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Garrincha, la storia di un uomo

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Garrincha, la storia di un uomo

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garrincha

Quaranta anni fa muore la più grande ala destra della storia.

 

Manoel Francisco dos Santos, meglio noto come Garrincha ha saputo incantare migliaia di appassionati del pallone. In questo articolo rendiamo omaggio alla leggenda del numero 7.

L’INFANZIA

Mané – “criniera” in portoghese – così viene denominato da piccolo per via della sua folta chioma, nasce a Pau Grande il 28 ottobre 1933. Il quinto di sedici figli cresce all’ombra di un padre severo e alcolizzato.

In tenera età contrae una forma di poliomielite. Il bambino ha la gamba sinistra di sei centimetri più corta della destra, che ha il ginocchio ricurvo verso l’interno.

Rosa, la sorella maggiore, lo accompagna a caccia di uccelli. È lei a dargli il soprannome di Passero o Garrincha:

“Lo vedi quell’uccellino? Quello piccolo e storto, con la coda rossa. Tu gli somigli

Mané, freak nella vita e nello sport, si innamora presto del calcio. Nei campi terrosi di Pau grande saggia l’iconica finta di corpo. Attirata la pressione del marcatore, scatta verso destra e, per disorientare l’avversario, rientra sul mancino.

L’ADOLESCENZA

Terminata la scuola dell’obbligo, all’età di quattordici anni, comincia a lavorare per un’industria tessile. Manè è un adolescente sovversivo e non sta alle regole dei suoi superiori. Viene licenziato, ma presto reintegrato dal capo reparto e presidente della squadra di calcio della fabbrica.

Nel 1949, dopo la morte di madre Carolina, si divide tra la mansione d’impiegato e la passione per il calcio. Due anni più tardi passa al Serrano di Petropolis, che gli offre 30 cruzeiros a partita.

Lo storpio non può permettersi neanche un paio di scarpe e, al provino ufficiale per il Vasco da Gama si presenta scalzo. Il giocatore viene allontanato in malo modo e, atterrito, torna a casa claudicante.

IL BOTAFOGO

Nel 1953, Araty Viana, ex giocatore del Botafogo, viene chiamato ad arbitrare una gara del Pau Grande. Garrincha ruba la scena e il direttore di gara lo accompagna al campo del Fogão. A marcare l’ala destra c’è il terzino sinistro Nilton Santos. L’Enciclopedia è il laterale più forte del Brasile e non teme di certo un ragazzino.

“Quando lo vidi – racconta al giornalista Sandro Moreyra – mi sembrava uno scherzo, con quelle gambe storte e l’andatura da zoppo non può giocare a calcio. A fine partita vado dai dirigenti del Botafogo e gli dico di tesserarlo subito.”

Nella prima stagione mette a segno 20 gol e si piazza al secondo posto nella classifica marcatori del campionato statale. Garrincha è ambizioso, ma il suo non è un club di elite. La Juventus bussa alla sua porta, ma la richiesta del Fogão è eccessiva e il dirigenti bianconeri tornano in Italia con la coda fra le gambe.

L’anno seguente, alla luce di importanti investimenti sul mercato, conquista il Campionato Carioca 1957. L’esterno incanta sulla corsia di destra e si guadagna l’epiteto di Alegria do Povo. Nel 1961 viene nominato miglior giocatore del campionato e finisce l’annata con una striscia d’imbattibilità di 41 turni consecutivi.

Nel 1965, termina la sua avventura al Botafogo con cui ha fatto, come esterno, 245 gol in 614 apparizioni.

IL BRASILE

Il Passero fa il suo esordio con la Nazionale nel 1955. Dopo la disfatta del Maracanazo e la sconfitta contro la grande Ungheria nel 1954, come dimostrato dallo slogan “servono atleti e non funanboli”, la ginga deve sparire dal calcio giocato.

