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GK Magazine, Samir Handanovic: l’inizio del declino?

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Handanovic

Nelle ultime settimane in casa Inter c’è un po’ di tensione. I recenti risultati preoccupano e hanno fatto rientrare Milan e Napoli in corsa per lo Scudetto. In queste partite non ha certamente brillato Samir Handanovic, portiere e capitano dei nerazzurri. Spesso sotto accusa, il numero 1 sloveno è ancora una volta messo in discussione nonostante una carriera sempre in crescita.

IL FUTURO SEGNATO

Handanovic è un classe ’84 e a quasi 38 anni non è pronto ad abdicare. Lui continua e dichiarare che farà di tutto per mantenere la propria posizione di leader e uomo cardine nell’Inter ma non sarà facile. I nerazzurri, infatti, hanno già bloccato per la prossima stagione André Onana. Il camerunese arriverà dall’Ajax a parametro zero e dopo una squalifica per doping sarà pronto a prendere le redini della porta dell’Inter. La molta inattività però potrebbe aiutare Samir almeno inizialmente.

Il contratto dello sloveno è in scadenza quest’estate ma Marotta si è già esposto sulla volontà ferrea della dirigenza di prolungarlo. Questo permetterebbe ad Onana di adattarsi perfettamente all’ambiente nerazzurro con un’alternanza magari nella prima stagione in cui Handanovic potrebbe essere ancora protagonista. Il più grande punto interrogativo è proprio questo: i tifosi nerazzurri si chiedono se lo sloveno sia ancora il portiere implacabile degli scorsi anni. L’età avanza e qualche segno di cedimento Samir lo ha presentato.

IL PERIODO NO NEL PRESENTE

“Samir, non ti curar di loro. La Nord è con te” striscione della Curva Nord

Proprio in questi giorni questo è stato l’incoraggiamento degli ultras nerazzurro per il loro capitano. Una riconoscenza per le 424 presenze in nerazzurro finora registrate che non viene sostenuto da tutti. Per la massa, infatti, è proprio Handanovic a essere uno dei punti deboli della rosa. A peggiorare la situazione ci sono anche le dichiarazioni pesanti del procuratore di Radu. Il portiere rumeno infatti non vede mai campo e costretto a secondo di Handanovic si sente privato di avere una chance da titolare nonostante i numerosi errori.

Se dall’esterno le critiche sono numerose non si può dire lo stesso per quanto riguardo il mondo Inter. Nello spogliatoio è il leader silenzioso e capitano indiscusso, trascinatore della squadra specialmente in momenti difficili come questo.

I NUMEROSI ERRORI

Il calo dell’Inter in questo inizio del 2022 è coinciso con tre partite simboliche. Tutto è partito dal combattuto derby con il Milan. Lo sconfitta in rimonta è stata una botta psicologica importante, oltre che uno scossone alla classifica del campionato. L’obiettivo dell’Inter è quello di riconfermare il titolo conquistato lo scorso anno ma ora Milan e Napoli sono vicine e i prossimi scontri saranno decisivi. Contro i rossoneri nello specifico ci sono stati due errori individuali importanti. Prima Giroud si gira facilmente facendo perno su un ingenuo de Vrij ma come al solito sono i portieri a farne maggiormente le spese. Sulla girata del centravanti francese Handanovic pur anticipando l’intervento si fa passare il tiro sotto la mano regalando ai rossoneri nuova vita.

A questo seguirà il pareggio a Napoli ma soprattutto la sconfitta dello scorso weekend contro il Sassuolo. Contro i neroverdi è arrivata la prima grande sconfitta inaspettata. Un 2-0 maledetto maturato nonostante una grande produzione offensiva. Ma ancora nell’occhio del ciclone finisce la difesa e ancora Handanovic è imperfetto lasciandosi passare sotto il corpo la bordata centrale di Raspadori. Questo è stato il gol del vantaggio prima del raddoppio di un indisturbato Scamacca di testa.

