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I 10 giovani talenti da tenere d'occhio nel 2023

Giovani per il futuro

I 10 giovani talenti da tenere d’occhio nel 2023

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Giovani

I 10 GIOVANI TALENTI DA TENERE D’OCCHIO NEL 2023 – L’anno solare 2022 si chiude con il consueto carico di vittorie, disfatte, gioie e delusioni. In questi 12 mesi tanti giocatori si sono messi in mostra. Alcuni solo nell’ultimo periodo, sfruttando l’impatto mediatico del mondiale in autunno. Ma tanti altri sono pronti a prendere il volo, con una stagione “anomala” che si protrarrà fino a giugno.

Andiamo a scoprire quali saranno i giovani da tenere d’occhio nel 2023. Ma prima di farlo, facciamo una precisazione. Il concetto di “giovane” è sempre soggetto a incomprensioni, tanto che si tende a reputare giovane sia un 2004 che già gioca con frequenza tra i grandi, sia un 2000, o addirittura 1999, che non è ancora esploso. Per convenzione, decidiamo di inserire solo gli under-21 dell’anno solare 2023. Quindi, solo i giocatori nati dopo l’1 gennaio 2002.

CHRISTIAN VOLPATO

Apriamo le danze con un talento di casa della nostra Serie A. In un campionato obiettivamente povero di talento, Christian Volpato potrebbe essere una sorpresa. Il trequartista della Roma ha già siglato qualche rete con i giallorossi. E si profila come un candelotto di dinamite pronto ad esplodere.

Il suo futuro, però, non prevede esclusivamente la Roma. Su di lui ci sono già gli occhi di qualche club di Serie A ed anche all’estero qualcuno si è accorto di lui. Si tratta della nazionale australiana, che lo ha convocato per il mondiale in Qatar, in quanto nato a Camperdown, in Australia. Lui, però, ha rifiutato la chiamata, giurando amore alla nazionale italiana.

FLORIAN WIRTZ

Capovolgiamo completamente la situazione rispetto a Volpato. Nonostante siano praticamente coetanei, quando parliamo di Florian Wirtz, parliamo di un giocatore già stabilmente nel giro del grande calcio europeo. Il tedesco, classe 2003, è la stella di punta di un Bayer Leverkusen giovane e promettente. Già campione d’Europa under-21 con la nazionale tedesca e con quasi 80 partite con la maglia delle Aspirine, Wirtz è alla ricerca di consacrazione.

Calciatore polivalente, come dimostrano i 19 gol e 22 assist in 78 presenze con il club, è nel mirino delle maggiori squadre europee. Il Bayer Leverkusen, però, se lo tiene stretto. È un prodotto del suo vivaio, che ha esordito tra i grandi già nel maggio 2020, pochi giorni dopo il suo 17º compleanno. In occasione della vittoria per 4-1 contro il Werder Brema giocò ben 61 minuti, partendo titolare. Era la prima partita di Bundesliga, dopo lo stop per l’emergenza Covid.

Attualmente, il Bayer Leverkusen è in corsa per l’Europa League ed è una delle candidate alla vittoria. Un successo, può essere il timbro definitivo per essere riconosciuto come top player.

PIERO HINCAPIÉ

Restiamo sempre al Bayer Leverkusen, ma facciamo un salto virtuale fino al Sudamerica. Piero Hincapié, difensore ecuadoriano classe 2002, è un profilo da non farsi sfuggire. A soli 20 anni ha tutto ciò che serve ad un difensore adatto al calcio europeo: ottime abilità aeree, precisione nei tackle e la grinta combattiva tipica dell’America Latina. Oltre che un mancino molto educato, che gli permette anche di giocare come terzino sinistro. Il Bayer Leverkusen lo ha pescato nel 2021 dal Talleres per soli 8 milioni. A distanza di due anni, la cifra potrebbe quintuplicare!

Deve indubbiamente migliorare dal punto di vista del fisico, perchè appare ancora troppo esile per ingaggiare duelli serrati contro i maggiori attaccanti d’Europa. Ma è una scomessa su cui si può puntare. Anche in questo caso, il Bayer Leverkusen vuole blindarlo. Ma su di lui ci sono già alcuni dei dei più grandi club europei e sarà difficile, per le Aspirine, costrastare eventuali assalti delle big. Soprattutto, poi, se dovesse scatenarsi un’asta sul giocatore.

CARLOS ALCARAZ

Dopo la vittoria del mondiale e le splendide prestazioni da parte di alcuni giovani profili, almeno una volta qualcuno si sarà fatto la fatidica domanda. “Ed ora chi sono i nuovi talenti che troveranno spazio nella Selección?