I preconvocati della Seleçao si sottopongono ai test psicologici di João Carvalhaes e Garrincha si colloca all’ultimo posto della graduatoria:

“Ha la psiche di un bambino di quattro anni”.

Secondo il dottore lui e Pelè non sono in grado di giocare in una squadra di vertice. Il commissario tecnico Feola è di un altro avviso, ma accomoda i giocatori in panchina.

In occasione della terza gara contro l’Unione Sovietica, scendono in campo entrambi i reietti talenti. O’Rey e Garrincha trascinano la Nazionale sino alla finale contro i padroni di casa della Svezia. Il Brasile, nel segno di Pelè, vince la competizione.

Quattro anni più tardi, alla vigilia della sfida inaugurale del Mondiale del 1962 Manè non si trova da nessuna parte. È a Bicas, mentre sorseggia, con una famiglia del luogo, dell’ottimo cachaca, una bevanda alcolica a base di acquavite.

Il Brasile parte favorito per la vittoria finale, ma Pelè si infortuna nella seconda partita. Tuttavia, Garrincha si prende la squadra sulle spalle e la conduce sino alle semifinali.

Il numero sette, già diffidato, rimedia un cartellino giallo. La Seleçao deve giocare la finale contro la Cecoslovacchia senza il suo fuoriclasse. Il governo brasiliano fa pressione al Ministero dello sport cileno:

“Se vincessero sarebbe il trionfo degli eredi di Stalin”

La commissione disciplinare si riunisce e, a maggioranza di cinque voti a favore e due contrari, reintegra il giocatore.

Il Passero scende in campo febbricitante e, nonostante non riesca a incidere, alza al cielo la seconda Coppa del Mondo. Ironicamente il pallone del torneo si chiama crack come quel numero sette.

Anni dopo Josè Altafini Mazola dichiara:

“Il Mondiale del 1958 l’ha vinto Garrincha, come quello di quattro anni più tardi in Cile. Tutti dicono Pelè, ma senza Garrincha quel Brasile non sarebbe stato immenso“.

IL DECLINO

Tra le fila del Corinthians conquista il terzo Torneo Rio-San Paolo e, nel 1966 prende parte al suo terzo Mondiale. Rimedia la sua prima sconfitta in carriera con la Nazionale verdeoro. Relegato in panchina nella sfida decisiva contro il Portogallo, chiude la sua avventura con la Seleçao con 50 presenze e 12 goal.

La condizione fisica di Garrincha è osteggiata dall’artrosi di cui soffre. Il club spinge per il suo ritiro dalle scene, ma Mané, senza fare il calciatore, non può assecondare i vizi. il Corinthians  lo cede in prestito al Vasco da Gama e dopo una settimana dal suo arrivo rescinde il contratto.

Firma con il Flamengo, che sembra disposto a concedergli il palcoscenico per un addio dignitoso. Il giocatore diviene un fenomeno da baraccone, usato nelle partite di casa per fare il tutto esaurito.

UNA VITA AL LIMITE

Come scrive Telmo Zanini:

“Visse  i suoi ultimi venti anni totalmente avulso dalla società e si affondò nell’alcolismo, restando incapace di rapportarsi con ognuno dei quattordici figli che lasciò sparsi per il mondo. Sveniva per le porte delle osteriedormiva per i marciapiedi, era accolto da omosessuali e sopravviveva solamente grazie ai favori e alla filantropia del potere pubblico”.

13 aprile 1969, Il fuoriclasse brasiliano, alla guida della sua automobile, in compagnia della suocera Rosaria, si scontra contro un camion. Il numero sette rimane miracolosamente illeso, ma la madre dell’allora compagna perde la vita.

Garrincha nega di essere stato ubriaco, ma viene condannato a due anni di reclusione, pena sospesa in via cautelare. Alegria do Povo ha perso la gioia di vivere e, dopo l’accaduto, tenta invano, di togliersi la vita con del gas.

