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Giornata di bollicine

Tra poche ore tutti stapperanno lo spumante brindando all’arrivo del nuovo anno. La Serie A, che quest’anno è scesa in campo pure durante le feste, ha anticipato i tempi. Gli champagne sono stati aperti ieri e ne sono uscite fuori bollicine frizzanti e sorprendenti.

Nei piani alti solo la Juventus, seppur con qualche difficoltà in casa della penultima in classifica, tiene il passo del Napoli, vittorioso venerdì a Crotone. La sfida valida per la Champions tra Inter e Lazio è finita a reti bianche, ma non ne ha approfittato la Roma, fermata dal Sassuolo. Si fa interessante la lotta per l’ultimo posto europeo: la Samp nei minuti finali risolve la pratica SPAL, ma vede l’Udinese di Oddo centrare la quinta vittoria di fila. I friulani fanno un bel balzo in classifica superando il Milan, stoppato a Firenze, e il Torino, che si arrende a un super Perin, e pareggiando i punti dell’Atalanta, sconfitta in casa. La pagina più bella, forse, però, la regala il Benevento: dopo 19 giornate arriva la prima vittoria dei campani. Al Vigorito hanno sicuramente anticipato il Capodanno: che giornata di bollicine!

FIORENTINA-MILAN 1-1

Il Milan, che aveva sul groppone le fatiche di Coppa, esce dal Franchi di Firenze con un punto che dà fiducia. Per quanto ha sofferto e per aver ritrovato dei giocatori importanti il pari rossonero si può considerare positivo.

La Fiorentina, infatti, dopo un primo tempo privo di emozioni, a parte il finale, ha prodotto molto andando vicino più volte al gol sullo 0-0. La rete non è arrivata per il legno e per le parate di Gigio Donnarumma, rientrato dall’infortunio, e ritrovato dopo la papera di sette giorni fa. Quando la Viola è riuscita a trovare la marcatura con Simeone, dopo tre minuti i rossoneri hanno subito pareggiato i conti. A segno il turco Calhanoglu, lesto a raccogliere il tap-in di Sportiello, tornato a esultare.

Il Diavolo, che ha pagato la stanchezza di alcuni suoi uomini chiave come Cutrone (0 tiri in porta) e Bonaventura (un solo 1 vs 1 vinto su sei), centra un risultato utile dopo due k.o. La squadra di Pioli deve fare, invece, i conti con una preoccupante discontinuità. Avrebbe meritato di vincere, ma è arrivato solo un punto. Continua comunque la striscia positiva.

ATALANTA-CAGLIARI 1-2

Babbo Natale a Bergamo, seppur in ritardo, è arrivato e ha regalato gioia al Cagliari. I sardi, reduci da tre sconfitte e due pari nelle ultime cinque, a sorpresa si sono imposti all’Atleti Azzurri d’Italia. Una vittoria arrivata in trasferta, dove i rossoblù negli ultimi anni hanno sempre faticato, e nelle mura domestiche dell’Atalanta che qui non perdeva dal 20 agosto, contro la Roma. Insomma, i ragazzi di Diego Lopez hanno fatto quasi un’impresa.

Si è trattata di una partita di intelligenza degli isolani. Essi sono stati bravi a colpire nel primo tempo nelle uniche occasioni concesse dai padroni di casa. Poi hanno difeso il doppio vantaggio, opera di Pavoletti e Padoin, con le unghie e con i denti mostrando un grandioso cinismo, non casuale. Grazie al lavoro dell’allenatore uruguaiano, subentrato a Rastelli, i sardi hanno migliorato la fase difensiva, che vuol dire tanto in chiave salvezza. Il Cagliari era andato vicino al colpaccio già a Bologna, rischiando di mantenere lo 0-0 contro Roma e Fiorentina. Il risultato è arrivato solo sul finire del 2017, ma forse è più bello così.

Babbo Natale in ritardo per il Cagliari, Befana in anticipo per l’Atalanta. I nerazzurri hanno ricevuto solo carbone, riuscendo a segnare solo al 92°, dopo 24 tentativi. Sulla sconfitta, però, ci sono anche responsabilità di Gasperini che ha lasciato inizialmente in panchina giocatori fondamentali come Caldara e Cristante.

BOLOGNA-UDINESE 1-2

Cinque vittorie consecutive, prima volta stagionale che non arriva una sconfitta dopo essere passati in svantaggio e Kevin Lasagna a segno per la quinta partita di fila. Massimo Oddo, l’allenatore che, sul campo, non aveva mai vinto una partita in Serie A, ha cambiato faccia a questa Udinese.

La sfida del Dall’Ara era un test di maturità che i bianconeri hanno superato. In rimonta, dimostrando carattere e qualità. Fin dai primi minuti i friulani hanno palesato voglia di vincere. Senza timori, hanno gestito il possesso palla passando per via centrali per sfruttare la qualità e la fisicità di Jankto e Barak. Non solo perchè a centrocampo aggirava anche Lasagna che ha fatto più volte da sponda lavorando anche per un anonimo Maxi Lopez. Dopo che l’azione si sviluppava centralmente, i palloni venivano smistati sulle fasce dove i due esterni mettevano in difficoltà gli avversari negli 1 vs 1 e con i cross.