Carlos Alcaraz è una delle risposte a questa domanda. Il trequartista sta prendendo in mano le redini del Racing Club de Avellaneda. Di sicuro non una squadra qualunque, del quale diventare leader tecnico e carismatico appena 20enne. Il numero 22 della Academia gioca con maturità e indole da capopopolo. L’Inter ha già messo gli occhi su di lui e potrebbe affondare il colpo la prossima estate, sfruttando i buoni rapporti con la società. Dalla quale, nel 2018, è arrivato anche Lautaro Martinez. Ma, come nel caso del Toro, i nerazzurri dovranno difendersi dalle offensive delle grandi di Liga (Atletico Madrid su tutti) e Premier League.

Alcaraz è un fantasista argentino puro, che ama giocare dietro una o due punte e vestire i panni del goleador o dell’assistman. Il suo destro è un pennello pronto a dipingere magie, che vale la pena monitorare nel 2023. A prescindere dal colore della maglia indossata.

SAMUEL ILING-JUNIOR

Ritorniamo in Serie A, per spostarci nella Torino bianconera. La Juventus si è accorta di potersi fidare con sicurezza di Samuel Iling-Junior, attaccante inglese classe 2003. Nell’ultima parte del 2022, il giocatore ha avuto opportunità di mettersi in mostra con i grandi. Spicca indubbiamente per le sue doti nel dribbling e nello scatto. Caratteristiche in Serie A, Leao e Kvaratskhelia a parte, nessun altro giocatore ha in maniera così sviluppata.

Ma Iling-Junior è anche un giocatore molto solido, fisico e resistente, che può rivelarsi un asso nella manica dalla panchina. In questo momento, il suo destino sembra essere quello di una semplice riserva. Ma occhio ad eventuali sliding doors. Di Maria, fresco campione del mondo, non ha mostrato di possedere quella solidità fisica di un tempo e potrebbe dare forfait in qualche gara. Stesso discorso anche per Chiesa che torna da un lunghissimo infortunio e potrebbe non reggere una full immertion da gennaio a giugno. In quel ruolo resterebbero Kostic, la soluzione di emergenza Kean e proprio Iling-Junior. Può essere questa la chance per ritagliarsi più spazio.

DEVYNE RENSCH

Ovviamente in questa lista non può mancare la quota olandese, proveniente dall’Ajax. I lancieri questa estate hanno salutato Mazraoui e Tagliafico, che presidiavano le due fasce. Poco male, perchè a coprire il buco di organico ci sta pensando Devyne Rensch. Difensore classe 2003 che spicca, innanzitutto, per la sua duttilità. Difensore totale: nasce come terzino destro, ma sa occupare anche il ruolo di centrale, mediano e persino terzino sinistro. Perfettamente ambidestro, con grande spinta in progressione e un cross estremamente preciso, Rensch è indubbiamente una pepita d’oro.

Il girone di Champions League, con Napoli e Liverpool, ha costretto gli olandesi ha retrocedere in Europa League. Ora, però, i lancieri lottano per trionfare. E Rensch avrà l’occasione di mostrare a tutti il suo talento.

NONI MADUEKE

Dall’altro lato della barricata, nel campionato olandese, abbiamo il PSV Eindhoven. L’impatto di Cody Gakpo al mondiale è stato uno dei più incredibili. Tanto che il classe 1999 ha già lasciato l’Olanda, portando nelle casse del club un grosso incasso. Ma il PSV ha anche altri motivi per sorridere. Uno di questi si chiama Noni Madueke, ala inglese classe 2002 pronto a prendersi la scena di prepotenza.

Rapido, elegante ed estremamente efficace nelle giocate, Madueke è la nuova freccia nell’arco di mister Ruud Van Nistelrooy. È arrivato alle lampadine da giovanissimo, dopo i primi esordi al Tottenham. Ed ora, con il 10 sulla schiena, è pronto prendersi sia la squadra, sia l’eredità di Gakpo come golden boy del club.

GIOVANNI REYNA

Il mirino è stato posizionato sul 2026: mondiale da giocare in casa. Tutto il lavoro che Giovanni Reyna ha compiuto e compirà, va in quella direzione. L’attaccante statunitense vuole esserci, come c’è già stato in Qatar. Ma vuole farlo da leader e simbolo del calcio d’oltreoceano. E per ottenere questo risultato, sta iniziando a lavorare sin da ora.

