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Calcio e dintorni

GK Magazine, Michel Preud’Homme: sinonimo di eleganza fra i pali

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Uno degli esponenti del ruolo del portiere tra i più sottovalutati di sempre è senza dubbio Michel Preud’Homme. “Saint Michel“, così lo chiamano i suoi sostenitori in patria, è stato un professionista esemplare capace di cose uniche in campo e forse irrepetibili. Ha avuto una grande carriera che, rapportata alle squadre in cui ha militato, ha fruttato un palmarès invidiabile. Questo rafforza l’aura di imbattibilità che lo ha circondato negli anni 80′ e 90′ nei più grandi campi d’Europa e del Mondo.

STANDARD LIEGI: TRA GIOIE E RIMPIANTI

Ad appena 18 anni si impone da titolare nella squadra del suo cuore, lo Standard Liegi. Qui rimane 9 anni facendosi conoscere anche in importanti palcoscenici vincendo 5 trofei con Les Rouches. I due titoli nazionali nel 1982 e nel 1983 rappresentarono il biennio d’oro per lo Standard Liegi dove Preud’Homme iniziò a vincere e calcare anche palcoscenici internazionali. La prima occasione, infatti, è la finale di Coppa delle Coppe contro il Barcellona nel 1982. Questo fu il punto più alto della storia della società belga ma il successo non arrivò. I blaugrana vinsero con un Simonsen in grande spolvero che relegò gli imbattuti belgi a concedere l’onore delle armi.

Da questo momento Preud’Homme, dopo i primi anni di grandi dimostrazioni tecniche e caratteriali in campo, perde un po’ di credibilità non riuscendo ad imporsi anche in Nazionale. Qui infatti il dualismo è con Jean-Marie Pfaff, leggenda belga e del Bayern Monaco, indiscutibile titolare fino al 1986. Proprio quest’anno avviene la svolta decisiva per la carriera di uno dei più grandi di sempre.

MECHELEN: UNA FAVOLA INIMMAGINABILE

L’evoluzione è passata da un apparente ridimensionamento. Da Liegi, infatti, Preud’Homme se ne va per firmare con il Mechelen squadra più piccola per possibilità economiche e blasone rispetto allo Standard. Il suo arrivo però è l’inizio di una di quelle storie in cui la squadra piccola per un periodo di tempo riesce a superare gli ostacoli arrivando a vette impensabili. Nel 1987 arriva la vittoria della Coppa del Belgio che permette alla piccola cittadina di accedere per la prima volta a una competizione internazionale.

Questa è l’iconica Coppa delle Coppe del 1988. Sì perché questa Preud’Homme e i suoi compagni riescono a vincerla e nel più impensabile degli scenari. Dopo una semifinale bellissima e imprevedibile vinta contro l’Atalanta l’ostacolo Ajax sembrava insormontabile per i giallorossi. Invece a Strasburgo il sogno diventa realtà: Piet den Boer segna mentre Preud’Homme si supera con un riflesso poderoso per mantenere il risultato. Il portierone (alto in realtà solo 182 cm) si prende così la sua vendetta 6 anni dopo e dimostrandosi a 29 anni finalmente tra i migliori al mondo.

Da capitano nella stagione successiva è riuscito a fermare anche Romario nella doppia finale contro il PSV che è valsa la Supercoppa europea. Completa la sua opera sempre nel 1989 vincendo il campionato con il Mechelen che torna sul tetto del Belgio dopo 41 anni. Solo la grande Sampdoria con la coppia Vialli-Mancini ferma il Mechelen in semifinale di Coppa delle Coppe di quell’annata mettendo un’ugualmente lieto fine alla favola della cittadina di 80mila abitanti.

DA SOLO CONTRO TUTTI

Preud’Homme con le sue parate e il suo stile a dir poco perfetto nell’esecuzione ha conquistato il cuore degli appassionati che nel 1990 poterono vederlo anche in Coppa dei Campioni. Nell’unica apparizione di sempre del Mechelen, il numero 1 belga è riuscito a scrivere un pezzo di storia. Arrivati ai quarti di finale c’è da affrontare il Milan di Arrigo Sacchi. Una squadra che gioca un calcio velocissimo e innovativo che non lascia scampo ad alcun tipo di avversario. Ora Preud’Homme avrebbe dovuto difendersi da uno degli attacchi più devastanti della storia del calcio.

Anche contro il Milan degli olandesi, Preud’Homme ha prodotto una prestazione sovraumana impedendo il gol ai rossoneri per 196 minuti. Tra andata e ritorno nessun gol tra le due squadre e solo una zampata di van Basten nel ritorno ha fatto crollare il muro del Mechelen. Contro un dominio territoriale evidente e incontrastabile del Milan si palesò un fortino organizzato e quasi invalicabile che si poggiava sulle prodezze del suo portiere. Decisivo in più occasioni su van Basten e Rijkaard ha negato più volte la gioia del gol anche a Massaro e a un Donadoni straripante. Tra chiusure perfette e voli spettacolari è lui il vero MVP della serata.

