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A volte ritornano

Alberto Gilardino è tornato a segnare: nell’uno a zero dello Spezia contro il Foggia l’attaccante biellese ha segnato il suo secondo gol con la maglia dei liguri, contribuendo a scrivere il nuovo capitolo primordiale del suo presente calcistico. Ingaggiato a ottobre dopo essere stato svincolato per tutta l’estate, Gilardino non viene da un passato facile.

Per un ex campione del Mondo e d’Europa (Milan 2007), il Violino ha passato un anno calcistico senza masticare il gusto della rete, sia negli sventurati sei mesi all’Empoli che nelle’ultima parte di stagione a Pescara. Difficoltà, infortuni, sfortune.

La carriera recente di Gilardino non rende affatto onore al suo passato più lontano, quello dei bagliori di Milano e delle valorose stagioni a Firenze, Bologna e Genova. Tornare al gol per uno dei centravanti più prolifici e simbolici del calcio contemporaneo italiano è una flebo di positività, un’iniezione di fiducia che non può che giovare all’ex attaccante del Milan.

Finalmente, si potrebbe dire, Gilardino sembra aver trovato una stabilità calcistico-ambientale che possa dare serenità a un giocatore che negli ultimi anni ha sofferto parecchio, che ha fatto delle scelte sbagliate e che probabilmente, se tornasse indietro, difficilmente rifarebbe.

GOOD VIBES

Era il luglio del 2005 quando Alberto Gilardino lascia il Parma per conquistarsi la fiducia del San Siro rossonero, a quei tempi abituato a quotidiani appuntamenti di Champions League e soprattutto, a formazioni dalle nomenclature divine. Il giovane Alberto fa una prima buona stagione a Milano, e perennemente sotto la gestione di Ancelotti, i gol del biellese con la casacca rossonera saranno addirittura 44 in 132 presenze, il bottino complessivo di 3 stagioni.

Dopo la vittoria del Mondiale tedesco del 2006, la figura di Gilardino entra ancor più potentemente nel panorama del mainstream quando vince l’ultima Champions League del Milan come membro protagonista della spedizione europea, in cui spicca il suo gol nella partita perfetta contro il Manchester United nonchè il ballottaggio memorabile nel pre gara di Atene con Inzaghi.

Dopo la sofferta stagione post-Champions League il Milan aveva ridimensionato la sua squadra e i suoi obbiettivi, e Gilardino, nonostante si fosse in parte caricato la squadra sulle spalle, decide insieme alla dirigenza di separare i propri percorsi, imboccando la A1 in direzione Bologna cambiando poi per Firenze.

Il progetto presentatogli dall’allora ds Corvino è interessante talmente tanto che Gila accetta e firma per i viola, entrando a far parte di una squadra dalle ottime impressioni e con un allenatore che sarà molto importante per lui: Cesare Prandelli. Con l’ex tecnico della Nazionale Gilardino ritrova il mentore di Parma, quell’allenatore così ambizioso che su di lui aveva puntato tanto e che gli permette di ritrovare al Franchi anche un ex compagno al tempo dei Ducali come Adrian Mutu.

I quattro anni di Firenze sono fantastici per l’ex Milan, dove oltre a battere notevoli record del club (10 gol nelle competizione europee, soffiato il primato a Batistuta) si toglie notevoli sfizi personali, come il gol nei minuti finali di Liverpool-Fiorentina dove il Violino segna negli ultimi minuti della gara permettendo alla Viola il passaggio come primi nel girone. Cosa dire di Gilardino alla Fiorentina se non di un attaccante che al Franchi ha dipinto il suo periodo d’oro in termini calcistici ?

Egli è stato uno dei migliori giocatori degli ultimi vent’anni di Serie A, e con la Fiorentina il Gila ha anche raggiunto l’epica quota di 100 gol in Serie A, riconoscimento minimo per uno che si vuole definire un giocatore significativo. E Gilardino, con più di 190 all’attivo nella massima categoria italiana, lo diventa per diritto.

PROVINCIA

L’epilogo di Gilardino a Firenze è stato un trasferimento brusco e inatteso a gennaio al Genoa, che assicuratoselo per circa 8 milioni, si è ritrovato tra le mani uno dei bomber più prolifici dell’allora Serie A. Era un Genoa ambizioso e un Preziosi molto, molto generoso, un periodo in cui il presidente del Grifone spendeva a destra e a manca pur di ridimensionare la struttura del suo Genoa in qualcosa di più grande.