Le qualità di Reyna sono quelle di un futuro top player. Dopo anni di “gavetta“, ora vuole posizionare il suo nome tra quella dei giovani talenti che si prenderanno la scena nel 2023. In questo momento veste la maglia del Borussia Dortmund, una squadra che da anni si conferma fucina di giovani talenti. Non a caso, moltissimi sono passati dai gialloneri prima di conquistarsi la scena internazionale. Tanti altri, come Reyna, ma anche come Moukoko, Adeyemi e Bellingham, ci sono ancora. Ed insieme possono costruirsi il loro radioso futuro.

YUNUS MUSAH

Restiamo in orbita U.S.A., ma facciamo un balzo in Spagna. Yunus Musah è una delle perle a disposizione del Valencia di Gennaro Gattuso.

Nascere a New York City, nella metropoli più famosa del mondo, lo ha indubbiamente influenzato nel modo in cui intende il ruolo di centrocampista. Fisico longilineo e grande rapidità, Musah è una mezz’ala di intensità che ama destreggiarsi tra i nodi della mediana avversaria. La cosa incredibile è che lo fa allo stesso modo, sia a ritmi bassi, alla ricerca di un passaggio di qualità, che in progressione. Di tanto in tanto sposta il suo raggio d’azione qualche metro più avanti, impossessandosi della trequarti. Ma sempre con un’indole da assistman educato e pulito nelle giocate.

Un po’ come un vigile che dirige il traffico a New York City, Musah dirige le manovre della sua squadra e muove i fili di una rosa giovane e propositiva. Sia che si parli di Valencia, dove solo Cavani e Gabriel Paulista hanno più di 30 anni, mentre la maggioranza meno di 25. Sia che si parli di nazionale, dove regna una vera e propria golden age.

ROMEO LAVIA

Chiudiamo la lista con il più giovane dei citati. Se si parla di promesse europee classe 2004, la mente va induscutibilmente a GaviMoukoko. Alle loro spalle, però, c’è un loro coetaneo, pronto a imprimere il suo nome tra quelli dei centrocampisti del futuro. Si tratta di Romeo Lavia, il più “vecchio” dei tre (è di gennaio, Gavi di agosto, Moukoko addirittura di novembre).

Romeo Lavia è un solidissimo centrocampista belga del Southampton. Cresce nell’accademy del Manchester City, con il quale si laurea campione d’Inghilterra under-21. Lo scorso anno viene anche aggregato alla prima squadra, ma senza mai scendere in campo. Ma al termine della stagione, il Southampton lo pesca come innesto di qualità in prospettiva. In queste prime battute, Lavia afferma la sua solidità davanti alla difesa. Ed il suo valore cresce a dismisura. A 18 anni, anche senza l’esordio in nazionale, vale già attorno ai 25 milioni di euro. Non male, per un 2004 all’esordio assoluto tra i grandi.

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Calcio Internazionale

Chi è Dario Osorio, il 2004 che incanta l’Europa

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Osorio

CHI E’ DARIO OSORIO, IL 2004 CHE INCANTA L’EUROPA –  Dario Osorio si appresta a diventare uno dei baby fenomeni del calcio europeo.

Darío Esteban Osorio è un calciatore cileno nato a Hijuelas il 4 gennaio del 2004. E’ un attaccante dell’Universidad de Chile e della nazionale cilena. Cresciuto nel settore giovanile dell’Universidad de Chile, debutta in prima squadra il 21 febbraio 2022 in occasione dell’incontro di Primera Division perso per 3-2 contro il Nublense. Dopo un paio di apparizioni da titolare trova la sua prima rete in campionato il 27 marzo 2022, nell’incontro vinto per 2-0 ai danni dell’Union Espanola. Le grandi qualità tecniche e tattiche mostrate in squadra attirano le attenzioni, su di lui, da parte della nazionale cilena. In primis gioca con l’Under-20 e Under-23, prima di passare, il 10 giungo 2022, in nazionale maggiore, disputando l’incontro perso per 0-2 contro la Tunisia, valido per la Kirin Cup. In totale, in nazionale maggiore, vanta ben 3 presenze senza alcun gol all’attivo. Grazie ai suoi 184 cm di altezza è bravo nel dribbling e nell’uno contro uno: grazie a queste caratteristiche arriva facilmente presso l’area avversaria calciando con molta facilità verso la porta.