Per trovare la serenità, da tempo annegata in fiumi di alcool, si trasferisce in Italia. Per 100 mila Lire prende parte a dei match con i Dilettanti del Sacrofano. Nel 1972, torna in Brasile dove strappa, con l’Olaria l’ultimo contratto della sua carriera.

Il VIZIO PER L’ACOOL

Nel 1978 è ricoverato, per una crisi di astinenza, nella casa di riposo Alto da Boa Vista. La LBA – Legião da Boa Vontade – gli paga le spese di soggiorno.

L’anno seguente gli viene diagnostica la cirrosi, malattia di cui era affetto il defunto padre. Nel 1980 viene ripreso con indosso la maglia verdeoro con cui ha illuminato il mondo. L’ex compagno Pelè dichiara:

“La sua faccia sembrava consumata, come se non ci fosse rimasta più vita. È stata una delle cose più tristi che abbia mai visto”.

La notte del 19 gennaio viene portato d’urgenza in Ospedale. Garrincha ha ingerito ingenti quantità di alcool e ha bevuto un flacone di acqua di colonia. L’indomani mattina, colpito da un edema polmonare, lascia miglior vita.

Il funerale si tiene a Pau Grande, ma la bara viene portata al Maracaña. Sopra la lapide del Cimitero Raiz ardono sette candele. L’epitaffio recita:

“Qui riposa in pace colui che fu la Gioia del popolo, Mané Garrincha”.

Il Passero svolazzava sulla corsia di destra come un falco, ma era elegante come un pavone. Uno sportivo fenomenale, ma un personaggio discutibile. D’altra parte, i fuoriclasse sono divisivi. L’estro del campione e la debolezza di un uomo.

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Tensione alle stelle tra Zaniolo e i tifosi della Roma: spunta un nuovo striscione

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Roma

Climi sempre più tesi in casa Roma: a Trigoria, centro d’allenamento giallorosso, spunta uno striscione contro Zaniolo. Ciò deriva dal caos dovuto a questi giorni di mercato, in cui attualmente Zaniolo e la Roma sono separati in casa. Lo striscione è stato posto nella notte da alcuni tifosi giallorossi fuori dai cancelli di Trigoria. Il contenuto è chiaro, e invita il calciatore a lasciare la squadra in queste ultime ore di calciomercato.

Lo striscione recita così: “Via da Trigoria uomini di poco conto, codardi e approfittatori… sostegno incondizionato solo per chi rispetta i nostri colori !”.

Per Zaniolo si erano fatte avanti Tottenham, Milan e Bournemouth, ma al momento non sembra esserci nessuna destinazione concreta.

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Le partite del giorno – Lunedì 30 gennaio 2023

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Partite del giorno

Il calcio, si sa, non si ferma mai: ogni giorno, da ogni angolo del pianeta, giocatori di tutto il mondo sono pronti, con le proprie giocate sul rettangolo verde, a regalare emozioni ai tifosi. Numero Diez vi presenta quindi le principali gare che ci attendono nella giornata di oggi.

ITALIA – Serie A

Ore 20.45: Udinese-Hellas Verona (DAZN, Sky)

SPAGNA – LALIGA

Ore 21.00: Villarreal-Rayo Vallecano (DAZN)

INGHILTERRA – FA CUP

Ore 20.45: Derby County-West Ham (DAZN)

 

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Real Madrid-Real Sociedad 0-0, le pagelle: un super Remiro ferma i Blancos

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Vinicius

Ecco le pagelle di Real Madrid- Real Sociedad, il big match della ’19 giornata di Liga terminato 0-0. Un pareggio che fa più comodo ai baschi che agli uomini di Ancelotti, che adesso vedono allontanarsi il Barcellona, sempre più primo in classifica a +5 dal Real Madrid.

