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Calcio e dintorni

GK Magazine, Bruce Grobbelaar: le “spaghetti legs” per la leggenda

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Grobbelaar Getty

Uno dei più atipici, dei più singolari e iconici portieri di sempre. Questo è stato Bruce Grobbelaar, numero 1 del Liverpool per 13 stagioni tra anni 80 e 90 con cui ha scritto la storia. La sua storia, invece, inizia in Africa più precisamente in Rhodesia, l’attuale Zimbabwe. Lì il giovane Bruce è diventato uomo prima di tutti, sperimentando la fame e il desiderio di vincere, sopravvivendo e migliorando. Ma andiamo con calma e vediamo come Grobbelaar diventato il Clown Prince, icona calcistica a Liverpool.

UN’INFANZIA DI GUERRA

In Rhodesia la guerra persisteva e comprendeva anche il Sudafrica. Recentemente lo stesso Grobbelaar ha ammesso di aver dovuto combattere e uccidere per sopravvivere. Ha patito la sete e la fame arrivando più volte vicino a essere una delle tante vittime. Spesso tradito anche da compagni fidati ha dovuto cavarsela da solo. Ad aiutarlo c’è stato solamente il calcio, l’unico suo pensiero di svago in mesi di paura e dolore. Dopo aver subito rifiuti da squadre sudafricane, probabilmente perché unico bianco tra tanti neri, decide di cambiare aria.

Grobbelaar trova la sua oasi felice in Canada, dove il calcio non era ancora cosa seria. A Vancouver però dimostra una volontà di crescere e migliorare straordinaria. Il portiere è la cosa che vuole fare da grande e vuole essere pagato per farlo. L’opportunità arriva dal Crewe Alexandra, squadre delle serie minori inglesi che lo testa e lo impiega in prestito con risultati convincenti. Neanche il tempo di tornare in Canada che arriva il Liverpool e nel 1981 il sogno si avverà. A 24 anni Bruce è finalmente il portiere di una delle più grandi squadre al mondo e la guerra è solo un triste e lontano ricordo.

LA STORIA COI REDS

“È pazzo. Ogni volta, negli spogliatoi, prende due palloni e si diverte a sgonfiarli, poi ride a crepapelle, come un pagliaccio. Non si concentra, non infonde fiducia ai compagni” Joe Fagan, allenatore Liverpool

L’inizio per Bruce non è stato certamente dei migliori. I suoi baffi e la sua fronte ampia gli danno un look simpatico tanto molti iniziano a chiamarlo clown. Questo però non gli permette di aver un impatto positivo e la considerazione dei tifosi è ai minimi storici. Nelle prime partite addirittura ha subito il lancio di monetine dagli spalti. Dopo solo un anno però Ray Clemence, il portiere titolare viene ceduto al Tottenham e arriva il suo momento.

Da quel momento Grobbelaar e Liverpool è diventato un binomio quasi indissolubile. In 13 anni il portiere dello Zimbabwe ha collezionato 610 presenze ufficiali con 261 clean sheets. Ha vinto 6 campionati e altre 11 coppe nazionali con i Reds, diventandone uno dei giocatori più vincenti di sempre. Solo 1994 a 37 abdicherà in favore del giovane David James, rimanendo comunque in Inghilterra.

Qui inizierà la sua parabola discendente che comprenderà ugualmente parentesi discrete con Southampton e Sheffield Wednesday in Premier League. Appenderà i guantoni al chiodo nel 1999 dopo aver collezionato anche 33 presenze con la propria Nazionale. Con lo Zimbabwe ha partecipato a diverse Coppe d’Africa arrivando anche vicino alla qualificazione al Mondiale del 1994.

LE “SPAGHETTI LEGS” E LA VITTORIA NEL 1984

Il punto più alto della carriera di Grobbelaar è senza dubbio la vittoria della Coppa dei Campioni del 1984. In uno scenario simile a quello che lo caratterizzato in tutta la sua vita, Bruce ne è uscito da uomo. Spalle al muro così come i compagni è riuscito ugualmente a sconfiggere la Roma che giocava la finale in casa in un Olimpico gremito. Al gol di Neal risponde Pruzzo e la partita continua in parità fino ai calci di rigore. Qui Grobbelaar, circondato solo da nemici, contro tutti i pronostici reagisce in una maniera inaspettata.