Il Bologna prova a contenere gli ospiti con una grande lotta a centrocampo. In fase offensiva, invece, basta accendere l’interruttore Verdi e la squadra si illumina. Accade verso il ventesimo e i rossoblù non ci mettono tanto a passare in vantaggio con un autogol di Danilo propiziato proprio dall’ex Milan. Il tecnico ex Pescara si anima in panchina, vede i suoi sonnecchiare. Quando, tuttavia, sfruttano le catene laterali i risultati sono positivi. Jankto per Ali Adnan che crossa trovando Widmer, a segno per la seconda volta di fila.

Il pari permette a Oddo di risistemare qualcosa nell’intervallo con più tranquillità. Lo fa giocandosi anche la carta De Paul, che diventa determinante. Qualche secondo più tardi, dopo una traversa di Lasagna, l’Udinese mette in scena un’azione da Playstation che vale il 2 a 1.

Gli emiliani, ancora una volta in stagione, accusano il colpo. La partita non avrebbe avuto più nulla da dire se non ci fosse stato Destro, che ha provato a trascinare i suoi al pari, trovando però un insuperabile Bizzarri. I friulani superano il test: ora l’Europa non è un miraggio. Donadoni, invece, deve lavorare sull’aspetto mentale: i suoi si arrendono troppo presto.

BENEVENTO-CHIEVO 1-0

Sono bollicine d’oro quelle che escono dallo spumante stappato al Ciro Vigorito. Il Benevento, dopo 19 giornate, centra la prima vittoria in Serie A della propria storia. Questa volta il muro Sorrentino, protagonista anche ieri con ben otto parate, non regge permettendo ai campani di festeggiare tre punti meritati.

I ragazzi di De Zerbi, infatti, hanno messo nel mirino la porta veronese fin dall’inizio, iniziando a credere anche alla sfortuna vedendo il pallone non entrare. Questa volta, però, è andato tutto bene e non si è dovuto ricorrere a Brignoli, lasciato in panchina. A decidere la sfida è stato Massimo Coda, il più furbo in una mischia in area.

I giallorossi sorridono, finalmente, ma non può fare altrettanto il Chievo, che ha incassato il terzo k.o di fila. Questo nonostante gli avversari non fossero irresistibili: oltre al fanalino di coda, Crotone e Bologna. La squadra di Maran non può pensare di affidarsi sempre al suo portiere. Ieri la produzione offensiva, contro una squadra nettamente inferiore dal punto di vista tecnico, è stata esigua. Si chiude così un dicembre nero per i veneti: i tifosi gialloblù sperano nel 2018.

ROMA-SASSUOLO 1-1

Se il Chievo non può pensare di salvarsi sempre con Sorrentino altrettanto si può dire della Roma, che, concentrata a gestire il classico 1-0, è stata beffata dal Sassuolo. La squadra di Di Francesco ha offerto una prestazione opaca, soffrendo anzi i neroverdi rinati sotto la guida Iachini.

Gli emiliani hanno messo paura al pubblico romanista sin dall’alba del match con due tiri di Politano disinnescati da Alisson. Poi i padroni di casa con il passare dei minuti iniziano a entrare sempre più in partita e passano avanti con l’ex Pellegrini. Era importante capire, dopo lo svantaggio, quale fosse l’atteggiamento ospite, che rimane propositivo. Acerbi & C. si compattano molto bene e ripartono, creando importanti pericoli. La forza del Sasol sta nel crederci sempre e, quando i giallorossi sembrano voler gestire il minimo vantaggio, Missiroli colpisce il suo ex mister.

La Roma non riesce più a segnare, a parte con Florenzi il cui gol viene annullato giustamente dal VAR, e registra una brusca battuta d’arresto. Era molto importante riprendere il cammino dopo la sconfitta dell’Allianz Stadium, ma così non è avvenuto. Questo si deve soprattutto alla mancanza di reti (solo 2 nelle ultime 4), in particolar modo di Dzeko che ha perso continuità. Schick, oggi in campo dall’inizio, non ha ancora timbrato il cartellino in campionato. Sono segnali preoccupanti. Regna, invece, serenità in casa neroverde: ora la zona calda è a distanza di sicurezza.

SAMPDORIA-SPAL 2-0

La Sampdoria, a parte le prime due giornate di campionato, quando non aveva ancora acquistato il giocatore, in stagione non aveva mai fatto a meno di Duvan Zapata prima di oggi. Persino a Napoli, dove il colombiano era arrivato acciaccato, anche per soli 6 minuti lo aveva al proprio servizio. Lo stesso infortunio di settimana scorsa ha costretto Giampaolo a non convocarlo proprio. I dubbi blucerchiati alla vigilia della sfida con la SPAL erano legati all’assenza del numero 91, fondamentale per la sua fisicità.

