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Gaetano Castrovilli: geometrico carisma al servizio della Fiorentina

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Gaetano Castrovilli: geometrico carisma al servizio della Fiorentina

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Voglia e carisma. Termini di assodata importanza nel mondo del calcio, fattori indispensabili nel momento in cui si vuole passare da promettenti premesse alla concretezza dei fatti. La qualità e il talento possono sì aprire un varco verso la notorietà, ma ciò che davvero conduce al salto di qualità nella sue vera essenza sono, appunto, voglia di fare e carisma.

La prorompente prestazione della Fiorentina alla Scala del Calcio è stata un’autentica prova di testa e cuore, contro un Milan dimostratosi impotente nel divenire dei 90 minuti. Nell’entusiasmo generale un giocatore su tutti si è distinto e si sta distinguendo per la continuità di rendimento e per la voglia di prendersi la scena di un entusiasmo sempre più crescente. La parabola di Gaetano Castrovilli è in netta e costante ascesa in una Viola che può sognare in grande, nel segno del suo centrocampista.

Fonte: profilo instagram @elcastro10

CAMALEONTICA VOGLIA DI FARE

La funzionalità del talento classe 1997 la si evince anzitutto nel suo modo di stare in campo. Dato per assodato che nel calcio contemporaneo la poliedricità è un fattore essenziale prima ancora che un valore aggiunto, il camaleontico pragmatismo mostrato sul rettangolo di gioco va di pari passo con la sua voglia di mettersi in gioco al servizio della squadra. Un fattore che ha come prima, diretta conseguenza l’ampio ventaglio di soluzioni tecniche che il suo gioco mette a disposizione di Montella.

Si pensi in primis alla dimensione tattica. Nel 3-5-2 della Fiorentina la sua posizione di partenza è quella di mezzala di raccordo fra la regia di centrocampo e i movimenti degli attaccanti. In questo ruolo i primi fondamentali che emergono sono la capacità nel passaggio e la partecipazione alla costruzione della manovra. Il palleggio della Viola diventa fluido grazie al fraseggio del tridente di centrocampo ad alzare il proprio baricentro verso la trequarti avversaria. I numeri diventano eloquenti nel discorso: il centrocampista pugliese ha completato positivamente il 79.6% di passaggi finora in campionato. Un dato a testimonianza di un macchina tattica, quella della Fiorentina, in costante miglioramento, nella quale lui si trova al centro del gioco.

Una manciata di statistiche in merito all’inizio di campionato di Castrovilli. Su 206 passaggi tentati finora, il centrocampista ne ha conclusi positivamente 164. Ha poi realizzato positivamente il 61.5% di passaggi lunghi. Per quel che riguarda le zone del campo, ha realizzato con successo l’88.3% di passaggi nella propria metà campo e il 75.2% in quella avversaria. Fonte: profilo instagram @elcastro10

Ma la posizione nella quale Gaetano Castrovilli trova la sua dimensione ideale è quella del trequartista. Il suo costante movimento fra le linee ha due conseguenze principali. La prima è a livello tecnico, con Montella che grazie al suo interscambio di posizioni è in grado di spaziare tatticamente dal 3-5-2 al 3-4-1-2. La seconda riguarda la mancanza di riferimenti fissi che il centrocampista offre agli avversari: dai ripiegamenti difensivi in fase di non possesso al fraseggio a centrocampo nel ruolo di mezzala. Passando, quindi, a incursore fra le linee quando si attacca.

L’onnipresenza a centrocampo di Gaetano Castrovilli è evincibile dall’heat map personale in occasione di Milan-Fiorentina. Con la Viola ad attaccare da destra verso sinistra, si può notare la densità che si viene a creare in mezzo al campo nel ruolo di mezzala e a spaziare lungo tutta la trequarti, in qualità di trequartista. Quindi in area di rigore, nei panni di incursore a creare densità. Fonte: statistiche Opta

I suoi movimenti creano quindi una doppia densità. La prima è a livello di centrocampo in fase di palleggio, col tridente in mezzo al campo a fraseggiare verso la porta avversaria. Contro il Milan la supremazia della Viola a centrocampo è stata evidente, un fattore decisivo nel trionfo dei toscani. La seconda, poi, la si trova in attacco, coi suoi inserimenti che creano, appunto, densità in area di rigore, aumentando la pressione della Fiorentina sugli avversari e migliorando la qualità dell’azione. La sua presenza in area di rigore, infatti, permette sia di favorire l’iniziativa dei compagni che la propria.

