Il numero 10 è un tipo di calciatore in via d’estinzione. Ormai è cosa nota: in un calcio fatto di gioco posizionale e dispiegamento dei calciatori nelle zone luce, l’anarchia del pallone portata dai “dieci” sta sempre più svanendo. Al giorno d’oggi questo fenomeno è sempre più evidente, nascono sempre meno trequartisti, quelli che riescono ad imporsi ad alti livelli sono quasi sempre costretti a riciclarsi in ruoli diversi o comunque si ritrovano a cercare qualche allenatore che veda ancora in loro quella figura capace di giocare “faccia alla porta” per disegnare traiettorie che taglino le difese avversarie.

Uno dei primi giocatori ad aver sofferto il processo d’estinzione del 10 è stato José María Gutiérrez Hernández, più conosciuto come Guti: nato, cresciuto ed esploso con il Real Madrid, è stato uno dei volti più affascinanti ed interlocutori delle decadi a cavallo dell’anno 2000 dei bianchi della capitale, facente parte anche di quella mitologica squadra che furono i Galácticos.

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¿TRUCO O TRATO?

La traduzione spagnola di “trick or treat”, il famoso ritornello recitato dai bambini nel giorno di Halloween quando suonano ai campanelli delle case per ricevere qualche dolcetto. Non è un esempio casuale, perché Guti nasce proprio il 31 ottobre del 1976: è vero che in quegli anni in Spagna ancora non si festeggiava una festa che con la cultura europea ha ben poco da spartire, ma volendo fare un paragone calcistico il trequarti spagnolo più discusso degli anni 2000 è sempre stato un calciatore che lasciava negli occhi dello spettatore un pensiero simile a “dolcetto o scherzetto?”. Guti era un giocatore sensazionale, quando era in giornata dava l’idea di poter risolvere da solo una partita, che fosse giocando 90′ o subentrando dalla panchina: una visione periferica a tratti imbarazzante per tutti gli altri giocatori in campo, un mancino delicato e sbarazzino per il modo in cui i palloni venivano imbucati alle spalle dei difensori che, esterrefatti, potevano solo ammirare quelle traiettorie che finivano tra i piedi dell’attaccante. Gesti tecnici che variavano e risultavano sempre efficaci, la sensazione che ogni pallone che usciva dai suoi piedi potesse diventare nel giro di pochi istanti un’occasione da gol: dolcetto per i propri compagni e i propri tifosi, scherzetto per gli avversari.

Purtroppo lo storico 14 del Real Madrid non è mai riuscito ad essere continuo nelle sue prestazioni, alternando troppo spesso giornate opache ai suoi tipici lampi di classe: è impensabile che un giocatore come lui, che ha vissuto le annate precedenti al boom di vittorie della nazionale spagnola, abbia ottenuto titoli soltanto con la nazionale under 18 e under 21, giocando la miseria di 13 partite con la Roja (e realizzando 3 reti). Per le qualità a disposizione avrebbe meritato almeno una cinquantina di presenze in più, ma la sua discontinuità e un carattere sbarazzino che ha sempre portato critiche e voci attorno alla vita privata del giocatore ne hanno limitato la crescita sul campo. Guti non ha mai nascosto le sue serate e le sue scelte poco professionali, ha sempre giustificato tutto con sincerità: sicuramente non ha avuto l’appoggio dei suoi tifosi, che hanno sempre avuto un rapporto odi et amo con il loro fantasista, ma certamente non hanno mai potuto dire che gli mancassero gli attributi. Non è da tutti avere il coraggio di motivare le sue serate nella movida di Madrid con un semplice “ho 25 anni, se non ora, quando?”.

La carriera di Guti è sicuramente stata limitata da una vita poco regolare e da un rendimento che, probabilmente, ha risentito del suo carattere sbarazzino e da una rosa come quella del Real Madrid che lo ha spesso obbligato ad essere soltanto un gregario. Eppure la magia del calcio inventato dal 14 blanco ha permesso, nonostante tutto, che certi colpi e certe immagini rimanessero stampate nella mente dei tifosi e degli appassionati del calcio di quegli anni.