Pur terminando a reti bianche, il primo tempo è molto combattuto e giocato ad alto ritmo da entrambe le squadre. Per i baschi è Illarramendi a sfiorare il gol. Ribattono i Blancos, spinti da un Vinicius Jr decisamente in palla, ma le azioni del brasiliano vengono ribattute dal portiere Remiro. Nel finale di frazione il Madrid impegna più volte il portiere avversario con i tentativi di Kroos, Valverde e ancora Vinicius, ma Remiro mantiene la porta inviolata.

Combattuto anche il secondo tempo, dove i protagonisti sono il solito Vinicius, Takefusa Kubo e, soprattutto, i due portieri. Alle giocate del numero 20 delle Merengues risponde sempre il portiere basco. E allo stesso modo Courtois respinge prima sul giapponese, poi su un tentativo a botta sicura di Navarro. Nel finale i padroni di casa provano in tutti i modi di sbloccare il match, ma la sfida termina a reti bianche. Ecco le pagelle di Real Madrid-Real Sociedad.

LE PAGELLE DEL REAL MADRID

Courtois 7: Si rende protagonista su due interventi grandiosi su Kubo e Navarro nel secondo tempo, grazie al quale il Madrid mantiene la porta inviolata.

Nacho 6: I suoi compiti sono, più che altro, difensivi e limita le sue sgroppate in avanti per dar più peso alla fase di copertura.

Militao 6: Buona presenza in area di rigore per il centrale brasiliano. Anche grazie a lui i Courtois non subisce gol.

Rüdiger 6: Come per Militao, una buona prestazione anche per lui. Messo in difficoltà solo quando Take Kubo ha deciso di accendersi. Per il resto è sempre accorto.

Camavinga 6,5: Oggi nell’insolita posizione di terzino sinistro, per lui comunque una buonissima prestazione, fatta di corsa e anche qualche giocata nella trequarti offensiva.

Kroos 5,5: Un oscuro lavoro di regia per il tedesco, che però non sembra nella sua migliore giornata e non è incisivo per il gioco dei suoi.

Valverde 5,5: Stavolta il Pajarito gioca sottotono non offrendo i suoi soliti sprazzi di talento. (Dal ’78 Asensio sv).

Ceballos 6,5: Chiamato a far rifiatare Modric, offre comunque molti lampi e crea linee di passaggio importanti. (Dal ’78 Modric sv).

Rodrygo 6: Più in palla nel primo tempo, si spegne nella seconda frazione, dove non entra quasi mai nel vivo del gioco.

Vinicius Jr. 7: Il brasiliano vive una serata da assoluto protagonista. Sicuramente il migliore dei suoi per occasioni create e giocate che fanno ammattire la difesa basca. Tra lui e il gol si frappone solo la strepitosa prestazione di Remiro.

Benzema 5,5: Il francese gioca una partita più silenziosa, lascinado a Vinicius il compito di far male agli avversari. Nonostante qualche spunto interessante, è comunque troppo poco per il Pallone D’oro in carica.

Ancelotti 5,5: Purtroppo Re Carlo stavolta non riesce a vincere. I suoi cambi non danno l’esito sperato e, tra l’altro, avrebbe potuto anticipare l’ingresso in campo di Modric (entrato al ’78) per tentare un affondo più deciso contro gli avversari.

LE PAGELLE DELLA REAL SOCIEDAD

Remiro 8: In assoluto il migliore in campo. Se la Real Sociedad esce imbattuta dal Bernabeu, questo è sicuramente merito dei suoi prodigiosi interventi.

Elustondo 6: Una buona prestazione di spinta, meno buona in copertura su uno straripante Vinicius. Costretto al cambio per un infortunio al ’66. (Dal ’66 Olasagasti 6: Forse il suo ingresso in campo non rientrava nei piani di Alguacil, ma non si fa comunque trovare impreparato quando è chiamato in causa).

Le Normand 6,5: Difesa attenta e con poche sbavature per il centrale francese, che si conferma come uno dei migliori difensori il Liga.

