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Correva l’anno… 2009: i giocatori più costosi di dieci anni fa

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Cifre da capogiro, aste miliardarie, trattative camaleontiche, rialzi continui. Nulla di nuovo sotto il sole: da qualche anno a questa parte il “pallone” sta progressivamente (e irreversibilmente) assumendo i tratti di un gioco in borsa più che di uno sport “del popolo”. Il bello e il brutto del calcio.

E come nella legge del più forte, prevale quasi sempre chi può contare su una disponibilità economica maggiore e accaparrarsi cartellini importanti e calciatori ultra blasonati. Tanto che, i diamanti grezzi formati tra le mura di casa, i talenti cresciuti dalle fiorenti primavere, sembrano creature misteriose e mitologiche, uomini d’altri tempi.
Un effetto domino clamoroso, che ha con gli anni investito non solo i club più potenti del panorama calcistico, ma anche squadre “di provincia”, con meno disponibilità economiche, che hanno dovuto adattarsi alla veste sempre più finanziaria di questo sport per non rischiare di soccombere.

Ma non è sempre stato così. E non serve un ritorno alle origini per dimostrarlo. Basta un piccolo balzo nel passato. Riavvolgiamo il nastro per un attimo, ci catapultiamo all’indietro di dieci anni.

Per toccare con mano il cambiamento, l’evoluzione, andiamo a scovare i giocatori più pagati nel 2009, rapportandoli con i prezzi dei loro cartellini. E soprattutto, vediamo se hanno mantenuto le promesse e rispettato le aspettative.

Cristiano Ronaldo – Real Madrid (94 mln)

Ancora lui, sempre lui. E chi sennò? Il 7 per eccellenza e antonomasia, circa dieci anni fa, rendeva ancora più calda un’estate bollente, con l’approdo ai Blancos. Sarebbe presuntuoso quanto superfluo dire che, a dispetto delle cifre, lui le aspettative non le ha rispettate, ma di gran lunga superate. Due palloni d’oro, tre coppe dei campioni, due titoli spagnoli, il tutto contornato da qualche Supercoppa e Copa del Rey sparsa qua e là. Discreto Palmares, che dite? Specialmente se si considera che, nella maggior parte dei casi, è stato l’artefice di tutto, il vero condottiero e timoniere della nave Blancos, niente più di una zattera senza di lui.
La scorsa estate, una cifra affine, ha segnato il suo passaggio alla Juventus. Ma a tutto c’è una spiegazione: nel 2009, dieci anni fa, era ancora un giovincello dal futuro roseo e dalle grandi aspettative, un’età che ha contribuito inevitabilmente a far lievitare il valore del cartellino. Lo “sconto” ottenuto dalla Juve, oltre che dalla volontà del giocatore, è dipeso specialmente dalle 34 primavere che in genere avviano al tramonto la carriera professionistica. “In genere”, non per tutti…

Zlatan Ibrahimovic – Barcellona (70 mln)

Dalle stelle…alle stelle. E pensare che oggi 70 milioni sono sinonimo di una stagione giocata ad alti livelli, niente più. E che solo nel 2009 ci compravi Ibrahimovic, uno dei centravanti più forti degli ultimi vent’anni. L’Inter pre-triplete, decise a malincuore di disfarsene accettando la ricca (come lo era allora) offerta blaugrana, decisa a inserire con l’acquisto dello svedese, l’ultimo tassello del ponte verso la storia. Cosa convinse il club di Rossel a puntare sullo svedese? Beh, intanto tre titoli vinti da assoluto protagonista, una media gol di 0,7 gol a partita e un passato glorioso costellato da gol e giocate da campione. Col senno di poi, nonostante 16 gol realizzati in 29 apparizioni, Ibra non mantenne del tutto le promesse con la maglia della squadra catalana. Ma dire che poi si è “rifatto” è un eufenismo a tutti gli effetti.
Cinque anni all’ombra della Tourre Eiffel, poi, sazio di trofei, la nuova avventura al Manchester United, macchiata da due infortuni che sembravano aver posto la parola “fine” sulla carriera del centravanti. Oggi, a proposito di stelle, se la passa nel Los Angeles Galaxy. Ma guai a chiamarla pensione!

