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Fratelli d’Olanda: una storia di top e di flop

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Fratelli d’Olanda: una storia di top e di flop

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Sono ormai ore decisive per l’arrivo di Matthijs De Ligt in Italia. Pronto ad accoglierlo c’è la Juventus. Un altro talento, l’ennesimo Made in Netherlands (e in particolare proveniente dalla “fabbrica” Ajax) che raggiunge il Belpaese. De Ligt è infatti solo l’ultimo di una lunga serie di olandesi giunti in Serie A, tra nomi che hanno scritto pagine di storia del calcio e inspiegabili flop.

AL CENTRO NON SI SBAGLIA, AI LATI…

L’ex capitano dell’Ajax ha tutte le carte in regola per seguire due ottimi esempi di centrali olandesi ben riusciti in Italia. In primis Jaap Stam, che arrivò in Serie A nel 2001 con una buona fetta di carriera già alle spalle.

Fonte: profilo Instagram ufficiale del Feyenoord

Quando lo acquistò la Lazio per una cifra pari a circa 26 milioni di euro il suo cv recitava già la bellezza di 11 trofei vinti tra PSV Eindhoven e Manchester United, tra cui quella storica Champions League del 1999 conquistata al fotofinish contro il Bayern Monaco. Il “gigante freddo” non venne però a svernare. Ebbe modo di vincere ancora, sia con la Lazio (una Coppa Italia) che con il Milan (una Supercoppa Italiana), confermandosi come uno dei difensori più forti e più duri di sempre.

Fonte: profilo instagram di Stefan De Vrij

Chi invece è arrivato con tutt’altro profilo è Stefan De Vrij, individuato anche lui dalla Lazio nell’estate del 2014. Nessun trofeo conquistato con il Feyenoord, da cui lo prelevarono i biancocelesti per 7 milioni di euro, ma un Mondiale in Brasile da protagonista con l’Olanda di Louis Van Gaal. In Italia è cresciuto di anno in anno tatticamente e affinandosi tecnicamente, fino ad arrivare all’Inter e diventarne, ben presto, un elemento imprescindibile.

A fronte di due grandi acquisti riusciti ci sono però anche diversi flop, più o meno clamorosi, soprattutto per quanto riguarda i terzini. Non si possono dimenticare, ad esempio, Michael Reiziger e Winston Bogarde, arrivati al Milan rispettivamente nel 1996 e nel 1997. Entrambi avevano vinto la Champions League del 1995 con l’Ajax di Louis Van Gaal (protagonista decisamente ricorrente di questo rewind) battendo proprio il Milan. In Italia, però, sia l’uno che l’altro trovarono pochissimo spazio in rossonero (13 presenze in due) e vennero spediti al Barcellona. Entrambi, sempre con Louis Van Gaal alla guida, ebbero modo di alzare diversi trofei nazionali (Liga, Copa del Rey e Supercoppe) prima di tentare l’avventura in altri campionati.

Più recentemente ha trovato poche fortune anche Rick Karsdorp, colpito ripetutamente dagli infortuni, o anche Gregory Van der Wiel, arrivato al Cagliari nella scorsa stagione dopo anni di Ajax, Paris Saint-Germain e nazionale olandese, ma che ha registrato appena 6 presenze con i sardi. Solo un lontano parente della promessa che sembrava essere fino a qualche anno fa (oggi è svincolato).

A CENTROCAMPO SI FA LA STORIA

In mezzo al campo abbiamo visto giocare alcuni dei migliori interpreti di sempre, quasi tutti legati ai colori rossoneri. In un ipotetico centrocampo ideale si potrebbe partire da Frank Rijkaard, arrivato al Milan dall’Ajax nel 1988. Con i rossoneri ha potuto sollevare molteplici volte Scudetti e Champions League, con Arrigo Sacchi prima e Fabio Capello poi. Potremmo poi affiancargli, da un lato, Edgar Davids, anche lui arrivato in Italia grazie al Milan nel 1997. Con i rossoneri però non ebbe fortuna, a causa di un infortunio alla tibia che gli fece saltare metà della sua prima stagione e anche di alcuni problemi caratteriali che che gli costarono l’etichetta di “mela marcia” all’interno dello spogliatoio.

Fonte: profilo instagram ufficiale di Edgar Davids

Il passaggio alla Juventus nel gennaio del ’98 ha cambiato la carriera del Pitbull. Sei anni ad altissimo livello e sei trofei conquistati, tra cui 3 Scudetti. Poi un’ultima fase di carriera in giro per il mondo.

Ad alzare il livello di qualità ci potrebbe pensare Clarence Seedorf, che in Italia abbiamo potuto assaporare in tutte le salse.

