Dove trovarci
Zoff

Archivio generico

GK Magazine, Dino Zoff: il capostipite della scuola italiana

GK Magazine, Dino Zoff: il capostipite della scuola italiana

Dino Zoff era un portiere equilibrato, capace di mantenere la calma nei momenti più difficili. Si è sempre trattenuto sia per modestia che per rispetto degli avversari. Aveva anche una metodica attenzione ai dettagli e un posizionamento eccezionale” Enzo Bearzot

Con queste poche parole si può riassumere il numero 1 dei numeri 1 italiani. Un giocatore e una persona invidiabile che ha dato il meglio per tutta la sua carriera spalmata in tre decadi. All’apparenza taciturno e riservato, è stato il leader degli spogliatoi più vincenti della storia della Juventus e della Nazionale italiana. I suoi record sono tra i più longevi e da molti è considerato ancora oggi il più forte estremo difensore della storia.

IL PIÙ VINCENTE CON L’ITALIA

I suoi numeri in azzurro sono mostruosi. Sono 112 le presenze con l’Italia risultando l’unico giocatore azzurro ad vinto un Europeo e un Mondiale. Nel calcio internazionale detiene il record di imbattibilità di 1142 minuti ovvero quasi due anni di scontri dal 1972 alla prima partita del Mondiale del 1974. La sorte volle che nella più imprevedibile delle circostanze questa terminasse: un giocatore di Haiti, in quella particolare edizione, segnò il gol storico. In oltre la metà delle sue partite ha mantenuto la porta inviolata risultando decisivo per i successi della Nazionale. Tutto iniziò nell’aprile del 1968 quando il portiere titolare Albertosi si infortunò e fu proprio Zoff a giocare titolare il playoff per l’Europeo contro la Bulgaria. Da quel giorno nacque una stella.

Il portiere goriziano si trovò quindi a giocatore l’Europeo in casa come primo portiere. Il suo apporto è decisivo e con delle uscite sicure permette all’Italia di battere 2-0 la Jugoslavia nella finale ripetuta dopo il primo pareggio. Dopo sole 4 presenze Zoff è campione d’Europa a 26 anni dopo aver vinto la sua prima finale in carriera. Sì perché all’epoca veniva da importanti stagioni in serie A con Udinese, Mantova e Napoli ma non aveva mai calcato tali palcoscenici. Ma Dino è così: nel silenzio generale lui si impone come uomo e come portiere arrivando da un paesino che a malapena rientra nel confine italiano per prendersi la gloria azzurra.

IL PASSAGGIO ALLA JUVE

La vittoria dell’Europeo ha dato la sensazione che forse un’ondata d’aria nuova aleggiasse sulla porta della Nazionale ma il ritorno di Albertosi fu prorompente. La vittoria dello scudetto del suo Cagliari gli permise di giocare il tanto famoso Mondiale del 1970 da titolare. Zoff così dovette trovare una soluzione alternativa per riprendersi il posto.

Nel 1972 ci fu il passaggio dal Napoli alla Juventus, alla ricerca di nuove esperienze e soprattutto di trofei e vittorie. La Juventus, che veniva da anni sfortunati con 5 portieri cambiati in 5 anni, trovò in Zoff la certezza assoluta. La sua essenzialità e la sua efficacia negli interventi permisero ai bianconeri di vincere subito lo Scudetto e di arrivare in finale di Coppa dei Campioni, persa contro il grande Ajax di Cruijff. Il 10 olandese fu anche colui che lo sconfisse per il pallone d’oro del 1973 dove arrivò secondo. Questo fu abbastanza però per riprendersi la numero 1 azzurra a ridosso del Mondiale del 1974. La continua ricerca della perfezione videro Zoff tra i portieri in costante evoluzione e miglioramento nonostante l’avanzare dell’età e questo si percepì anche in Nazionale.

L’OSSESSIONE PER LA COPPA DEL MONDO

Mentre Zoff nella sua carriera bianconera poteva esultare per i sei Scudetti, due coppe Italia e una Coppa UEFA nei nove anni di permanenza, parallelamente in Nazionale rincorreva il sogno della vittoria del Mondiale. Nel 1974 come detto, disputò a 32 anni la sua prima rassegna iridata. L’Italia però uscì malamente perdendo l’imbattibilità e uscendo al primo turno.