Nel mezzo di questo complicato trittico di Serie A c’è stata anche la resa in Champions. Il 2-0 casalingo sofferto contro il Liverpool è emblematico del divario ancora presente con le big europee ma forse sarebbe stato evitabile. Questo, oltre a una maggior concretezza degli attaccanti, è dovuto alle ennesime imperfezioni dietro. La girata di Firmino per il vantaggio dei Reds è stata una distrazione non da poco. Handanovic è stato preso in controtempo dal tiro lento ma ben indirizzato. Meno accettabile è stato il suo mancato riflesso sul gol del raddoppio. La conclusione di Salah era lenta e poco angolata perciò nonostante il traffico di uomini l’impressione è quella che si sarebbe potuto intervenire in qualche modo.

UNA CERTEZZA IN QUESTA STAGIONE

Handanovic, per riassumere, è stato spesso preso come capro espiatorio in queste ultime settimane. La verità è che ci sia stato un probabile calo fisiologico visti i numerosi scontri diretti ravvicinati. Il capitano non ha risposto sempre presente, è vero, ma l’analisi del suo rendimento se ampliata all’intera stagione è più che positiva. La sua percentuale di parate è del 78%, ben più alta della sua media in carriera e di quella della scorsa stagione vincente. Poca prontezza di riflessi e alcuni imperfezioni tecniche ci sono state ma non va dimenticato ciò che è Samir Handanovic.

A 37 anni suonati ha collezionato già 10 cleen sheets in questa Serie A e magari non è più arzillo come un tempo ma è sinonimo di garanzia. Quest’anno ad esempio ha collezionato un insolito 0 su 4 nei rigori. Va ricordato che Handanovic è il miglior pararigori della storia del nostro campionato con 32 penalty neutralizzati. Se da un lato c’è un’evidente calo della reattività in alcuni tratti, la sua partecipazione al gioco è aumentata. Spesso è proprio con lanci lunghi ben indirizzati sugli esterni a far partire le azioni più pericolose. Nel calcio moderno questa caratteristica vale quasi quanto quelle che concernono puramente il ruolo del portiere.

Samir Handanovic potrà anche non essere più quello di un tempo, ma è un portiere storico che verrà ricordato come una leggenda. Quando non sarà più il numero 1, l’Inter perderà un uomo capace di evolversi nelle difficoltà e di trascinare un gruppo di cui è difensore al successo.

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Il fallimento del Qatar al Mondiale ai raggi X

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Qatar

“Il successo consiste nel passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo”. Diceva così Winston Churchill, primo ministro britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Non sarà un testo motivazionale, anche perché il tema centrale sarà proprio l’antitesi di ciò che diceva il leader inglese: l’insuccesso, quello del Qatar.

Con “Qatar” non si intende la regione che affaccia sul Golfo Persico e nemmeno l’intera competizione. L’unico vero fallimento è quello della Nazionale, diventata la prima squadra ospitante a perdere l’esordio e anche la prima a essere eliminata dal Mondiale dopo soli due turni.

LA COSTRUZIONE DEI SOGNI

Pensando al cammino della Nazionale mediorientale, bisognerebbe cancellare la parte sul successo nella frase di Churchill. Prima del Mondiale, però, avremmo pensato cose ben diverse se ci fossimo informati bene sul Qatar. Gli Al-Annabi partivano con grandi aspettative, in quanto campioni dell’ultima Coppa d’Asia.

Il loro percorso, lì, era stato perfetto: erano riusciti a imporsi sull’Arabia Saudita (0-2), la Corea del Sud ai quarti (0-1) e il Giappone in finale (1-3). Il primo titolo della loro storia sembrava dare la spinta necessaria per affrontare al meglio questo Mondiale. Le tre Nazionali appena citate, però, sono riuscite ad affrontare questa competizione molto meglio del Qatar che le aveva sconfitte.

La vittoria in Coppa d’Asia aveva effettivamente dato un bel boost di adrenalina e le prestigiose amichevoli di preparazione ne erano la prova (Brasile, Portogallo, Serbia e addirittura Lazio e Fiorentina). Le prime avvisaglie del fallimento erano già arrivate, ma “il dado è tratto” come avrebbe detto qualcuno.

I successi, che in questa parte della storia sono ancora presenti, partivano da ben più lontano. Nel 2004, infatti, si decise di investire sul calcio tramite la creazione dell’Aspire Academy, un’accademia nata per volere della famiglia reale Al Thani con l’obiettivo di reclutare giovani talenti.