IL SUO INIZIO DI STAGIONE

Attualmente il campionato cileno è appena iniziato: nella prima giornata l’Universidad de Chile ha perso, il match casalingo, per 3-1 contro l’Huachipato. Nel match inaugurale il gioiellino di Hijuelas non è stato convocato. Stanotte, invece, andrà in scena la seconda partita, dove la squadra di Dario Osorio affronterà l’Union Espanola. Quest’ultima squadra porta molti ricordi al classe 2004, visto che il cileno ha trovato il primo gol in campionato proprio contro di loro. Stando alle ultime notizie che arrivano dal Cile, l’allenatore Mauricio Pellegrino dovrebbe lanciarlo da titolare.  Nonostante la giovane età, Osorio, nel gennaio del 2023 è stato incluso da Patricio Ormazabal nella rosa della nazionale Under-20 cilena partecipante al campionato sudamericano di categoria in Colombia.

L’EUROPA SI MUOVE PER DARIO OSORIO

Negli ultimi giorni il giocatore è finito sotto la lente di ingrandimento dei dirigenti del Milan, pronti ad acquistarlo a titolo definitivo. Oltre all’interesse dei rossoneri, il giocatore ha degli estimatori anche in Premier, soprattutto sponda Aston Villa.

La situazione è da monitore con molta attenzione ma, sicuramente, nei prossimi anni tutti sentiranno parlare di Dario Osorio.

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Giovani per il futuro

Chi è Sekou Diawara, il 18enne scovato dall’Udinese

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Sekou Diawara

L’Udinese è sempre a caccia di nuovi talenti da fare crescere ed esplodere e i casi di De Paul, Molina e Udogie, tra gli altri, ne sono l’esempio. L’ultimo arrivato alla corte di Andrea Sottil è un belga classe 2004 e si chiama Sekou Diawara. Ma chi è e perché ha attirato le attenzioni dei talent scout bianconeri? Facciamo un passo indietro e scopriamo di chi si tratta.

SEKOU DIAWARA: GLI INIZI

Sekou Diawara nasce a Deinze, in Belgio, l’8 febbraio 2004 da genitori originari della Guinea. Ben presto entra a far parte del settore giovanile del Gent, uno dei club più importanti della Jupiler Pro League. Lì rimane fino alla stagione 2018/19, quando si trasferisce a parametro zero al Genk. Viene subito aggregato al settore giovanile, dimostrando ottime doti offensive. La stagione successiva, le sue prestazioni vengono premiate con il passaggio in under-18. Lì disputa una stagione e scende in campo 7 volte, quello che gli basta per mettere a referto 4 reti e 1 assist.

SEKOU DIAWARA: LA PROMOZIONE IN UNDER-21

La stagione successiva, 2020/21, sì rivela ancora più importante per lui. Viene promosso in under-21 e, come possiamo ben immaginare, nemmeno contro avversari molto più grandi di lui sfigura. Dal 2020 al 2023 è sceso in campo 13 volte con l’under 21, mettendo a segno anche 5 reti e 1 assist.

SEKOU DIAWARA: IL TRASFERIMENTO ALL’UDINESE

Il 25 gennaio 2023, l’Udinese ufficializza l’acquisizione delle sue prestazioni sportive e firma un contratto con i bianconeri fino al 30 giugno 2027. Viene aggregato immediatamente nell’under 19 ma, considerando la cura dei friulani nella crescita dei giovani talenti, non è da escludere che possa fare il suo esordio in Serie A già nei prossimi mesi.

SEKOU DIAWARA: UN CENTRAVANTI FISICO PER SOTTIL

Diawara è un centravanti molto forte fisicamente, veloce, alto 187 cm e potente.  Sa fare la differenza nello spazio aperto ed è anche dotato di una discreta tecnica di base. È un giocatore capace di fare reparto da solo, ma sicuramente non è il classico finalizzatore di area di rigore.

Non solo Diawara può rappresentare l’asso nella manica dell’Udinese, ma anche la Nazionale belga ripone molte speranze nelle sue potenzialità. Ha già disputato dei match con la maglia del Belgio under-16, under-17 e, attualmente, milita tra le fila dell’under-19. Ad oggi, con le selezioni giovanili del suo Paese ha messo già a segno 5 reti in altrettante presenze.

 

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Giovani per il futuro

Inter U19-Fiorentina U19 1-2, le pagelle della Supercoppa Primavera

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Primavera

La Fiorentina di Alberto Aquilani, detentrice della Coppa Italia, affronta l’Inter di Christian Chivu, campione d’Italia in carica. Si tratta del campionato Primavera, che mette in scena le promesse di oggi e le stelle del domani.

Vincono proprio i Viola, dopo una partita, di fatto, a senso unico. La splendida punizione di Amatucci e la rete di Berti affondano l’Inter, che fa fatica a reagire. Nella ripresa una strepitosa rete di Owusu accorcia le distanze, ma la Fiorentina riesce a gestire fin troppo bene e porta in casa un preziosissimo bis: Coppa Italia e Supercoppa Primavera.

