Siamo a Londra, più precisamente nel nord della capitale anglosassone. Da queste parti i tifosi del Tottenham aspettano un titolo da più di vent’anni. Fatta esclusione per la League Cup del 2007/08, gli Spurs non hanno mai vinto un trofeo nel nuovo millennio. Zeru tituli direbbe qualcuno, anzi proprio lui: José Mourinho, il nuovo uomo del Tottenham. Da quando il portoghese è tornato in Inghilterra, all’ex White Hart Lane sono arrivate le prime vittorie e soprattutto una mentalità vincente. Nessun titolo per ora, però la stagione 2020/21 promette bene e chissà che finalmente possa essere l’anno giusto per gli SpursJosé ha importato il suo modo di concepire il calcio a Londra e i risultati si iniziano a vedere: quattro giornate in testa al campionato, soltanto tre sconfitte e un momentaneo quarto posto a soli 4 punti dal primo.

AL CENTRO DELL’URAGANO

“Non posso accettare di stare qui senza vincere niente, ma ho l’impressione che possiamo vincere grazie a te”

Mourinho si è presentato così ad Harry Kane, e non poteva essere più chiaro. L’inglese è capitano degli Spurs, bomber e titolare indiscusso. José però è un allenatore esigente: a Kane non basterà segnare, da ora in poi dovrà lavorare soprattutto in funzione della squadra. Così è stato. Oltre ai 17 goal messi a segno, vanno a registro 14 assist in un totale di 25 presenze (in tutte le competizioni). La media realizzativa è ottima (0,7 reti a partita), ma la partecipazione del numero diez ai goal totali del Tottenham raggiunge quota 72%. Tradotto: Harry Kane ha messo lo zampino in tre goal ogni 4 segnati dagli Spurs. In due parole: devastante e fondamentale. Dall’arrivo di Mourinho, the Hurricane, così lo chiamano da quelle parti, è diventato una pedina imprescindibile nello scacchiere del Tottenham. Certo, non che prima non lo fosse, ma Mou lo ha elevato ad un livello di gioco superiore, frutto della maturazione di diversi anni.

BOMBER SI NASCE

La storia di Harry Kane bene o male la conoscono tutti. Nato nel 1993 a Chingford, un quartiere di Londra, giocava nell’Academy dell’Arsenal prima di essere scartato dai Gunners. Da allora è arrivata la rivincita. La voglia di rivalsa si percepisce visibilmente negli occhi di quel ragazzo che “si sta facendo le ossa” tra Premier League e Championship. Leyton Orient, Millwall, Norwich e Leicester: tanti prestiti e finalmente la consacrazione, che arriva nel 2014. Dopo un anno nelle fila degli Spurs, tormentato da problemi alla schiena, nella stagione 2014/15 si guadagna finalmente il posto da titolare.

Da quel momento Harry Kane diventerà sinonimo di goal. Il primo anno le reti sono 31, mentre le consecutive due stagioni si conquista il titolo di capocannoniere della Premier League. Le annate meno prolifiche (con “solo” 24 reti) sono segnate inevitabilmente dagli infortuni: in un anno si procura la rottura dei legamenti della caviglia, la lesione al tendine del ginocchio e uno strappo muscolare al femorale. È un incubo dai cui non sembra riesca ad uscire. Kane vuole soltanto tornare ad essere Hurricane, e il Tottenham sente terribilmente la sua mancanza. Dopo tre lunghi mesi di stop, nella stagione 2019/20 termina finalmente il suo calvario: da allora è diventato inarrestabile.