A partire dal 2007 ebbe inizio anche il progetto Football Dreams”, che ha il compito di scovare i migliori talenti anche dall’estero. Questi verranno poi naturalizzati tramite l’utilizzo di una regola FIFA, secondo cui sono eleggibili calciatori che per cinque anni consecutivi hanno giocato nel paese interessato dopo il compimento dei 18 anni e che non hanno mai preso parte a partite ufficiali con la nazionale d’origine.

Dopo un lungo processo di selezione, i ragazzi più talentuosi vengono trasferiti nelle varie società europee appartenenti alla famiglia reale del Qatar.

IL CROLLO MONDIALE

Il vero tasto dolente, la caduta rovinosa dopo la (troppo) rapida ascesa. Se vinci l’Europeo ma non ti qualifichi al Mondiale, è ben noto che le critiche non mancheranno. Se vinci la Coppa d’Asia ma esci dopo due giornate alla Coppa del Mondo, essendo anche la nazione ospitante, allora verrà ritenuto un fallimento.

Le difficoltà iniziano presto, al 5′ dell’esordio con l’Ecuador. Nonostante la difesa a 5 e l’atteggiamento conservativo, i sudamericani erano riusciti a passare in vantaggio: gol poi annullato per fuorigioco di Enner Valencia. Non è bastato questo episodio per dare la scossa, probabilmente l’emozione era troppo forte. La doppietta di Valencia ha chiuso il match sullo 0-2.

La solfa non è cambiata nelle gare successive contro Senegal e Olanda, perse rispettivamente 1-3 e 0-2. L’unica piccola soddisfazione è rappresentata dal gol realizzato da Mohammed Muntari, che aveva quasi rimesso in piedi la partita contro i campioni della Coppa d’Africa.

I record negativi e gli insuccessi sono troppi, però, perché la piccola fiaccola rappresentata dal gol possa rappresentare la luce che porta avanti un paese. Il Qatar, infatti, oltre a quanto detto prima, è diventata anche la prima Nazionale ospitante a chiudere il girone del Mondiale con meno di 4 punti. Record che, adesso, non potrà più essere superato.

È DA CONSIDERARE UN FALLIMENTO TOTALE?

Senza dubbio, perché il Qatar resterà per molto tempo nell’immaginario comune come la peggior Nazionale ospitante di sempre. La preparazione, le aspettative, i grandiosi progetti sono stati spazzati via insieme agli undici che sono scesi in campo nelle tre gare di questo Mondiale. Oltre alla qualità tecnica è mancato anche lo spirito giusto per affrontare una competizione di questo tipo.

Anche Xavi, che in Qatar ci ha vissuto e lavorato come giocatore e allenatore dell’Al-Sadd, si era espresso in modo positivo riguardo la squadra di casa:

Il Qatar non è solo la nazione ospitante, può davvero diventare la mina vagante del torneo. Il progetto del Mondiale ha portato miglioramenti non solo nelle strutture, ma anche in campo. Oggi il Qatar ha una nazionale in grado di competere sulla scena più prestigiosa del calcio mondiale, una nazionale in grado di dire la sua al Mondiale“.

A dimostrazione che era stato fatto tutto il possibile e, dunque, a dimostrazione del fallimento.

Era la prima partecipazione nella loro storia, questo è da tenere in considerazione, ma la fiamma che contraddistingue le grandi squadre non è mai stata presente. E allora, dopo aver analizzato la parte sul successo e quella sul fallimento, non resta che guardare l’ultima parola della frase di Churchill: l’entusiasmo.

I dubbi riguardanti questo Mondiale c’erano e ci sono ancora, ma ciò che sembrava non mancare, almeno al paese ospitante, era proprio la componente emotiva. Quando si è spenta questa, allora, restando coerenti con quanto detto da Churchill, si sono spente anche tutte le possibilità di arrivare al successo. Ancora una volta, i soldi non hanno fatto la felicità.

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Calcio Internazionale

Thuram all’Inter: perchè Marotta non deve lasciarselo scappare?