Kakà – Real Madrid (65 mln)

Ok, fuori subito la tesi: il Real Madrid quell’anno proprio non ne voleva sapere di accontentarsi. Bisognava rinascere, scrollarsi il bollo di comprimaria del blaugrana e fare le cose in grande. E guarda chi c’è, sempre dall’imbarco proveniente da Milano, nel 2009 orfana di quattro piedi d’oro. Ricardo Kakà, ma solo per gli amici. Perchè per tutti è stato “l’extraterrestre”. Perchè dopo sei stagioni in rossonero e, soprattutto, un pallone d’oro, aveva perso i tratti umani ed era anello di congiunzione tra Terra e spazio.
Anche lui, come Ibra, probabilmente non ha rispettato appieno le aspettative. Non un tracollo in Blancos, per carità. Ma comunque, per via anche della concorrenza spietata della squadra spagnola, abbastanza lontano dalle prestazioni del Milan. Il romantico e nostalgico ritorno all’ombra della Madonnina, prima di andare a insegnare il pallone oltreoceano, agli Orlando City, dove continua a parlare coi piedi e a incantare a suon di giocate.

https://youtu.be/vHcQM1TjZDs

Xabi Alonso – Real Madrid (35 mln)

Dal prossimo facciamo che scriviamo direttamente il prezzo del cartellino. Una Restaurazione a tutti gli effetti, quella madrilena. Con lui, l’ennesimo membro della nostalgica vecchia guardia del Real Madrid, il mediano dei mediani dei Blancos dal 2009 al 2014. Acquistato dai Reds del Liverpool, dove si era fatto notare per la sua intelligenza calcistica, il carattere profetico di immaginare il seguito dell’azione e prenderne parte con la sua immensa qualità. Si dice giocasse con la palla di vetro più che col pallone.
Dopo cinque anni a ovest dei Pirenei, accetta la sfida lanciatagli dal Bayern Monaco e si trasferisce in Baviera. Due anni coi tedeschi, poi il ritiro. Professionista esemplare, campione eterno.

Karim Benzema – Real Madrid (35 mln)

E siamo a 230, come i milioni sganciati dal Real nella sessione estiva in quel del 2009. Più o meno gli stessi di quelli spesi quest’anno per Jovic, Militao, Mendy e Rodrygo. Solo a pensarci…
Benzema rappresenta l’unico superstite di quell’Invincibile Armada costruita la bellezza di dieci anni fa, quando venne prelevato dall’Olimpique Lione. Caterve di gol, uno spirito di sacrificio tutt’altro che innato ma formatosi in casa Real, a contatto coi grandi. Mai nell’ombra, neanche accanto a gente come Cristiano Ronaldo, non ha mai sfigurato. Rispetto alle origini, lavora molto più a favore dei compagni di quanto non facesse prima. Senza rinunciare e mai smarrire a quel senso del gol incorporato alla nascita, che appartiene solo ai veri nueve come lui, e non quelli “falsi” come volgarizzano nella pensiola Iberica. Più volte in procinto di partire, la scorsa stagione, con l’addio di Ronaldo, si è preso il Real sulle spalle e l’ha condotto a suon di reti a un’insperata qualificazione europea.

https://youtu.be/aEu2n7JQGhs

Mario Gomez – Bayern Monaco (30 mln)

Eccolo qui, uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi dieci anni, croce e delizia del calcio tedesco e mondiale. Una carriera dalla parabola di un’altalena, quella voglia di mettere il loop i quattro anni meravigliosi in Baviera. Rispettosa della tradizione di pescare in patria, il Bayern lo preleva dallo Stoccarda nel 2009, dove si era fatto notare per le doti di ariete d’area di rigore. Nel palcoscenico dell’Alianz Arena, conquista i cuori dei tifosi e gli occhi di tutti gli sportivi con 75 reti siglati in 115 apparizioni. Brutto ma bello al tempo stesso, ce ne fossero ancora di bomber di razza così…
In Italia lo ricordiamo per l’esperienza alla Fiorentina, l’inizio del piano inclinato, il punto più basso della sinusoide della sua carriera. Un terribile infortunio che ne compromette la stagione, anzi, le stagioni: due campionati in maglia viola, durante i quali la voglia di riconfermarsi è stata via via una grande illusione. In cerca di riscatto, dopo un’esperienza al Wolsfburg, il ritorno alle origini allo Stoccarda. Il completamento di un cerchio dai mille rimpianti.