Il ragazzo dalla lunga chioma nera, non troppo alto, tarchiato ed elegante nelle movenze si è rivelato una sorpresa a tratti spaventosa per i tifosi rossoneri, che ricorderanno quello scontro come la “Partita infinita”.

LA NAZIONALE BELGA: TRA ATTESA E SODDISFAZIONI

Dopo l’esperienza al Mechelen, Preud’Homme approda al Benfica nel 1994. In Portogallo disputa le sue ultime 5 stagioni vincendo solo una Coppa nazionale nel 1996, arrivando lo stesso anno molto vicino alla firma con il Real Madrid, mancata solo per il concomitante “no” di Chilavert ai lusitani. Negli anni ’90 la carriera di Preud’Homme si concentra anche col Belgio. Dopo il ritiro di Pfaff la strada per la titolarità è spianata con la prima occasione che è il Mondiale del 1990 in Italia. Qui chiede addirittura di giocare con gli occhiali da sole nelle partite pomeridiane senza avere successo.

Il successo se lo prenderà però 4 anni più tardi in circostanze migliori. Dopo il secondo posto senza mai scendere in campo nell’Europeo del 1980 arriva il primo premio da protagonista anche con la Nazionale. A USA ’94 il Belgio arriva solo agli ottavi di finale, venendo eliminato dalla Germania con molte polemiche arbitrali, ma Preud’Homme è ugualmente nominato miglior portiere. Nella fase a gironi si è esibito in uno show spettacolare. Nelle prime due partite ha permesso la vittoria al Belgio mantenendo la rete inviolata con interventi di una brutale eleganza. La fase di spinta e i movimenti del corpo sono sinuosi quasi come quelli di una farfalla mentre l’impatto con il pallone in fase di parata è uno schiaffo deciso, violento a dire no a qualsiasi possibilità di gol.

Un volo all’incrocio contro il Marocco e poi un felino per 90′ contro l’Olanda. I diavoli rossi passano 1-0 ma sono almeno cinque i suoi interventi miracolosi. Un intervento di posizione su una conclusione al volo di Bergkamp e lo schiaffo a mano aperta a tempo scaduto su un tiro deviato di Overmars sono gli episodi migliori. Anche con la Germania riesce fermare più volte Kuntz e Klinsmann ma non sarà sufficiente con chiusure clamorosamente perfette nell’uno contro uno ma non sarà sufficiente. Chiude con il Belgio con 26 clean sheet in 58 presenze.

CARRIERA DA ALLENATORE E DIRIGENTE

Prossimo ai 63 anni Michel Preud’Homme è ultimamente stato vice-presidente dello Standard Liegi dopo averlo allenato 5 anni in tre diversi stint. L’ex numero 1 si è imposto anche da allenatore con Club Bruges e Gent riuscendo a chiudere con due campionati vinti e altrettante coppe Nazionali a cui aggiungere una Supercoppa. Da tecnico vince altre tre trofei: due con il Twente in Olanda nel 2011 e il campionato saudita con l’Al-Shabab.

Oggi “Saint Michel” è tutt’ora riconosciuto come uno dei più influenti calciatori belgi di sempre e ha rappresentato per molte generazioni di giovani portieri un modello di ispirazione non solo dal punto di vista tecnico ma anche temperamentale.

(Fonte immagine in evidenza: diritto Google creative Commons)

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Calcio e dintorni

Gelbison, la promessa di De Sanzo: “Daremo il massimo per salvarci”

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Juve Stabia

In una recente intervista rilasciata a SalernoSport24, Fabio De Sanzo ha parlato della sua nuova avventura in Serie C, alla guida della Gelbison. Il tecnico di Castrovillari, dopo l’esperienza alla Paganese, è ritornato ad essere protagonista nella terza serie professionistica italiana. Contro ogni aspettativa di inizio stagione, l’ex Acireale ha condotto la formazione di Vallo della Lucania in zona play-off. L’allenatore calabrese, però, vola basso: l’imperativo è la salvezza dei rossoblù.

L’intervista a Fabio De Sanzo

  • Cosa ha detto sin dal primo giorno al gruppo per portarli ad ottenere quattro successi di fila?

«C’era già una buona base di partenza anche perché mister Esposito ha lavorato bene. Ho trovato una squadra organizzata, una squadra importante. Ho inculcato un po’ di coraggio, di forza. Tra il suo metodo e il mio vi sono delle differenze però, ripeto, la base importante l’ha creata già lui, altrimenti sarebbe stato difficile lavorare così».

  • Quali sono le differenze di metodo?

«Lui predilige il possesso palla, la manovra, mentre io preferisco la verticalizzazione e l’aggressione alla palla».

  • Chi la sta impressionando della sua rosa?

«È un continuo conoscersi, anche perché sono passati due mesi dal mio arrivo e tanti giocatori non li conoscevo bene, se non Gilli e Cargnelutti su tutti. Però ci sono altre situazioni importanti. Ci auguriamo la crescita di giocatori come SaneKyeremateng e Graziani. Il reparto difensivo è quello che mi ha impressionato di più».