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Inter, Marcus Thuram è il primo obiettivo

Periodo di riflessioni in casa Inter, soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivo. Con Lukaku perseguitato dagli infortuni e con un futuro in nerazzurro nebuloso, Correa perennemente discontinuo e Dzeko spesso trascinatore della squadra ma impossibilitato a reggere la titolarità per tutta la stagione per una mera situazione anagrafica, l’unico vero caposaldo dell’attacco interista si rivela essere Lautaro Martinez.

Proprio per questo Marotta e la dirigenza sembrano intenzionati a iniziare a muoversi per il mercato di gennaio, e uno dei nomi principali sul taccuino dell’ex dirigente juventino sembra esser quello del figlio d’arte Marcus Thuram.

Il classe ’97 in scadenza con i tedeschi del Mönchengladbach a giugno 2023 potrebbe vestire in nerazzurro già in quest’inverno con un esborso intorno ai 10 milioni di euro, ma la trattativa pare complessa e tortuosa, soprattutto per via delle limitate disponibilità economiche dell’Inter.

CARATTERISTICHE TECNICHE

L’attaccante francese risponderebbe però alle esigenze di Simone Inzaghi per il suo attacco, alla luce della futuribilità e della completezza tecnica del giocatore.

Parliamo infatti di un attaccante duttile e dotato di molte caratteristiche interessanti, che trova nell’attacco della profondità e nella freddezza sotto porta le sue qualità principali. È dotato tra l’altro di un‘ottima progressione, coadiuvata ad una forza fisica oltre la media.

Inoltre è un attaccante dinamico e moderno, in grado di agire e di dimostrarsi pericoloso in varie zone del campo, creandosi spazi, difendendo palla e puntando con esplosività gli avversari.

LE STATISTICHE E LA TENDENZA AL “DIALOGO” COI COMPAGNI

Oltre ai 10 gol in 15 presenze nella prima di questa stagione, la statuaria prima punta ex Guingamp ha collezionato 3 assist: numeri interessantissimi per una prima punta, che dimostrano anche una predisposizione alla partecipazione con la squadra.

Inutile dire che, nel contesto nerazzurro che da anni si è consolidato nell’attacco formato da due punte, la predisposizione all’assist e alla collaborazione con un’altra punta sia una caratteristica molto importante, quasi indispensabile.

Thuram rappresenterebbe nell’attacco interista non solo una notevole risorsa tecnico/tattica, in grado di giocare con tutti gli attaccanti a disposizione e in grado di interpretare più compiti (proprio come chiede Inzaghi), ma sarebbe anche un investimento per il futuro e darebbe finalmente stabilità ad un reparto che, a parte Lautaro Martinez, negli ultimi anni è sempre sopravvissuto con operazioni di mercato temporanee e d’esperienza, a discapito della progettualità e della linea verde.

La cifra di 10 milioni tra l’altro sarebbe assolutamente vantaggiosa, dato che il giocatore ne vale almeno il doppio. L’Inter ha bisogno di svecchiare la propria rosa, e sarebbe importante sfruttare l’occasione Thuram, che tornerebbe utile non solo per la seconda parte di questa stagione, ma anche per il futuro.

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Calcio Internazionale

Chi è Josip Juranovic

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Qatar 2022

CHI È JOSIP JURANOVIC- La Croazia, grazie al pareggio ottenuto nella giornata di ieri per 0-0, ha strappato il pass per gli ottavi di finale del Mondiale. I Vatreni affronteranno il Giappone lunedì 5 dicembre nella cornice dell’Al Januob Stadium. Il vero punto di forza dei ragazzi allenati da Dalic è stata la difesa, a malapena un gol subito in tre partite. Il giocatore che più ha stupito nel reparto difensivo tiene il nome di Josip Juranovic, di seguito andremo ad analizzarlo nel dettaglio.

CHI È JURANOVIC, ORIGINI E CARATTERISTICHE TECNICHE

Josip Juranovic è un terzino destro (all’occorrenza difensore centrale) classe 1995. A livello di settore giovanile muove i suoi primi passi in patria nell’N.K. Dubrava, squadra della seconda divisione croata dove ha militato per i primi due anni della sua carriera.

