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GK Magazine, John Thomson: la triste storia del principe dei portieri

GK Magazine, John Thomson: la triste storia del principe dei portieri

John Thomson fu un grande giocatore, che arrivò da ragazzo e se ne andò quando ancora era un ragazzo. Non ebbe predecessori, né eredi. Era unico” John Arlott, giornalista sportivo scozzese.

Queste sono le parole che descrivono al meglio l’atleta e la persona di John Thomson. Lo storico portiere del Celtic è stato tra i migliori del periodo interbellico. Un portiere completamente atipico per l’epoca. Alto 175 cm presentava degli arti superiori e una corporatura esile considerata inadatta dai più al gioco del calcio. La sua agilità e il suo coraggio però erano caratteristiche uniche che gli permisero di raggiungere vette inimmaginabili a un’età giovanissima.

DALLA MINIERA A GLASGOW

John Thomson nasce nel 1909 da una famiglia protestante. Questo è un particolare importante in quanto farà la storia del Celtic, fazione cattolica di Glasgow. A 14 anni andrà a lavorare in miniera col padre giocando con la squadra locale. Le sue doti da portiere erano note già a livello giovanile e nel 1926 venne visionato e proposto al Celtic dallo scout Steve Callaghan. Per 10 sterline gli hoops lo prelevarono direttamente per la prima squadra nonostante la madre del ragazzo fosse contraria. Lei, infatti, supplicò più volte il figlio in maniera che oggi considereremmo paradossale. La sua idea è che il lavoro in maniera fosse molto più sicuro di quello del calciatore: il destino volle che avesse incredibilmente ragione.

Nel febbraio 1927 il leggendario manager Willie Maley lo fece debuttare contro il Dundee United a seguito di prestazioni poco convincenti del portiere titolare. È l’inizio della leggenda di colui che a Glasgow verrà definito “il principe dei portieri”. Il suo aspetto carino e esile dal punto di visto fisico rapportato all’eleganza, inusuale all’epoca, nell’interpretazione del ruolo gli valsero questo soprannome.

UNA CARRIERA BREVE MA INTENSA

A fine stagione portò il Celtic al secondo posto finale e vinse la Coppa di Scozia. Sarà la prima di due vinte, che risulteranno gli unici trofei conquistati a livello nazionale. In un’epoca in cui i rivali dei Rangers erano nettamente superiori e vinsero 5 campionati consecutivi, era proprio John Thomson a prendersi le prime pagine dei giornali. Il Daily Record e The Scotsman scrivono di lui come protagonista assoluto degli Old Firm lodandone le parate e le uscite senza timori sui piedi e sulle teste dei rivali. Divenne il giocatore più popolare del Celtic a neanche vent’anni superando nei consensi popolari il centravanti Jimmy McGrory.

Arrivato già a uno straordinario livello nel febbraio del 1930 arrivò il primo segnale nefasto. Contro l’Airdrieonians in campionato subì un grave infortunio perdendo due denti e fratturandosi in più parti nel corpo. La madre ricominciò a fargli pressione sullo smettere e accantonare il calcio ma Thomson tornò in breve tempo e ancora più forte. Solo due mesi dopo, infatti, arrivò il debutto in Nazionale dopo prestazioni convincenti anche con selezioni alternative come la top XI del campionato.

DALLA SCOZIA ALLA GLORIA MONDIALE

Dopo il debutto in amichevole con vittoria in Francia per 2-0 c’è stata la partecipazione al torneo Interbrittanico del 1931. Qui giocò in entrambi i pareggi contro GallesIrlanda ma ciliegina sulla torta è la partita finale che è valsa il trofeo. In un Hampden Park che registrava 129.000 persone la Scozia batteva 2-0 gli inglesi. Il dominio di questi ultimi era netto sia sul piano fisico che a livello di gioco puro. La differenza l’hanno fatta il contropiede e le parate di Thomson che negarono più volte il gol al temutissimo centravanti Dixie Dean. L’iconico riferimento offensivo dell’Everton segnò più di 400 gol in carriera ma con Thomson non ci fu niente da fare.

