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale, una nazionale in grado di dire la sua al Mondiale“.

A dimostrazione che era stato fatto tutto il possibile e, dunque, a dimostrazione del fallimento.

Era la prima partecipazione nella loro storia, questo è da tenere in considerazione, ma la fiamma che contraddistingue le grandi squadre non è mai stata presente. E allora, dopo aver analizzato la parte sul successo e quella sul fallimento, non resta che guardare l’ultima parola della frase di Churchill: l’entusiasmo.

I dubbi riguardanti questo Mondiale c’erano e ci sono ancora, ma ciò che sembrava non mancare, almeno al paese ospitante, era proprio la componente emotiva. Quando si è spenta questa, allora, restando coerenti con quanto detto da Churchill, si sono spente anche tutte le possibilità di arrivare al successo. Ancora una volta, i soldi non hanno fatto la felicità.

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Svizzera, Yakin si gode la qualificazione: “È stato molto emozionante”

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Svizzera

Dopo la vittoria nella partita decisiva contro la Serbia, che ha qualificato la sua Svizzera agli ottavi di finale dei Mondiali in Qatar, il commissario tecnico elvetico Murat Yakin ha esternato i suoi sentimenti alla stampa:

È stato molto emozionante. Nei primi minuti siamo stati protagonisti in campo, con un forcing molto organizzato, poi però ci siamo fatti sorprendere e siamo andati addirittura in svantaggio. La squadra però ha reagito e dopo il match ho sentito dentro di me un enorme senso di soddisfazione per quanto fatto dai ragazzi: mi sono seduto nello spogliatoio, mi sono goduto il momento e ho lasciato soli i giocatori“.

Ora gli elvetici, martedì sera, affronteranno il Portogallo di Cristiano Ronaldo per sognare i quarti di finale.

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Flash News

Il ct della Serbia Stojkovic sul suo futuro: “Certo che resto”

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Serbia

Nel post-partita della gara contro la Svizzera, il commissario tecnico della Nazionale della Serbia, Dragan Stojkovic, è intervenuto ai microfoni di Sportal.rs:

“Prima di tutto vorrei congratularmi con la Svizzera per la vittoria, che direi è meritata. Noi non siamo ovviamente soddisfatti del nostro cammino, ma dobbiamo considerare tutti i problemi che abbiamo avuto da quando siamo arrivati ​​qui, tenendo conto della preparazione fisica e dei vari infortuni rimediati dai nostri giocatori chiave. I ragazzi però hanno lottato, hanno dato il massimo, anche se non basta per questo livello”.

In seguito, il selezionatore ha tenuto a sottolineare che proseguirà l’impegno con la Nazionale delle Aquile bianche:

“Certo che resto. A marzo inizieremo le qualificazioni per Euro 2024 e abbiamo una grande voglia di battagliare: sarò molto soddisfatto se i miei giocatori saranno sani e al top della forma in quel momento”. 

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Flash News

Juve, approvato un nuovo progetto di bilancio: la perdita è di 239 milioni

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Chi è Gianluca Ferrero, il prossimo presidente della Juventus

Si aggiungono ulteriori dati che delineano la complicata situazione finanziaria della Juventus: come riportato nel comunicato pubblicato sui canali ufficiali del club, il dimissionario Consiglio d’Amministrazione della società bianconera ha approvato un nuovo progetto di bilancio d’esercizio e un nuovo bilancio consolidato al 30 giugno scorso, in cui emerge una perdita di 239,3 milioni di euro (226,8 al 30 giugno 2021).

Il bilancio d’esercizio sarà sottoposto all’approvazione dell’Assemblea degli Azionisti del 27 dicembre.

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