A suon di buone prestazioni viene notato dagli osservatori dello Spalato, squadra di grande blasone nel paese, che decide di acquistarlo nell’estate 2015. Con i rossoblù Juranovic disputa 165 partite guadagnandosi anche la prima convocazione in nazionale nel 2017  per poi trasferirsi nel Legia Varsavia a luglio 2020, squadra nella quale vince il primo titolo della sua carriera. Attualmente, il difensore classe 1995 gioca nel Celtic, club in cui milita da due stagioni.

Josip Juranovic possiede nel suo repertorio un altissimo bagaglio tecnico. Le sue caratteristiche migliori sono sicuramente l’accelerazione negli spazi brevi e la spiccata visione di gioco, qualità che gli permette spesso e volentieri di venire a giocare dentro il campo.

Il croato è un giocatore completo in grado di trattare bene il pallone con entrambi i piedi, abilità fondamentale per il prototipo di terzino moderno.

PROSPETTIVE ED OBIETTIVI FUTURI

Josip Juranovic, negli ultimi due anni della sua carriera, ha aumentato notevolmente il livello delle sue prestazioni. Con la maglia del Celtic ha giocato in questa stagione per la prima volta la Champions League e sta vivendo un Mondiale da protagonista con la maglia della Croazia. Anche se non è più giovanissimo il giocatore ha ancora tutte le possibilità di esprimersi ad alti livelli. La Coppa del Mondo è la vetrina più importante per un calciatore per mettersi in mostra ed il classe 1995 lo sta facendo nel migliore dei modi. Non sono da escludere possibili offerte nella sessione di mercato invernale.

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Pronostico Olanda-USA, statistiche e consigli per la partita

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Pronostico Olanda-USA

PRONOSTICO OLANDA-USA – Manca pochissimo ed entreranno nel vivo gli ottavi di finale dei Mondiali. Domani, al Khalifa International Stadium di Al Rayyan, andrà in scena Olanda-USA, primo match della fase ad eliminazione diretta di Qatar 2022. Il fischio d’inizio della gara è previsto per le 16 ora italiana. Analizziamo nel dettaglio statistiche e il pronostico di Olanda-USA, una sfida che potrebbe riservarci parecchie sorprese.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

L’Olanda è reduce da due vittorie e un pareggio ed ha conquistato il primato nel girone A, davanti a Senegal, Ecuador e Qatar. Gli Orange certamente vorranno certamente dare seguito ai buoni risultati della fase a gironi, ma si troveranno di fronte una squadra ostica che non vorrà sfigurare. Osservato speciale sarà Cody Gagkpo, vero e proprio trascinatore dell’Olanda con 3 gol in 3 giornate.

Gli USA, infatti, hanno chiuso il girone B al secondo posto, alle spalle dell’Inghilterra. Alla Nazionale a stelle e strisce sono bastate una vittoria, conquistata all’ultima giornata, e due pareggi per staccare il pass per gli ottavi di finale. Sì prospetta, dunque, una partita scoppiettante, ricca di spunti interessanti.

I PRECEDENTI

Olanda e Stati Uniti si sono scontrate quattro volte nel corso della loro storia. Il confuto totale è tutto a tinte Orange: sono tre, infatti, le vittorie dell’Olanda a dispetto di una sola vittoria degli USA.

L’ultimo precedente risale al 5 Giugno 2015, amichevole giocatasi alla Johan Crujiff Arena. Quel match terminò con un pirotecnico 4-3 in favore degli States, che ribaltarono il momentaneo vantaggio olandese per 3-2 nei minuti finali grazie alle reti di Bobby Wood e Sheanon Williams.

PRONOSTICO OLANDA-USA

L’Olanda, secondo i bookmakers, è la favorita per il passaggio del turno. La vittoria dei ragazzi di Louis Van Gaal è infatti quotata a 1,95. Per il segno 2, invece, la quota è pari a 4,10. La possibilità che il match di protragga ai tempi supplementari o ai rigori, invece, è quotata sul 3,35. Inoltre, secondo i pronostici della vigilia, i gol totali dell’incontro potrebbero non superare quota 2.5.

Secondo il nostro pronostico, ad accedere ai quarti di finale sarà l’Olanda, per questo il segno che consigliamo è 1. Da non sottovalutare, inoltre, anche la possibilità di inserire UNDER 2.5.

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