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La nuova vita di Diego Godin

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La nuova vita di Diego Godin

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Questa estate la carriera di Diego Godin ha intrapreso un percorso inesplorato.

La bandiera dell’Atletico Madrid, emblema del Cholismo e della mentalità dei Colchoneros, capace di portare i rojiblancos prima sul tetto di Spagna (grazie anche ai suoi gol decisivi, tra cui uno al Camp Nou) e poi quasi su quello d’Europa, ha deciso di percorrere una strada differente obbligando l’Atletico Madrid a rinnovarsi, ma mettendosi nuovamente in gioco lui stesso.

INSERIMENTO GRADUALE

Non mi sento affatto un capo. Questo è come chiunque vada in un nuovo lavoro. Devi entrare a poco a poco. Non è il mio stile dare calci o imporre. Sì, mi sento importante, sì. Conoscono la mia carriera, sanno chi sono, ma io lavoro come tutti gli altri, capitano o meno. E mi aiutano molto: capisco quasi tutto della lingua italiana, ma a volte trovo difficile esprimermi. È uno spogliatoio caloroso, di brave persone.

Le parole rilasciate a Marca e pubblicate oggi sul quotidiano spagnolo chiariscono maggiormente l’inserimento graduale che Diego Godin sta affrontando in maglia nerazzurra. Dopo una vita giocata in Spagna e dopo quasi 400 presenze con la maglia dell’Atletico è naturale attraversare un momento di integrazione in un nuovo Paese, un nuovo campionato e allo stesso modo in un contesto culturale differente.

Fonte: profilo Facebook Inter

L’uruguaiano ha già dimostrato però di sapersi calare nella situazione con esperienza e naturalezza, riproponendosi in un nuovo modello tattico e comportandosi come un leader tra i tanti. Questa nuova Inter infatti sembra aver intrapreso un percorso di responsabilizzazione di tutti i giocatori in rosa, all’interno della quale l’unico denominatore comune che accomuna tutti risponde al nome di Antonio Conte. Lo stesso Godin ha sottolineato questo concetto.

Questa Inter è costruita attorno a Conte, un po’ come il mio Atletico ha la forte impronta del Cholo. Entrambi sono allenatori con molta personalità e qui in nerazzurro Conte è la figura centrale di questo puzzle.

Nell’Inter di Conte Godin rappresenta un leader aggiunto, che non porta la fascia, che non guida la difesa come terzo centrale, ma che nei fatti, nelle giocate e nelle chiusure difensive, agisce da trait d’union tra quello che era l’Inter (e quello che erano quindi molti giocatori rimasti dalle scorse stagioni) e quello che invece l’Inter dovrà diventare. L’inserimento di Godin quindi è graduale perché silenzioso, ma non per questo meno importante. A maggior ragione se si pensa che lo stesso uruguaiano ha modificato i suoi compiti difensivi a 33 anni.

UN NUOVO GODIN

Il grande dubbio dell’estate calcistica italiana, accecata dal calciomercato e dai colpi intelligenti che le squadre di Serie A hanno messo a segno, è stato finalmente risolto. Come giocherà la difesa di Conte con i nuovi innesti? Chi si “scomoderà” a giocare un po’ più spostato sull’out?

Le prime partite di campionato della nuova Inter ci hanno dato una risposta chiara: Diego Godin si sta re-inventando in un nuovo ruolo, che però tanto diverso poi non è. Difatti anche Antonio Conte ha dato una mano all’uruguaiano e alle sue caratteristiche fisiche che hanno delle sfumature chiare e intransigenti. Difatti se per De Vrij sostanzialmente il passaggio da Spalletti a Conte non è stato che benefico (e si è visto in queste prime giornate) perché l’olandese è tornato a giocare nel ruolo che più gli si addice per caratteristiche fisiche, tecniche, di lettura, per Skriniar e Godin l’allenatore pugliese ha pensato ad uno stile di gioco ad hoc per esaltarne le rispettive qualità.

Godin a Madrid aveva sempre giocato in una difesa a 4, di fianco ad un giocatore più esplosivo e dinamico come Gimenez, in un modello tattico che proponeva sì un recupero palla spesso alto, ma al quale molte volte alternava una difesa bassa per togliere profondità agli avversari. In questo sistema tattico la capacità di Godin di aggredire l’uomo, anticipare l’avversario, sovrastarlo fisicamente nell’uno contro uno, ma allo stesso tempo saperlo aspettare e saper leggere le situazioni veniva esaltata. Cosa diversa sarebbe stata nella difesa a 3, dove i due centrali laterali hanno sì gli stessi compiti difensivi di attenzione, marcatura e lettura, ma che spesso per motivi di scalate possono trovarsi a dover affrontare in campo aperto esterni offensivi avversari.