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MACCHINA DA GOAL

In pochi mesi ha raggiunto quota 205 goal con gli Spurs, diventando il terzo miglior marcatore della storia del club, a 3 reti dal secondo posto, e il nono in Premier League. In sei anni ha mantenuto una costanza nel rendimento a dir poco disarmante. Mediamente le reti a stagione sono 29, di cui 21 in campionato. Non solo, al Mondiale 2018 si è laureato capocannoniere del torneo, nonostante la sconfitta in semifinale contro la Croazia. Sempre alla Coppa del Mondo risale una delle sue quattordici triplette in carriera (sì, avete letto bene) da dividere tra club e nazionale, senza considerare le innumerevoli doppiette. Insomma, che Harry Kane fosse una macchina da goal era ben chiaro a tutti, eppure l’arrivo di Mourinho ha dimostrato che il bomber inglese è un attaccante molto più completo di quanto già avesse fatto vedere in passato. Il miglioramento è evidente: Kane lavora prima per la squadra e poi per sé stesso. Lo dimostrano i 14 assist serviti fin qui. In sei mesi ha già doppiato il record di quattro anni fa, è il miglior assistman del campionato e non accenna di certo a fermarsi.

IL NUOVO HARRY KANE

Quelli di Harry Kane non sono semplicemente i numeri di un bomber di razza. Nel numero diez del Tottenham si fondono freddezza, fisicità e potenza, ma anche tecnica e visione di gioco. Soprattutto questa mancava all’Uragano: la capacità di servire i compagni. Gli assist li aveva sempre fatti, ma mai così tanti e mai di così pregevole fattura. Lanci lunghi, palle in profondità con il contagiri: Kane si è trasformato in un regista avanzato dai piedi delicati. Nel 4-2-3-1 o 4-2-1-3 di Mourinho l’inglese si abbassa molto spesso oltre la linea di metà campo, mentre i due esterni sono pronti ad essere lanciati in profondità, così come il terzo centrocampista. Mou non si affida ad un trequartista, bensì a tre giocatori box to box in grado di esser determinanti sia in fase di interdizione sia in fase offensiva.

Proprio per questo Kane diventa fondamentale: è lui il cervello della manovra dei londinesi. Perciò ha imparato a svariare lungo tutto il campo. Se si sposterà a destra allora il gioco si svilupperà a sinistra, e viceversa. Il pallone va dove lui inventa gli spazi. Se poi gioca in coppia con Heung-Min Son, il goal è praticamente assicurato. I due sono la coppia più prolifica del campionato con 22 reti, il 75% del totale messo a segno dagli Spurs. La velocità del sudcoreano diventa letale se combinata agli spazi lasciati dal compagno, che agisce con lui in un attacco a due decentrato verso sinistra. Il concetto è semplice, ma efficace: Kane si muove, Son si inserisce.

L’ULTIMO STEP

“Io posso aiutarti ad esplodere e a diventare un campione”

Parole sempre di Mourinho, sempre dirette al suo capitano. Un allenatore d’esperienza come il portoghese sa cosa differenzia un ottimo giocatore da un campione. Harry Kane fa parte del primo gruppo e non si può ancora sedere al tavolo con i migliori di questo sport. Bomber indiscutibile e macinatore di record: è un attaccante che “sente la porta”, come si suol dire. Veloce in accelerazione, predominante fisicamente, glaciale davanti al portiere e intelligente tatticamente. Kane ha tutti i mezzi a disposizione per diventare uno dei numeri nove più forti della sua generazione. Manca solo l’ultimo passo verso l’Olimpo del calcio.

In campionato ha già dimostrato di essere decisivo a più riprese, ma non in Champions League. Con le big six, Tottenham escluso ovviamente, ha la straordinaria media realizzativa di 1,75 goal per partita, ma quando sente la musichetta delle notti d’Europa perde il suo carattere e la sua forza dirompente. Fatta esclusione dei match contro il Borussia Dortmund nel 2017, Kane ha segnato soltanto 3 reti in 11 scontri contro le big. Così non va,  un campione è sempre decisivo, anche e soprattutto nelle partite più difficili. Insomma, Kane deve imparare ad essere costantemente Hurricane, solo allora potremo chiamarlo fenomeno.

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