One season wonder. Vengono chiamati così, in Inghilterra, i giocatori autori di un’annata devastante che poi, chi più chi meno, lentamente si allontanano dai riflettori.

Degli esempi? Piatek, Patrick Schick, o il meno noto Saido Berahino, in procinto di esplodere al WBA, finito nell’oblio della Championship con lo Stoke City.

È un’etichetta pesante, difficile da togliere, spesso data anche prima che effettivamente il giocatore fallisca. È il caso di Harry Edward Kane.

Gavetta giovanile, tra Milwall, Norwich, Leicester (nel mezzo un trasferimento sfumato al Livorno, proprio un anno prima di arrivare nella parte bianca del Nord di Londra) e infine gli Spurs.

GLI INIZI E LA MATURAZIONE

È il deludente Tottenham di Andre Villas Boas che con il prematuro esonero vede svanire l’aria di “nuovo Mourinho”, iniziando la sua inesorabile parabola discendente dalla quale si sta riprendendo solo ultimamente al Marsiglia, e Tim Sherwood.

L’impatto alla seconda stagione è devastante, sono 21 reti in 34 partite. Pochettino trova il suo bomber, l’Inghilterra ha in casa il centravanti più forte della Premier e uno dei migliori del Continente, ma non sembra convinta.

Nemo profeta in patria” , recita un antico detto latino: “nessuno è profeta in patria”.

Basta una piccola ricerca per capire quanto il nascente astro del calcio mondiale fosse bollato come, appunto, l’ennesimo “one season wonder“, da più di qualche opinionista da Twitter.

E fa ridere pensare come spesso i tifosi inglesi tendano a sopravvalutare i giocatori del campionato migliore del mondo,  sminuire le altre leghe (chiamate appunto farmers leagues, leghe di contadini) e osannare i giocatori della nazionale dei Tre Leoni, basti pensare a giocatori come, tra gli altri, Jesse Lingard, Dele Alli o, ancora più recentemente, Declan Rice, davanti al giocatore che sarebbe diventato il faro della Nazionale, provano un’inspiegabile senzazione di rigetto, cercando di sminuirlo sempre di più.

Chissà, magari commenti come “si può scommettere che Kane farà meno di 7 gol l’anno prossimo?”, “Senza dubbio Akpom farà di più gol di Kane, non fatevi abbagliare da una stagione buona”, avranno versato benzina sul fuoco del centravanti, che non solo si ripete, ma addirittura migliora lo score durante le stagioni successive, dimostra una capacità tecnica fuori dal comune per uno della sua stazza, una prestanza fisica eccezionale e la mentalità del campione vero, mai una parola fuori posto, sempre pronto a trascinare sulle spalle gli Spurs. Trascinatore a Russia 2018, finalista di Champions.

LA SVOLTA CARATTERIALE

Poi l’arrivo di Mou.

Lo “Special one” con il “normal one” dei numeri 9.

“Insieme saremo devastanti”, la promessa del Portoghese al centravanti, la ferma opposizione alla cessione in estate, “altrove non sarebbe così speciale, ormai è un simbolo di questa squadra”, anche dopo l’infortunio dal quale ha recuperato solo all’inizio di questa stagione, ha sempre messo al centro del progetto il bomber inglese.

Costruire una squadra intorno a Kane, tessere gli Spurs addosso al suo giocatore più importante: ecco il compito di Mourinho.

L’intesa devastante con Son, la ritrovata solidità difemsiva e l’innesto di giocatori non stellari ma fondamentali e funzionali al progetto come Højberg e Doherty.

Il risultato? 7 gol e 8 assist in 7 partite per Kane, 17 punti in 8 partite per il Tottenham e secondo posto in campionato, dietro al (non più) sorprendente Leicester di Rodgers.

Nel mirino, c’è un Titolo che agli Spurs manca da esattamente 5 decadi, dalla lontana stagione 1960-1961, che ora con City, United e Arsenal in crisi, un Chelsea a inzio ciclo con tanti nuovi acquisti, tolte outsider come Leicester, Everton e Aston Villa, l’unica squadra attualmente più forte del Tottenham è la corazzata Liverpool. Josè e Harry hanno nelle mani la possibilità di scrivere una pagina di storia nel calcio e segnare in modo indelebile la storia della parte White del Nord di Londra. Sempre lontano dai riflettori, sempre più lontano da quell’etichetta di “one season wonder”, che a vederla ora, si capisce come sia sempre meglio far parlare il campo. E lo sa bene, Harry Kane: il numero 9 che lontano dai riflettori ha stregato l’Inghilterra.

(Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter del Tottenham)