Fonte: profilo Instagram ufficiale di Clarence Seedorf

La Sampdoria fu la prima società a portarlo in Italia, l’Inter quella a farlo tornare dopo i successi al Real Madrid, infine il Milan quella con cui ha potuto vincere nuovamente tutto ed esprimere il meglio di sé. L’unico giocatore ad aver vinto 3 Champions League con 3 squadre diverse (Ajax, Real Madrid, Milan). Serve altro?

Fonte: profilo Instagram ufficiale di Wesley Sneijder

A completare il rombo, come uno degli ultimi esemplari del trequartista puro, troverebbe spazio Wesley Sneijder. La sua carriera parla di tanti successi ma anche di un talento, sconfinato certo ma non sempre espresso al suo meglio. Di certo, la sua massima espressione l’ha raggiunta in quel 2009-2010: il Triplete con l’Inter e il mondiale da protagonista assoluto con l’Olanda, con il titolo di capocannoniere (condiviso con Forlán, Villa e Müller) e la finale, persa ai supplementari con la Spagna. Una stagione che poteva valergli un ulteriore posto di rilievo nella storia con il Pallone d’Oro, che tra tanti punti interrogativi andò invece a Lionel Messi.

ATTACCANTI: INCANTEVOLI ED INCOMPRESI

Fonte: profilo Instagram ufficiale di Marco Van Basten

L’Italia può dire di aver avuto in mano i migliori attaccanti olandesi di ogni epoca (eccezion fatta per quella figura mitologica con il 14 sulle spalle). Immediato il riferimento a Ruud Gullit e Marco Van Basten: palloni d’oro, campioni d’Olanda, d’Italia ed Europa, sia con il Milan che con la nazionale, all’Europeo del 1989.

Ma altrettanto immediato è il riferimento a chi, invece, ha avuto decisamente minor fortuna. Un talento rimasto inspiegabilmente inespresso o incompreso, forse non aspettato a sufficienza. Come quello di Dennis Bergkamp, che aiutò l’Inter a sollevare una Coppa Uefa da capocannoniere ma che non ebbe gli stessi effetti in campionato (11 gol in 52 presenze). Con l’Arsenal la storia è stata ben diversa. Così com’è stata diversa, rispetto a cui aveva abituato, la storia di Patrick Kluivert, che al Milan giocò una sola stagione con 6 gol a referto, per poi essere “restituito”, anche lui, a Van Gaal nel suo periodo a Barcellona (con cui segnò 109 gol e sollevò una Liga).

Sempre al Milan, ebbe poche fortune anche Klaas Jan Huntelaar. Scaricato dal Real Madrid dopo una stagione di magra, chiuso da Higuain e dal neo-arrivato Benzema, non ebbe modo di imporsi anche in Italia. Tutto il contrario di quanto fatto con lo Schalke 04 (in una stagione arrivò a segnare 48 gol in 48 partite) e con la nazionale olandese (2º miglior marcatore di sempre, davanti proprio a Kluivert e Bergkamp).

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Flash News

Jankto si racconta: “Coming out? Volevo mandare un messaggio, è andata molto bene”

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sampdoria, Jankto è in partenza

JANKTO – Dopo le esperienze al Getafe e allo Sparta Praga, Jakub Jankto ha scelto di tornare a giocare in Italia, dove aveva vestito le maglie di Udinese e Sampdoria, e iniziare un’avventura con il Cagliari. Il centrocampista ceco è stato intervistato da ESPN e ha parlato della sua nuova squadra, dei tifosi e del suo coming out annunciato qualche mese fa. Di seguito le sue parole riportate da TuttoCagliari.

LE DICHIARAZIONI DI JANKTO

IL COMING OUT – “La gente vuole che io sia il capitano di una certa comunità. Io dico sempre: guardate, io rispetto tutti, tutta la comunità, tutte le persone. Ma io voglio solo concentrarmi su me stesso, sulla mia squadra, sul Cagliari, forse anche sulla Nazionale. Non posso decidere per gli altri. Se vogliono parlare, bene, parlino. Volevo solo dare un messaggio a tutti. Penso che sia andata molto, molto bene. È finita lì. Volevo solo dare un messaggio e, sì, ora andiamo avanti”.

LO SPOGLIATOIO – “Di calcio. C’è differenza tra lo spogliatoio e il campo di allenamento. Dipende anche dalle persone: con i ragazzi di 18, 19, 20 anni forse non si può parlare di politica. Quando si è giovani, c’è un po’ di paura, troppo rispetto. Ora sono più rilassato, ho più esperienza. Ho una responsabilità maggiore. Ma non mi sento un capitano. Leonardo Pavoletti, Viola, Gianluca Lapadula: questi sono i leader. Un’ora prima della partita siamo qui a pensare a quello che può succedere”.

