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Francia, Macron: "Ho chiesto a Deschamps di rimanere"

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Macron invita Deschamps a fare una scelta: la richiesta

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Francia

Con la sconfitta in finale e il mancato bis mondiale, in Francia si inizia a pensare al futuro del ct, Didier Deschamps. Al termine della partita, ai microfoni di BFMTV, si è espresso anche una voce autorevole sull’attuale allenatore transalpino: parliamo del Presidente della Repubblica francese, Emanuel Macron, il quale ha rivelato di aver fatto una richiesta all’ex centrocampista:

Ho chiesto a Deschamps di continuare. Oggi è molto dura per tutti. Didier però rimane l’uomo giusto e ovviamente gli ho detto di restare ancora sulla panchina della Francia“.

Il presidente ha espresso la propria preferenza. La squadra di Deschamps rimane una delle più forti e talentuose in tutto il mondo, e, in Francia, pensano già alle prossime competizioni. Resta da capire se con o senza l’attuale commissario tecnico.

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Il Napoli di Spalletti può superare quello di Maradona: la statistica

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Napoli

Il Napoli di Spalletti può credere, oggi più che mai, in uno scudetto che ad inizio stagione sembrava lontano. Non perché i partenopei non siano una piazza di valore, ma per la grande perdita dal punto di vista tecnico in questi ultimi anni con gli addii di Insigne, Mertens, Koulibaly su tutti. Nella rosa a disposizione di Spalletti sono stati integrati nuovi giocatori che hanno performato ad altissimi livelli rispetto a quello che ci si aspettava. Ma non possiamo parlare di “favola” Napoli, parliamo di un grande Napoli che ha sconfitto tutti i pregiudizi sulla rosa non all’altezza, con un allenatore che ha saputo integrare i nuovi creando un gruppo compatto.

E il dato impressionante è relativo a quello che sembrava inarrivabile: gli scudetti nell’era Maradona. Sì, perché la piazza ricorda ancora con molto affetto gli anni ‘80, in cui il giocatore più forte del mondo era azzurro, e i partenopei vinsero due scudetti. C’è un forte legame tra quella squadra e quella di oggi, numeri alla mano.

Sicuramente la statistica più incredibile riguarda i 50 punti in classifica, frutto di 17 partite vinte, con 2 pareggi e 1 sola sconfitta.

Confrontando questa media punti (2,65 a partita) con quella del secondo scudetto partenopeo (2,12) e quella del primo (1,9), i dati sono nettamente a favore della squadra di Spalletti. Se nel girone di ritorno l’andamento fosse questo, il Napoli sarebbe una squadra in grado di superare (sul piano dei punti fatti) quelle due squadre storiche.

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Milan-Inter: 61 anni fa un derby d’alta quota con rissa inclusa

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È il 4 febbraio 1962, Milano. Sono passati esattamente 61 anni e, un po’ come succederà domani, quel giorno cresceva ogni ora sempre di più l’attesa per una partita. Anzi, la partita. Perché cosa c’è di più atteso e sentito di un derby? Ma il 4 febbraio 1962 era diverso, sia Inter che Milan, insieme alla Fiorentina, erano in testa alla classifica con 34 punti e si giocavano lo scudetto.

Il Milan di Rocco arriva alla sfida da favorito rispetto all’Inter di Herrera, potendo schierare calciatori del calibro di Ghezzi, Trapattoni, Maldini, Radice, Rivera, Sani e Altafini. L’Inter, invece, si presenta al big match rimaneggiata.

Ma il derby si sa, non è una partita come le altre. Nel derby può succedere di tutto. E anche in quel 4 febbraio 1962 succede di tutto. Tanto che l’Inter si impone sul Milan 2-0. Ma non è il risultato a far passare alla storia questo match. Bensì il durissimo scontro tra l’interista Bicicli e il rossonero Dino Sani. Sani, centrocampista brasiliano dotato di ottima tecnica, al 23′ del secondo tempo decide di colpire il suo avversario con un pugno sul naso. Neanche a dirlo, l’arbitro Adami lo espelle. L’episodio non solo lascia in 10 il Milan, ma scatena polemiche e liti anche nelle rispettive panchine e sugli spalti. Al momento dell’episodio incriminato, l’Inter è già in vantaggio grazie a un gol fortunoso di Morbello sul finire del primo tempo, frutto di un rimpallo vicino alla porta difesa da Ghezzi. All’82’ arriva il raddoppio firmato Luisito Suarez che, abilissimo sia a smarcarsi in area che a battere il portiere avversario, chiude di fatto la partita.