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CARA A LA PORTERÍA

Come tutti i grandi 10, Guti ha dato il meglio di sé giocando “faccia alla porta”. Un giocatore così verticale e visionario ha sempre avuto bisogno di avere più campo possibile davanti, possibilmente in una posizione a lui frontale, per riuscire ad imbucare palloni per i suoi attaccanti. Negli anni ’90 era una caratteristica fondamentale per quei giocatori che basculavano tra il centrocampo e l’attacco, motivo per il quale a soli 19 anni Guti esordisce con la maglia del Real Madrid. Quella dei blancos è da sempre la camiseta di Guti, che è nato a due passi da Madrid e che fin dall’età di 9 anni ha indossato la maglia del grande Real di Spagna. Iniziò a farsi notare con il Castilla, la squadra B del Real Madrid che giocava in Segunda División, dove a soli 18 anni iniziava a mostrare lampi di classe e anche discrete qualità sotto porta, a tal punto che in sole 26 partite andò a segno ben 11 volte. Ad accorgersi di lui nel 1996 fu Jorge Valdano, ex attaccante del Real e della nazionale argentina con la quale fu campione del mondo dieci anni prima, che decise di portarlo con sé in prima squadra, facendolo esordire a 19 anni contro il Siviglia; non ci mise molto Valdano a capire le potenzialità di un giocatore del genere, uno che fino a poche stagioni prima aveva avuto alle sue spalle il 10 per eccellenza, quel Maradona che gli ha permesso di aumentare notevolmente lo score di reti in nazionale. E quando hai a che fare da sempre col talento, in un attimo sei capace di riconoscerlo per i campi di calcio.

Guti inizia ad affacciarsi in prima squadra, ma nelle prime stagioni il suo è un semplice apprendistato: si mette a disposizione alle spalle dei campioni blancos, cerca di rubare con gli occhi e di lavorare su sé stesso, avendo la fortuna di lavorare con allenatori del calibro di Arsenio Iglesias – leggenda del Deportivo La Coruña degli anni ’80-’90 – Jupp Heynckes e Fabio Capello. La svolta arriverà con Vicente Del Bosque, che nel 1999 inizia a rendersi conto che il processo di crescita di Guti è ormai ultimato, motivo per il quale inizierà a schierarlo con continuità. In una sola stagione arriverà a 6 reti, sbaragliando il suo massimo stagionale (per tre anni aveva segnato solo un gol) e mostrando le capacità che si erano viste appieno soltanto nel Castilla; arrivano le prime apparizioni in Champions League, il mondo del calcio adesso conosce totalmente le qualità di Guti, che aggiungerà come ciliegina anche la prima presenza con la nazionale in un’amichevole contro la Croazia.

Nella stagione che lo consacrerà al grande calcio – il 1999-2000 – potremmo dire che Guti è stato una sorta di precursore del calcio di oggi: a causa dell’infortunio occorso a Fernando Morientes, il Real Madrid si ritrovò senza attaccanti e per questo Del Bosque ha dovuto ricorrere ad un artificio tattico che al giorno d’oggi è quasi un uso comune, quello del falso nueveovviamente con principi tattici diversi da quelli di Guardiola, che è stato il maestro del gioco senza attaccanti di ruolo col suo Barcellona, ma Del Bosque decise di schierare come unico attaccante centrale proprio Guti, cercando di avanzare il suo 14 in una posizione più vicina alla porta, ma provando a non lasciarlo troppo spesso con le spalle alla porta. Il Real Madrid trova la quadra e riesce a portare a casa il suo 28° titolo di Spagna, grazie soprattutto ai 14 gol di Guti, che riesce a creare spazi e palloni per i suoi compagni di squadra, mettendo a referto reti pesanti ed in gran quantità. Sembra l’alba di una carriera maestosa, ma ad infrangersi su Guti sono una specie di supereroi che Florentino Pérez decide di portare al Santiago Bernabéu.

Fonte: profilo Twitter Real Madrid

IL 12° UOMO GALÁCTICO 

A partire dalla stagione 2001 il Real Madrid aggiungerà un campione mondiale al suo roster di stelle in ogni sessione di mercato. Il primo ad arrivare sarà Zinédine Zidane, un 10 per eccellenza che già aveva fatto vedere grandi cose con la Juventus e pronto per fare il definitivo salto di qualità con il Real Madrid. Ovviamente a rimetterci fu proprio Guti, che vide arrivare nel suo ruolo uno dei migliori giocatori al mondo: nonostante una stagione con numeri da capogiro, lo spagnolo fu relegato nuovamente al ruolo di alternativa, stavolta di lusso. Il carattere da sbruffone e tutta una carriera davanti (aveva solo 25 anni) non lasciavano tranquillo Guti, che non sentiva di meritare la panchina e di conseguenza non riusciva ad accettare l’arrivo di Zidane; Del Bosque non è più quell’alleato che era stato l’anno precedente, Guti sbuffa e soffre, al punto che nella finale di Champions League vinta nel 2002 contro il Bayer Leverkusen non scenderà neanche in campo.