Carlos Tevez – Manchester City (29 mln)

Un tradimento da 29 mln di euro. Un tradimento trampolino di lancio di una carriera stellare. Non parliamo di Figo dal Barcellona al Real Madrid, neanche di Ibrahimovic dall’Inter al Milan. Ma di Tevez, che nel 2009 cambia sponda dell’Irwell e passa dallo United al City. Decisivo crocevia di un campione che, nelle seguenti quattro stagioni con i Citizens, si aggiudica da protagonista due titoli d’Inghilterra, e la gioia personale di comparire nell’albo dei capocannonieri della Premier League.
Anche lui come Gomez, ricordato per l’approdo nel Bel Paese, con la maglia bianconera della Juve. Tre anni. Due titoli. Una Champions League assaporata a lungo ma soltanto sfiorata, il mancato coronamento di una carriera che avrebbe potuto trovare nella Coppa dalle grandi orecchie la sua ciliegina sulla torta. Nel 2016 sente il richiamo di casa e come Ulisse, pone fine al viaggio. Un viaggio di dieci anni in Europa, prima del capolinea al Boca Juniors. Ora dà spettacolo sul prato della Bombonera.

Emanuel Adebayor – Manchester City (29 mln)

La bestia togolese, come lo chiamavano in Inghilterra, che in questa speciale classifica dà il via alla categoria degli eterni incompiuti. Se fai il suo nome in casa Citizens, si ricordano più della famosa provocazione del 12 Settembre 2009 che per le prestazioni. Quel giorno, si giocava Manchester City – Arsenal, scontro al vertice di Premier League. E lui, da ex senza troppi rancori nè tantomeno sensi di colpa e riconoscenza, dopo aver segnato il gol del momentaneo vantaggio City, si fa tutto il campo di corsa per esultare sotto la curva dei Gunners. Ci sono eventi che lasciano il tempo che trovano, altri che diventano metafora eloquente della carriera di un giocatore. In quel gesto c’era tutto Adebayor: sfrontato, menefreghista e presuntuoso, preoccupato più di passare alla storia per un’esultanza al sapore di istigazione che per altro.
Sulla scia dell’onda il soggiorno a Madrid, con la grande opportunità di ritornare grande malamente sprecata. L’ennesimo rimpianto di una carriera che avrebbe potuto avere risvolti diversi. Ora se la passa all’Istanbul Basakeshir, squadra senza troppe ambizioni del campionato turco.

Joleon Lescott – Manchester City (27,5 mln)

Difensore rude, uno di quelli che ha deciso di tatuarsi addosso la frase “o la palla o la gamba” e farne una ragione di vita. Joleon Lescott se lo ricordano in pochi. Anche in Inghilterra, anche al City. Forse per conservare il ricordo dei giorni di Liverpool, sponda Everton, dove emerse come uno dei migliori centrali d’oltremanica conquistandosi la Nazionale inglese. Prima che si facesse mangiare dal peso della aspettative, alla finestra del definitivo salto di qualità mai realmente realizzatosi. Un salto nel vuoto, più che altro. Nel vuoto del dimenticatoio, nel buio di un flipper che lo sballottola come una sfera d’acciaio negli anni seguenti: cambia 4 maglie in 4 stagioni, senza mai imboccare la via del riscatto.
Decide di porre prematuramente fine all’agonia nel 2017, al Sunderland, reo di una sorte che lo condannava all’etichetta di incompiuto.

https://youtu.be/FcSm1a0fObM

Diego – Juventus (27 mln)

La sintesi in 173 cm dei sogni e le ambizioni dei tifosi juventini, proiettati nell’estate di due lustri fa, nel talento verdeoro proveniente dal Werder Brema. Alimentati sempre di più da una partenza da fenomeno, una di quelle che scomoda con inesorabili paragoni le leggende di un club. Quando volete rendere l’idea di quanto breve possa diventare la gloriosa carriera dei giocatori brasiliani, non dimenticatevi di citarlo. Lui, prototipo perfetto del fuoco di paglia, di quelle spighe di grano che maturano prima del tempo tanto messe alla berlina da Quintiliano. In quel Roma-Juve del 30 Agosto, illusi sognatori, dopo una doppietta da fenomeno ci abbiamo creduto tutti. Anche l’UEFA, che al termine dell’anno solare 2009 lo scaraventa nella lizza dei candidati al Pallone d’Oro.
Poi perde la testa, raccoglie due espulsioni in quattro apparizioni, smarrisce il talento. Cerca pace nel Vecchio continente, prima col Wolsfburg e poi con l’Atletico Madrid. Ma le giocate di Brema e i tre mesi alla Juve sono ormai, purtroppo, un vecchio e incombente ricordo. Come di consueto, depone le armi nel cimitero degli elefanti rappresentato dal campionato brasiliano, lasciando vivo i rimpianti di chi ha saputo viverlo e apprezzarlo.