I TIFOSI –“I tifosi sono vicini: intensi, rumorosi, un 12° giocatore. Quando ci siamo trovati in una brutta situazione, non hanno fischiato, non hanno detto nulla. Invece ci sostengono. Qualche settimana fa, eravamo sotto per 3-0 e abbiamo sentito questa energia. Abbiamo vinto 4-3”.

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Coppa Italia

Pronostico Fiorentina-Parma, statistiche e consigli per la partita

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Pronostico Fiorentina-Parma

PRONOSTICO FIORENTINA-PARMA, STATISTICHE E CONSIGLI PER LA PARTITA – Mercoledì 6 dicembre, alle ore 21:00, la Fiorentina incontra il Parma per gli ottavi di finale di Coppa Italia, in un match che può nascondere insidie. Scopriamo, dunque, il pronostico per la partita insieme a qualche statistica e qualche consiglio per gli scommettitori.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Partiamo dai padroni di casa. La Fiorentina ha vissuto tanti alti e bassi nell’ultimo periodo, con alcune cadute evitabili, come contro l’Empoli, ma anche vittorie prestigiose, come quella di Napoli. La squadra di Italiano si è imposta nel corso dell’ultima giornata per 3-0 contro la Salernitana e ha preparato al meglio la partita di Coppa Italia. Vedremo se la preparazione sarà ripagata anche dal verdetto del campo.

Il Parma viene da sei vittorie in otto partite nell’ultimo mese. Gli uomini di Pecchia procedono spediti verso la risalita nel massimo campionato e si trovano, ad oggi, a pari punti – 33 – col Venezia. Gli emiliani stanno facendo molto bene e ora sognano anche i quarti di finale di Coppa Italia, un risultato che sarebbe importantissimo per il loro morale. In mezzo c’è la Viola, che avrà tutte le intenzioni di battere i crociati.

IL PRONOSTICO DI FIORENTINA-PARMA

Per quanto sulla carta l’esito sembri scontato e i pronostici siano tutti a favore della Fiorentina, spesso la Coppa Italia ha regalato sorprese. Attenzione, dunque, al Parma, che vorrà fare uno scherzetto agli avversari. Per questo, non consigliamo alcun segno fisso, bensì una giocata sul numero complessivo di gol. Il pronostico che potrebbe essere meno rischioso e pagare di più è il MULTIGOL CASA 2-4, in quota 1.62. Benché l’esito finale non sia scontato, la Viola, infatti, potrebbe andare a segno più volte, data la tendenza dei giocatori di Italiano a tenere palla. In alternativa, anche il segno GOL, quotato, invece, 1.75 sui principali bookmakers, potrebbe essere fruttuoso, dato che entrambe le squadre sono decisamente inclini al gol.

PROBABILI FORMAZIONI

Fiorentina (4-2-3-1): Christensen; Kayode, Martinez, Ranieri, Parisi; Mandragora, M.Lopez; Ikone, Barak, Sottil; Nzola. All. Italiano

Parma (4-3-2-1): Chichizola; Delprato, Osorio, Circati, Di Chiara; Bernabé, Hernani, Estevez; Mihaila, Man; Benedyczak. All. Pecchia

 

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – L’agente di Ikwuemesi: “Si sta adattando alla Serie A, la Salernitana sta lavorando nella giusta direzione”

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La Salernitana sta affrontando un periodo delicato, in piena lotta per la permanenza in Serie A. Nell’ultima giornata di campionato, i granata sono usciti sconfitti dal Franchi perdendo 3-0 contro la Fiorentina. Nonostante la sconfitta anche abbastanza netta, però, i campani sono reduci da un momento anche abbastanza positivo. A risollevare il morale infatti sono il pareggio preziosissimo in casa del Sassuolo e, soprattutto, la prima vittoria in campionato arrivata all’Arechi contro la Lazio.

Uno dei volti di quest’ultimo periodo in casa Salernitana, è sicuramente Chukwubuikem Ikwuemesi. Arrivato quest’estate dagli sloveni del Celje, l’attaccante nigeriano sotto la gestione Inzaghi sta trovando spazio ed anche i primi gol della sua avventura italiana. Per scoprirne di più sul classe 2001, noi della redazione di Numero Diez abbiamo intervistato Thaddeus Kennedy Idama, agente del calciatore facente parte del KCG Sporting Management.

Di seguito, la nostra intervista ESCLUSIVA.

L’INTERVISTA ESCLUSIVA A THADDEUS KENNEDY IDAMA, AGENTE DI IKWUEMESI

Parto chiedendole la sua opinione sul momento attuale di Ikwuemesi alla Salernitana.

