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L’importanza di essere gregari: Arne Maier

 

Non tutti sono protagonisti. Non tutti vogliono esserlo. Bollati come perdenti, i gregari raggiungono, comunque, la meta. A suon di cadute e trionfi, di denti stretti e testa bassa, di fatica e umiltà. Valori, in un certo senso secondari, perché in apparenza di scarso interesse. In un mondo come quello del pallone che celebra gli scintillanti e prolifici bomber da copertina, i rozzi e laboriosi mediani non godono di particolari celebrazioni se non tramite qualche poesia o canzone nazional-popolare, cantata da molti ma compresa da pochi. Chi pratica il calcio conosce l’importanza fondamentale dei giocatori dalle retrovie: la loro corsa, il loro sacrificio e il loro lavoro sono fondamentali per vincere un trofeo.

L’imprescindibile necessità dei gregari nel calcio è sempre esistita e sempre esisterà. Lo sanno bene in Germania, nazione calcistica intelligente, che ha costruito i suoi successi su giocatori come Schweinsteiger e Beckenbauer, talentuosi quanto laboriosi centrocampisti. In ottica di una costante ricerca della vittoria (tipica della mentalità teutonica) e dell’importanza di giocatori come quelli appena citati, la fertile fucina tedesca ha portato recentemente alla ribalta un centrocampista che incarna perfettamente i valori della quantità e della qualità calcistica: Arne Maier.

Classe 99’, 1.83m per 79 kg contornati da una folta barba e un ordinato ciuffo biondo lo rendono all’apparenza uno di quei tanto decantati modelli hipster all’ultimo grido; dietro un aspetto curato, tuttavia, si cela un centrocampista ruvido quanto elegante che fa dell’intensità e della qualità le sue caratteristiche predominanti. Oggi Numero Diez vi porta alla scoperta di questo talentuoso, moderno e versatile mediano in forza all’Herta Berlino.

 

UMILTA’ E CONSAPEVOLEZZA: I SEGRETI DEL SUCCESSO

 Dietro il raggiungimento del tanto agognato e insperato successo vi sono strade tortuose superate solamente da chi la testa ce l’ha ben fissa sulle spalle. Scolpiti poi nel cervello di chi ce l’ha fatta vi sono gli imprescindibili dogmi dell’umiltà e della consapevolezza del proprio talento, concetti contrari ma complementari e soprattutto necessari per chi vuole arrivare in alto. Valori questi presenti nella testa di Arne Maier, la cui storia comincia in una delle realtà più piccole e più umili della Germania: Ludwigsfelde. In questa piccola cittadina confinante con la periferia meridionale di Berlino, nasce e cresce il piccolo Arne che, come molti bambini, nei primi anni dell’infanzia sperimenta diversi sport: dal basket al nuoto, disciplina in cui eccelle la sorella, fino ad arrivare al calcio, habitat naturale del vivace ragazzino.

Il feeling tra il pallone ed Arne è naturale e ben visibile: il ragazzino, autodidatta, compie cose strabilianti con la sfera tra i piedi a tal punto che il papà e il nonno decidono di iscriverlo alla scuola calcio della città. Le incredibili doti sotto porta unite ad una già sviluppata fisicità portano il suo primo allenatore a schierarlo come attaccante; le cifre e il rendimento da terminale offensivo del piccolo Maier sono strabilianti, tanto da accendere l’interesse dell’Hertha Berlino, squadra della capitale tedesca tifata dal biondo talentino. I biancoblù capitolini, dopo il provino di rito, decidono di acquistare il ragazzino nell’estate del 2007, scegliendolo in virtù delle sue qualità offensive e non quelle da centrocampista.

La decisiva illuminazione arriva due anni dopo l’entrata di Maier nella cantera dell’Hertha: il suo allenatore della formazione u12 infatti, dopo averlo osservato a lungo, nota la sua abilità naturale nei contrasti e in fase di regia, due caratteristiche che lo rendono un perfetto centrocampista. Dopo aver convinto il ragazzino al cambio del ruolo (un compito non facile in un’età in cui l’unico desiderio è segnare) i risultati sono subiti evidenti: Arne è un metronomo perfetto che abbina quantità e qualità in entrambe le fasi. Da quel momento in poi la carriera calcistica di Maier prende il volo: il ragazzino di Ludwigsfelde viene considerato un predestinato e incomincia a giocare con compagni sempre più grandi di lui. La grande maturità caratteriale e calcistica abbinata ad una fisicità già importante cancella le differenze anagrafiche al punto che nel 2016, a soli diciassette anni, viene inserito nella squadra b.