(Fonte immagine di copertina: Profilo Twitter di Cristiano Ronaldo)

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Cairo sugli aiuti al mondo del calcio: “Serve un sostegno ai club”

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Torino, Cairo parla sulle condizioni di Juric

Il presidente del Torino Urbano Cairo ha espresso il suo parere sugli emendamenti presentati in Parlamento per sostenere il mondo del calcio.

Il governo avrebbe infatti deciso di dilazionare in 5 anni il pagamento dei 480 milioni di euro che i club avrebbero dovuto versare nelle casse del fisco.

Cairo si è espresso così ai microfoni dell’ANSA:

Premesso che come molti sanno spesso mi capita di non essere d’accordo con Lotito, stavolta la pensiamo alla stessa maniera. La situazione è sotto gli occhi di tutti: il nostro è un mondo che vive da tempo difficoltà, molto aggravate negli ultimi anni dalla pandemia. Certo, sono stati fatti sbagli, ma errori di gestione se ne fanno anche in altri settori della società, che pure ricevono aiuti rilevanti dallo stato. Ad esempio penso al tax credit per il cinema”.

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Turris-Avellino 1-3, le pagelle del match: Fabio Tito devastante!

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Modena

L’Avellino passa 1-3 contro la Turris e ottiene il terzo risultato utile consecutivo. I lupi, cinici e compatti, giocano una buona gara, trascinati da un devastante Fabio Tito, autore di una doppietta. Nel primo tempo meglio la Turris, che però all’intervallo si trova sotto 1-2. Tito apre le danze al ventottesimo, con un sinistro chirurgico da fuori area. Pochi minuti dopo, Gambale raddoppia di testa. I padroni di casa non mollano e al 37esimo Maniero accorcia le distanze con un colpo di testa che si insacca alle spalle di Pane. Nella ripresa l’Avellino addormenta la partita e colpisce al momento giusto; al 64′ Tito realizza un gol fotocopia del primo. I lupi sorpassano i corallini in classifica e si avvicinano alla zona playoff.

TURRIS

Perina 6: Incolpevole sui gol subiti. Compie delle parate importanti che evitano un passivo più pesante.

Manzi 5: I due gol di Tito arrivano sulla sua fascia. Non riesce a contenere Russo e sul terzo gol dei lupi è a dir poco disastroso.

Boccia 4,5: Il peggiore dei suoi. Mai in partita, si addormenta sul gol di Gambale e, insieme al sopraccitato Manzi, combina un pasticcio in occasione della terza rete dell’Avellino.

Frascatore 5: Nella giornata disastrosa della difesa corallina, non si salva neanche lui.

Contessa 5: Beccato dai suoi stessi tifosi, gioca male, tanto da apparire svogliato. Lo si nota dalle innumerevoli palle perse e dai primi controlli quasi sempre sbagliati.

Vitiello 5,5: Poco attento e quasi mai coinvolto nella costruzione del gioco. Nel primo tempo svirgola all’interno dell’area di rigore sprecando una buona occasione da rete. (Dal 57′ Haoudi 6: entra bene in partita e si mette in mostra con qualche dribbling e giocate interessanti).

Acquadro 6,5: Centrocampista totale. Corre, imposta, recupera palloni ed è sempre in partita. Realizza l’assist per la rete di Maniero. (Dal 82′ Ardizzone s.v.)

Gallo 6: A centrocampo fa quel che può. Nulla di più, nulla di meno. Sufficiente. (Dal 75′ Longo 6: prova a dare vitalità al reparto offensivo, ma il tempo a disposizione è davvero poco).