“Sta provando a dare il massimo. Essendo calciatore giovane, che proviene da un campionato non molto noto in Europa, sta cercando di adattarsi. Credo farà meglio sul lungo termine”.

Crede che la Salernitana riuscirà a centrare l’obiettivo salvezza?

“Siamo in attesa di scoprirlo, perché la Salernitana è una buona squadra, staff e dirigenti hanno il compito di gestire la situazione e lo stanno facendo molto bene. Il club non sta ottenendo il miglior risultato, ma spetta all’organismo che lo rappresenta fare la cosa giusta. Credo siano nella giusta direzione“.

Di recente Ikwuemesi ha segnato il suo primo gol in Serie A, contro il Sassuolo. Quali sono state le sensazioni a riguardo?

È stato un bel momento. A Sassuolo erano partiti molto bene, andando in vantaggio per 0-2. È stato comunque un buon risultato per la squadra. È un momento in cui hanno ripreso il controllo e hanno realizzato di poter tornare ad una situazione normale. Io so che chi è ai vertici della società sta facendo molto per assicurarsi di mettere i calciatori sulla buona strada. Poi vincere le partite (contro la Lazio, n.d.r.) è un sollievo per la squadra“.

Con l’arrivo di Inzaghi in panchina sembrerebbe esserci stata una svolta: 5 presenze da titolare e 2 gol in 7 partite. Com’è il rapporto con il tecnico granata?

“Gli dico che dipende tutto dall’impostazione professionale. Il ragazzo è un professionista e conosce i suoi obblighi in campo. L’allenatore è stato un professionista di altissimo livello da calciatore. Sono contento perché metterà Ikwuemesi nelle condizioni migliori e lo preparerà per le partite. Inzaghi è stato un giocatore di punta, un top player. Quando giocava, ai suoi tempi, io tifavo la Juventus e lo guardavo tanto. L’ho guardato tanto all’Atalanta quando ha segnato 15 gol in Serie A prima di trasferirsi alla Juventus. Quindi lo conosco molto bene. Quando un’ex attaccante allena il tuo calciatore, che è anche lui un attaccante, secondo me è una cosa positiva. Sono felice di vedere Inzaghi fare le cose giuste da allenatore. Poi il calciatore ha l’obbligo di rispettarlo. È questa la sua responsabilità quando scende in campo”.

Tornando invece alla trattativa che ha portato Ikwuemesi alla Salernitana: com’è nata? Ci sono retroscena?

“Per me non c’è stato nessun aspetto negativo. Eravamo tutti d’accordo nel fargli accettare questa nuova sfida. Sapevamo che non sarebbe stato facile, ma quando un giocatore focalizza la mente su qualcosa è possibile. Quindi io penso che abbia deciso di andare in Serie A e noi, dopo, siamo andati a cogliere la sfida. Sapevamo che fosse  piuttosto impegnativa, ma finora tutto bene. Si abituerà a questa situazione e, a lungo termine, otterrà risultati”.

Qual è invece il sogno per il futuro?

“Ogni giocatore ha un sogno per il futuro. Noi li lasciamo a loro. Lui ha l’ambizione di diventare un top player, di giocare club famosi. Al momento siamo concentrati prima sulla Salernitana, e poi dopo lui pensa al suo meglio. Poi lasciamo che il futuro svolga il suo ruolo”. 

Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram kcg_project

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Thauvin torna protagonista e si confessa: “Andai a giocare in Messico perché soffrivo di depressione”

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Thauvin

Un gol e un assist nelle ultime due partite per Florian Thauvin, indubbiamente uno degli uomini di maggior classe e talento a disposizione di Cioffi. La missione salvezza, in questa stagione, non sembra scontata come in altre annate per l’Udinese, che dovrà affidarsi anche (e non poco) al sinistro del francese, campione del mondo nel 2018. Neanche il più grande trionfo immaginabile nella carriera di un calciatore può però colmare i demoni interiori di una persona, come ammesso da Thauvin nel corso di un’intervista a Canal+.

DEPRESSIONE – Tre mesi prima di lasciare l’Olympique Marsiglia andai da una persona specializzata su consiglio di alcuni amici, che mi ascoltò e mi fece scoppiare a piangere. In quel momento capii di non stare bene. Ero nella fase iniziale ma già accertata di depressione. Per quello poi decisi di andare in Messico, per stare più tranquillo e avere meno pressioni nel giocare da parte di tifosi e media”.

UN PASSO INDIETRO – “Atleticamente mi sentivo al meglio, ma dal punto di vista mentale ero a pezzi. Quando questa persona mi ha fatto rendere conto della mia situazione, ho deciso che era meglio fare un passo indietro per la mia serenità. Per questo poi scelsi di andare a giocare al Tigres, in Messico”.

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