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Giovani per il futuro: Marco Carnesecchi

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“Raccogliere i frutti del proprio lavoro” è tra le sensazioni più belle che vi siano. La bellezza di raggiungere un traguardo dopo ore, giorni, mesi o addirittura anni di sacrifici è il meritato premio che si nasconde dietro la bellissima frase “ne è valsa la pena”. Riuscire a raggiungere risultati simili o addirittura migliorarli, anno dopo anno, porta i frutti del proprio lavoro ad essere definiti come prodotti di una tradizione. Questo concetto può essere applicato a diversi campi della vita umana e il calcio, senza dubbio, è uno di questi.

Nella Bergamo calcistica, l’usanza è un tratto identificativo della società neroazzurra e viene ritrovato nella gloriosa tradizione del proprio settore giovanile. La cantera orobica, da anni, è tra le più vincenti in Italia proprio grazie all’inesauribile produzione di nuovi talenti del pallone. Dietro ad una costanza di risultati simile, vi è un’organizzazione maniacale frutto di un lavoro programmato e intenso di decine e decine di persone. Come una sorta di catena di montaggio, infatti, allenatori, preparatori, cuochi e decine di altre figure contribuiscono alla crescita di questi giovani campioni secondo il diktat improntato dallo storico mastro (o maestro come veniva chiamato) artigiano dell’officina nerazzurra che altro non era che Mino Favini.

Storico talent scout bergamasco è stato lui l’artefice della tradizione atalantina creata e edificata su valori come rispetto, educazione, meriti scolastici e poi talento. Un lavoro che viene proseguito, tenendo fede alle tradizioni, da Maurizio Costanzi l’allievo di Favini ora al comando e che punta a superare il maestro. I prodotti del vivaio nerazzurro sono tanti e frutto di anni di sacrificio e duro lavoro. La gioia di vedere i risultati delle proprie fatiche aver calcato e calcare i più importanti campi calcistici, è un’impagabile soddisfazione per gli “operai” del vivaio atalantino che spinti dal pensiero del “ne è valsa la pena” continuano imperterriti a garantire la massima efficienza.

Tra una miriade di difensori, centrocampisti e attaccanti sfornati negli ultimi anni, uno dei potenziali prodotti di punta del vivaio neroazzurro potrebbe provenire dalla porta e rispondere al nome di Marco Carnesecchi. Romagnolo trapiantato a Bergamo, ora in forza al Trapani, oggi Numero Diez vi racconterà la sua storia, il suo talento e le sue prospettive future.

Fonte immagine: profilo Instagram Carnesecchi.

DA RIMINI A BERGAMO, INSEGUENDO UN SOGNO 

Un sogno nato per caso. Quante volte capita di trovare delle occasioni in situazioni inaspettate? Questo è il caso di molti ma anche di Marco Carnesecchi, un bambino con il sogno di fare il centrocampista ma che è diventato grande con la certezza di essere un portiere. A raccontare questo curioso aneddoto è lo stesso classe 2000 che in un’intervista alla Gazzetta dello Sport rivela come il feeling che lo ha legato ai tre pali e ai guantoni è nato casualmente:

“Ho iniziato a fare il portiere per caso – raccontò in un’intervista – perché un giorno mancava il portiere nella mia squadra, il Bellariva. Ero bambino, facevo il centrocampista, mi misero in porta, e da lì non sono più uscito”. 

Un percorso che lo accomuna al suo idolo, Gigi Buffon che come lui in porta ci è finito per caso arrivando poi a diventare colui che ancora oggi dimostra prodezze irreali. L’obbiettivo diciamo, è quello di emularlo. Ma prima lanciarci in assurdi paragoni, facciamo un passo indietro. La storia di Carnesecchi comincia a Rimini, in Romagna, terra dalla forte identità e dalla grande passione calcistica. L’approccio al calcio del piccolo Marco è immediato dato il passato del padre, un calciatore dalle mediocri fortune nelle serie minori, ma soprattutto data la grande passione di famiglia: il Cesena. Il primo approccio con il calcio, come detto prima, è con i piedi nel ruolo di centrocampista, salvo poi passare a dargli del tu con le mani, nel ruolo di portiere.