Ercolano 6: Disputa una gara discreta. Corre tanto ed effettua qualche percussione interessante. (Dal 57′

Giannone 6: Entra e prova a dar manforte a Maniero. Si fa vedere al limite dell’area con un paio di conclusioni dal limite).

Maniero 7,5: In questa categoria conta l’esperienza. E lui ne ha da vendere. Da ex di turno gioca una gara perfetta; difende e spazia su tutto il fronte offensivo creando non pochi pericoli alla retroguardia avellinese. Il gol è la ciliegina sulla torta.

Leonetti 5: Sbaglia un gol clamoroso che, a 5 minuti dall’inizio del match, avrebbe potuto cambiare le sorti dell’incontro. Anche a fine partita spreca la palla del 2-3 calciando addosso a Pane.

AVELLINO

Pane 6,5: Sempre attento nelle uscite, incolpevole sul gol subito. Compie un grande intervento su Leonetti a tempo quasi scaduto.

Rizzo 6: Attento in fase difensiva, non si sbilancia più di tanto perché alla fase offenisiva ci pensa Fabio Tito.

Moretti 6,5: Compie un miracoloso salvataggio sulla linea a inizio partita, per il resto normale amministrazione.

Auriletto 5,5: Il peggiore dell’Avellino. Nel complesso non gioca male ma si fa sovrastare da Maniero in occasione del gol.

Tito 8: Attento in difesa, letale nella trequarti avversaria. Due conclusioni a incrociare sulle quali Perina non può nulla. Devastante. (Dal 73′ Zanandrea 6: Normale amministrazione, come è normale che sia al rientro dall’infortunio).

Maisto 6: Il classe 2003 gioca una buona gara. Sempre attento in fase di copertura, ogni tanto rischia anche giocate dal più elevato coefficiente di difficoltà. (Dal 77′ Illanes s.v.)

Matera 6,5: Anche lui interpreta benissimo le due fasi. Ottimi i tempi di inserimento e soprattutto le cavalcate palla al piede. (Dal 83′ Franco s.v.)

Casarini 6,5: Ottimo sia in fase di costruzione sia in fase di non possesso. Si conferma ancora una volta il faro del centrocampo dei lupi. (Dal 73′ Garetto 6: normale amministrazione).

Russo 7: Ancora una volta, dimostra di essere, qualitativamente parlando, il migliore dell’Avellino. Gli stop a seguire, così come i passaggi per i compagni, sono giocate sopraffine. Spazia su tutto il fronte d’attacco e serve a Gambale l’assist per lo 0-2.

Trotta 6: Non segna ma si sacrifica per la squadra. Sempre il primo a difendere, ottimo nel pressing.

Gambale 6,5: Ciò che tocca, diventa oro. Alla prima occasione è cinico e con un colpo di testa manda il pallone alle spalle di Perina. Re Mida.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Bayern Monaco, De Ligt chiarisce: “Mai vicino al Chelsea”

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de Ligt

Mattijs De Ligt, ex della Juventus, ora in forza al Bayern Monaco, ha parlato dai Mondiali in Qatar delle voci circolate circa un possibile interessamento in estate da parte del Chelsea:

LE DICHIARAZIONI DEL DIFENSORE

Il difensore olandese conferma di essere concentrato sul Bayern Monaco e respinge altre voci:

“Sapevo che il Chelsea era interessato ma con me non hanno mai parlato. Io stavo pensando al Bayern. Non sono mai stati vicini, forse si sono parlati con la Juventus. Onestamente non ho mai avuto contatti con loro in via personale”.

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Inghilterra – Senegal: Sterling fuori a sorpresa

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Pronostico Inghilterra-Senegal

Il Mondiale entra nel vivo e dopo la vittoria contro la Polonia per 3-1, stasera la Francia conoscerà chi tra Inghilterra e Senegal sarà la propria avversaria ai quarti. A sorpresa sarà assente Raheem Sterling che, come spiegato dalla FA, non sarà a disposizione per motivi familiari.

Di seguito le formazioni ufficiali.

Inghilterra: Pickford, Walker, Stones, Maguire, Shaw; Bellingham, Rice, Henderson; Saka, Kane, Foden.

Senegal: Edouard Mendy, Sabaly, Koulibaly, Diallo, Jakobs, Ciss, Nampalys Mendy, Ndiaye, Diatta, Ismaila Sarr, Dia.

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