“Ho iniziato a fare un ballo da discoteca degli anni Sessanta, dove metti le tue mani sulle ginocchia e cominci a farle incrociare. Non chiedetemi perché. Ho sempre fatto cose simili e visto che dovevo mantenere i miei piedi sulla linea di porta non avevo molte alternative.”

Grobbelaar riesce così a distrarre Bruno Conti che calcia alla stelle. Souness e Rush consolidano il vantaggio nella prima finale di sempre della Coppa dei Campioni decisa ai rigori. Un altro campione del mondo si presenta sul dischetto, Ciccio Graziani. Il centravanti della Roma rimarrà però stregato da Grobbelaar proprio come Conti.

Mi sono girato verso i fotografi dietro la porta e ho cominciato a mordere la rete. Mi ricordo di aver pensato: “Questo è come gli spaghetti. Ho capito, userò la gamba a spaghetti molli contro di lui!” Così ho reso le mie gambe molli, come se fossero fatte di spaghetti.”

Graziani calcia così alto il rigore e il Liverpool è campione d’Europa. Grobbelaar raggiunge il traguardo storico di essere il primo africano di sempre a compiere l’impresa. Il clown è diventato leggenda nella notte di Roma e lo ha fatto da protagonista con la sua sregolatezza che lo ha sempre caratterizzato.

IL RICORDO DEI TIFOSI

Grobbelaar rimane nella memoria dei tifosi Reds. In 13 anni ha vinto ogni trofei possibile arrivando quasi a duplicare il successo in Coppa dei Campioni nell’anno successivo. In quell’occasione la tragica finale dell’Heysel la vinse la Juventus. Anche nel momento del bisogno quando indagato per calcioscommesse meditava il suicidio il Liverpool non lo ha mai lasciato solo dimostrandogli vicinanza. Bruce nella sua vita ne ha viste tante ma allo stesso tempo ha deliziato gli occhi di tutti gli appassionati.

Probabilmente dal punto di vista tecnico non è mai stato eccelso, ma il suo coraggio e senso della posizione erano contagiosi. Un carattere forte, quasi pazzo, impossibile da non riconoscere in campo questo era Grobbelaar. Rimarrà nella leggenda per sempre per i suoi numerosi miracoli contro l’Everton nelle eterne sfide in Premier, ma soprattutto per la genialata delle spaghetti legs che ha regalato al Liverpool la quarta Champions League.

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Calcio e dintorni

Gelbison, la promessa di De Sanzo: “Daremo il massimo per salvarci”

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Juve Stabia

In una recente intervista rilasciata a SalernoSport24, Fabio De Sanzo ha parlato della sua nuova avventura in Serie C, alla guida della Gelbison. Il tecnico di Castrovillari, dopo l’esperienza alla Paganese, è ritornato ad essere protagonista nella terza serie professionistica italiana. Contro ogni aspettativa di inizio stagione, l’ex Acireale ha condotto la formazione di Vallo della Lucania in zona play-off. L’allenatore calabrese, però, vola basso: l’imperativo è la salvezza dei rossoblù.

L’intervista a Fabio De Sanzo

  • Cosa ha detto sin dal primo giorno al gruppo per portarli ad ottenere quattro successi di fila?

«C’era già una buona base di partenza anche perché mister Esposito ha lavorato bene. Ho trovato una squadra organizzata, una squadra importante. Ho inculcato un po’ di coraggio, di forza. Tra il suo metodo e il mio vi sono delle differenze però, ripeto, la base importante l’ha creata già lui, altrimenti sarebbe stato difficile lavorare così».

  • Quali sono le differenze di metodo?

«Lui predilige il possesso palla, la manovra, mentre io preferisco la verticalizzazione e l’aggressione alla palla».

  • Chi la sta impressionando della sua rosa?