Si è parlato di densità nelle due fasi, si consideri quella offensiva. In occasione del calcio di rigore per l’1-0 della Fiorentina contro il Milan Castrovilli (evidenziato in azzurro) crea densità in area di rigore avventandosi sulla palla vagante. Il suo tentativo, poi, verrà respinto da Donnarumma, il vantaggio non si concretizzerà e dunque verrà fischiato il rigore.

In occasione del gol del 2-0 contro il Milan. Castrovilli (evidenziato in azzurro) si muove verso l’area di rigore, in appoggio alla corsa laterale di Chiesa (evidenziato in rosso) e di Ribery (evidenziato in giallo). Il tentativo dell’ala destra fallirà, ma è decisivo l’inserimento in area del centrocampista pugliese, che di prima intenzione si avventa sul pallone vagante e mette in rete.

FESTA DEL DRIBBLING

La seconda dote sottolineata in precedenza, come suggerisce il titolo, è appunto il carisma. Un elemento imprescindibile nel bagaglio personale di coloro che intendono realmente fare la differenza nel calcio. E fin qui Gaetano Castrovilli ne ha dimostrato eccome.

Lo si evince da una qualità su tutte nel suo repertorio tecnico: il dribbling. Stupisce non poco il fatto che nelle prime 5 giornate di Serie A il centrocampista della Fiorentina sia stato il giocatore ad aver concluso positivamente il maggior numero di dribbling. Ben 17 su 23 tentativi complessivamente. Che sia in mezzo al campo o in zona gol, il Viola pone in campo quello che serve per creare superiorità numerica, un fattore decisivo nella fase offensiva.

A testimonianza del suo apporto alla squadra nel dribbling, Castrovilli ha finora subito 13 falli. Spesso e volentieri occorre dunque il fallo per poterlo fermare, come in occasione del calcio di rigore contro il Milan fallito poi da Chiesa. Fonte: profilo instagram @elcastro10

Quella della sua Fiorentina, poi, è un’autentica festa del dribbling dal momento che Castrovilli gode di ottima compagnia. Più nello specifico, Franck Ribèry e Federico Chiesa mantengono alte le statistiche per la Viola in quanto a dribbling. Il francese ne ha conclusi finora 13 su 16 tentati, il gioiello della Nazionale invece 10 su 15. La possibilità di portare giocatori al dribbling è data dalle sicurezze in fase di impostazione che questa squadra è in grado di dare. Un discorso nel quale Castrovilli diventa più che funzionale: i suoi movimenti per tutto il centrocampo garantiscono equilibrio al palleggio dei toscani, quindi più soluzioni fra le quali, appunto, l’iniziativa individuale all’occorrenza.

Il fattore dribbling è stato decisivo anche contro il Milan. Dalbert (evidenziato in rosso) serve al centro il taglio di Castrovilli (evidenziato in azzurro). Il centrocampista entra in area e tenta il dribbling a rientrare. Il fallo subito porta al calcio di rigore.

Una soluzione che offre il connubio perfetto fra le geometrie essenziali in una squadra e lo spettacolo che giocate del genere sono in grado di regalare. Un fattore importante per Montella, che può godersi una serie di giocatori in grado di creare superiorità numerica da centrocampo in su. Ciliegina nel discorso sono poi gli 8 spunti positivi di Lirola fin qui.

LE AMBIZIONI CRESCONO

L’inizio di campionato è dunque dei più promettenti. La fiducia concessagli da Vincenzo Montella è stata premiata, tanto che il tecnico lo ha sempre schierato titolare dal primo minuto, fin dall’esordio in Serie A contro il Napoli. Una serie di test di fronte ai quali Castrovilli ha risposto con molti più spunti rispetto a un “semplice” presente.

“Sono felicissimo di aver trovato questo gol ma soprattutto questa vittoria. C’è grande entusiasmo da parte di tutti e questo ci aiuta. Dobbiamo continuare così perché possiamo fare molto bene. Sono felice per il primo gol e lo dedico alla mia famiglia. Ribery è un fenomeno. Si meriterebbe sempre gli applausi dei tifosi avversari. Convocazione in Nazionale? Ci spero”.