Il maestro spagnolo che ha riportato il Real Madrid sul tetto d’Europa decide però di valorizzare nuovamente il suo numero 14, ancora una volta in una nuova posizione: Del Bosque conosce perfettamente la visione di gioco di Guti, sa che può essere fondamentale anche in posizioni diverse del campo, motivo per il quale inizia a farlo giocare qualche metro più indietro, come regista del suo Real Madrid; una trasformazione simile a quella di Andrea Pirlo, fantasista con un piede divino e con un tempo di gioco che è capace di far girare tutta la squadra, che Ancelotti spostò più indietro nel suo scacchiere ai tempi del Milan. Guti si reinventa, inizia la sua trasformazione che per certi aspetti gli permette di valorizzare ancora di più le sue capacità e di limitare i suoi difetti: non è un giocatore veloce, quindi giocare più indietro non lo costringe ad avere sempre un uomo addosso, mentre 20 metri di campo in più da vedere frontalmente gli permettono di avere più margine d’azione e più libertà di inventare.

Come detto ogni anno arriveranno nuovi talenti e nuovi nomi roboanti, motivo per il quale Guti perderà sempre più minuti. L’arrivo di Beckham ne limiterà l’utilizzo e l’efficacia, a tal punto da non permettergli il salto di qualità: dai 25 anni ci si sarebbe aspettati l’ultimo step per diventare un centrocampista insostituibile del Real, ma le tante panchine non solo gli fecero perdere i gradi di titolare, gli tolsero anche la possibilità di giocare con continuità in nazionale. La vita da dodicesimo uomo del Real Madrid non è male, ma Guti non ha un carattere che gli permette di accettare serenamente il ruolo di gregario. Dovrà aspettare il 2006, anno del ritiro di Zidane, per ritrovare la sua amata trequarti.

Fonte: profilo Instagram @guty14haz

ASSIST FENOMENALI E COSE TURCHE

Dal 2006/07 Guti torna prepotentemente nell’once titular del Real Madrid, nuovamente nella sua classica posizione di 10. Sarà una stagione durissima, l’ennesimo duello con il Barcellona per la conquista del titolo dove il Real riesce in una grande rimonta che regalerà la Liga ai blancos. Rimarrà leggendaria la prestazione di Guti contro il Siviglia, in una partita dove il Real Madrid si ritrova sorprendentemente sotto per 0-2 al Bernabéu; Guti entra nella ripresa assieme a van der Vaart, mettendo in mostra tutto il suo repertorio: calamita ogni pallone, sarà un masterpiece del biondo numero 14 che inizia a far girare tutto il Real Madrid a suon di imbucate e giri palla strepitosi, propone continui cambi di ritmo che spezzano la difesa ad oltranza del Siviglia, che cade nei minuti di recupero proprio grazie al gol di van der Vaart, che segna a porta sguarnita su un cross nato da una verticalizzazione maestosa di Guti.

In quella stagione Guti viene nuovamente rivitalizzato dalla gestione Capello, che già aveva conosciuto 10 anni prima e che gli ha reso fiducia e minuti, affidandogli anche una dose importante di leadership: Guti ormai è uno dei leader del Real Madrid, conosce meglio di tutti l’importanza di indossare la camiseta blanca e inizierà anche a portare al braccio la fascia di capitano. Nel 2007 in panchina arriverà Bernd Schuster, un tedesco che fa del calcio verticale il suo dogma: Guti è il perfetto profilo per sviluppare quest’idea di calcio e non a caso raggiunge numeri che prima non era mai riuscito ad ottenere. Sono 14 gli assist in una sola stagione, quasi sempre nei gol del Real Madrid c’è lo zampino del suo numero 14; eloquente è la prestazione di Guti contro il Valladolid, un 7-0 faraonico del Real nel quale il trequartista mette a segno una doppietta e ben 5 assist, entrando in tutti i gol della sua squadra.