Zubeldia 6,5: Come il suo collega di reparto, anche per lui una buonissima prestazione contro il Pallone d’Oro Karim Benzema.

Munoz 6: Fa, tutto sommato, buona guardia contro Rodrygo. La sua sostituzione al termine del primo tempo è dettato da ragioni puramente tattiche. (Dal ’46 Diego Rico 6: Messo in campo per dare più spinta ai suoi, si fa vedere in un paio di occasione in avanti ma la sua prestazione si limita a questo).

Zubimendi 6: Fa da filtro a centrocampo e costringe spesso il Madrid a cercare le fasce laterali grazie al suo lavoro di copertura.

Brais Mendez 5,5: Il suo errore in disimpegno sul finale del primo tempo poteva essere letale. Fortunatamente Remiro ci mette una pezza. (Dal ’55 Navarro 5,5: Sui suoi piedi un ghiottissima opportunità nel secondo tempo, ma si lascia ipnotizzare da Courtois).

Illarramendi 6: L’ex della sfida ha una grande occasione in apertura del match, ma manca di pochissimo il gol. Per il resto una solida prestazione per lui

Oyarzabal 6: Di rientro dopo l’infortunio al crociato, deve sicuramente ritrovare la forma migliore. Poco appariscente nei suoi 55 minuti in campo. (Dal ’55 Pablo Marin 5,5: Solo qualche sprazzo per lui nel finale. Per il resto non riesce a incidere sul match.).

Kubo 7: Grandissima prestazione per l’esterno giapponese, che è l’uomo più pericoloso per la Real Sociedad. È una spina nel fianco per la difesa madridista e le sue occasioni vengono murate da un ottimo Courtois.

Sørloth 5,5: Il centravanti norvegese resta in ombra nel primo tempo e nel secondo non concretizza l’unica occasione capitatagli fra i piedi. (Dal ’84 Fernandez sv).

Alguacil 6,5: Imposta una gara attenta ma senza comunque tralasciare la fase offensiva, chiudendosi a riccio solo nei minuti conclusivi dell’incontro. Ne sono una prova le numerose occasioni dei suoi. È vero, Remiro lo ha aiutato molto, ma il tecnico basco ha comunque approcciato questo big match in maniera corretta.

 

 

 

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Bundesliga

Bayer Leverkusen-Borussia Dortmund 0-2, le pagelle: Adeyemi lucido, Tapsoba horror

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Borussia Dortmund, arriva l'offerta per Adeyemi

Il match che chiude la 18° giornata di Bundesliga, la prima del girone di ritorno, si conclude con la vittoria del Borussia Dortmund per 0-2, che raggiunge il Friburgo al quarto posto a quota 34 punti e si porta a -3 dal Bayern Monaco capolista. Partita inizialmente equilibrata giocata ad alti ritmi da parte di entrambe le squadre: decide il gol di Adeyemi nella prima frazione di gioco e l’autogol di Tapsoba nel secondo tempo. Entrambe le squadre avevano vinto le prime due partite dalla ripresa del campionato tedesco dopo la sosta mondiale: il Bayer non perdeva punti addirittura dal 29 ottobre, nel match perso in casa del Lipsia. 

LE PAGELLE DEL BAYER LEVERKUSEN

Hradecky 6: Incolpevole sui gol, non commette errori.

Frimpong 6: Da quella parte si intende bene con Diaby, salva anche lo 0-3 con un salvataggio sulla linea. Uno dei più propositivi dei suoi.

Tapsoba 5: Serataccia per lui, viene prima ammonito per un fallo su Adeyemi, poi commette autogol su un cross di Wolf, successivamente rischia il secondo autogol su una palla messa in mezzo da Brandt.

Tah 5.5: In difficoltà su Haller, viene sostituito per dare spinta offensiva alla squadra (Dal 63′ Bakker 6: Entra a prova a spingere sulla fascia sinistra, anche se non crea particolari pericoli alla retroguardia avversaria).