Fonte: profilo instagram @elcastro10

Queste le sue parole nel post partita contro i rossoneri a San Siro. Un esempio lampante di come la voglia e il carisma possano condurre a risultati straordinari, perchè un esordio del genere nel calcio che conta è un qualcosa cui non si assiste tutti i giorni. Il tempo è dalla sua parte, così come la tenuta psicologica dimostrata finora. Sta solamente a lui adesso proseguire in questa direzione, verso una continuità di rendimento tendente al miglioramento costante, personale e verso la squadra. In un prologo di carriera più che mai esaltante per lui e per il popolo della Fiorentina.

(Fonte immagine di copertina: profilo instagram @elcastro10)

 

 

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Offerta del Bournemouth alla Roma per Zaniolo

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Zaniolo

Sembra certo che il futuro di Nicolò Zaniolo sia lontano da Roma. Il trequartista classe 1999, non convocato nelle ultime partite da Mourinho, è alla ricerca di una nuova esperienza.

Il Milan è estremamente interessato al calciatore, ma la trattativa non sembra semplice. Anche varie squadre straniere hanno mostrato interesse per il calciatore. Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, la Roma ha ricevuto un’offerta ufficiale dal Bournemouth. Il club inglese è disposto a versare 30 milioni più bonus per il calciatore, oltre ad una percentuale per una futuro rivendita. A questo punto la palla passa a Zaniolo.

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Calciomercato

Brilla la stellina Andrey Santos: il Chelsea se lo gode

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Chelsea

Andrey Santos è uno di quei calciatori che, nella CONMEBOL Championship Under 20, ha rubato la scena al resto degli altri talenti presenti nella competizione.

Con due gol in tre presenze, non sarebbe potuta partire meglio il percorso di Santos nel torneo biennale sudamericano. Il centrocampista centrale, poi, ha sempre avuto anche il fiuto per il gol, e questo aspetto fa ben sperare il Chelsea, che può prendersi tutti i meriti del caso per averlo prelevato prima del torneo.

Il Vasco da Gama lo ha cresciuto e gli ha permesso di farsi notare in Serie A brasiliana. Anche dopo la retrocessione del club nel 2020 il calciatore è rimasto alla corte del club. A fine dicembre, però, il Chelsea ha ottenuto l’accordo economico con club e giocatore, bloccandolo di fatto per la finestra invernale.

Il classe 2004 ha dunque preso parte al torneo Under 20 e il suo valore è ulteriormente incrementato: il Chelsea ci ha visto lungo.

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Pagellone girone d’andata – Juventus 6: serve qualcosa in più

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Juventus

Per valutare la stagione della Juventus, fra up & down e penalizzazioni, serve un miracolo divino. In questo pezzo ci limiteremo a giudicare solo e soltanto quanto fatto in stagione, senza dover di fatto contare i punti di penalità, che certamente saranno indice del risultato finale, ma che non possono condizionare il voto.

Perché la vecchia signora in classifica si ritrova decima con ventitré punti, ma va sinceramente sentenziata per il reale bottino ottenuto, pari a trentotto lunghezze, che la renderebbero terza in classifica, sopra l’Inter. Sarebbero addirittura quattro in più dello scorso campionato e una media finale di 76, superiore ai 70 totalizzati a fine campionato 2021-22.
Eppure la Juventus fino ad oggi ci ha annoiati, ma sul rollercoster. Già in fase di mercato ha messo le cose in chiaro, acquistando titolari con una facilità disarmante: da Pogba a Paredes, passando per Bremer, Kostic, Milik e Di Maria.

Il problema, però, si è poi riversato sul campo: Pogba e Paredes hanno passato più tempo in infermeria che in campo, Bremer ha alternato prestazioni da De Ligt ad altre di Ogbonniana memoria, mentre Di Maria fino al Mondiale è stato un oggetto misterioso. Alla fine i due dai quali ci si aspettava il meno possibile, Milik e Kostic, hanno preso sulle spalle una Juventus in difficoltà, portandola poi ad un filone di vittorie inimmaginabile qualche giorno prima.

E se la partenza è stata da insufficienza grave e matita rossa, le otto vittorie consecutive arrivate senza subire alcuna rete, hanno riportato i bianconeri sulla retta via. A rigettarli invece dal paradiso direttamente sul globo terrestre ci ha pensato il Napoli di Luciano Spalletti. Un sonoro 5-1, troppo pesante per far davvero parte della storia recente degli uomini di Allegri. A gennaio inoltrato il bilancio è sufficientemente positivo, ma per alzare il voto serve fare qualcosa di più.