PAGELLE INTER

Botis 6: Non ha colpe sui due gol subìti ed è abile a non farsi risucchiare dalla prestazione deludete della difesa. Però, non fa registrare neanche qualcosa di così esaltante da guadagnarsi grandi meriti.

Zanotti 5.5: Colpevole del fallo da cui scaturisce il gol del vantaggio viola, vive una partita di enorme sofferenza contro le accellerate di Kayode e Di Stefano, pur facendo vedere, saltuariamente, qualche spunto positivo.

Fontanarosa 5.5: Non gioca una brutta partita, ma, da buon capitano, riassume la prestazione dell’Inter: imprecisa, motivata ma fin troppo disattenta e in difficoltà nel concretizzare una reazione.

Di Pentima 6: Gioca la sua solita partita di anticipi e interventi precisi, proponedosi di tanto in tanto in fase di regia, ma senza trovare mai il colpo di genio (dal 78′ Stankovic s.v.).

Dervishi 5: Errore pesantissimo in occasione del gol di Berti, quando sbaglia passaggio e copertura, concedendo una prateria al centrocampista viola (dall’83’ Esposito s.v.).

Martini 5.5: Ogni linea di passaggio che cerca di costruire, viene catturata dai tentacoli del diretto concorrente Falconi. Sostituito dopo una prestazione opaca (46′ Kamaté 6: Fornisce maggiore qualità e spinta all’Inter, garantendo anche un rapido ed efficace cambio di passo).

Grygar 6: Riesce paradossalmente a tirarsi fuori dalla mediocrità generale dei suoi, facendo bene sprazzi di genialità e buonissime qualità individuali.

Andersen 5: Primo tempo completamente anonimo, in cui non fa particolari errori, ma neanche nulla per valorizzare i suoi, dopo il quale lascia il campo (dal 46′ Owusu 7: Il suo ingresso significa un cambio di manovra per l’Inter, anche se non riesce a gestire la manovra da solo. Il gol è un colpo di classe sopraffina).

Iliev 5.5: Da lui ci si aspettava molto di più, viste le qualità tecniche e balistiche presenti nel suo bagaglio da giocatore etichettato come uno dei migliori del campionato Primavera.

Zuberek s.v.: La sua sfida dura poco più di 5 minuti, prima di lasciare il campo per un infortunio al ginocchio, che ci auguriamo non sia niente di grave ( dal 5′ Curatolo 5: Gettato in campo “a freddo”, apapre comprensibilmente spaesato, ma nel corso del march non riesce mai a entrare in partita).

Carboni 5: Ha il compito di trascinare i suoi ed è l’unico che riesce a creare qualcosa nel primo tempo, anche se niente di pericoloso. Però rovina la sua partita con un fallo inutile che gli costa il rosso nei minuti finali, in cui i suoi stavano tentando l’assalto per il pareggio.

All. Chivu 5: La sua squadra è totalmente succube degli avversari e la colpa è da attribuire, probabilmente, al fatto che tutti i duelli in mezzo al campo vanno a favore dei viola. Scelte e gioco da rivedere per l’allenatore campione in carica del campionato Primavera, ma che deve dire addio alla Supercoppa.

PAGELLE FIORENTINA U19

Martinelli 6: Nonostante sia tra i più piccoli in campo (2006), si mostra affidabile, sicuro e di enorme qualità tra i pali. Nei minuti finali si perde un po’.

Krastev 6: Tanta solidità e ottimi interventi in difesa, arriva anche a colpire nell’area neroazzurra, ma non è così tanto preciso da trovare la gioia del gol (dall’80’ Comuzzo s.v.).

Biagetti 6.5: Veste i panni del ragno laborioso che, a poco a poco, costruisce con costanza la tela perfetta della costruzione bassa della Fiorentina. Sbaglia poco, quasi nulla.

Lucchesi 6: Annulla totalmente le offensive di Iliev, soffocando così tanto il bulgaro, da costringerlo a cambiare lato di campo per trovare qualche spazio in più.

Vigiani 6: Sicuramente passa più inosservato di molti compagni, ma questo non è un male: quando la Viola non sa dove andare, trova in lui un ottimo rifugio per la manovra.

Berti 6.5: Recupera e si confeziona completamente da solo la rete del raddoppio, bruciando l’intera difesa dell’Inter e mettendo in cassaforte il vantaggio dei suoi (dall’87’ Vitolo s.v.).

Amatucci 7.5: Dipinge l’1-0 con una punizione incantevole, che non lascia scampo a Botis e prosegue giocando un match di rara intensità ed efficienza.