Fonte immagine: profilo Instagram Carnesecchi.

Un cambio di ruolo drastico quasi spiazzante che, tuttavia, non intacca il piccolo Marco. La grande personalità oltre alle qualità mostrate con i guanti al Bellariva (la sua prima società) gli valgono la chiamata del Cesena che decide di dare forma al sogno di una vita. Marco si aggrega ai bianconeri e in 6 anni diventa prima pilastro e poi punta di diamante delle giovanili cesenate. A colpire all’epoca, secondo quanto riferito dagli addetti ai lavori, più che l’istinto e la spettacolarità delle sue parate era l’enorme maturità del ragazzo, che incitava e guidava ininterrottamente i compagni durante la manovra. Proprio la personalità unita ad una grande qualità con i piedi (memore del passato da centrocampista) convinsero l’Atalanta a interessarsi al giocatore.

Un interesse concretizzatosi poi a gennaio 2018 quando, dopo una breve telefonata con il suo agente, viene catapultato nel mondo orobico. Come una sorta di big bang delle occasioni, a Marco si spalancano le porte del mondo atalantino, che lo accoglie a luglio 2017 e, immediatamente, gli consegna le chiavi della porta della formazione Primavera. L’ambientamento in squadra è diverso da quello con Bergamo che, per il giovane, è molto più difficile. Per sua stessa ammissione, passare dal gioioso mare alla cupa nebbia non è stato facile:

“Sono nato a Rimini e affacciarmi la mattina e non vedere il mare, all’iniziò non è stato facile. Mi mancavano i momenti in famiglia, quelli con la morosa. Ma è da quando sono bambino che sogno di fare il calciatore, e all’Atalanta tutto è organizzato in maniera straordinaria. Non mi fanno mancare niente”.

Fonte immagine: profilo Instagram Carnesecchi.La prospettiva di esaudire il sogno di una vita, tuttavia, è stato il toccasana per andare avanti. Guanti alle mani, Carnesecchi si isola dalle difficoltà di un drastico cambiamento di vita e porta l’Atalanta alla fase finali per due anni consecutivi. La primavera neroazzurra vincerà poi il campionato ma Carnesecchi non sarà tra i protagonisti della fase finale, in quanto convocato prima da Mancini negli stage azzurri e poi da Nicolato per il mondiale U-20. Due convocazioni prestigiose che si aggiungono ai numerosi segnali di stima da parte di Gasperini e della prima squadra, segno che il suo nome è sul taccuino di molti. Per completare un normale processo di crescita, come si sa, c’è bisogno di trovare spazio e in questo senso l’ambiziosa prima squadra dell’Atalanta non era ancora nelle condizioni di poterlo fare.

La scelta, quindi, è ricaduta su un prestito in cadetteria in un campionato capace di dare spazio e di formare i giovani. A credere nel ragazzo è stato il Trapani che, dopo un breve periodo di ambientamento, ha affidato la porta al giovane ragazzo romagnolo. In Sicilia ha ritrovato il tanto amato mare che spera possa cullarlo e condurlo verso il sogno di una vita: non il porto ma la porta dell’Atalanta in serie A.

Fonte immagine: profilo Instagram Carnesecchi.

LE CARATTERISTICHE TECNICHE

I suoi 191 centimetri lo rendono un portiere longilineo, dal fisico importante e rassicurante per i propri compagni (avere tanta fisicità tra i pali aiuta anche i difensori a mantenere la tranquillità), è dotato di grandi riflessi tra i pali e una discreta tecnica quando riceve il pallone tra i piedi, cosa sempre più consueta nel calcio di oggi, ma non così scontata. Sempre pronto, Carnesecchi ha dimostrato nei suoi primi anni di carriera una maturità di certo non banale per un ragazzo di neanche 20 anni: basti pensare che nello scorso mondiale U-20 ha fatto il vice Plizzari, ma nonostante ciò, nell’unica circostanza in cui è stato chiamato in causa, ha parato un calcio di rigore nello 0-0 contro il Giappone; si trattava di una partita inutile, perché l’Italia era già certa di aver superato il girone di qualificazione, ma Carnesecchi ha dimostrato maturità e voglia di emergere, la stessa che adesso lo rende il numero 1 degli Azzurrini. 

