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GK Magazine, Peter Schmeichel: di padre in figlio

GK Magazine, Peter Schmeichel: di padre in figlio

Peter Schmeichel è stato il portiere più illustre e vincente nello storia calcistica scandinava. Per 15 anni ha calcato i più prestigiosi campi d’Europa risultando sempre tra gli estremi difensori più performanti e continui. Di seguito ecco le parole che il più grande giocatore danese di sempre usa per descriverlo.

“Per me Peter è stato il migliore di tutti i tempi. Con il carisma e il carattere poteva cambiare la partita. Il suo spirito contagiava il resto della squadra. Era forte sulle palle alte, aveva grandi riflessi e faceva paura nell’uno contro uno. Un vero vincente.” Brian Laudrup a Uefa.com

LEGGENDA TRA CARATTERE E INNOVAZIONE

Schmeichel è entrato nella storia per la sua intraprendenza e tenacia. Il suo spirito sempre combattivo poteva trascinare anche il resto della squadra. Per anni è stato uno dei leader dello spogliatoio del Manchester United dove ha vinto tutto nelle 7 stagioni di sua permanenza. Un capitano esemplare della propria Nazionale negli ultimi anni anche se il vero miracolo l’ha fatto nel 1992 vincendo un Europeo tra la sorpresa generale.

Nonostante i 196 cm di altezza era dotato di grande agilità. Quest’ultima abbinata a una reattività fuori dal normale permetteva l’esecuzione impeccabile di parate fuori dal comune. Da osservare con attenzione da questo punto di vista i suoi interventi nei colpi di testa. Celeberrimo quello sul centravanti del Rapid Vienna quando su una conclusione violenta e ravvicinata “toglie le gambe” abbassando la mano destra riuscendo a sventare la conclusione alzandola sopra la traversa. Questa parata riassume le caratteristiche principali di Schmeichel che diventò unico anche nelle scelte negli uno contro uno. In questo caso è subentrato spesso il suo background da portiere di pallamano che gli ha permesso di perfezionare la “parata a stella” che oggi è quasi un dogma per un numero 1.

La sua frenesia e la sua voglia di vincere inoltre cercavano in ogni di far ricominciare l’azione in modo veloce e preciso con l’intento di sorprendere l’avversario.

24 TROFEI E LA PERLA CON IL MANCHESTER UNITED

Il primo importante passo per la carriera di Schmeichel avvenne nel 1987 quando arrivò la firma con il Bröndby. L’importante club danese gli permise di mettere in cascina in primi trofei e di farsi vedere anche a livello internazionale. Vincerà infatti 4 campionati in patria e una coppa nazionale riuscendo ad arrivare in semifinale di Coppa UEFA. Nell’occasione la Roma eliminò il Bröndby che sarebbe approdato in finale fino a pochi minuti dalla fine anche per le parate di Schmeichel. Un gol nel recupero all’Olimpico di Rudi Völler diede la finale ai giallorossi.

Di qui il passaggio nel 1991 al Manchester United. A 28 anni divenne subito il titolare dei Red Devils con cui vincere 5 Premier League, 3 FA cup, una coppa di Lega4 Community Shield e una Supercoppa UEFA. Concluderà la sua esperienza iconica con il Manchester United nella stagione 98-99 in cui partecipò da protagonista al treble. Sì perché l’ultima sua partita con lo United è la finale di Champions League vinta 2-1 contro il Bayern nei minuti di recupero. La sua capriola nata spontaneamente come esultanza al gol di Solskjaer è simbolica dello stupore che suscitò a tutto il mondo quella rimonta e fu proprio lui da capitano ad alzare la coppa dalle grandi orecchie.

All’età di 36 anni Schmeichel decide di andare in Portogallo. Con lo Sporting Lisbona vincerà una Supercoppa nazionale e un campionato prima di tornare in Inghilterra con l’Aston Villa. Nell’unica stagione di permanenza a Birmingham riesce a vincere la Coppa Intertoto ed entra nella storia per essere il prima portiere della storia a segnare un gol in Premier (contro l’Everton).