  • Una battuta d’arresto che può starci contro un avversario ostico come il Catanzaro. Da dove deve ripartire la Gelbison?

«Dalla convinzione dei primi 60’, dove abbiamo cercato di giocare non dico alla pari, ma all’altezza del Catanzaro. Secondo me, i primi 60’ sono stati giocati bene, con intensità, voglia, coraggio, però poi, alla lunga, la qualità sia di squadra che dei singoli del Catanzaro è prevalsa. È pur vero che stiamo parlando di una squadra costruita per vincere questa categoria ormai da anni. Il divario era molto ampio, ma onestamente sono orgoglioso dei miei ragazzi per come si sono comportati».

  • In cosa può migliorare la squadra?

«C’è sempre da migliorare. In convinzione soprattutto, nelle qualità che ognuno di noi ha e che deve sempre dimostrare, nell’orgoglio, nella caparbietà di credere in quello che stiamo facendo. Perché, in tutta onestà, in queste otto-nove partite con me in panchina, forse solo col Monterosi abbiamo toppato la prestazione. Dobbiamo migliorare nell’autoconvinzione, essere bravi e avere tanta umiltà».

  • Quando è stato scelto dal presidente, qual è stata la sua prima impressione? Cosa vi siete detti?

«Mi ha fatto tanto piacere, perché vuol dire che la scorsa stagione ha premiato la Gelbison ma anche l’Acireale, squadra che ha lottato per salire in C sotto la mia gestione. Approdare in terza serie con una diretta concorrente dell’anno precedente fa solo piacere. Vuol dire che il lavoro è stato apprezzato. Col presidente ci siamo detti che dobbiamo lottare per arrivare alla salvezza con le unghie e con i denti».

  • Qual è l’obiettivo stagionale?

«L’obiettivo è uno: arrivare salvi all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato».

  • Si sente di promettere qualcosa ai tifosi?

«Le aspettative, alla partenza, davano la Gelbison tra le vittime predestinate alla retrocessione. La mia promessa è quella di mettercela tutta per salvarci».

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Calcio e dintorni

Inter, Antonio Pintus premiato per la stagione dello Scudetto

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Corsa scudetto, Milan-Napoli-Inter

Antonio Pintus, preparatore atletico del Real Madrid, è stato premiato oggi a Coverciano con il Cronometro D’Oro. Il premio si riferisce al lavoro svolto durante la stagione 2020/21, annata in cui era parte dello staff tecnico di Conte all’Inter, conclusasi con la vittoria dello Scudetto. Dopo aver ricevuto il premio, Pintus ha preso la parola per un discorso di ringraziamento. Ecco cosa ha detto:

Ringrazio lo staff tecnico dell’Inter per la stagione a cui fa riferimento questo Cronometro d’Oro. Tutti i miei ex collaboratori, il mister e soprattutto ricordo lo staff medico. Per riuscire ad avere risultati eccellenti, bisogna che ci sia un’assoluta integrazione tra gli staff. Ci deve essere onestà intellettuale, cosa che ho trovato all’Inter e non a caso sono stati raggiunti certi risultati. Mia moglie mi dà un equilibrio, sia nei momenti di euforia che di sconforto”.

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L’esito degli esami per Mazzocchi: c’è distorsione

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Durante il ritiro della Nazionale, Pasquale Mazzocchi, terzino della Salernitana, ha dovuto abbandonare anzitempo l’allenamento per un problema al ginocchio destro.
Rientrato a Salerno, Mazzocchi si è subito sottoposto agli esami di rito, che hanno evidenziato una distorsione con interessamento del legamento.

Lo stop, indicativamente, sarà dalle 3 alle 6 settimane, una tegola decisamente pesante per Nicola e la sua Salernitana, per i quali Mazzocchi rappresenta un pilastro fondamentale.

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Calcio e dintorni

La Russa si espone su San Siro e presenta il suo piano per il “doppio stadio”

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San Siro

Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, è tornato a parlare sul progetto del nuovo stadio di Milano, che dovrebbe vedere la demolizione di San Siro.

La Russa si è dichiarato totalmente contrario a tale demolizione, infatti pare che stia discutendo con il Sindaco Sala per cercare una soluzione che scongiuri ciò.

Ecco le parole, riportate da Daniele Mari su Twitter:

Al sindaco Sala, il piano economico che mi sono permesso di sottoporre prevede un risparmio di 500 milioni, il costo della demolizione, che si somma al risparmio di danni ambientali enormi”.

“Anzi c’è un vantaggio a mantenere come è esattamente lo stadio di San Siro e costruire accanto, come avviene in tante città europee e sudamericane, un altro stadio“.

“Il progetto dei due stadi è conveniente, assolutamente necessario e utile. Quando all’estero si parla di Milano le cose che si conoscono sono tre: il Duomo, la Scala e lo stadio San Siro. Continuo a ripetere che vi è compatibilità assoluta”.

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