Dopo alcune performance di ottimo livello che lo eleggono a uomo-simbolo della squadra arriva per Arne il tanto agognato esordio in prima squadra. È il 13 maggio 2017, 10 anni esatti dopo il suo arrivo nel vivaio dell’Hertha, quando Maier all’88’ minuto del match contro il Darmstadt fa il suo ingresso in campo al posto di Salomon Kalou. Un esordio indimenticabile che, tuttavia, è solo il preludio dell’ascesa del ragazzino nel calcio dei grandi. Nella stagione successiva, infatti, a Arne vengono consegnate le chiavi del centrocampo biancoblù di cui diventa il perno, il riferimento e uno dei trascinatori al porto della tranquilla salvezza. Dopo un’ottima stagione in cui le sue 24 presenze tra campionato e coppe sono garanzia di qualità, arriva per Maier anche un importante riconoscimento a livello nazionale: la medaglia d’argento Fritz-Walter, in passato vinta anche da giocatori del calibro di Neuer e Götze, che viene consegnata ad un giovane tedesco messosi in mostra in Bundesliga.

ARNE MAIER: IL TONI KROOS 2.0

 In un mondo come quello del pallone che vive di costanti paragoni tra nuove promesse e vecchie glorie o campioni affermati, per rendere meglio l’immagine delle caratteristiche tecniche di Maier, il centrocampista tedesco potrebbe essere definito il nuovo Toni Kroos. Come il talentuosissimo centrocampista in forza al Real Madrid, infatti, Maier abbina un’ottima forza fisica in fase di interdizione ad una grande capacità in termini di regia e di impostazione del gioco. Queste importanti e rarissime doti rappresentano, in un calcio dinamico e selettivo come quello odierno, una vera e propria manna dal cielo. Alla voce ruolo, probabilmente, per il giovane classe 99’ andrebbe inserito il termine tuttocampista; Maier, infatti, può essere impiegato come mediano difensivo, mezzala o trequartista, ruoli dalle caratteristiche diverse che descrivono perfettamente una delle qualità più importanti del giovane: la duttilità.

Tatticamente e tecnicamente intelligente, è dotato di un’ottima visione di gioco che gli permette di percepire spazi che altri centrocampisti non riescono a vedere. In fase di regia e di impostazione i freddi numeri decantano la sua precisione chirurgica in termini di passaggi riusciti: in 24 partite di Bundesliga, la qualità dei suoi fraseggi raggiunge l’86% di esito positivo, numeri che lo rendono sostanzialmente una sicurezza per la gestione delle situazioni complicate. In fase difensiva, data la sua fisicità importante, Maier mostra un’ottima qualità in termini di copertura degli spazi occupando le aree di passaggio libere; in fase di interdizione, grazie alla sua grande grinta e la sua grande abilità in pressing, Maier è inoltre un ottimo recupera palloni, che prontamente rilancia verso gli attaccanti per possibili e pericolosi contropiedi.

Nella trequarti offensiva, il classe 99’mostra una grande pragmaticità unita ad una notevole generosità che, spesso, lo porta a preferire un assist per un compagno piuttosto che un goal. Il suo ottimo controllo di palla unito ad una grande capacità di fraseggio nello stretto lo porta a rendersi pericoloso in diverse zone del campo, tra cui le corsie laterali. Il fatto di essere ambidestro, inoltre, gli permette un’ottima conduzione palla con entrambi i piedi, utile soprattutto in fase di uscita da una situazione pericolosa. In una marea di pregi, tuttavia, come è normale che sia, vi sono anche alcune caratteristiche da migliorare, in particolare la freddezza davanti alla porta e l’abilità nel gioco aereo. Se per la prima caratteristica il giocatore mostra grandi segnali di miglioramento, per la seconda i lavori sono ancora abbondantemente in corso ma circondati da una grande fiducia dell’ambiente.

Recentemente vittima di un infortunio al legamento collaterale, Arne ha finito con largo anticipo la sua seconda stagione in Bundesliga in cui in 24 presenze ha dato ampiamente prova delle sue qualità. Prestazioni osservate a lungo e minuziosamente da molti club europei prestigiosi tra cui Arsenal, Bayern Monaco, Manchester United e la Juventus. La Vecchia Signora, in particolare, tramite il vigile occhio di Paratici avrebbe individuato in Maier un possibile rinforzo per il centrocampo del futuro, in ottica soprattutto di un necessario rinnovo della rosa. Voci di mercato ancora premature e precoci che potrebbero concretizzarsi nella prossima sessione ma che soprattutto sottolineano l’importanza di un giocatore che, per le sue qualità, è una perla rara.

 

Dietro la costruzione dello scintillante palazzo del successo vi sono mesi di lavoro guidati dagli architetti del pallone, gli allenatori che nella costruzione della loro squadra di lavoro si avvalgono di operai specializzati, gli scintillanti campioni da copertina ma soprattutto degli impareggiabili manovali del pallone, i giocatori gregari. La Germania, premiata produttrice di trofei, conosce il valore delle fondamenta su cui costruire un trionfo e l’importanza che ognuno ricopre nell’organismo di una squadra di calcio. La crescita di giocatori come Maier, instancabili e ottimi lavoratori, in questo senso, ne è l’esempio concreto.

 

 

 

 

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