Ma nessuno dimentica lo scontro tra Bicicli e Dino Sani. E le società agiscono in maniera a dir poco signorile. I due presidenti organizzano infatti un incontro pubblico in centro a Milano alla presenza di stampa e fotografi, e i due giocatori si scusano pubblicamente.

Tornando alla classifica, la vittoria nel derby lascia all’Inter solo la soddisfazione di aver portato a casa lo scontro diretto. Perché poi, quell’anno, è il Milan di Rocco a portare a casa lo scudetto. L’Inter, dopo molte partite in testa al campionato, ha un calo nel finale e deve accontentarsi del secondo posto. Sta però nascendo l’Inter di Helenio Herrera. Quella che, dall’anno successivo fino al 1966, avrebbe dominato il mondo conquistando ogni trofeo nazionale e internazionale, vincendo scudetti, Coppe dei Campioni e Coppe Intercontinentali.

Altri tempi rispetto ai nostri. Rispetto alle polemiche nate dopo gli scontri tra Lukaku e Ibrahimovic, o a quelle tra Materazzi e, ancora una volta, lo svedese, che hanno animato i più recenti derby. Zlatan non sarà presente nel derby di domani sera, che i tifosi sperano sia ben giocato da entrambe le parti e connotato da massima sportività. Il derby è sempre il derby. E anche quello di domani sarà importantissimo, anche se la classifica è diversa da quella di 61 anni fa.

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La rinascita di Terzic, da riserva a risorsa: ora in lizza per il rinnovo con la Fiorentina

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Aleksa Terzic è riuscito a cambiare completamente la sua condizione alla Fiorentina. Il terzino, che ricopre il ruolo di vice di Birgahi, è stato a un passo dall’addio, ma la Viola si è opposta ed è riuscita a trattenerlo. Il serbo è passato dall’essere una semplice riserva, utilizzata con il contagocce, a un giocatore importante per Vincenzo Italiano.

Proprio il tecnico ex spezia ha deciso di affidargli la fascia sinistra per la partita di Coppa Italia contro il Torino, dove il nativo di Belgrado, apparso in grande spolvero, è risultato essere tra i migliori in campo. Ormai, il 23enne ha convinto l’ambiente circostante, che ora vorrebbe anche rinnovarlo. Infatti, il suo contratto attuale scade il 30 giugno 2024, ma le intenzioni del club sono parecchio lontane dal volerlo lasciare andare via a zero.

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Calciomercato

Rinnovo Lazio-Romero, frenata nella trattativa: il motivo

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Luka Romero in gol

In casa Lazio Il Messaggero parla di malumore per una vicenda legata ai rinnovi contrattuali programmati. Uno tra questi è quello di Luka Romero, gioiellino dei biancocelesti che sta scalando le gerarchie di Sarri ma non sta ricevendo il minutaggio che vorrebbe.

SUL RINNOVO

Infatti, l’accordo per il rinnovo era stato trovato, la firma era quasi certa. Poi la brusca frenata di Romero, deluso dallo scarso impiego. Non sappiamo per quanto possa ancora slittare la firma, in quanto si arriverebbe ad un punto in cui il potere contrattuale sarà quasi pari a 0 e si rischia di perdere un giovane di prospettiva senza incasso.

La richiesta per l’ingaggio e per la firma subito è di 800 mila euro a stagione, cifra che Lotito non vorrebbe investire, soprattutto alla luce dell’accordo già trovato a cifre inferiori. Ma Romero non ci sta, vuole essere più considerato da Sarri, e al momento è tutto bloccato.

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