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Basket

#GraciasManu

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“Cuando volvì a agarrar la pelota, yano me pasaba lo mismo de siempre”. Così inizia la lettera di addio del (nei fatto prima ancor che nei numeri) più grande talento argentino nella palla a spicchi. Strano da sentire da uno che quando la palla pesava veramente non ha mai battuto ciglio. A 41 anni ormai compiuti, anche l’ultima bandiera degli Spurs decide che è tempo di lasciare. Dopo ben 254 compagni (li ha contati uno ad uno), 9 allenatori ed una carriera piena di soddisfazioni, parte fondamentale di un sistema e di un modo di vedere il basket bello, pragmatico ma soprattutto vincente. Una stella vestita da sesto uomo, un nome che può tranquillamente venir fuori quando si parla di Kevin McHale, piuttosto che Frank Ramsey, John Havlicek o Irving Torgoff.

Racconta Manu di come è maturata la sua decisione: “Regresé y me puse a hacer pesas, agarré la pelota, miré a los más jóvenes entrenarse y romperse el lomo para estar bien para la pretemporada y a mí, sin embargo, todavía me dolían los últimos dos golpes de la temporada anterior. De a poquito me fui convenciendo de la decisión a tomar.” (“Mi sono rimesso a far pesi, ho ripreso in mano il pallone e ho visto i giovani in squadra impegnarsi a fondo per la prestagione: io, invece, risentivo ancora degli ultimi due infortuni dello scorso anno e questo di lì a poco mi ha spinto verso la decisione”). Sorprende un po’ leggere che aveva già in mente di lasciare, forse anche per la nostra “speranza” di vederlo in campo un anno ancora, “uno mas, Manu”, come i cartelloni apparsi in giro per San Antonio chiedevano. Il modo ricorda un po’ quello del suo compagno di tante battaglie Tim Duncan piuttosto che il “Farewell Tour” del 24 di Los Angeles.

Forse la parte più difficile di uno sportivo viene dopo questa decisione, com poi riporta lui nella lettera: “Muy entusiasmado por la decisión tomada y por lo que se viene, pero también con bastante incertidumbre de no saber cómo me adaptaré al día a día sin pensar en el próximo partido”. (“Sonon molto entusiasta della decisione presa e per ciò che verrà ma all stesso tempo vedo anche parecchia incertezza per cercare di adattarmi ad una vita senza pensare alla prossima partita”). Aspetto che magari in molti sottovalutiamo, ma effettivamente per uno sportivo di questo calibro la routine quotidiana è scandita dallo sport, dai calendari, dai viaggi. Tutte situazioni sparite appena premuto quell'”Enter” che ha mandato il suo tweet in giro per il mondo. Ettore Messina, uno che lo conosce molto bene, è convinto di vederlo dirigente degli Spurs in un futuro prossimo. “Ma farà bene qualsiasi cosa deciderà di fare”, aggiunge. Merita di essere raccontato un piccolo aneddoto che gira in questi giorni sui social, protagonisti lui e Gregg Popovich:

Toward the end of an early September 2007 pickup game involving Spurs and visiting free agents, Ginobili dove through three players to retrieve a loose ball and flung it to a teammate. That player scored, and Popovich, watching, stopped the scrimmage even though it wasn’t over. He gathered everyone and asked them: “What does that play mean to you?” Popovich told them Ginobili wanted to win more than anyone on the floor, and that if the Spurs wished to repeat after their 2007 title, they would all need to play that hard. Popovich walked away, and everyone thought the speech was over. Suddenly, he turned: “And Manu: It’s f—ing September. Never do that again in September!” (“Verso la fine di una partita di Settembre 2007 tra gli Spurs e qualche free agent in visita, Ginobili si buttò in mezzo a 3 giocatori per prendere una palla persa e dala ad un compagno. Quel giocatore segnò e Popovich, guardando la scena, fermò la partita prima ancora che fosse finita. Radunò tutti e gli chiese: “Che cosa significa questa giocata per voi?” Popovich gli disse che Ginobili voleva vincere più degli altri e che avrebbero dovuto giocare così duramente per rivincere l’anello. Popovich se ne andò, dando l’impressione di aver finito il discorso. Improvvisamente si girò “Manu, c—o, è Settembre. Non farlo mai più a Settembre!”.

La definizione di un vincente, #GraciasManu.

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Basket

Palacio dal calcio al basket, la nuova vita del ‘Trenza’

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Cambia lo sport ma non l’entusiasmo per Rodrigo Palacio, l’argentino comincia la sua nuova avventura nel mondo del basket. Ritiratosi dal calcio giocato dopo la parentesi al Brescia nello scorso anno in Serie B, il Trenza si è subito cimentato in una nuova avventura all’età di 40 anni.

Palacio è sceso in campo nella partita di basket del Garegnano Milano, in occasione di un torneo amichevole. La società cestistica milanese milita attualmente nel campionato di Serie D. L’argentino ex Inter e Genoa ha giocato contro il Basket Trezzano, mettendo a referto 4 punti.

Dopo aver segnato 101 gol in Serie A in carriera e aver fatto cantare i tifosi con la palla tra i piedi, per Palacio adesso è giunto il momento di rimettersi in gioco con la palla tra le mani.