Guti prosegue nel suo momento d’oro al Real Madrid e come tutti i grandi giocatori che vanno verso il viale del tramonto, i suoi tifosi iniziano a rimpiangerlo prima della sua partenza. Accade molto spesso nel mondo del calcio che i talenti più cristallini e allo stesso tempo più bizzarri siano quelli che nel presente tendi ad amare e ad odiare contemporaneamente, ma quando ti rendi conto che i loro giorni stanno finendo, hai fin da subito quell’amaro in bocca che rimane sapendo che saranno le sue ultime partite ad alto livello. Nelle sue ultime stagioni in maglia Real, Guti sarà ancora una volta uno dei tanti, dato che nel suo ruolo è arrivato un certo Wesley Snejider: l’olandese diventerà il 10 titolare, ma per farvi capire il valore di un giocatore come Guti, possiamo proporvi quelle che sono le parole dell’olandese a fine carriera.

“Quando sono diventato titolare nel Real Madrid, Guti non mi ha parlato per tre mesi perché andava in panchina. Poi abbiamo iniziato a giocare insieme e avevamo un’intesa incredibile. Ci trovavamo anche senza guardarci. È un fenomeno, il più forte con cui abbia mai giocato. Mi ha fatto una grandissima impressione”.

Proprio il rapporto con Sneijder è eloquente nella spiegazione del personaggio Guti: lo spagnolo, che ha sempre fatto fatica a digerire i tanti passaggi da titolare a riserva, ha avuto svariati atteggiamenti contraddittori nell’arco della sua carriera, ma nonostante questo ha sempre agito col massimo della sincerità e senza creare problemi nella rosa della società che ha onorato per 15 anni. Nel 2010, alla fine della stagione in cui ha messo a referto uno degli assist più belli della storia del calcio (il famoso taconazo contro il Depor per Benzema) in conferenza stampa dichiarerà di voler lasciare il Real Madrid per provare una nuova avventura all’estero, ma soprattutto perché sente di non poter dare più abbastanza alla squadra della sua vita.

“Si chiude una tappa gloriosa della mia carriera. È stato meraviglioso, ma devo lasciare il passo ai giocatori più giovani. Sono orgoglioso di essere stato qui”.

Fonte: profilo Instagram @guty14haz

Guti sceglie il calore di Istanbul, sponda Besiktas, dove viene accolto come un re. In Turchia inizia in maniera straordinaria, mettendo immediatamente a segno un assist, ma la squadra otterrà soltanto la Coppa di Turchia battendo ai rigori l’Istanbul Buyuksehir. Col Besiktas i risultati non sono eccelsi, non si rivedrà più il Guti di Madrid, ma l’accoglienza e l’amore che lo spagnolo ha ricevuto in Turchia è la lampante dimostrazione dell’importanza che ha ottenuto da giocatore del Real Madrid e della dimensione europea che ha raggiunto come numero 10. La sua avventura durerà poco più di un anno, perché dopo una stagione da titolare verrà relegato alla panchina, complici diversi problemi fisici che ne ridurranno drasticamente l’efficacia. Rescinderà il contratto a novembre 2011 e dopo alcune offerte esotiche e proposte di contratto faraoniche deciderà di lasciare il calcio.

Guti è stato un calciatore emozionante e visionario, ma allo stesso tempo contraddittorio e precursore di un calcio che avrebbe visto col tempo sparire figure come lui. Il calcio verticale tipico dei numeri 10 come lo spagnolo dai lunghi capelli biondi sta sempre più dissolvendosi, lo stesso 14 del Real ha vissuto sulla sua pelle la differente visione degli allenatori che lo hanno utilizzato con più o meno frequenza proprio per questo motivo, cioè un calcio in evoluzione. Oggi Guti è allenatore, ha iniziato nelle giovanili del suo Real Madrid per poi passare in questa stagione al calcio dei grandi, in Segunda División sulla panchina dell’Almería. E siamo sicuri che da ex numero 10 vorrà mantenere la verticalità del suo calcio che sta sempre più scomparendo, valorizzando quei calciatori che come lui hanno momenti di massimo splendore e totale assenza anche solo nell’arco di 90′.

Prima di chiudere l’articolo è doveroso mostrare a chi non ha avuto la fortuna di ammirare Guti nei suoi anni d’oro, una serie di assist paranormali e traiettorie fantascientifiche di uno dei giocatori spagnoli più sottovalutati di Spagna e probabilmente di tutto il calcio a cavallo tra i due millenni. Buona visione.

Fonte immagine di copertina: profilo Twitter Real Madrid