A Marassi Gilardino ci rimarrà soltanto per sei mesi, in cui fra problemi ambientali e diverbi con i tifosi, il Violino lascerà la città di Renzo Piano per approdare in prestito a una più tranquilla Bologna, una piazza che inaspettatamente saprà dargli molto. Con i felsinei il maturo Gilardino trova una stagione insidiosa, con una squadra valida ma il cui obbiettivo salvezza trasporta l’ex campione del mondo in una nuova dimensione fatta di lotte all’ultimo sangue e partite da dentro e fuori.

Una stagione tuttavia con i fiocchi quella del Dall’Ara, dove Gila salva il Bologna segnando 13 reti e si accontenta, modestamente, di salutare tutti con il cuore pieno di orgoglio per quello che ha dato sul campo, ma con una voglia di tornare verso lidi più ambiziosi che quelli dell’evitare la Serie B. Così Liverani, da poco allenatore del Genoa, decide di voler puntare tutto su di lui e chiede a Preziosi di far rientrare dal prestito in Emilia Gilardino per potergli costruire attorno una squadra che attenti alla zona Europa League. Le stagioni successive al secondo trasferimento genoano non saranno poi così entusiasmanti: al di là dell’annata immediatamente post Bologna in cui segna 15 gol in 36 presenze, ovviando di conseguenza al pessimo inizio proprio con Liverani, Gilardino avrà poco di cui godere nelle annate successive.

Prima l’avventura mistico-economica in Cina al Guangzhou Evergrande, la squadra allenata da Lippi e in cui gioca l’amico di sempre Diamanti. In Oriente i soldi sembrano essere il vero motore decisionale che ha spinto l’italiano a varcare i confini nazionali, visto che lo stipendio cinese di 10 milioni in due anni era un’offerta impossibile da rifiutare. Poi la nostalgia, la mancanza dell’Italia e di quel duomo fiorentino che chissà quante volte lo aveva omaggiato in campo a suon di gol. Così, Gilardino decide di staccare la spina cinese tornando alla Fiorentina a gennaio 2015, firmando un contratto di sei mesi in cui torna comunque a suonare il violino per ben quattro volte.

Gli ultimi sussulti fiorentini coincidono con il definitivo saluto di Gilardino al calcio che conta, anche se va detto, già dal trasferimento cinese l’ex Milan non era più temibile e affidabile come una volta. Eppure il DNA non mente, non può permettere che certi valori radicati nell’essenza di una persona vengano cancellati dal tempo e dagli altri. Di fatto un po’ a sorpresa Gilardino decide di dire si a Zamparini trasferendosi al Palermo, club non più eccentrico come quando giocava a Firenze o al Milan ma anzi squadra dai volti poco noti e dall’organizzazione scadente.

Fra i travagli di una gestione ai limiti del dilettantismo e con vicende spiacevoli sia in campo che fuori, Gilardino tocca comunque la doppia cifr arrivando a dieci reti stagionali, in cui spicca l’ultima nel match decisivo contro l’Hellas Verona per la permanenza in Serie A. Quello fu l’ultimo gol di Gilardino in Serie A, l’ultimo regalo di un ex campione del mondo agli sportivi che lo hanno visto maturare negli anni.

Il suo ultimo anno è stato a dir poco travagliato, con diversi infortuni sia a Empoli dove ha iniziato che a Pescara dove ha finito, esperienze entrambe negative legate ulteriormente da un altro spiacevole fattore: l’assenza di gol. Sia in toscana che in Abruzzo Gilardino si scontra contro le difficoltà di un trentacinquenne nella massima categoria italiana che mastica un calcio totalmente anacronistico per l’attuale modo di intendere il pallone.

Fra sofferenze e depressioni sportive, Gila rimane svincolato per tutta l’estate finchè il suo procuratore Andrea D’Amico non trova la chaive di volta giusta per poter accontentare il suo assistito. Rinunciando alle offerte della Cremonese, D’Amico gli trova una sistemazione ottimale al La Spezia, sempre in serie B, una categoria che Gilardino non conosceva dai tempi primordiali del Piacenza. Ieri, appunto, il Violino è tornato a segnare dopo la prima rete cadetta al Frosinone su rigore a novembre; ieri invece ha segnato uno dei gol suoi, quelli da dentro la’rea di rigore, di testa, beffando il portiere.

Che Gilardino oramai non possa chiedere più troppo al suo corpo è comprensibile, l’età è avanzata inevitabilmente; eppure in una categoria angusta e criptica come la Serie B il violinista del gol può ancora permettere a qualche giovane di imparare dai suoi movimenti e fare qualcosa di buono per un club e i suoi tifosi. Anche se c’è da ammettere che il fiuto del gol, quello, non lo potrà insegnare mai. Gilardino è tutt’ora il nono giocatore più prolifico di tutta la Serie A.

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