Grazie a queste presenze con la Nazionale e ad una tournée oltreoceano le prodezze di Thomson fecero il giro del mondo. Un ulteriore step della sua carriera sarebbe stato il trasferimento all’Arsenal ma il suo amore per il Celtic e per la fidanzata Margaret lo fecero rimanere nella Glasgow biancoverde.

IL TRAGICO INCIDENTE

All’età di 22 anni la vita di John Thomson aveva assunto una connotazione felice, quasi idilliaca, ma il destino decise di troncare tutto senza via di scampo. Il 5 settembre 1931 di fronte a un Ibrox Park con 80.000 persone i Rangers dovevano fermare un Celtic che aveva iniziato il campionato con un piglio diverso. L’Old Firm come sempre si presentava con un alto tasso di agonismo in campo e alta tensione sugli spalti. A inizio secondo tempo, però, tutto si fermò improvvisamente.

Sam English, attaccante dei Rangers, entra in area in conduzione di palla ma arriva John Thomson che a modo suo con un’uscita repentina vince il contrasto allontanando il pallone. Lo scontro però è violentissimo e il ginocchio di English impatta sulla tempia di Thomson che rimane a terra. Dalle registrazioni arrivate fino ai giorni nostri si può sentire un urlo chiaro più di altri: è Margaret sua futura sposa che ha assistito al match. Mentre sugli spalti i tifosi dei Gers esultano per l’infortunio del portiere in campo c’è subito concitazione. Meiklejohn, capitano dei Rangers, mette a tacere i suoi tifosi capendo la gravità della situazione mentre Thomson esce in barella.

Il numero 1 del Celtic subisce un intervento chirurgico alla testa che non ha il successo sperato. La rientranza di 5 cm del cranio ha rotto un’arteria e Thomson muore così la sera stessa.

TRIBUTI E RICONOSCIMENTI

Al funerale di John Thomson a Cardenden, città dove è cresciuto, si recarono 30.ooo persone arrivate anche dalla lontana Glasgow. Una cerimonia commovente per salutare uno dei più grandi portieri di sempre. Il Celtic ancora oggi lo riconosce come uno dei suoi più rappresentativi giocatori avendo giocato oltre tutto più di 200 partite. Pellegrinaggi e riti sono costanti presso la sua tomba e la sua memoria è viva ancora oggi non solo tra i Celts ma anche tra gli appassionati di tutta la Scozia.

In un’epoca di scontri, infatti, fu l’unico con le sue gesta e le sue peculiarità ad unire, anche se per breve tempo e in poche occasioni, Celtic e Rangers. Le due fazioni erano presenti e unite nella sua memoria al funerale e John Thomson rappresenta un’altra pagina gloriosa dell’infinito Old Firm. Questa è dunque la storia di un giovane e innovativo portiere che in un’epoca dimenticata ha fatto la storia del calcio, tra amore e un crudele destino che tramite le parole della madre aveva cercato di avvisarlo della sua triste e prematura fine.

“Purtroppo, la sua carriera doveva finire presto. Nel settembre 1931, giocando contro il Rangers ad Ibrox Park, ebbe un incidente che gli fu fatale. Eppure poté giocare abbastanza da guadagnarsi i più alti onori che il calcio può dare. Un ragazzo amabile, modesto e senza pretese, popolare ovunque andasse. Il suo talento di portiere lo mostrò superbamente in campo. Mai ci fu portiere capace di raccogliere i lanci più violenti con tanta grazia e facilità. In tutto ciò che faceva c’erano un equilibrio e una bellezza dei movimenti da guardare con meraviglia. Tra i Celts scomparsi, egli occupa un posto speciale.” Willie Maley, allenatore del Celtic dal 1897 al 1940.

(Fonte immagine in evidenza: diritto Google creative Commons)

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