Il portierino è oggi alla prima avventura tra i professionisti, in B a Trapani, per la gioia anche di chi ha allenato Carnesecchi nelle nazionali giovanili, cioè Gianmatteo Mareggini, ex portiere della Fiorentina negli anni ’90 e suo preparatore in nazionale U-21.

“Un portiere esplosivo, longilineo, ha forza nelle gambe. Ovviamente lui come Plizzari, hanno bisogno di spazio, devono giocare per crescere definitivamente. Abbiamo avuto CragnoGolliniMeret, ora Plizzari e Carnesecchi. Un orgoglio enorme per me e per tutto il club Italia perchè ci dimostra che i portieri italiani validi ci sono sempre stati”.

Carnesecchi è a detta di tutti il futuro, e chi gongola è l’Atalanta: sebbene Gollini sia ancora giovane (1995) e non sembrerebbe aver alcuna intenzione di lasciare Bergamo, Carnesecchi è uno di quei giovani a costo zero che valorizzano il settore giovanile, che danno giocatori che sono fondamentali nelle liste europee, e un altro “premio” a chi lavora così bene a Zingonia. Proprio da quelle parti dicono che Carnesecchi, a modo suo, ricordi molto lo juventino Wojcech Szczesny, per la sua esplosività – non obbligatoriamente elegante ma efficace – e la sua tecnica con i piedi, che rendono un ragazzino come Carnesecchi più richiesto ed interessante.

L’anno è iniziato molto bene per il “piccolo” Marco, che ormai è titolare inamovibile del Trapani e che lo sta diventando sempre di più anche in Under 21. Riuscirà Carnesecchi ad emulare il suo idolo Buffon? Difficile, perché stiamo parlando di un mito, ma il portierino dell’Atalanta ha un carattere molto riservato e tranquillo, mentre in campo si trasforma e diventa un vero e proprio guerriero: sono caratteristiche che sono fondamentali nel portiere, del quale si dice sempre che sia e che debba essere “matto”, ma poi se lo è troppo si esagera.

Carnesecchi lavora, cresce e prova a salvare il suo Trapani. Nel frattempo osserva la sua Dea, la venera, sperando di poterne diventare il numero 1 in tempi brevi. 

Fonte immagine: profilo Instagram Carnesecchi.

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Gzira 1-6 Inter, vittoria schiacciante per i nerazzurri

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Durante la sosta per il Mondiale in Qatar, l’Inter ne ha approfittato per tenere il ritmo partita, e si è concessa un’amichevole contro lo Gzira United, club che milita nella prima divisione del campionato maltese. La gara è terminata con il risultato di 1-6 per la squadra di Simone Inzaghi. I nerazzurri si sono portati subito in vantaggio di due gol nella prima mezz’ora, con le reti di Bellanova e Kristjan Asllani. Il club di Malta ha poi accorciato le distanze sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Jefferson. L’Inter ha dilagato e chiuso il match con le reti di Hakan Calhanoglu, Robin Gosens, Dimarco e Mkhitaryan.

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Tito post Turris-Avellino: “Dedico la doppietta a mia figlia”

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Tito

Nel post partita di Turris-Avellino, Fabio Tito, autore di una doppietta, ha analizzato la gara vinta 1-3 e il momento di forma della squadra, reduce da tre risultati utili consecutivi.