Antonio Conte ha in parte cercato di superare questa possibile problematica nelle partite contro Milan e Lazio.

La linea a 5 dell’Inter contro la Lazio.

Contro la Lazio, con palla ad Acerbi in avanzamento, l’Inter decideva di aspettare posizionando sia D’Ambrosio che Biraghi in linea con gli altri tre centrali: Godin, De Vrij, Skriniar. L’uruguaiano in fase di non possesso quindi ha quasi sempre mantenuto una posizione centrale nella quale può esaltare le sue qualità: può alzarsi per l’eventuale anticipo, marcare senza concedere profondità e fare emergere la propria intelligenza tattica. Una linea a 5 schierata e la posizione determinante di Barella che spesso e volentieri è il primo a compiere la prima aggressione permettono a Godin di stazionare in una porzione di campo congeniale a lui senza dover effettuare le classiche scalate da difesa a 3.

La nuova vita di Diego Godin sta quindi prendendo piede passo dopo passo. Un nuovo ambiente, una nuova collocazione tattica, un nuovo modo di concepire il calcio. L’uruguaiano si sta inserendo gradualmente dimostrando la sua grande intelligenza calcistica e un’applicazione feroce. Conte ha capito come sfruttare al meglio le sue caratteristiche, Godin sa cosa deve cambiare in fase di possesso soprattutto.

El Capitan non ha la fascia al braccio ma è il leader silenzioso che serviva all’Inter.

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Offerta del Bournemouth alla Roma per Zaniolo

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Zaniolo

Sembra certo che il futuro di Nicolò Zaniolo sia lontano da Roma. Il trequartista classe 1999, non convocato nelle ultime partite da Mourinho, è alla ricerca di una nuova esperienza.

Il Milan è estremamente interessato al calciatore, ma la trattativa non sembra semplice. Anche varie squadre straniere hanno mostrato interesse per il calciatore. Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, la Roma ha ricevuto un’offerta ufficiale dal Bournemouth. Il club inglese è disposto a versare 30 milioni più bonus per il calciatore, oltre ad una percentuale per una futuro rivendita. A questo punto la palla passa a Zaniolo.

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Calciomercato

Brilla la stellina Andrey Santos: il Chelsea se lo gode

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Chelsea

Andrey Santos è uno di quei calciatori che, nella CONMEBOL Championship Under 20, ha rubato la scena al resto degli altri talenti presenti nella competizione.

Con due gol in tre presenze, non sarebbe potuta partire meglio il percorso di Santos nel torneo biennale sudamericano. Il centrocampista centrale, poi, ha sempre avuto anche il fiuto per il gol, e questo aspetto fa ben sperare il Chelsea, che può prendersi tutti i meriti del caso per averlo prelevato prima del torneo.

Il Vasco da Gama lo ha cresciuto e gli ha permesso di farsi notare in Serie A brasiliana. Anche dopo la retrocessione del club nel 2020 il calciatore è rimasto alla corte del club. A fine dicembre, però, il Chelsea ha ottenuto l’accordo economico con club e giocatore, bloccandolo di fatto per la finestra invernale.

Il classe 2004 ha dunque preso parte al torneo Under 20 e il suo valore è ulteriormente incrementato: il Chelsea ci ha visto lungo.

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Pagellone girone d’andata – Juventus 6: serve qualcosa in più

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Juventus

Per valutare la stagione della Juventus, fra up & down e penalizzazioni, serve un miracolo divino. In questo pezzo ci limiteremo a giudicare solo e soltanto quanto fatto in stagione, senza dover di fatto contare i punti di penalità, che certamente saranno indice del risultato finale, ma che non possono condizionare il voto.

Perché la vecchia signora in classifica si ritrova decima con ventitré punti, ma va sinceramente sentenziata per il reale bottino ottenuto, pari a trentotto lunghezze, che la renderebbero terza in classifica, sopra l’Inter. Sarebbero addirittura quattro in più dello scorso campionato e una media finale di 76, superiore ai 70 totalizzati a fine campionato 2021-22.
Eppure la Juventus fino ad oggi ci ha annoiati, ma sul rollercoster. Già in fase di mercato ha messo le cose in chiaro, acquistando titolari con una facilità disarmante: da Pogba a Paredes, passando per Bremer, Kostic, Milik e Di Maria.

Il problema, però, si è poi riversato sul campo: Pogba e Paredes hanno passato più tempo in infermeria che in campo, Bremer ha alternato prestazioni da De Ligt ad altre di Ogbonniana memoria, mentre Di Maria fino al Mondiale è stato un oggetto misterioso. Alla fine i due dai quali ci si aspettava il meno possibile, Milik e Kostic, hanno preso sulle spalle una Juventus in difficoltà, portandola poi ad un filone di vittorie inimmaginabile qualche giorno prima.