Falconi 6: Tanta sostanza e buona volontà per un giocatore di grandi qualità, che si piega anche a fare da mastino e da rifinitore, vista una gara che si mette in discesa dal 2-0 in poi.

Kayode 6.5: Solido, martellante e mai banale nelle sue giocate, che lo rendono un costante pericolo per la retroguardia interista.

Toci 6: Cerca costantemente, ma invano, di trovare lo spazio giusto nella difesa dell’Inter per arrivare alla rete, ma non è fortunato. Nel complesso, però, un match a cui gli manca solo il gol (dal 79′ Sene s.v.).

Distefano 7: Una partita con l’argento vivo addosso, in cui si mostra ispiratissimo e sempre nel vivo dell’azione: la gioia del gol si ferma sul palo.

All. Aquilani 8: L’uomo di coppa si conferma “uomo di coppa”, portando a casa una vittoria fondamentale, che rimpolpa la bacheca della selezione Primavera della Fiorentina.

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Calcio Internazionale

ESCLUSIVA – Lo scout Diego Cognigni: dai segreti del suo lavoro ai migliori talenti polacchi

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scout

Il mondo dello scouting è da sempre uno degli aspetti più interessanti riguardanti il mondo del calcio. A tal proposito, la redazione di Numero Diez ha avuto il piacere di intervistare Diego Cognigni, esperto scout dell’agenzia D’Alessandro Scouting. Molti temi sono stati trattati: dal lavoro tecnico di un osservatore, al rapporto con le società fino ad un approfondimento sul calcio polacco.

La prima domanda verte sull’aspetto tecnico del mestiere dell’osservatore. Come gestisce la giornata lavorativa? In che modo organizza il lavoro settimanale?

“Noi tutti seguiamo un metodo. Il report che seguiamo è uguale per tutti, cosicché ci sia uniformità tra gli scout, cosa che facilita la lettura e la condivisione. Ci permette di trovare le informazioni divise in un certo modo in un qualsiasi altro report. Io durante la settimana segno i nomi dei ragazzi più interessanti da osservare nelle partite del week end. Partite che vedo live oppure le recupero su InStat. Con InStat si può recuperare ogni azione ed ogni statistica. Posso analizzare ogni tocco di palla, colpo di testa o fallo fatto di un calciatore. Poi serve vedere più partite per scrivere un report. Però sono tutti bravi nello scrivere un report. La qualità che fa la differenza è trovare le caratteristiche psicologiche del ragazzo. Quello è un lavoro lungo. Devi chiedere informazioni a compagni di squadra e addetti ai lavori anche sul comportamento fuori dal campo del ragazzo. In Polonia ho i numeri di tutti i giornalisti, così chiedo determinate informazioni, anche specifiche, come infortuni pregressi, sui vari calciatori. L’aspetto psicologico per un ragazzo è fondamentale. Bisogna inserire sul report il maggior numero di informazioni possibili, oltre agli aspetti tecnico-tattici. Poi saranno le società a fare le proprie valutazioni. Secondo me le caratteristiche psicologiche sono fondamentali, perché incidono sulla persona, ancora prima del calciatore”.

Oltre all’aspetto psicologico, quali parametri prende in analisi principalmente per comprendere il potenziale di un calciatore (disciplina tattica, tecnica individuale)?

“Dipende dal ruolo. Io ho una mia personale scaletta, divisa per tecnica, tattica ed ‘eccentrica, fantasia’. Solitamente seguo questa scaletta, ma posso anche prescindere da questa, è un punto di riferimento. Solitamente un report viene lungo 8-9 pagine. Dipende da ciò che si vuole analizzare, dato che ogni ruolo è diverso. Bisogna seguire un determinato aspetto di un calciatore che si vuole analizzare. Ad esempio, posso seguire un difensore che gioca da centrale di sinistra in una difesa a tre, ma secondo la mia analisi può giocare anche da terzino in una difesa a quattro perché ha determinate caratteristiche. Così, quando si va a leggere il report viene fuori la mia analisi, la mia idea, giusta o sbagliata che sia. Nel mio report è presente la mia visione.

Inoltre, è importante non partire mai dalle statistiche. Ad esempio, un calciatore può avere l’80% di contrasti vinti a partite, ma fare pochi contrasti: questa cosa non è sufficiente. Sotto questo aspetto, meglio chi ha il 40% ma tenta molti più contrasti. Nei report vanno inserite le statistiche, ma vanno contestualizzate. Ho visto tanti report pieni di dati, numeri e statistiche, ma non è detto che questi siano veritieri. Ogni dato va argomentato. Per questo è necessario vedere le partite. Affinché un giovane migliori, è necessario considerare bene le cose.  I dati servono per supportare la tesi, che viene sempre prima. Personalmente, non riuscirei mai a spiegare le caratteristiche di un calciatore, senza spiegare per bene le statistiche.