VOTO: 6

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Le pagelle di Lazio-Milan: Zaccagni e Luis Alberto sugli scudi, Leao e Giroud impalpabili

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La partita con cui si chiude il girone d’andata di questa stagione di Serie A, per il punteggio e non solo, assume i connotati di una nottata storica. Essa rappresenta infatti al momento l’apogeo dell’esperienza di Sarri alla guida della Lazio, e mette inoltre in evidenza la tenuta agghiacciante di un Milan che ad appena metà stagione sembra essere ormai giunto ad un punto di non ritorno. La vetta della classifica è sempre più lontana, con il Napoli che sembra fare la corsa solo su sè stesso, mentre nel frattempo le inseguitrici capitoline sono arrivate a un tiro di schioppo (sia i biancocelesti che la Roma distano appena un punto dalla squadra di Pioli).

LE PAGELLE DELLA LAZIO

Provedel 6: sufficienza politica in quanto è spettatore non pagante della sfida. Viene impegnato con qualche facile tuffo solo con conclusioni disperate.

Marusic 7: non pago di aver messo la museruola a Leao, si lancia all’arrembaggio in occasione del 2-0, con il palo a negargli la gioia personale. Uno stantuffo semplicemente inesauribile. (dal 78′ Lazzari s.v.: entra quando la partita non ha ormai più nulla da dire, si unisce al tripudio biancoceleste)

Casale 6,5: nonostante Giroud non faccia esattamente di tutto per metterlo in difficoltà, regala l’ennesima prestazione estremamente convincente della sua stagione, senza andare mai in affanno.

Romagnoli 6,5: il primo incrocio con la propria ex squadra finisce come meglio non potrebbe per il numero 13, che a 28 anni sembra aver finalmente raggiunto la piena maturità tecnica ed agonistica.

Hysaj 7: nonostante sia appena la sua quinta presenza da titolare in campionato, il terzino albanese giganteggia a più riprese; senso della posizione, agonismo, concentrazione, e, per non farsi mancare proprio nulla, il rilancio che porterà all’azione culminata nel rigore del 3-0.

Milinkovic-Savic 7,5: apre le danze col suo quarto gol in campionato, per poi dare inizio a uno show di pura tirannia in praticamente ogni zona del campo. Giocatori come lui, in Serie A, si contano a malapena sulle dita di una mano. (dall’83’ Basic s.v.)

Cataldi 6,5: sempre lucido e preciso nelle scelte, non manca inoltre di esibire diverse soluzioni balistiche estremamente raffinate. Certi duetti a fior d’erba con i propri compagni di reparto esaltano l’esigente platea dell’Olimpico. (dall’87’ Marcos Antonio s.v.)

Luis Alberto 8: con Sarri in panchina non si era ancora mai espresso a questi livelli, e che peccato aggiungerei. Semplicemente maestoso, dal velo con cui permette a Milinkovic di trafiggere Tatarusanu fino all’assist per il 4-0 di Felipe Anderson. Nel mezzo un rigore realizzato con sicurezza e una quantità indefinibile di giocate da vero e proprio Mago.

Pedro 7: col passare dei minuti il motore dello spagnolo sale rapidamente di giri, facendosi trovare con sempre maggior continuità tra le linee rossonere, con la sua immensa classe a fare il resto. Entra nell’azione che porta al raddoppio, e non contento si procura il rigore poi trasformato dal proprio connazionale. Vederlo dannarsi l’anima anche in difesa ti fa quasi dimenticare che tra qualche mese compierà 36 anni. (dal 78′ Romero s.v.)

Felipe Anderson 7,5: il gol del poker rappresenta soltanto la ciliegina sulla torta di una grandissima prestazione, un mix esaltante di intelligenza tattica ed imprevedibilità carioca. Con un Felipe così anche l’assenza di un totem come Immobile fa decisamente meno paura.

Zaccagni 8: si conferma uno degli uomini più in forma non solo della rosa biancoceleste, ma dell’intero campionato, entrando nel tabellino in veste sia di assistman che di goleador. Il mismatch con Calabria è evidente, e si presenta in modo impietoso ogni volta che l’ex Verona riesce a puntarlo nell’1vs1.

