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Free Agency NBA: primi tre giorni di fuochi d’artificio

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Tre giorni dall’inizio della Free Agency e già basta per aver rivoluzionato mezza NBA. Partiamo da chi è rimasto a casa: Durant rimarrà a Golden State, Curry ha appena rifirmato un contratto mostruoso da 200 milioni in 5 anni, Griffin rimane ai Clippers con 170 milioni in 5 anni, Lowry 100 milioni in 3 anni, Ibaka sempre 3 anni a 65 milioni, Holiday resta a New Orleans per 126 milioni in 4 anni + uno in Player Option, Livingston ed Iguodala 16 e 48 milioni in 3 anni, Ingles si lega ai Jazz per 52 milioni in 4 anni, Mills 50 milioni in 4 anni ancora a San Antonio, Korver 22 milioni in 3 anni. Intenzioni quindi chiarissime per già molte squadre, a cominciare dai Warriors che confermano lo strepitoso core campione uscente (e punta già Nick Young ormai fuori dai Lakers), Toronto si dà tre anni di tempo per sfondare il tetto delle Conference Finals, i Clippers salvano almeno una stella e la mettono al centro del nuovo progetto targato Jerry West, New Orleans spingerà sull’acceleratore con Davis, Cousins e Holiday in posizione privilegiata.

Nel frattempo qualcun altro ha già fatto le valigie: Millsap firma con i Nuggets per 90 milioni in 2 anni + uno in Team Option, Redick e Amir Johnson vanno a Philadelphia per un anno garantito a 23 milioni il primo e 11 il secondo, Teague si lega ai Timberwolves per 57 milioni in 3 anni (prendendo lo spazio appena liberato da Ricky Rubio, finito ai Jazz per una pick al primo giro protetta 1-14), Gibson segue lo stesso percorso di Teague per 14 milioni all’anno in due anni.

Ripercorsi i primissimi trasferimenti di questa sessione (che durerà fino a febbraio dopo l’All-Star Game) è tempo di parlare dei due scambi che hanno cambiato gli equilibri tra e nelle due Conference: Chris Paul affianca James Harden nell’ottovolante offensivo di Houston e Paul George farà lo stesso con Russell Westbrook ad OKC. CP3 così si ritrova nella città della NASA in cambio di Sam Dekker, Montrezl Harrell, Patrick Beverley, Lou Williams ed una prima scelta 2018. Lato Clippers: trade fatta apposta per non perdere a 0 il playmaker più forte della Lega ottenendo in cambio buonissimi asset per decidere con calma cosa fare del futuro. Se il pensiero del tanking “like no tomorrow” è stato archiviato dalla rifirma di Blake, West può comunque valorizzare questo roster ottimizzando la scelta ricevuta e cercando un assalto alla Free-Agency dell’anno prossimo forti di un backcourt che sembra niente male (Beverley-Willams per ora), Mbah A Moute, Griffin e DeAndre Jordan. A meno di altri scambi questo potrebbe essere il quintetto che affronterà la prossima stagione. Le possibilità di arrivare ai Playoff però sono molto poche (ed ancor meno di fare strada nella postseason) ma proprio per questo perdere Chris Paul oggi è necessario per iniziare a rifondare un processo che ha portato sì i Clippers in alto nella Western Conference ma mai più avanti di così.

I Rockets invece non potevano non rifiutare un’occasione del genere, un giocatore di calibro così elevato con Bird Rights già maturati negli anni a LA senza dover cedere stelle o pezzi fondamentali del sistema dantoniano. È uno dei classici casi in cui il fit nella squadra non è rilevante, prima si prende, poi si trova un modo per piazzarlo in maniera efficace. D’Antoni però avrà molto da lavorare su questo: Harden ha dimostrato di saper gestire benissimo l’attacco di Houston e togliergli palla oggi sarebbe deleterio per lui e per il sistema. Ipoteticamente possiamo pensare ad un Paul in rinnovatissima versione “off the ball”, meno concentrato sul possesso palla e più sulle spaziature, un duetto Paul-Harden in base alle situazioni oppure una meno intrigante doppia gestione cercando di tenere il meno possibile le due point-guard assieme. É possibile che D’Antoni applichi tutte e tre le ipotesi definite ora: Chris è comunque un tiratore d’èlite della Lega e la sua presenza fa malissimo a difese che non sanno comunicare, Harden avrà un altra mano nelle azioni in cui i Rockets non possono imporre la “7 seconds or less” ed una capacità di lettura come quelal dell’ex Wake Forest è oro colato del quale lo stesso James potrà approfittare nei momenti senza palla, nell’ultima ipotesi hai comunque per 48 minuti almeno uno dei migliori attaccanti della Lega in campo, non certo poco soprattutto contro le second-unit. In qualsiasi caso, seguire il processo di crescita e di integrazione di questi Rockets sarà sicuramente divertente.