Sotto il piano delle occasioni la Doria non ha avuto problemi, ma Gomis e la sfortuna non le hanno dato ragione. Gli uomini di Semplici sono andati al Marassi a fare la loro partita –chiudersi e ripartire– e per poco non hanno fatto il colpaccio con Antenucci nel secondo tempo. Nonostante ciò, non è che il pari andasse male agli ospiti. La direzione arbitrale, assegnando un rigore molto dubbio, però, ha fatto il via allo show di Quagliarella protagonista di una doppietta nei minuti di recupero.

I ragazzi di Giampaolo tornano così alla vittoria, dopo tre sconfitte e un pareggio, e si consolidano in sesta posizione con 30 punti e una partita in meno. I ferraresi non approfittano del k.o del Crotone e vedono allungare Genoa, Cagliari e Sassuolo.

TORINO-GENOA 0-0

Il Torino crea tantissimo, Perin para tutto. Si può riassumere così il match del “Grande Torino” che non ha regalato grosse emozioni. Mihajlovic ha affrontato la prima partita senza Belotti e Ljajic, entrambi infortunati, ed è stato costretto a schierare Niang punta con Berenguer a sinistra. C’era curiosità alla vigilia di vedere come si sarebbe comportato l’inedito tridente completato dall’onnipresente Iago Falque.

I risultati hanno, forse, superato le aspettative. Il francese e l’ex Osasuna, sfruttando quanto creato dallo spagnolo (ben 8 key pass per lui), hanno davvero preso d’assalto la porta genoana. La squadra ospite, protagonista di un misero tiro in porta, si è salvata grazie al muro eretto dal suo capitano che ha compiuto cinque grandi parate.

Un punto per parte, dunque, che fa felice solo il Genoa. I rossoblù, rivitalizzati dalla cura Ballardini, allungano così a più tre dalla zona retrocessione. I granata, invece, perdono credito nella corsa all’Europa e si avvicinano al derby di Coppa Italia con poche certezze.

INTER-LAZIO 0-0

Il big match dell’ultima giornata del girone d’andata non ha regalato gol nonostante si sfidassero i due capocannonieri del campionato, Icardi e Immobile. L’Inter, che veniva dalla sconfitta nel derby di Coppa che ha tolto parecchie energie fisiche e mentali, forse esce meglio dalla sfida di San Siro. Gli uomini di Spalletti, infatti, hanno subìto tanto, salvandosi grazie al sempre attento Samir Handanovic protagonista con quattro parate. I nerazzurri non sono stati, però, solo sulla difensiva, giocando una gara tosta e mettendo in seria difficoltà i biancocelesti nei primi minuti del primo e secondo tempo.

La squadra di Inzaghi, invece, gioca una buonissima partita facendosi preferire per larghi tratti del match, ma mancando tremendamente sotto porta. Tante le occasioni da rete mancate che al fischio finale dell’arbitro hanno un peso specifico enorme. L’Aquila paga un calo fisiologico del suo trascinatore Ciro Immobile, non in forma smagliante nell’ultimo periodo, che ieri ha tentato un solo tiro, neanche nello specchio della porta. Al di fuori di quello che si può pensare, lo 0-0 fa felice solo una squadra: il Biscione, appunto.

VERONA-JUVENTUS 1-3

La Juventus fatica tanto, vede quasi gli incubi a Verona, ma alla fine vince trascinata da un rinato Dybala. Eppure la partita per la Vecchia Signora si era messa in discesa dopo appena 6 minuti con il gol di Matuidi. Poi i bianconeri non hanno sfruttato al meglio alcune occasioni per raddoppiare e l’Hellas con il passare dei minuti ha preso sempre maggiore fiducia.

Un carico di autostima per un calo di tensione della squadra di Allegri e non solo. I padroni di casa, infatti, hanno cercato di non dare punti di riferimento sulla fascia sinistra con Verde e Bessa. Proprio con l’ex Roma, bravo negli 1 vs 1 -ne ha perso solo uno su tre- il Verona si è fatto pericoloso nel finale di primo tempo. A inizio ripresa Allegri ha sostituito un Bentancur in affanno con Bernardeschi, un cambio un po’ azzardato. In mezzo al campo si è privato di un uomo, soffrendo il pressing gialloblù.

Il match ha rischiato di mettersi davvero male per i Campioni dopo il pari dell’ex Caceres. Soltanto la giocata di un campione avrebbe deciso la sfida. Ci ha pensato, appunto, una ritrovata Joya che ha regalato la vittoria ai suoi. La Juve tiene, dunque, il passo del Napoli, anche se con una prestazione da rivedere. L’Hellas, invece, mostra grande coraggio al cospetto di Madame: continuando così la salvezza è possibile.

Lo spumante la Serie A, dunque, l’ha già aperto e da esso sono uscite bollicine frizzanti e sorprendenti. Il modo migliore per augurare a tutti un buon anno nuovo.

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