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Giovani per il futuro: Tofól Montiel

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Tra le immacolate spiagge di Palma di Maiorca bagnate dall’acqua cristallina del Mar Iberico sono sbocciati, negli anni, puri e grezzi talenti del mondo dello sport. Terreni fertili e impregnati di puro talento, le isole Baleari hanno visto germogliare e crescere una stella del tennis come Rafael Nadal e un talento calcistico dal sicuro avvenire come Marco Asensio. In questo pezzo di mondo che sembra avere qualcosa di speciale, un altro probabile e possibile craque del mondo del pallone potrebbe essere germogliato 19 anni fa. Chi ha visto giocare Tofól Montiel, perché è di lui che stiamo parlando, dopo qualche minuto ha avuto come naturale istinto fisico quello di creare un cerchio perfetto con la propria bocca e accompagnarlo, se disposti della forza di parlare, a iconiche frasi come “mamma mia” o “che giocatore”.

Stupore, ammirazione e una sorta di mutismo incantato: queste sono le sensazioni e le reazioni che Montiel suscita tra gli spettatori e gli addetti ai lavori. Tra scomodi paragoni e sentenze affrettate vi è chi a Firenze si sfrega già le mani. Sì perché dalle chilometriche spiagge spagnole, un anno fa, si è trasferito sulle affascinanti rive dell’Arno dopo che la Fiorentina ha deciso di scommettere su di lui. Dopo uno strepitoso anno in primavera, Montiel è stato aggregato alla prima squadra per giocarsi le sue carte. La materia prima di cui dispone è ottima ma la lavorazione, per la sua crescita calcistica, lo deve essere altrettanto. Nell’attesa che Montiel scriva il suo presente, Numerodiez vi porterà alla scoperta di questo giovane talento spagnolo atteso da un roseo (o violaceo) futuro.

Fonte: Instagram @tofolmontiel10

PEQUEÑO, PERO FUERTE

 Il calcio purtroppo vive di proporzioni. Altezza, muscolatura e precocità fisica sono fattori che vengono ancora tenuti molto in considerazione da scout e osservatori nella scelta del talento da tesserare tralasciando, molte volte, il puro talento. Questa credenza è posta in una sorta di limbo tra falsità e verità. In un mondo del pallone composto sempre di più da atleti straordinari, la componente fisica conta ma è un fattore che può essere allenato e migliorato a dispetto del talento che è innato e naturale. Questo lungo preambolo di concetti quasi scontati serve per introdurre la storia di Tofól, l’ennesimo ragazzino che ha vissuto la sua infanzia calcistica bollato dalla frase “piccolo ma forte” (traduzione letterale del titolo del paragrafo).

Nasce a Palma di Maiorca da Oscar Montiel, difensore di discreta fama che ha diviso la sua carriera in diverse società della Segunda División. Cresce a Freixura (il piatto tipico di Palma di Maiorca) e pallone che, come per molti giovani spagnoli, è il suo migliore amico. Trascorre interminabili pomeriggi ad affinare, sin dalla tenera età, la sua tecnica di base tramite partitelle infinite o il classico gioco del muretto. Timido caratterialmente quanto estroverso con palla tra i piedi, il piccolo Tofól viene incoraggiato dal padre a sostenere i primi provini. I club che ospitano il ragazzo, durante l’allenamento, sono più concentrati sulle sue proporzioni rispetto alle magie mostrate; motivo per cui la risposta superficiale è sempre la stessa: “il ragazzino è forte ma è troppo gracile, vediamo se crescerà in futuro”.

A 8 anni si vive in una sorta di mondo ovattato in cui cattiverie e torti non vengono pienamente compresi e non intaccano l’entusiasmo. Tofól, infatti, comprende il rifiuto e si rattrista ma la gioia di riavere il pallone tra i piedi resetta la sua momentanea malinconia. Tristezza che si trasforma in piena felicità quando, qualche mese dopo, viene tesserato dalle giovanili del Maiorca, rimasta incantata a tal punto dalle sue qualità da dimenticarsi dei suoi limiti fisici. Comincia quindi una storia d’amore calcistica durata 10 anni. Una decade fatta di magie e invenzioni che hanno trascinato, negli anni, centinaia di persone ai campi delle giovanili al solo scopo di ammirare l’autore di queste giocate.

Poi ci sono i numeri, le fredde cifre che hanno convinto società come la Fiorentina, il Real Madrid e il Barcellona a volare in direzione Palma di Maiorca per convincere questo ragazzino prodigio. 11 gol e 13 assist nel suo ultimo campionato primavera spagnolo, infatti, sono dati non indifferenti e degni di nota che hanno convinto Pantaleo Corvino ad ascoltare Fali Ramadani, agente del giocatore e partner di grandi affari a tinte viola. La convinzione, l’esborso economico di 2 milioni di euro e il desiderio forte di tesserarlo hanno poi convinto Montiel e la sua famiglia a pensare che la Fiorentina fosse la scelta giusta. Arrivato a Firenze la scorsa estate, nella sua prima stagione in Primavera ha messo a segno tra campionato e coppe la bellezza di 15 gol e 8 assist in 33 partite.