Il difensore biancoverde, visibilmente emozionato, ha dichiarato:

“Mi conoscete da un bel pò. Ho sempre messo la squadra al primo posto, anche quando segnavo a raffica e sfornavo assist. È la prima volta che provo un’emozione del genere, in una gara così importante, in un derby così sentito, realizzare due gol è un qualcosa di stupendo. Sono 3 punti pesanti, che ci consentono di allontanarci dalla zona calda. Dedico la doppietta a mia figlia che domani compie un anno. È il miglior regalo che potessi farle”.

Poi, sull’atteggiamento messo in campo:

“Se capiamo che dobbiamo scendere in campo con questa grinta, possiamo toglierci enormi soddisfazioni e raggiungere il quarto posto. Se la cattiveria viene meno, possiamo far fatica con tutti. Prepariamo la gara con l’Andria con maggiore spensieratezza ma sappiamo che non sarà facile senza i nostri tifosi. Sappiamo bene ciò che è successo a Foggia ma stanno penalizzando entrambe le società. Sarà una gara anomala senza l’apporto del pubblico, dobbiamo vincere soprattutto per loro“.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

 

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Brasile-Corea del Sud, le formazioni ufficiali

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Alle 20:00 si disputerà l’ottavo di finale tra Brasile Corea del Sud, per il passaggio ai quarti, dove la vincente affronterà la Croazia. L’ago della bilancia sembrerebbe pendere tutto dalla parte della squadra di Tite, che vuole assolutamente cancellare il ricordo della sconfitta contro il Camerun. Dall’altra parte, Paulo Bento vuole continuare a far sognare una nazione, portando la Corea ai quarti di finale, dopo aver compiuto una vera e propria impresa contro il Portogallo. Arrivati nella fase a eliminazione diretta, ora più di prima, nessuno vuole rinunciare a sognare di alzare l’ambita coppa, chi per la prima volta nella sua storia, chi per la sesta, aumentando ancora di più il margine di distacco su Italia e Germania.

LE UFFICIALI

BRASILE (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Marquinos, Thiago Silva, Alex Sandro; Casemiro, Lucas Paqueta; Raphinha, Neymar, Vinicius Junior; Richarlison. Commissario Tecnico: Tite.

COREA DEL SUD (4-3-3): Seung Gyu; Moon-hwan, Kim Min-jae, Young-gwon, Kim Jin-su; In-beom, Woo-young, Jae-sung Lee; Hee-chan, Gue-sung, Son Heung-Min. Commissario Tecnico: Paulo Bento.

 

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Salvatore Carmando e la storia del fisioterapista amico di Maradona

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Maradona

“Lo sai che io ti amo

ovunque tu sarai, ti seguiremo

nella mente c’è un ricordo che non mi abbandona

Il bacio di Carmando a Maradona!”

C’è una storia forse poco nota al grande pubblico, una storia di amicizia e di sport, la storia di uno dei più grandi fisioterapisti che una squadra di calcio abbia mai avuto. Quel coro sopra riportato rappresenta la testimonianza dell’amore di un popolo, quello partenopeo, che ringrazia e rende omaggio ad un grande professionista.

Mai nella storia del calcio una tifoseria aveva dedicato cori ad un membro dello staff. Quindi, per una volta, non ci soffermeremo a parlare delle gesta di un numero diez ma approfondiremo l’importanza di un massaggiatore all’interno degli equilibri di una squadra e la sua storica amicizia con il numero diez più forte di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Salvatore Carmando nasce a Salerno ma diventerà napoletano d’adozione, figlio di Angelo Carmando, fisioterapista della Salernitana a cavallo tra gli anni ’40 e ’50, allora guidata da Gipo Viani (di cui approfondiremo nei prossimi articoli la sua importanza).

Salvatore approda al Napoli la prima volta nella stagione 1974-1975, dapprima nelle giovanili e poi nella stagione 1976-1977 come 1° massaggiatore ufficiale della squadra, che lascerà molti anni dopo, precisamente nel 2009.

L’INCONTRO CON MARADONA

Salvatore Carmando è stato per Maradona un amico, un confidente, un fidato consigliere, non semplicemente un massaggiatore.