«È un continuo conoscersi, anche perché sono passati due mesi dal mio arrivo e tanti giocatori non li conoscevo bene, se non Gilli e Cargnelutti su tutti. Però ci sono altre situazioni importanti. Ci auguriamo la crescita di giocatori come SaneKyeremateng e Graziani. Il reparto difensivo è quello che mi ha impressionato di più».

  • Una battuta d’arresto che può starci contro un avversario ostico come il Catanzaro. Da dove deve ripartire la Gelbison?

«Dalla convinzione dei primi 60’, dove abbiamo cercato di giocare non dico alla pari, ma all’altezza del Catanzaro. Secondo me, i primi 60’ sono stati giocati bene, con intensità, voglia, coraggio, però poi, alla lunga, la qualità sia di squadra che dei singoli del Catanzaro è prevalsa. È pur vero che stiamo parlando di una squadra costruita per vincere questa categoria ormai da anni. Il divario era molto ampio, ma onestamente sono orgoglioso dei miei ragazzi per come si sono comportati».

  • In cosa può migliorare la squadra?

«C’è sempre da migliorare. In convinzione soprattutto, nelle qualità che ognuno di noi ha e che deve sempre dimostrare, nell’orgoglio, nella caparbietà di credere in quello che stiamo facendo. Perché, in tutta onestà, in queste otto-nove partite con me in panchina, forse solo col Monterosi abbiamo toppato la prestazione. Dobbiamo migliorare nell’autoconvinzione, essere bravi e avere tanta umiltà».

  • Quando è stato scelto dal presidente, qual è stata la sua prima impressione? Cosa vi siete detti?

«Mi ha fatto tanto piacere, perché vuol dire che la scorsa stagione ha premiato la Gelbison ma anche l’Acireale, squadra che ha lottato per salire in C sotto la mia gestione. Approdare in terza serie con una diretta concorrente dell’anno precedente fa solo piacere. Vuol dire che il lavoro è stato apprezzato. Col presidente ci siamo detti che dobbiamo lottare per arrivare alla salvezza con le unghie e con i denti».

  • Qual è l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo è uno: arrivare salvi all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato».

  • Si sente di promettere qualcosa ai tifosi?

«Le aspettative, alla partenza, davano la Gelbison tra le vittime predestinate alla retrocessione. La mia promessa è quella di mettercela tutta per salvarci».

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Calcio e dintorni

Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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L’esito degli esami per Mazzocchi: c’è distorsione

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Durante il ritiro della Nazionale, Pasquale Mazzocchi, terzino della Salernitana, ha dovuto abbandonare anzitempo l’allenamento per un problema al ginocchio destro.
Rientrato a Salerno, Mazzocchi si è subito sottoposto agli esami di rito, che hanno evidenziato una distorsione con interessamento del legamento.

Lo stop, indicativamente, sarà dalle 3 alle 6 settimane, una tegola decisamente pesante per Nicola e la sua Salernitana, per i quali Mazzocchi rappresenta un pilastro fondamentale.

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Calcio e dintorni

La Russa si espone su San Siro e presenta il suo piano per il “doppio stadio”

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San Siro

Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, è tornato a parlare sul progetto del nuovo stadio di Milano, che dovrebbe vedere la demolizione di San Siro.

La Russa si è dichiarato totalmente contrario a tale demolizione, infatti pare che stia discutendo con il Sindaco Sala per cercare una soluzione che scongiuri ciò.

Ecco le parole, riportate da Daniele Mari su Twitter:

Al sindaco Sala, il piano economico che mi sono permesso di sottoporre prevede un risparmio di 500 milioni, il costo della demolizione, che si somma al risparmio di danni ambientali enormi”.

“Anzi c’è un vantaggio a mantenere come è esattamente lo stadio di San Siro e costruire accanto, come avviene in tante città europee e sudamericane, un altro stadio“.

“Il progetto dei due stadi è conveniente, assolutamente necessario e utile. Quando all’estero si parla di Milano le cose che si conoscono sono tre: il Duomo, la Scala e lo stadio San Siro. Continuo a ripetere che vi è compatibilità assoluta”.

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