Questo aspetto dovrebbe essere maggiormente spiegato. Tuttavia, la gente preferisce leggere due righe di statistiche piuttosto che due pagine di approfondimento. Ho tanti colleghi che lavorano nei giornali, capisco il loro modo di lavorare. Il titolo del paragrafo con la statistica è impattante, ma sono poche le persone che vogliono approfondire. Per questo motivo dati e heat maps vengono poco spiegati.

Poi ribadisco l’importanza di fare scouting dal vivo. Si percepiscono cose che non possono essere recuperate né da piattaforme dedicate allo scouting, né dalla televisione”.

In che modo un osservatore tende ad approcciarsi con una società?

“In un club professionistico c’è lo scout, che fa solo report, il capo scout, che raccoglie i report, il direttore sportivo che si confronta con il capo scout, a seconda dei target di quel club. Ogni scout analizza la propria area geografica di competenza.

Tutti i club che non vogliono investire su un dipartimento scouting chiamano noi. Lavoriamo con tanti club. Ci confrontiamo con tanti club geograficamente opposti. Il capo scout raccoglie i report, fornendo agli scout tutti i numeri e tutti i contatti. Raccolti tutti i report, il capo scout fa da spola tra tutti i report e i vari target forniti dai vari club. Molte squadre hanno pochi scout. Il problema è che non viene stanziato un budget per l’osservazione. Tale settore è dispendioso. Poi purtroppo non c’è una cultura a riguardo. Poi capita che siano proprio gli agenti dei calciatori ad avvicinarsi ai direttori sportivi. L’agente può proporre un certo numero di calciatori, ed il direttore può scegliere tra questi.

Negli ultimi anni l’Udinese sta facendo un gran lavoro con lo scout. Ha una rete pazzesca. Anche lo Spezia, che ha portato Kiwior in Italia a pochi milioni. Nello Spezia lavorava Riccardo Pecini, era il direttore tecnico, un grandissimo osservatore. Ha avuto esperienze anche al Monaco e al Tottenham. Spesso alcuni amici giornalisti mi informano che in determinate partite del campionato polacco sono presenti osservatori anche di squadre italiane.

Molti club delle serie inferiori vorrebbero creare una rete di scouting, ma desistono per motivi di budget. Alla fine, le società scelgono di non investire in un dipartimento del genere. Ma senza questa, è impensabile che un capo osservatore per un direttore sportivo riesca a coprire una rete di migliaia di calciatori. Pur provando a fare una scrematura, non potrà mai chiamare centinaia di agenti per chiedere informazioni. Lavorando in questo modo, difficilmente è possibile fare determinate valutazioni per trovare il profilo ideale. Soprattutto non è detto che il calciatore venga acquistato nelle migliori condizioni”.

Lei è un esperto del calcio polacco. Come è nata questa passione?

Sono stato in Polonia prima con la scuola. Nel 2016 ho deciso di trasferirmi in Polonia, a Bydgoszcz, per motivi lavorativi. Poi sono tornato in Italia quando è scoppiata la pandemia. Mi sono appassionato al calcio polacco perché ero lì. Poi sono stato fortunato perché in Polonia, nel 2017 e nel 2019, ci sono stati tornei internazionali Under 20 e Under 21. Ho visto tante squadre piene di talenti. La Norvegia di Haaland, la Spagna, la Serbia di Milinkovic Savic. Sono stato fortunato che ho visto giocare tutti questi ragazzi forti. In questo contesto è nata la mia passione. Poi ho visto tante partite di squadre polacche, come Lech Poznan e Legia Varsavia.

Quando ho scelto di fare questo lavoro, seguendo i corsi ed imparando bene come farlo, mi sono chiesto ‘dove posso spiccare?’, ‘qual è la mia caratteristica che mi può differenziare da qualsiasi altra persona che vuole fare questo mestiere?’. Poi ho pensato: parlo italiano, parlo inglese e vivo in Polonia: la risposta è venuta da sé. Una persona cara mi consigliò di spiccare in un questo aspetto. Mi sono appassionato anche alla Nazionale Polacca. I risultati non sono sempre stati buoni, ma tantissimi, nel passato e nel presente, sono calciatori di valore”.

A tal proposito, negli ultimi anni nelle varie competizioni internazionali, i risultati della Polonia sono stati piuttosto deludenti, nonostante la rosa sia formata da calciatori di buon livello. Qual è il livello attuale del calcio polacco?