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Basket

DAZN si allarga: arrivano la Serie C e la Serie A di Basket

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Peluso

Come riportato sui propri canali social, Dazn allarga i propri orizzonti inglobando ElevenSports. Arriveranno la Serie C e la Serie A di Basket.

NOVITÀ SU DAZN

Dazn assorbe e ingloba ElevenSports all’interno della propria piattaforma. Pare che fosse tutto confermato dallo scorso 25 agosto.

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Altri Sport

Eurobasket 2022, cosa è mancato all’Italia?

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Eurobasket 2022

Mercoledì si è interrotto il sogno azzurro. Per l’Italia l’Eurobasket 2022 è terminato contro la Francia ai quarti di finale, in una maniera a dir poco rocambolesca. A poco più di 2 minuti dalla fine della partita, Fontecchio aveva regalato il +7 azzurro con una tripla impossibile. Da lì in poi l’Italia non si è più mossa. A 14 secondi dalla fine e + 2 Italia, sempre Fontecchio è protagonista, stavolta in negativo, sbagliando entrambi i tiri liberi a disposizione. Heurtel realizza un veloce canestro da 2 punti e pareggia i conti, quindi overtime. Una volta ai supplementari però, l’inerzia era tutta dai francesi, che infatti hanno portato a casa la vittoria. Senz’altro ci sono state cose positive dell’Italia in questo Eurobasket, ma cosa è mancato alla nazionale di Pozzecco in questa folle partita contro la Francia?

I PUNTI DI FORZA DELL’ITALIA

Come ogni cosa, bisogna analizzare i pro e i contro. Si parte quindi prima dalle cose positive, perché comunque ce ne sono state parecchie nel corso dell’Eurobasket 2022. La cosa migliore è stata la forza e l’unione di questo gruppo, memore della bella esperienza affrontata l’anno scorso alle Olimpiadi, conquistate contro la difficile Serbia. La vittoria contro gli stessi serbi si è ripetuta anche nel corso degli europei, nonostante stavolta ci fosse anche il due volte MVP NBA Nikola Jokic.

Chi ha funzionato alla grande è stato Fontecchio, leader indiscusso di questa nazionale. L’infortunio di Gallinari lo ha spinto ancora di più a caricarsi l’Italia sulle spalle. Ha avuto però ottimi guerrieri al suo fianco, soprattutto Nik Melli e Marco Spissu. Il playmaker sardo si è conquistato in questo Eurobasket 2022 il posto da titolare un po’ a sorpresa, ma contro la Serbia è stato fenomenale con la serie di triple realizzate. Ottimo anche Melli, che pur non essendo un centro puro, è riuscito a tenere a bada gente come Jokic, ma ha anche fatto sudare qualche camicia pure a Rudy Gobert.

I PUNTI DI DEBOLEZZA DELL’ITALIA

La cosa particolare di questa nazionale, è che alcuni punti di forza sono allo stesso tempo punti di debolezza. Per esempio Pozzecco ha sicuramente unito ancora di più un gruppo già affiatato, grazie al suo atteggiamento esuberante. A volte però un allenatore deve avere anche del self-control, ma il Poz è davvero troppo emotivo.

C’è poi lo stesso Melli. Per carità, per come ha giocato in l’ Eurobasket 2022, non gli si può dir nulla contro. Sorge però sempre il solito problema della mancanza di un vero centro per gli azzurri. Purtroppo è una mancanza che ci si porta dietro da anni. Tessitori e Biligha non sono all’altezza di certi palcoscenici, e non possono reggere più di qualche minuto in campo contro squadre come la Francia.

Un punto di debolezza purtroppo è stato Fontecchio nell’ultima partita. L’eroe della nazionale è stato lui, ma chissà dove sarebbe ora l’Italia in questo Eurobasket 2022 se avesse realizzato anche solo uno dei due tiri liberi. Probabilmente in finale, dopo aver visto come la Polonia in semifinale è stata spazzata via malamente dai Blues. Nessuno potrà mai dirlo. Questa situazione ricorda per certi versi Baggio al mondiale di USA 1994. Il divin codino fu il migliore dell’Italia, e grazie a lui gli azzurri arrivarono in finale. Quel rigore sbagliato però fu decisivo, proprio come lo sono stati i liberi sbagliati da Fontecchio.

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Altri Sport

Italbasket, che impresa! Battuta la Serbia di Jokic

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L’Italbasket vola ai quarti di finale degli europei di pallacanestro. Gli azzurri, dopo aver vinto contro la Serbia di Jokic, se la dovranno vedere con la Francia di Gobert e compagni. La squadra allenata da Gianmarco Pozzecco si è resa protagonista di una vera e propria impresa. Di fatti, prima del match, nessuno avrebbe mai lontanamente pensato che il quintetto italiano avrebbe potuto battere una delle favorite alla vittoria finale.

Gli azzurri hanno chiuso i primi due quarti in svantaggio di soli sei punti: 51-45. Ma dal terzo quarto in poi, la storia è cambiata. I ragazzi di Pozzecco; espulso per proteste, sono riusciti grazie alle straordinarie prestazioni di Spissu (mvp del match), Melli, Fontecchio e Polonara a guadagnarsi uno storico quarto di finale. Ai serbi non basta l’immensa prestazione di Luka Jovic, autore di una doppia doppia. Adesso, agli azzurri, non rimane che continuare a sognare.

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