E se la partenza è stata da insufficienza grave e matita rossa, le otto vittorie consecutive arrivate senza subire alcuna rete, hanno riportato i bianconeri sulla retta via. A rigettarli invece dal paradiso direttamente sul globo terrestre ci ha pensato il Napoli di Luciano Spalletti. Un sonoro 5-1, troppo pesante per far davvero parte della storia recente degli uomini di Allegri. A gennaio inoltrato il bilancio è sufficientemente positivo, ma per alzare il voto serve fare qualcosa di più.

VOTO: 6

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Le pagelle di Lazio-Milan: Zaccagni e Luis Alberto sugli scudi, Leao e Giroud impalpabili

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La partita con cui si chiude il girone d’andata di questa stagione di Serie A, per il punteggio e non solo, assume i connotati di una nottata storica. Essa rappresenta infatti al momento l’apogeo dell’esperienza di Sarri alla guida della Lazio, e mette inoltre in evidenza la tenuta agghiacciante di un Milan che ad appena metà stagione sembra essere ormai giunto ad un punto di non ritorno. La vetta della classifica è sempre più lontana, con il Napoli che sembra fare la corsa solo su sè stesso, mentre nel frattempo le inseguitrici capitoline sono arrivate a un tiro di schioppo (sia i biancocelesti che la Roma distano appena un punto dalla squadra di Pioli).

LE PAGELLE DELLA LAZIO

Provedel 6: sufficienza politica in quanto è spettatore non pagante della sfida. Viene impegnato con qualche facile tuffo solo con conclusioni disperate.

Marusic 7: non pago di aver messo la museruola a Leao, si lancia all’arrembaggio in occasione del 2-0, con il palo a negargli la gioia personale. Uno stantuffo semplicemente inesauribile. (dal 78′ Lazzari s.v.: entra quando la partita non ha ormai più nulla da dire, si unisce al tripudio biancoceleste)

Casale 6,5: nonostante Giroud non faccia esattamente di tutto per metterlo in difficoltà, regala l’ennesima prestazione estremamente convincente della sua stagione, senza andare mai in affanno.

Romagnoli 6,5: il primo incrocio con la propria ex squadra finisce come meglio non potrebbe per il numero 13, che a 28 anni sembra aver finalmente raggiunto la piena maturità tecnica ed agonistica.

Hysaj 7: nonostante sia appena la sua quinta presenza da titolare in campionato, il terzino albanese giganteggia a più riprese; senso della posizione, agonismo, concentrazione, e, per non farsi mancare proprio nulla, il rilancio che porterà all’azione culminata nel rigore del 3-0.

Milinkovic-Savic 7,5: apre le danze col suo quarto gol in campionato, per poi dare inizio a uno show di pura tirannia in praticamente ogni zona del campo. Giocatori come lui, in Serie A, si contano a malapena sulle dita di una mano. (dall’83’ Basic s.v.)

Cataldi 6,5: sempre lucido e preciso nelle scelte, non manca inoltre di esibire diverse soluzioni balistiche estremamente raffinate. Certi duetti a fior d’erba con i propri compagni di reparto esaltano l’esigente platea dell’Olimpico. (dall’87’ Marcos Antonio s.v.)

Luis Alberto 8: con Sarri in panchina non si era ancora mai espresso a questi livelli, e che peccato aggiungerei. Semplicemente maestoso, dal velo con cui permette a Milinkovic di trafiggere Tatarusanu fino all’assist per il 4-0 di Felipe Anderson. Nel mezzo un rigore realizzato con sicurezza e una quantità indefinibile di giocate da vero e proprio Mago.

Pedro 7: col passare dei minuti il motore dello spagnolo sale rapidamente di giri, facendosi trovare con sempre maggior continuità tra le linee rossonere, con la sua immensa classe a fare il resto. Entra nell’azione che porta al raddoppio, e non contento si procura il rigore poi trasformato dal proprio connazionale. Vederlo dannarsi l’anima anche in difesa ti fa quasi dimenticare che tra qualche mese compierà 36 anni. (dal 78′ Romero s.v.)

Felipe Anderson 7,5: il gol del poker rappresenta soltanto la ciliegina sulla torta di una grandissima prestazione, un mix esaltante di intelligenza tattica ed imprevedibilità carioca. Con un Felipe così anche l’assenza di un totem come Immobile fa decisamente meno paura.