OKC trova invece il modo di uscire (almeno per quest’anno) dalla giungla targata Russell Westbrook dando allo stesso nuovo MVP un compagno di squadra in grado di riportare i Thunder molto in alto nella ladder di quest’anno. Scambio venuto fuori dal nulla, con George in scadenza l’anno prossimo, promesso sposo Lakers e conteso da mezza Eastern Conference, tra le quali Cavaliers e Celtics. Quel che però fa più pensare di questa trade è il valore scambiato dalle due parti: Presti infatti, se l’è cavata togliendo il contratto di Oladipo (e già questa è una manna dal cielo) più un Sabonis ancora tutto da costruire, un pacchetto molto inferiore a livello qualitativo del Love dei Cavs o del mucchio di scelte di Ainge. Il nuovo GM di Indiana, Kevin Pritchard, ha già lasciato basito tutto il mondo dell’NBA che rimane senza una spiegazione sufficiente ad una mossa del genere, giusta nelle tempistiche ma completamente fuori mercato. I Thunder possono festeggiare: l’arrivo di George è un fit perfetto per Westbrook, sia a livello offensivo che difensivo. Per prima cosa, il vertiginoso numero di possessi di Russell potrà scendere quel tanto che basta per ottimizzarne l’efficienza, aumenteranno poi le spaziature essendo George un ottimo bersaglio per gli slash di RW, la possibile rifirma di inoltre andrebbe a creare un quintetto dal punto di vista difensivo semplicemente eccellente. In quanto all’ormai ex 13 di Indiana: dividersi le responsabilità offensive e difensive con giocatori di livello più alto gli permette di trovare spazi molto più larghi in attacco, sia per le penetrazioni che per i piazzati, un minor dispendio di energie in difesa e soprattutto, il ritorno a lottare per obiettivi che vanno più là del semplice arrivo in postseason. Magari potrebbe venirgli voglia di fermarsi ad Oklahoma poi, chissà.

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Palacio dal calcio al basket, la nuova vita del ‘Trenza’

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Cambia lo sport ma non l’entusiasmo per Rodrigo Palacio, l’argentino comincia la sua nuova avventura nel mondo del basket. Ritiratosi dal calcio giocato dopo la parentesi al Brescia nello scorso anno in Serie B, il Trenza si è subito cimentato in una nuova avventura all’età di 40 anni.

Palacio è sceso in campo nella partita di basket del Garegnano Milano, in occasione di un torneo amichevole. La società cestistica milanese milita attualmente nel campionato di Serie D. L’argentino ex Inter e Genoa ha giocato contro il Basket Trezzano, mettendo a referto 4 punti.

Dopo aver segnato 101 gol in Serie A in carriera e aver fatto cantare i tifosi con la palla tra i piedi, per Palacio adesso è giunto il momento di rimettersi in gioco con la palla tra le mani.

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Basket

DAZN si allarga: arrivano la Serie C e la Serie A di Basket

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Peluso

Come riportato sui propri canali social, Dazn allarga i propri orizzonti inglobando ElevenSports. Arriveranno la Serie C e la Serie A di Basket.

NOVITÀ SU DAZN

Dazn assorbe e ingloba ElevenSports all’interno della propria piattaforma. Pare che fosse tutto confermato dallo scorso 25 agosto.

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Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

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Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

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Altri Sport

Italbasket, che impresa! Battuta la Serbia di Jokic

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L’Italbasket vola ai quarti di finale degli europei di pallacanestro. Gli azzurri, dopo aver vinto contro la Serbia di Jokic, se la dovranno vedere con la Francia di Gobert e compagni. La squadra allenata da Gianmarco Pozzecco si è resa protagonista di una vera e propria impresa. Di fatti, prima del match, nessuno avrebbe mai lontanamente pensato che il quintetto italiano avrebbe potuto battere una delle favorite alla vittoria finale.

Gli azzurri hanno chiuso i primi due quarti in svantaggio di soli sei punti: 51-45. Ma dal terzo quarto in poi, la storia è cambiata. I ragazzi di Pozzecco; espulso per proteste, sono riusciti grazie alle straordinarie prestazioni di Spissu (mvp del match), Melli, Fontecchio e Polonara a guadagnarsi uno storico quarto di finale. Ai serbi non basta l’immensa prestazione di Luka Jovic, autore di una doppia doppia. Adesso, agli azzurri, non rimane che continuare a sognare.

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