Hincapie 5.5: Fuori posizione in occasione del secondo gol, non riesce a spizzare la palla che va quindi a finire sui piedi di Wolf.

Palacios 6: Prova a dare qualità alla manovra, cerca più volte la conclusione da fuori. Prestazione sufficiente (Dal 70′ Bellarabi 6: Chiede spesso palla sui piedi ma non crea molto).

Andrich 5.5: Soffre gli alti ritmi della partita,

Diaby 6.5: Il più vivo dei suoi, prova spesso la giocata personale e impegna più volte Kobel.

Adli 5: Impalpabile, si fa vedere poco e sbaglia spesso la scelta. Andava sostituito prima? (Dal 80′ Azmoun S.V.)

Amiri 5.5: Inizio partita con buoni spunti e tanta voglia di fare, poi progressivamente scompare dalla partita. Perde la palla che porta allo 0-1 (Dal 80′ Demirbay S.V.)

Wirtz 6: Prima da titolare dopo il grave infortunio al ginocchio rimediato lo scorso marzo, viene spesso a prendere palla sulla trequarti per provare a inventare qualcosa, offre un gran pallone a Diaby che poteva valere l’1-0.  (Dal 70′ Hlozek 5.5: Entra non incidendo

All. Xabi Alonso 5.5: Sconfitta per Xabi Alonso dopo 5 vittorie consecutive, i suoi non partono male ma alla lunga le qualità del Dortmund escono fuori. Resta al nono posto in classifica con 24 punti.

LE PAGELLE DEL BORUSSIA DORTMUND

Kobel 7: Tiene a galla il Dortmund con un miracolo sul tiro di Diaby a inizio partita, poi altri interventi che gli permettono di tenere la porta inviolata

Wolf 6.5: Inizialmente in difficoltà su Amiri, ma si rivela decisivo prima recuperando la palla che porta al gol del vantaggio, poi propiziando l’autogol di Tapsoba (Dal 85′ Hummels S.V.)

Sule 6.5: Il Leverkusen gioca senza una vera prima punta di ruolo e i due difensori centrali gialloneri non hanno molto lavoro da fare, Sule prova anche a spingere rendendosi pericoloso in un paio

Schlotterbeck 6: Rispetto al compagno di reparto deve fare più attenzione alle incursioni di Diaby, ma non commette sbavature.

Ryerson 5.5: Terzino destro di ruolo, messo a sinistra per contenere la velocità di Frimpong e Diaby, in difficoltà proprio su quest’ultimo che spesso gli scappa via.

Bellingham 6.5: Di ritorno dalla squalifica fa ancora una volta un’ottima prestazione partecipando ad entrambi i gol, prima servendo Brandt, poi Wolf.

Can 6.5: In fase di possesso si abbassa sulla linea dei difensori, non viene seguito a uomo e ha quindi libertà di impostare. Anche in fase difensiva contiene bene Adli

Ozcan 6: Porta fisicità in mezzo al campo, riceve un’ammonizione pesante perchè diffidato, salterà dunque il prossimo match, contro il Friburgo

Brandt 7: Ex della partita, dopo i primi minuti in cui non si fa vedere entra in partita trovando spunti interessanti, tra cui l’assist per il gol di Adeyemi. (Dal 85′ Reus S.V.)

Haller 7: Prima da titolare per Haller, l’ivoriano si rivela subito decisivo con il velo nel primo gol(Dal 61′ Modeste s.v)

Adeyemi 7: Trova il gol più importante, quello che sblocca la partita. Freddo nel battere Hradecky (Dal 72′ Bynoe-Gittens 6: Partita già indirizzata, non fa molto).

All. Terzic 6.5: Partenza difficile, poi tutto in discesa. Entra in zona champions e vede la vetta, solo 3 punti di distanza dal Bayern Monaco fermato sul pareggio dall’Eintracht Francoforte.

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