Negli ultimi giorni, il calcio sudamericano si è fermato per commemorare la morte di Santiago Damián García Correa. Comunemente conosciuto come “El Morro“, il moro, l’attaccante uruguaiano aveva da poco terminato il suo contratto con gli argentini del Godoy Cruz, compagine di Mendoza. Proprio lì, nella sua abitazione, sabato è stato ritrovato morto suicida per un colpo da arma da fuoco. Il lutto riporta il calcio a riflettere su alcune delle più recenti problematiche, legate al processo di crescita, maturazione e comprensione degli atleti.

Perché El Morro, che affrontava un periodo di depressione, ha spiazzato tutti in maniera drammatica. Come vengono seguiti i calciatori? Qual è il ruolo delle società al di fuori della componente atletica e sportiva? Quali progressi ha compiuto il calcio sotto l’aspetto psicologico e psichiatrico? Sono alcune delle domande che tanti calciatori ed ex calciatori si pongono in questi giorni.

COMPRENDERE UN CALCIATORE

La difficoltà nel comprendere tale gesto da parte di un calciatore nasce dall’arcaica visione dell’atleta come integerrimo e perfetto: colui che con sacrificio, forza, attitudini e passione ha lottato per fare quello che in molti avrebbero sognato. Partendo da questo presupposto, negli anni ci si è sempre espressi con parole dispregiative verso i calciatori e la loro professione, etichettati come dei “viziati” o dei “privilegiati”. Se dal punto di vista socio-economico essi diventano personalità di spicco, non è però da sottovalutare la componente di stress e tensioni che tale posizione può provocare. Perché in pochi possono reggere, da soli, il fatto di essere sempre osservati, e spesso criticati, dall’opinione pubblica. Da qui è nata l’idea di #SeamosResponsables, un video in cui alcuni calciatori uruguaiani spiegano al pubblico come le critiche e le invettive ricevute possano ferire la personalità di un’atleta come quella di qualsiasi altro essere umano. 

Fu Lionel Messi, in un’intervista di qualche mese fa, ad affermare che in alcuni momenti gli fu consigliato un aiuto esterno da parte di un psicologo. Ciò che uno degli atleti più ammirati al mondo può provare altro non è che il fiore all’occhiello di tanti stati d’animo che i calciatori possono vivere. Alcuni di essi incredibilmente positivi, altri tremendamente negativi. Le società sono ormai preparate sotto tanti aspetti, con specialisti capaci di ascoltare i calciatori e le loro paure per accompagnarli nell’arco della stagione. Ma una piccola parte di stigma verso la psicologia e l’aiuto al benessere mentale resta ancorata nel calcio, soprattutto in campionati meno blasonati e privi di mezzi economici che permettano alle squadre di implementare alcuni processi chiave per i propri atleti.

COSA “EL MORRO” LASCIA AL CALCIO

Svincolato dal 29 Dicembre 2020, El Morro García era uno dei calciatori più di spicco del campionato argentino. Soprattutto nell’interior, ovvero al di fuori del calcio rioplatense della capitale Buenos Aires. A Mendoza, nella regione del Cuyo ricca di pregiatissimi vini rossi, l’uruguaiano era un vero e proprio idolo. Dal 2016 al 2020 ha raccolto 49 gol, 14 assist in 115 presenze, diventando capitano e idolo del Tomba e di un’intera regione. El Morro era un rapace d’area di rigore, uno di quegli attaccanti dotati nel trovare la posizione giusta per farsi pescare dai compagni. Ottimo rigorista, era bravo con entrambi i piedi e non disdegnava il fornire l’ultimo passaggio ai compagni. Con un passato nella sua Montevideo, tra Nacional e River Plate, che gli permise di disputare un campionato mondiale ed una sudamericana con la U20 della celeste. E con un futuro, da svincolato, che sembrava accomunarlo a due colossi come Boca Juniors e Independiente che si è invece rivelato una tragedia.

(Foto di copertina profilo IG @morroeterno)