aSi è appena conclusa l’edizione numero ventitre del Campionato Europeo riservato alla categoria under 21. Il torneo, svoltosi in un insolito format; infatti a causa della pandemia di Covid 19, si è articolato tra marzo e giugno, in due fasi distinte, quest’ultima disputatasi tra Ungheria e Slovenia. A seguito di una finale bloccata ma avvincente, la Germania si è aggiudicata il suo terzo titolo, ai danni del Portogallo.

Non è stato un percorso senza intoppi quello dei tedeschi, che hanno terminato il proprio girone a pari punti con Olanda e Romania, superando la nazionale di Bucarest solamente grazie alla differenza reti. Gli uomini di Stefan Kuntz, già vincitore del torneo nel 2017, hanno poi eliminato la temibile Danimarca, ricca di talenti, tra i quali spicca quello del 2003 Faghir, in gol proprio contro i teutonici. Infine, la netta vittoria in semifinale contro l’Olanda, dominata per tutti i novanta minuti, ha preceduto la finale di ieri sera.

Non considerati tra i favoriti, anche a causa di una rosa che vede pochi giocatori stabilmente impiegati in prima squadra; i tedeschi hanno mostrato compattezza difensiva e fantasia offensiva, grazie all’eccellente lavoro del tecnico di Neunkirchen.

LA FORMULA GERMANIA

Priva di talenti cristallini come quelli messi in luce dalle due nazionali iberiche; e non potendo contare su elementi esperti a livello internazionale, come quelli di Francia e Olanda, la Germania ha fondato il proprio successo sull’organizzazione tattica. Kurtz ha diretto un’orchestra nella quale ogni elemento era perfettamente istruito sulle mansioni da svolgere e soprattutto sui tempi di esecuzione da seguire. Le trame di gioco, caratterizzate da una impronta pragmatica, hanno mostrato una tendenza alla ricerca del cambio di gioco repentino, finalizzato a capovolgere il fronte dell’azione, sorprendendo le difese avversarie, condito da un atteggiamento prudente in fase di non possesso.

L’intercambiabilità dei quattro elementi offensivi nel 4-2-3-1, spesso 4-3-3 grazie alla polivalenza di Salih Ozcan, mezz’ala offensiva del Colonia, è stata favorita dalla scelta di schierare Lukas Nmecha come unica punta. Il talento del Manchester City, quest’anno in prestito all’Anderlecht, oltre a realizzare la rete decisiva nella finale, ha permesso agli avanti tedeschi di proporre trame fluide nella metà campo offensiva, senza fornire punti di riferimento alla difesa avversaria. Decisivo è stato poi l’apporto offensivo di Florian Wirtz, nuova stella del settore giovanile delle aspirine di Leverkusen, da un mese diciottenne, in grado di segnare due reti in semifinale con l’Olanda e di apportare vivacità e qualità negli ultimi metri.

Se anche la linea difensiva, costituita da due centrali rocciosi ma educati con i piedi come Nico Schlotterbeck e Amos Pieper e da due terzini di spinta, David Raum e Ridle Baku, è risultata funzionale all’impianto tattico disegnato da Kunz, l’arma in più è stata indubbiamente la diga di centrocampo. Infatti, la coppia protagonista della mediana teutonica si è segnalata per aver interpretato la  funzione nel 4-2-3-1 in maniera impeccabile e soprattutto moderna.

LA MEDIANA E’ LA CHIAVE DEL SUCCESSO

Arne Maier e Niklas Dorsch si sono rivelati due profili perfettamente compatibili; sicuramente  in grado di stimolare l’appetito di molti allenatori che hanno assistito alla manifestazione, cercando spunti per la costruzione delle rispettive squadre.

Maier, che ha alzato in cielo la coppa, ha svolto principalmente una funzione di rottura, pressando il portatore con vigore e nerbo, per poi verticalizzare immediatamente dando vita al ribaltamento di fronte. Il classe 1999 è uno dei fiori all’occhiello del settore giovanile dell’Hertha Berlino, club che fatica a trovare una propria dimensione, nonostante un florido vivaio. Il ragazzo di Ludwigsfelde ha trascorso la stagione in prestito all’Arminia Bielefeld, penalizzato dai ripetuti infortuni non ha saputo dare continuità alle prestazioni.

Più continuo, invece, il rendimento di Nkilas Dorsch. Prodotto del settore giovanile del Bayern Monaco, dopo una stagione all’Heidenheim, il ventiduenne ha assaporato da protagonista il campionato belga, vestendo la maglia del Gent. Nonostante una stagione agrodolce, Dorsch ha palesato tutte le caratteristiche che lo rendevano uno dei prospetti più interessanti nella cantera bavarese. Stupisce, infatti, la capacità di interpretare il ruolo da regista “classico” secondo i canoni del calcio moderno. Niklas Dorsch non si limita a ricevere palla dalla linea difensiva per imbastire la manovra, ma svolge questa mansione abbinando energia e dinamismo da mezz’ala.

Alla intelligenza nel leggere le situazioni di gioco e nel cercare la soluzione più appropriata viene così aggiunta vivacità nell’esecuzione; aspetto che consente di catalizzare l’impostazione delle trame offensive. Queste caratteristiche vengono poi accompagnate da notevole tecnica nella gestione della sfera, con cambi di gioco anche di cinquanta metri eseguiti con precisione.

È stata proprio la combinazione delle qualità dei due a dare vita a una mediana dinamica, aggressiva, prorompente ma anche raffinata nella costruzione. I grandi club europei non si lasceranno sicuramente sfuggire due potenziali opportunità di questa caratura.

Fonte immagine in evidenza: Calciomercato.com