“Per me l’anno migliore della Nazionale era il 2016, con calciatori esperti, all’apice della loro carriera. Il problema è che questi calciatori sono stati chiamati costantemente anche negli anni successivi. In Polonia poi c’è la caratterizzazione di vedere che quello che viene da fuori è meglio. Questo l’hai visto con Paulo Sousa, con tutte le critiche che ha avuto l’ex CT, qualsiasi cosa. Quindi ha fatto dei percorsi alterni. Nawalka era il CT del 2016 e ha fatto bene, ha portato la Polonia ai quarti (ndr, dell’Europeo) prima di uscire con il Portogallo. Poi c’è stata la questione Paulo Sousa, che ha abbandonato a metà tragitto per andare in Brasile. Adesso si discute di nomi stranieri, tipo Paulo Bento, come se prendendo da fuori è meglio, ma non è detto che poi con la cultura ci sta veramente un legame. Quindi non si è mai creata una nazionale veramente unita, secondo me. Poi va considerato che il campionato nazionale è andato di moda negli ultimi anni e il danno è che ci sono i club ricchi che vanno in Polonia, ne prendono 2-3 e poi li abbandonano a sé stessi, i giocatori invece di crescere smettono di giocare con continuità, tra prestiti infiniti. Così facendo, non si crea più ricambio generazionale. I migliori giocatori per me in Polonia sono quelli che fanno un percorso netto in campionati come quello italiano: Kiwior, Glik, Thiago Cionek, Szczesny, Zielinski, Milik ecc”.

Per l’appunto, dal 2006 ad oggi hanno giocato in Serie A ben 38 calciatori polacchi, prima solo 5. Come ti spieghi il legame che c’è tra la Serie A e i giocatori polacchi?

“Il legame con l’Italia per la Polonia è storico. Sono le uniche due nazioni che nell’inno nazionale si citano, quindi è un legame culturale che va avanti dalle Guerre Mondiali, poi è proseguito con il Papa e con la caduta del regime comunista. Quindi, i polacchi in Italia ci sono sempre stati, la cultura nostra è intrisa con paesi come la Polonia. Perciò è un legame innanzitutto storico, poi in più è esploso il movimento polacco grazie a Lewandowski che ha fatto passare di moda la Polonia”.

Cosa ne pensi di Wisniewski, difensore che lo Spezia ha individuato come sostituto di Kiwior? È pronto per la Serie A?

“Sì, per me è pronto per la Serie A. Per me lo era già Kiwior, che veniva dallo Zilina, ma che comunque ha fatto un percorso perché non è scontato che dalla Polonia vai a giocare allo Zilina, in Slovacchia, e poi arrivi in Serie A. Lui invece è prontissimo, mi è sempre piaciuto, quando è andato a Venezia ero contento perché io personalmente volevo portarlo in Italia dal momento che il campionato italiano per i difensori è il top. È un ottimo sostituto di Kiwior. Forse Kiwior dava più soluzioni, era più polivalente, lui invece è un centrale puro, però è un colpaccio”.

Quali sono i giovani talenti polacchi in rampa di lancio che nei prossimi anni potrebbero fare il grande salto?

“Per me Ariel Mosor è fortissimo, è un difensore centrale, scartato dal Legia Varsavia, dove il padre giocava, era una leggenda. Poi è andato al Piast Gliwice, dove lo zio era direttore sportivo, e con 0 presenze in Ekstraklasa ha preso il posto del centrale che si è rotto e non l’ha più lasciato. È un 2003, non è altissimo, ma ha aggressività. Ricorda il primo De Ligt in Italia, che andava subito ad aggredire e magari sbagliava, però ti dava carica. In una difesa a 3 può giocare a sinistra, in una a 4 a destra, gioca sia con il destro che con il sinistro ed è bravo pure nell’impostazione. Non è altissimo ma è molto aggressivo: per me è proprio un difensore moderno.

Poi mi piacciono anche Lakomy e Skoras, che è stato convocato anche in nazionale, Legowski, che è veramente forte, è illegale perché è davvero grosso”.

Quali sono le principali differenze sulle strutture tra i settori giovanili italiani e polacchi?

La Polonia è proprio avanti, o forse meglio, noi siamo indietro. Le strutture sono pazzesche, io penso che tutti i club di Ekstraklasa hanno stadi più all’avanguardia di noi. Poi vengono ristrutturati in un anno. Per esempio il Rakow, che era una formazione di quarta serie e ora è prima, adesso rifarà lo stadio, ma lo tirerà su davvero in pochissimo tempo. Anche i servizi sono pazzeschi”.

 

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