Numeri strabilianti che hanno convinto Montella a convocarlo in prima squadra con cui ha esordito in Serie A la passata stagione e con cui ha lavorato nella preparazione estiva. Estate, quella appena passata, che ha certificato tramite grandi prestazioni la sua bontà calcistica: in 26 minuti in Coppa Italia contro il Monza sono due gli assist decisivi che serve per la doppietta del compagno Vlahovic che vale il successo finale. Un biglietto da visita niente male per due premesse che sanno di un grande futuro.

Montiel abbraccia Vlahovic dopo il gol vittoria contro il Monza.
(Fonte: Instagram @tofolmontiel10)

LE CARATTERISTICHE TECNICHE

Detto e ridetto del suo fisico, è più che evidente che il tratto distintivo del Montiel giocatore sia solo uno: il tasso tecnico. Stiamo parlando di un vero e proprio “scricciolo” che illumina la scena ogni volta che tocca il pallone col suo sinistro vellutato. Mancino puro, capace di partire con grande facilità dal lato destro offensivo, cercando con costanza il movimento verso il centro, col fine di ritrovarsi in quello che il suo habitat naturale: la trequarti. La sua visione di gioco gli permette di muoversi tra le linee in maniera sinuosa ed elegante, e ogni volta che accarezza la palla è capace di trovare linee di passaggio fuori dal comune.

“Il mio fisico esile? Non mi pesa. Conosco i miei limiti, ma anche la mia forza mentale. Non devo fare a sportellate, i miei compiti in campo sono altri: saltare l’uomo, conquistare spazi, metterci fantasia, anche se naturalmente sto lavorando pure dal punto di vista fisico.

L’etichetta di “piccoletto” ormai non gli pesa più, conosce perfettamente le sue armi, sa che bastano quelle per riuscire a sfondare nel calcio dei grandi: lo stesso Germán Pezzella, suo compagno e capitano della Fiorentina, ha avuto modo di parlare di lui, dicendo che raramente ha visto in un giovane tanta visione di gioco ed intelligenza tattica. Nel modo di giocare il piccolo Tofól ricorda molto Lorenzo Insigne, sebbene il numero 24 del Napoli sia destro di piede e, dall’alto della sua esperienza, più duttile, ma la ricerca continua del piede forte partendo dal lato debole è una caratteristica che si rivede totalmente nei due giocatori. Stessa cosa vale per il fisico gracile e per la bassa statura, che vengono però oscurati dalla tecnica.

Altra caratteristica non di poco conto è la personalità: in questo caso, il tutto esula dall’aspetto meramente tecnico, ma quando si ha a disposizione così tanta qualità è necessario avere i mezzi mentali per poterla mettere in mostra. In Fiorentina-Torino dell’anno scorso, Tofól Montiel ha fatto il suo esordio in Serie A, chiamato in causa da Pioli che inserì proprio lo spagnolo e il suo “gemello” in Primavera Vlahovic per dare un’iniezione di entusiasmo e gioventù ad una squadra che per lungo tempo è rimasta assopita nell’anonimato: il Franchi rimase a bocca aperta in quei pochi minuti giocati dallo spagnolo, non tanto per la qualità messa in mostra da Montiel – in molti già ne parlavano a Firenze, consci delle statistiche che aveva con la Primavera viola – ma per la personalità mostrata fin dal primo pallone toccato: filtranti, conclusioni, progressioni palla al piede. Di certo non un qualcosa di comune per un giovane all’esordio in prima squadra.

In un mondo come quello dello sport dove ormai il fisico è una delle costanti, la qualità e l’estro passano talvolta in secondo piano, nonostante siano le due componenti che storicamente richiamano il pubblico. Montiel le incarna perfettamente, ed il suo obiettivo è quello di basculare tra l’esterno destro e la trequarti, dondolando dolcemente e divinamente verso la titolarità in maglia viola.

E se continua a segnare gol del genere…

“Pennellata d’autore”, Fiorentina-Perugia, Tofól Montiel, settembre 2019

LA SITUAZIONE IN VIOLA

“Ho scelto di rimanere perché me la voglio giocare, so che posso mettere in difficoltà l’allenatore e conquistarmi il posto prima o poi. (…) Adesso me la voglio giocare fino in fondo”. 

Montiel ha fatto una scelta, comune alla volontà della Fiorentina: rimanere in prima squadra. L’arrivo di Montella, le prestazioni in ritiro e le prime amichevoli hanno dato modo al piccolo folletto delle Baleari di mettersi in mostra e convincere il Mister a tenerselo con sé. Abbiamo detto della partita di Coppa Italia contro il Monza, dell’amichevole durante la sosta delle nazionali contro il Perugia, ma queste due, per ora, sono state le uniche due apparizioni da quando è iniziato il campionato; la batteria degli esterni viola sembrava dover essere composta da Chiesa, Ribéry, Sottil e proprio da Montiel, ma nelle ultime ore di mercato la società viola ha acquistato Rachid Ghezzal, esterno d’attacco mancino che ama partire da destra per poi accentrarsi e rendersi pericoloso.

Esattamente come Tofól. Adesso lo spagnolo parte come quinto esterno offensivo, ma ha carattere da vendere e accetta di buon grado la folta concorrenza. Ha mezzi tecnici e mentali da vendere, e sarà compito suo riuscire a convincere Montella a portarlo più in alto nelle gerarchie a suon di buone prestazioni.

Alla faccia di chi diceva “il ragazzino è forte ma è troppo gracile”.

Fonte immagine di copertina: Instagram @tofolmontiel10

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Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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