Maradona e Carmando si trovano subito, nel primo ritiro di Castel del Piano, come afferma lo stesso Salvatore in un’intervista a “La Famiglia Cristiana” <<Mi osservò per un po’ di tempo mentre lavoravo, in silenzio. Poi Maradona mi scelse: sarai tu il mio unico massaggiatore. Non si faceva toccare da altri e per stendersi sul lettino dei massaggi aspettava che tutti i compagni fossero andati via dallo spogliatoio. Restavamo lì, da soli. Per ore. Nacque così un rapporto personale, oltre che professionale»

Ma per capire davvero l’importanza che Carmando aveva per Maradona basta sapere che nel 1986 il pibe de oro, in occasione dei Campionati del Mondo del 1986 che si sarebbero tenuti in Messico, volle Salvatore come massaggiatore della Nazionale Argentina, un’iniezione di stima e fiducia che Carmando ripagherà, anche nei momenti più difficili di quelle settimane.

Infatti come racconta lo stesso ex-fisioterapista, Carmando durante quegli interminabili giorni in Messico, fu per 10 giorni colpito da dissenteria, giorni terribili che misero a dura prova la sua permanenza con la nazionale Albiceleste, ma alla fine sappiamo tutti come ando’ a finire.

Carmando ricorda quei momenti in un’intervista rilasciata ad areanapoli.it “Arriviamo in Messico e per dieci giorni la dissenteria non mi dà tregua. A un certo punto avviso Diego che non ce la faccio più e che voglio andare via. Lui capisce che faccio sul serio solo quando mi vede preparare la valigia: viene in camera mia e mi ferma. ‘Resisti almeno un altro po’, dai’. Un attimo dopo Maradona lascia il ritiro con un componente dello staff della nazionale argentina e ricomparire dopo un’ora, trascinando due cassette d’acqua minerale italiana. Non seppi mai dove le aveva trovate, Ma il mal di pancia mi passò”.

La Nazionale Argentina vince la Coppa del Mondo e Carmando assiste al goal del secolo, dalle tribune del mitico stadio Azteca di Città del Messico e gioisce insieme all’amico Maradona una vittoria aspettata e sognata sin da bambino.

LA MONETINA DI ALEMAO

Un altro avvenimento curioso che rafforza ancora di più il rapporto tra Carmando e i suoi tifosi è rappresentato dal famoso episodio della monetina di Alemao, quel famoso 8 Aprile del 1990, dove in palio c’era uno scudetto e il Napoli di Maradona era ospite al Comunale di Bergamo per giocare contro l’Atalanta.

Vedete, se oggi per un calciatore è difficile giocare solo in alcuni stadi, dove si sente maggiormente la pressione del tifo di casa, un tempo era cosi’ per tutte le partite giocate in trasferta.

Quel giorno, a Bergamo, ci si giocava lo scudetto.

Al minuto 32′ del secondo tempo una monetina da 100 lire colpisce il capo di Ricardo Rogerio de Brito, al secolo “Alemao” che si accascia a terra.

Carmando corre verso il campo per prestare soccorso ed esclama quelle parole che ancora oggi a Napoli ricordano bene: “Statte ‘n terra”. Carmando disse queste parole semplicemente per curare meglio il calciatore brasiliano, ma vennero interpretate dal pubblico come una “bugiardata” fatta ad-hoc per ingigantire l’accaduto.

I tifosi dell’Atalanta si accanirono sul fisioterapista partenopeo per quelle parole che, secondo loro, avrebbero deciso il campionato.

Il Napoli infatti, a 3 giornate dalla fine, riceve la vittoria a tavolino e quella partita resterà negli annali della storia del calcio poichè il Napoli vincerà lo scudetto tre settimane dopo.

Salvatore Carmando, aldilà di questo episodio controverso, è considerato da tutti il re dei fisioterapisti e oggi tutti ne ricordano l’impegno e soprattutto l’amicizia profonda con El Diez più forte di tutti i tempi, Maradona.

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