Al mondiale argentino del 1978 l’Italia arrivò a fari spenti ma fu la piacevole sorpresa della competizione. Dopo aver sconfitto tra le altre Francia e Argentina, a Buenos Aires ci fu lo scontro contro la temibile Olanda. Gli oranje con il loro calcio innovativo di Michels arrivarono alla contesa da veri dominatori e la partita fu combattutissima. Un autogol porta avanti gli Azzurri ma gli olandesi pareggiarono con una prodezza di Brandts dal limite dell’area. Nell’occasione le proteste dell’Italia furono vigorose perché l’azione nasce da un pallone non restituito agli azzurri dopo un atto di fair play. Il 2-1 olandese arriva con Haan a 15 minuti dalla fine. Una vera e propria bordata da fuori area che cambia direzione all’ultimo e batte Zoff. L’Italia è eliminata e perde anche la finalina contro il Brasile.

I quattro gol subiti da fuori area che concludono la campagna argentina fanno scalpore in Italia dove i media trovano come capro espiatorio proprio Zoff. Definito ormai “vecchio” venne aspramente criticato e ritenuto principale responsabile del mancato successo al Mondiale.

1982: L’ANNO DELLA RIVINCITA

Dino continuò, però, coccolato dal CT Bearzot a essere il titolare indiscusso della Nazionale e dopo un quarto posto all’Europeo del 1980 arriva la convocazione anche per il Mondiale spagnolo del 1982. Il ritiro di Facchetti, inoltre, ha spinto il CT friulano a dare la fascia proprio al portiere della Juventus che si trovò a guidare una squadra che passò il primo turno a fatica.

L’avventura in Spagna, infatti, inizia con tre pareggi contro avversari tutt’altro che proibitivi e questo rende incandescente i giornali italiani. Le critiche sono pesantissimi ma gli azzurri riescono a chiudersi in una bolla e guidati dal CT Bearzot e dal loro capitano rispondono sul campo. Prima la vittoria con l’Argentina e poi quella da dentro o fuori contro il Brasile. Contro la Seleção un pareggio non sarebbe stato sufficiente e grazie a un Paolo Rossi strepitoso l’Italia al 90′ vinceva 3-2. A fine carriera Dino Zoff si apprestava a giocare un’altra semifinale di un Mondiale e il destino gli volle fare un regalo dopo i torti di 4 anni prima. Una punizione di Éder calciata meravigliosamente fluttua nell’aria e arriva magicamente sulla testa di Oscar. Il difensore centrale, nell’area avversaria per una delle ultime occasioni, impatta violentemente il pallone di testa e lo indirizza all’angolino. Zoff con un riflesso felino si lancia sulla sfera bloccandola sulla linea di porta nel tripudio generale.

Gli attaccanti brasiliani urlano al gol ma l’arbitro e il guardalinee sono presenti e vedono la realtà. Zoff ha fatto un miracolo e l’Italia è in semifinale. Sulle ali dell’entusiasmo Polonia e Germania vengono sconfitte senza troppi patemi e Dino Zoff a 40 anni si laurea campione del Mondo alzando al cielo da capitano la coppa in una Madrid che si è tinta d’azzurro.

LA FINE DI UNA CARRIERA STRAORDINARIA

Questo fu l’highlight della carriera di uno dei più grandi numeri 1 azzurri. Zoff vinse tanto con la Juve mancando per due volte forse l’unica coppa assente nel suo palmarès: la Coppa dei Campioni. Dopo la sconfitta con l’Ajax nel 1973 arrivò la nuova opportunità dopo aver vinto il Mondiale. Nel 1983, però, con un altro 1-0 targato Magath arrivò un nuova sconfitta in finale, stavolta contro l’Amburgo, che segnò la fine della carriera leggendaria di Dino Zoff a oltre 41 anni.

Anche da allenatore e CT conseguì grandi successi ma verrà ricordato per la sua freddezza e continuità in campo oltre che per aver stretto un legame indissolubile con la maglia azzurra.

fonte immagine in evidenza: diritto Google Creative Commons

Lascia un commento

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altro in Archivio generico