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Giampaolo Marcheggiani: “Il calcio si era dimenticato del Venezia, ma ora siamo tornati”

Giampaolo Marcheggiani: “Il calcio si era dimenticato del Venezia, ma ora siamo tornati”

Abbiamo fatto una chiacchierata con Giampaolo Marcheggiani, responsabile scouting del Venezia Fc. Stretto collaboratore di Perinetti dai tempi di Palermo, il giovane marchigiano ci ha dato il suo punto di vista sulla fantastica stagione della squadra, sulla Serie B e sul suo lavoro sui campi di calcio.

E’ passato qualche giorno dalla partita che vi ha dato la matematica certezza della promozione in Serie B. Finita l’euforia, quali sono le considerazioni a mente fredda?

Ti rendi conto solo qualche giorno dopo delle cose che questa squadra è stata in grado di fare. Siamo stati la prima squadra professionistica in Italia a vincere un campionato e abbiamo il ritorno di finale di Coppa Italia da giocare. Abbiamo raggiunto prima di Pasqua un traguardo che ad inizio stagione potevamo solo sperare di raggiungere. Chiaramente nel corso della stagione non te ne rendi conto, ma poi ragionandoci sopra capisci che i ragazzi hanno fatto qualcosa di davvero eccezionale. La cosa particolare è che quando abbiamo conquistato la promozione in Serie A con il Palermo nel 2014, ho ricevuto molte meno chiamate e messaggi dagli addetti ai lavori.

Penso che si possa spiegare con la diffusa curiosità generale riguardo al ritorno del Venezia in Serie B, un ritorno atteso da molti anni.

Erano dodici anni che il Venezia non saliva in Serie B, troppi per una piazza così importante. Probabilmente in questi anni ci si era anche dimenticati di questa città a livello calcistico. Ora questa società è tornata in un palcoscenico importante, è normale che tutto il sistema calcio non ne sia rimasto indifferente.

I calciatori del Venezia festeggiano la promozione in Serie B.

C’è stato un momento in cui hai capito che avreste vinto il campionato?

Sì, la partita con il Bassano. Abbiamo preso gol a due minuti dal novantesimo, ma poi all’ultimo minuto ha segnato per noi il gol vittoria Falzerano, ex del Bassano, giocatore che non aveva mai segnato e che ha trovato il primo gol con noi proprio contro i suoi vecchi compagni. Mancavano otto giornate alla fine del campionato, quella è stata la partita che ci ha fatto pensare che potevamo davvero farcela. E nell’impresa, anche la coincidenza del gol di Falzerano nello stadio del Bassano. Capisci che c’è qualcosa di magico in una stagione del genere.

Mi hai detto che non vi aspettavate di vincere, almeno con così largo anticipo, il campionato. Però la vostra squadra ha dimostrato nettamente di essere la più forte.

E’ vero, però il Parma ha una squadra impressionante, che è stata arricchita da un mercato di Gennaio notevolmente superiore alla media della categoria. Il Padova ha tenuto botta fino alla fine, senza contare poi squadre di valore come Reggiana e Pordenone. In società ci si augurava di poter lottare fino alla fine, non di distanziarci di ben 16 punti dal Padova a metà aprile. Il nostro era un girone molto impegnativo, forse il più difficile dei tre. C’erano squadre molto forti che rappresentavano città altrettanto importanti. Vincere in questo modo non è stato per nulla facile.

Perché avete raggiunto questo traguardo allora? Qual è stata la vostra filosofia?

Innanzitutto i ragazzi nel corso della stagione hanno acquisito consapevolezza dei propri mezzi, sapevano di essere un gruppo forte. Questo è possibile solo quando lo spogliatoio si sente unito, e ogni elemento della squadra si sente partecipe del progetto e funzionale all’obiettivo da raggiungere. A differenza delle altre formazioni noi non abbiamo avuto undici titolari, ma venti. Quando sono mancati dei titolari, chi ha giocato si è sempre fatto trovare pronto. Per vincere un campionato questo è fondamentale; molte nostre riserve hanno fatto più di quindici partite, non una o due.

L’anno prossimo invece vi confronterete con un altro tipo di campionato, che tu già conosci dopo le esperienze a Palermo e a Carpi. Qual è la misura reale del divario tra Serie B e Lega Pro?

La Serie B è un campionato composto da 42 partite, in pratica non finisce mai. Per affrontarla al meglio, una squadra deve sapere che ci sono più campionati all’interno del torneo, fasi diverse all’interno della stessa stagione. Squadre come Trapani e Ternana, che alla fine del girone d’andata sembravano spacciate, ora sono risalite e si giocano la salvezza. Sul versante opposto, una squadra fortissima come il Bari, con giocatori da Serie A, lotta per partecipare ai playoff.

Immagino che anche la prossima stagione il vostro allenatore sarà Inzaghi, che quest’anno si è preso una bella rivincita. In questa stagione è stato il vostro valore aggiunto?

Io credo che Inzaghi abbia dato la sua impronta fin dall’inizio sotto tanti punti di vista. E’ un ottimo allenatore, e dal punto di vista tecnico ci ha dato molto, i punti in classifica e il divario con le altre lo hanno dimostrato. Per quanto riguarda l’organizzazione ha subito impostato un metodo di lavoro da grande società. E poi, immagina i ragazzi che sono cresciuti con il mito di Inzaghi e che ora hanno il privilegio di essere allenati da lui…

Filippo Inzaghi, Giampaolo Marcheggiani e Joe Tacopina.

L’ultima domanda riguarda invece il tuo ruolo. Di che cosa si occupa il responsabile scouting?

Innanzitutto ogni situazione è diversa dall’altra. In ogni società ci sono caratteristiche, influenze esterne e budget differenti da gestire, che ti portano ad adeguarti e adattarti. La cosa più importante è quindi capire il margine di operatività di una società e capire dove andare a cercare nuovi talenti. Per quanto riguarda il nostro caso, gli osservatori hanno guardato alla Serie B, alla Lega Pro e anche alla Serie D. Salendo di categoria speriamo di fare qualcosa di più anche a livello internazionale, tra poco ad esempio ci saranno gli Europei U21, che saranno come sempre una manifestazione molto interessante.

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