IL TRADIMENTO

A dimostrazione del suo carattere forte che a volte sia in campo che fuori porta della sfacciataggine ecco la scelta che ha fatto più discutere nella sua carriera. Nel 02-03 per chiudere la carriera a 40 anni sceglie di giocare per il Manchester City neopromosso. Con i Citizens raggiungerà un dignitosissimo 9° posto in campionato ma l’episodio entrato nella storia del derby di Manchester è quello dell’unico giocato da Schmeichel in stagione. Nel tunnel prima dell’inizio della partita il portiere danese porge la mano a Gary Neville in segno di saluto ma il capitano dello United lo ignora. I due amici vengono divisi così momentaneamente dalla rivalità sportiva.

“All’inizio, quando Peter lasciò lo United, continuavo ad avere dei buoni rapporti con lui. Era un vero fuoriclasse. Poi però è andato giocare al City: non avrebbe mai dovuto farlo. Io sono tifoso dello United. Non puoi giocare per il City, non puoi giocare per il Leeds, non puoi giocare per il Liverpool. È scritto sulla pietra.” Gary Neville

DANIMARCA: RECORD E EURO 1992

Parallelamente alla carriera vincente coi club, Peter Schmeichel se ne è creata una altrettanto importante con la Nazionale. Ha registrato lungo 14 anni ben 126 presenze risultando ancora oggi il recordman. Nel 2000 riuscì perfino a segnare un gol su rigore in amichevole al Belgio. Ha partecipato a quattro edizioni degli Europei e a un Mondiale. La storia però la scritta nel 1992. All’Europeo in Svezia in realtà i danesi non si erano nemmeno qualificati ma furono ripescati grazie al disgregamento della Jugoslavia. Un’aura magica contornava la Nazionale danese che fu in grado di sorprendere tutti.

Schmeichel con le sue parate fu determinante. Nella fase a gironi nella partita decisiva la Danimarca riuscì a battere la Francia 2-1 con un Papin in forma che ha trovato un portiere quasi insuperabile. La semifinale proibitiva fu contro l’Olanda. Dopo aver sognato nei primi 90 minuti il pareggio di Rijkaard nel finale sembrava aver segnato il destino dei danesi. Il dominio degli oranje nei supplementari è evidente ma una strenua difesa porta la sfida ai rigori. Schmeichel nell’occasione imprime con sempre più forza il suo nome nella leggenda parando il penalty a van Basten e tanto basta per raggiungere la finale. Trasportati da un’estasi mistica i ragazzi del CT Möller Nielsen con un gol per tempo liquidarono i tedeschi con Schmeichel che compie un’altra prodezza. La sua parata all’angolino destro basso sul diagonale violento di Klinsmann è un intervento da manuale. La Danimarca vince ed è incredibilmente campione d’Europa.

UN FIGLIO NIENTE MALE

La dinastia Schmeichel si è rivelata tra le più vincenti della storia. Qualche anno dopo anche il figlio Kasper è diventato portiere. Cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Manchester City si è imposto come bandiera del Leicester. Calcando le orme del padre ha partecipato con più di qualche prodezza alla vittoria della Premier del 2016. Una cavalcata leggendaria che ha portato a un’impresa magica tranquillamente paragonabile a quella del padre.

Titolare indiscusso anche in Nazionale, dove ha registrato 78 presenze, la scorsa estate all’Europeo ha trascinato la Danimarca al terzo posto con un altro percorso epico vista anche la brutta vicenda dell’infarto occorso a Christian Eriksen. Kasper fu uno dei leader carismatici di un gruppo ancora più coeso dopo quel spiacevole episodio.

La scena che però imprime nella leggenda di questo sport la famiglia Schmeichel risale al 2018. Lo scenario è quello dell’ottavo di finale del Mondiale russo tra Danimarca e Croazia. Il punteggio è di 1-1 nel secondo tempo supplementare quando viene fischiato un calcio di rigore per i croati. Sul dischetto si presenta il futuro pallone d’oro di quell’anno Luka Modric. Parte la rincorsa e un tiro angolato ma Schmeichel si distende alla sua sinistra parando il tiro. Sugli spalti era presente il padre Peter che alla prodezza del figlio reagisce esultando e sfogandosi quasi in lacrime. La partita poi finirà ai rigori con l’eliminazione della Danimarca ma la famiglia Schmeichel con quel fotogramma specifico si è iscritta tra le grandi della storia del calcio.

(Fonte immagine in evidenza: diritto Google creative commons)

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