Zaccagni 8: si conferma uno degli uomini più in forma non solo della rosa biancoceleste, ma dell’intero campionato, entrando nel tabellino in veste sia di assistman che di goleador. Il mismatch con Calabria è evidente, e si presenta in modo impietoso ogni volta che l’ex Verona riesce a puntarlo nell’1vs1.

All. Sarri 8: parlare di Sarrismo risulta ormai stucchevole, ma i meccanismi codificati alla perfezione mostrati dalla sua Lazio stasera rimandano inevitabilmente a tale definizione. Il duello con Pioli lo stravince per k.o. tecnico.

 

LE PAGELLE DEL MILAN

Tatarusanu 4,5: l’uomo maggiormente nel mirino del tifo milanista sembra incapace di dare una svolta alla propria stagione. In particolar modo sul tiro di Marusic, che porta al tap-in vincente di Zaccagni, ha non poche responsabilità.

Calabria 4,5: con uno Zaccagni formato extra-lusso il capitano del Diavolo ha forse il compito più ingrato di tutti. Perennemente in affanno in difesa, si fa vedere poco nella metà campo avversaria.

Kalulu 5: come a Lecce è completamente in bambola, e dopo essersi fatto portar fuori posizione da Felipe Anderson in occasione del primo gol, frana goffamente addosso a Pedro causando il rigore che chiude definitivamente l’incontro. Il Milan ha bisogno di lui come di pochi altri.

Tomori 5,5: dopo la prestazione horror di mercoledì scorso prosegue un periodo completamente da dimenticare per il centrale inglese, fin troppo poco reattivo sull’azione che porta al gol di Milinkovic. Come se non bastasse, è costretto ad abbandonare prematuramente la contesa per un problema fisico. (dal 24′ Kjaer 5: entrato a freddo per l’infortunio di Tomori, si distingue per un ottimo intervento su Zaccagni nel primo tempo, ma finisce inevitabilmente per soccombere insieme ai propri compagni)

Dest 5: in avvio è forse il milanista che approccia meglio la gara, ma poco per volta affonda nel naufragio generale della propria squadra. Sull’azione del gol di Zaccagni si perde completamente Marusic, che gli sfila alle spalle.

Tonali 5: colui che proprio contro la Lazio l’anno scorso regalò un pezzo notevole di scudetto al Milan oggi è estremamente impreciso, e oltre alla solita garra offre poco e nulla.

Bennacer 5,5: la principale fonte di gioco di Pioli viene costantemente sopraffatto dai propri dirimpettai in maglia biancoceleste, e, per quanto ci provi, non riesce praticamente mai ad accendere la luce. La sciocca ammonizione rimediata dall’algerino, che gli farà saltare il prossimo match di campionato, fotografa meglio di qualunque altra cosa il momento di totale apnea dei campioni d’Italia in carica.

Messias 5: partita incolore, riesce a saltare Hysaj soltanto in un’occasione, ma per il resto non combina praticamente nulla. E il fantasma di Zaniolo incombe sempre di più… (dal 59′ Saelemaekers 5: non incide, con la squadra già mentalmente avviata alla sconfitta).

Diaz 5: se escludiamo un’azione solitaria nel primo tempo, la sua prestazione conferma un’impressione ormai ampiamente diffusa: al Milan manca in modo abbastanza eclatante un trequartista di reale consistenza. (dal 59′ De Ketelaere 5,5: anch’egli subentra quando il Milan è ormai ampiamente alla deriva, e pretendere qualcosa dal belga in questa partita altro non è che puro sadismo).

Leao 4,5: l’MVP dello scorso campionato gioca con una svogliatezza inverosimile vista l’importanza della partita, e risulta difficile capire se sia il portoghese a risentire dell’appannaggio generale del Milan o la squadra a boccheggiare in assenza delle invenzioni del proprio campione. (dal 79′ Rebic s.v.)

Giroud 4,5: i compagni lo cercano poco, ma a dire il vero fa ben poco per farsi trovare pronto. Perennemente fuori dal gioco, il bomber francese sembra aver patito più di tutti le fatiche accumulate ai Mondiali, e la mancanza di ricambi adeguati gli impone un impiego che sembra spremerlo completamente partita dopo partita. (dal 59′ Origi 5: non poteva certo essere questa la sua partita, anche se resta effettivamente da chiedersi quale lo possa essere, visto il contributo praticamente nullo offerto dal belga alla causa del Diavolo fino ad ora).

All. Pioli 4: semplicemente una delle peggiori partite della sua intera gestione. Il Milan visto nell’ultimo mese non sembra avere minimamente le risorse tecniche e mentali necessarie per difendere il titolo conquistato l’anno scorso, e in una burrasca di dimensioni bibliche sembra aver perso completamente il controllo della situazione.

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