All. Sarri 8: parlare di Sarrismo risulta ormai stucchevole, ma i meccanismi codificati alla perfezione mostrati dalla sua Lazio stasera rimandano inevitabilmente a tale definizione. Il duello con Pioli lo stravince per k.o. tecnico.

 

LE PAGELLE DEL MILAN

Tatarusanu 4,5: l’uomo maggiormente nel mirino del tifo milanista sembra incapace di dare una svolta alla propria stagione. In particolar modo sul tiro di Marusic, che porta al tap-in vincente di Zaccagni, ha non poche responsabilità.

Calabria 4,5: con uno Zaccagni formato extra-lusso il capitano del Diavolo ha forse il compito più ingrato di tutti. Perennemente in affanno in difesa, si fa vedere poco nella metà campo avversaria.

Kalulu 5: come a Lecce è completamente in bambola, e dopo essersi fatto portar fuori posizione da Felipe Anderson in occasione del primo gol, frana goffamente addosso a Pedro causando il rigore che chiude definitivamente l’incontro. Il Milan ha bisogno di lui come di pochi altri.

Tomori 5,5: dopo la prestazione horror di mercoledì scorso prosegue un periodo completamente da dimenticare per il centrale inglese, fin troppo poco reattivo sull’azione che porta al gol di Milinkovic. Come se non bastasse, è costretto ad abbandonare prematuramente la contesa per un problema fisico. (dal 24′ Kjaer 5: entrato a freddo per l’infortunio di Tomori, si distingue per un ottimo intervento su Zaccagni nel primo tempo, ma finisce inevitabilmente per soccombere insieme ai propri compagni)

Dest 5: in avvio è forse il milanista che approccia meglio la gara, ma poco per volta affonda nel naufragio generale della propria squadra. Sull’azione del gol di Zaccagni si perde completamente Marusic, che gli sfila alle spalle.

Tonali 5: colui che proprio contro la Lazio l’anno scorso regalò un pezzo notevole di scudetto al Milan oggi è estremamente impreciso, e oltre alla solita garra offre poco e nulla.

Bennacer 5,5: la principale fonte di gioco di Pioli viene costantemente sopraffatto dai propri dirimpettai in maglia biancoceleste, e, per quanto ci provi, non riesce praticamente mai ad accendere la luce. La sciocca ammonizione rimediata dall’algerino, che gli farà saltare il prossimo match di campionato, fotografa meglio di qualunque altra cosa il momento di totale apnea dei campioni d’Italia in carica.

Messias 5: partita incolore, riesce a saltare Hysaj soltanto in un’occasione, ma per il resto non combina praticamente nulla. E il fantasma di Zaniolo incombe sempre di più… (dal 59′ Saelemaekers 5: non incide, con la squadra già mentalmente avviata alla sconfitta).

Diaz 5: se escludiamo un’azione solitaria nel primo tempo, la sua prestazione conferma un’impressione ormai ampiamente diffusa: al Milan manca in modo abbastanza eclatante un trequartista di reale consistenza. (dal 59′ De Ketelaere 5,5: anch’egli subentra quando il Milan è ormai ampiamente alla deriva, e pretendere qualcosa dal belga in questa partita altro non è che puro sadismo).

Leao 4,5: l’MVP dello scorso campionato gioca con una svogliatezza inverosimile vista l’importanza della partita, e risulta difficile capire se sia il portoghese a risentire dell’appannaggio generale del Milan o la squadra a boccheggiare in assenza delle invenzioni del proprio campione. (dal 79′ Rebic s.v.)

Giroud 4,5: i compagni lo cercano poco, ma a dire il vero fa ben poco per farsi trovare pronto. Perennemente fuori dal gioco, il bomber francese sembra aver patito più di tutti le fatiche accumulate ai Mondiali, e la mancanza di ricambi adeguati gli impone un impiego che sembra spremerlo completamente partita dopo partita. (dal 59′ Origi 5: non poteva certo essere questa la sua partita, anche se resta effettivamente da chiedersi quale lo possa essere, visto il contributo praticamente nullo offerto dal belga alla causa del Diavolo fino ad ora).

All. Pioli 4: semplicemente una delle peggiori partite della sua intera gestione. Il Milan visto nell’ultimo mese non sembra avere minimamente le risorse tecniche e mentali necessarie per difendere il titolo conquistato l’anno scorso, e in una burrasca di dimensioni bibliche sembra aver perso completamente il controllo della situazione.

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