“Quello che stiamo vedendo è semplice avarizia, nient’altro. I proprietari dello United e del Liverpool ma anche del City e del Chelsea sono degli impostori, non hanno niente a che vedere con il calcio in Inghilterra. Questo paese ha più di 150 anni di storia calcisticamente parlando, a partire dai tifosi di questi club che per decadi hanno tifato e supportato la loro squadra in qualsiasi situazione. E sono loro che vanno protetti”. Gary Neville a SkySports

Questo è un estratto delle parole di Gary Neville sull’avvento della Super League. Dichiarazioni mirate e convincenti quelle dell’ex terzino inglese. Queste sono avvenute prima ancora dell’ufficialità della creazione di tale competizione e hanno avuto da subito un grande impatto. Si può che dire che tutto il discorso pronunciato a cuore aperto, sembri una dichiarazione d’amore per lo sport che è parte integrante del suo essere. Una denuncia per mantenere intatti storia e tradizione del calcio, dogmi che hanno sempre caratterizzato anche il percorso. Gli anni da calciatore, infatti, sono stati colmi di successi e soddisfazioni

LA CARRIERA

Se si pensa a Gary Neville vengono in mente due gloriose casacche: Manchester United e Inghilterra. Con i Red Devils dal 1994 al 2011 sono arrivati 30 trofei, alcuni dei quali alzati con la fascia di capitano. È stato uno degli esponenti della storica class of ’92 formando una delle catena di destra più affascinanti di tutti tempi con David Beckham. Nonostante questi dati, pensando e guardando puramente il campo non è mai stato un nome sufficientemente acclamato e celebrato. Ascoltando, invece, chi con lui ci ha giocato lo si può intravedere come un leader silenzioso ed divulgatore assoluto di quelli che sono i valori del calcio. Nel ruolo di terzino non era più tecnico, veloce o forte fisicamente ma la sua intelligenza e applicazione elevavano le sue prestazioni a livelli ottimi e con costanza. Le 600 presenze con lo United e le 85 in Nazionale ne sono l’emblema e fanno di lui una leggenda.

fonte immagine: bbc.co.uk

OLTRE IL CALCIO GIOCATO

Al termine del suo cammino da calciatore Neville ha tentato di diventare allenatore senza troppi successi. A Valencia ha trascorso quattro mesi difficili; mentre come assistente di Roy Hodgson in Nazionale sono arrivate cocenti eliminazioni. Forse allenare non era un mestiere per lui; è riuscito a spingersi talmente in alto da calciatore in un modo che è difficile da spiegare e infondere ad altri. Nel mondo del calcio, che come sempre detto da lui gli ha dato tutto, ci è voluto rimanere raccontando alla gente le emozioni del football in telecronaca e diventando anche presidente di una squadra professionistica, il Salford.

LE RECENTI DICHIARAZIONI

fonte immagine: profilo instagram di Gary Neville

Con la premessa sulla sua storia ora si può pensare di dare una chiave di lettura allo sfogo dei giorni scorsi. Per un uomo come lui, che nel calcio è stato come un cavalier servente, sentire le tradizioni allontanarsi in questo modo brusco e radicale è stata un’offesa o, usando le sue parole, un crimine. Ha vestito sempre orgogliosamente un’unica maglia si è sentito tradito da questa, ormai in balia di potenti che non vedono la possibilità di regalare sogni ma soltanto di fare soldi. Nelle sue parole si nota la passione sconfinata per lo sport e la paura che questo possa essere alterato da qualcuno che non ha alcun interesse di preservarlo. Questo tema lo ha particolarmente scosso nell’animo tanto da attirare l’attenzione dei riflettori che come calciatore non lo hanno mai calcolato abbastanza.

Gary Neville ha combattuto sulla piazza incoraggiando tifosi, calciatori e allenatori a far valere il loro protagonismo nella situazione. È stato forse il primo in assoluto a schierarsi contro la Super League, facendo quello che lo ha reso grande: difendere i propri valori dando tutto sé stesso. Non ha potuto farlo sul campo ma ha vinto una battaglia molto importante con le sue parole e le sue idee, da vero capitano, ancora una volta.

fonte immagine di evidenza: reddevilarmada.com